
“Siamo disposti o no ad ammetterlo, noi siamo piante che devono crescere radicate nella terra, se vogliamo fiorire nell’etere e dare i loro frutti”
(Johann Peter Wenzel Hebel)
Gurdjieff paragona la condizione umana a quella del prigioniero che deve diventare consapevole della sua prigione poiché, se l’uomo non sa di essere in prigione non può attuare nessun piano di fuga. Nessuno può tentare la fuga se non è insofferente alla sua prigione, poiché non possiamo liberare chi vuole restare dov’è, infatti nessuno può essere costretto a lasciare una condizione che non vuole abbandonare, perciò non possiamo considerare a favore ciò che ci si oppone.Se l’uomo è insofferente alla sua prigione e se vuole scappare deve trovare chi è già evaso e gli può indicare la via e i mezzi adatti per l’evasione. Le potenzialità umane sono straordinarie, infatti l’uomo può aspirare anche all’immortalità, ma questo non significa che il progresso sia garantito e neppure che tutti ne siano capaci, per questo diventa necessario ricordare ciò che l’uomo può divenire, perché la “sequenza corretta del suo possibile sviluppo” ci rammenti le potenzialità straordinarie di cui siamo forniti. La conoscenza ci fa acquisire maggiore modestia perché l’uomo deve smettere di millantare il possesso di qualità che è ben lontano dall’avere, infatti i progressi sono possibili, ma solo a costo di molta fatica e molto sacrificio.



