Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Tempo e Viaggi nel Tempo

 

di Carlo Dorofatti
Il tempo è l’immagine in movimento dell’eternità

Platone
gridpersonpurE’ ormai accertato che il tempo non sia solo una sorta di contenitore di eventi e di forme, passivo e immutabile. Tuttavia l’esoterismo considera il tempo addirittura come un vero e proprio regno naturale, vivente e intelligente, in simbiosi con tutte le altre manifestazioni dell’essere dimensionali, spaziali, materiali e viventi, di cui è a sua volta un supporto e un costituente fondamentale.
Dove esiste lo spazio, dove si manifestano le forme e ha luogo la loro continua trasformazione e reciproca interazione, il tempo viene percepito - e in effetti opera - come sequenzialità di eventi.
Al di fuori degli spazi e delle dimensioni materiali il concetto di scorrimento del tempo non ha ragione d’essere e altri sono i suoi meccanismi di funzionamento, indagati i quali si può meglio comprendere la reale natura del tempo.
Il tempo è il primo effetto dell’incontro di forze primordiali dal quale scaturisce l’universo: il primo risultato dell’atto creativo, quando ancora l’universo viene distinto dal Tutto come potenzialità virtuale di manifestazione dell’Essere.
Lo sviluppo della manifestazione universale in ecosistemi esistenziali e vitali percipienti, scandisce l’inizio dello “scorrimento”, ovvero di un senso di lettura mentale in cui causa ed effetto strutturano il nesso temporale da un evento all’altro, necessario per misurare e dare significato alle forme, alla loro trasformazione e interazione reciproca, a qualsiasi livello.
Con l’avvento della fisica quantistica, la fisica moderna inizia a comprendere le infinite relazioni che le forme e il tempo intrecciano, in un rapporto dove causa ed effetto possono anche non riconoscersi più attraverso una sequenza logica.
E’ proprio il tempo, come ente e principio a sé stante, che fornisce alle forme la possibilità di trasformarsi appunto lungo l’asse di scorrimento temporale, di istante in istante, di evento in evento, verso la direzione evolutiva propria di quel dato universo, secondo la sua natura.
Il tempo è un parametro attraverso il quale considerare la forma, mantenuta dalla “frazione temporale” cui partecipa. Ne diviene una vera e propria dimensione identificatrice.
Essendo la direzione evolutiva del nostro universo quella della complessità, in linea teorica, a tempi passati corrispondono sistemi meno complessi, mentre a tempi futuri corrispondono sistemi più complessi, in cui la struttura dell’universo si compone di masse sempre più “piccole”, ma in grado di esprimere una funzionalità o di supportare un’informazione/memoria sempre più ampia, all’interno di un sistema di relazioni sempre più evoluto.
Dico in linea teorica in quanto, per una serie di motivi legati all’espressione della coscienza, può accadere che il tempo (il piano delle forme) si sviluppi in maniera tutt’altro che lineare rispetto alla direzione di complessità, disegnando così anse, vortici e movimenti tali da costituire una vera e propria “geografia” con scorrimenti di tempi differenti, tempi sovrapposti, direzioni opposte e con peculiari angolazioni reciproche.

IN ARRIVO LA NUOVA ERA

Ti sei mai chiesto perchè esisti? Ti sei mai chiesto che senso ha la tua vita?
Davvero stiamo su questo mondo per soffrire ogni giorno,sgobbare,soltanto per sopravvivere pur vivendo in un Mondo relativamente avanzato? E che al mondo esistano guerre?
Ti sei mai accorto che vivi dietro a delle sbarri invisibili?
La Schiavitù è la condizione di chi è soggetto a un padrone, che può disporre della vita e dei beni di lui.
Origini: La schiavitù ha origini molto antiche e si venne sviluppando con il disfacimento delle prime comunità umane, che vivevano in regime di economia collettiva sotto i colpi di entità più vaste, che si erano organizzate per una prima suddivisione dei compiti di lavoro. Suddividere e organizzare significava imporre una disciplina, che, dove non era accettata liberamente, diventava costrizione e si traduceva in lavoro servile. Al formarsi però della schiavitù come status contribuirono da un lato le guerre, che fruttavano al vincitore masse di prigionieri, adibiti ai lavori più umili, non riconosciuti come soggetto di diritti e quindi schiavi; dall'altro il sorgere della proprietà privata, che si accompagnò presto al diritto di ridurre in schiavitù quanti risultavano insolventi verso di essa. Agli schiavi era riconosciuto solo il necessario per vivere, mentre il loro trattamento dipendeva dalla maggiore o minore umanità del padrone o dal suo interesse alla loro conservazione (J. Stuart Mill).
La schivitù fu il fondamento delle varie convivenze sociali in Europa e nel Medio Oriente: i Sumeri rappresentavano nei loro ideogrammi lo schiavo come uno straniero, rivelando così la presenza della schiavitù nel loro contesto sociale e la provenienza degli schiavi dai prigionieri di guerra (almeno in larga parte); a Babilonia il Codice di Hammurabi introdusse diverse novità in relazione alla schiavitù, distinguendo gli schiavi secondo la loro derivazione: prigionieri di guerra, debitori insolventi, comperati, nati in s.; a tutti riconosceva il diritto a sposarsi con donne libere, a commerciare e possedere beni, a convivere con concubine che avevano dato loro dei figli. Tuttavia il Codice di Hammurabi non giungeva a riconoscere allo schiavo la qualifica di uomo, ciò che invece avveniva nel codice ittita.

Il viaggio spirituale del sensitivo George Hunt Williamson alla ricerca del Paititi

 

Il Giornale OnlineInviata da CNJ
All’inizio del 1957 il medium e antropologo statunitense di origine serba George Hunt Williamson (1926-1986), si trovava a Lima, dove conobbe l’esoterico Daniel Ruzo (1900-1991), grande studioso di Marcahuasi, l’altipiano situato a 4000 m.s.l.d.m., indicato come il centro magnetico e gravitazionale del pianeta.
Chi era in realtà G.H. Williamson?
Anche se il suo principale interesse era l’attività di contatto extra-sensoriale con “intelligenze superiori”, si distinse anche come antropologo, esploratore e fondatore della paleo-astronautica, ovvero la disciplina che analizza la possibilità che in passato vi siano state delle visite di alieni nel nostro pianeta.
A mio parere G.H.Williamson può essere un definito un sensitivo, anche considerando la sua attività ascetica e spirituale in alcuni monasteri situati nelle Ande, durante gli ultimi venti anni della sua vita.
I due studiosi s’intesero subito, probabilmente c’era una percezione di fondo che li legava, ovvero la consapevolezza che anteriormente al diluvio universale (10.500-9.500 a.C.) una grande civiltà megalitica si era sviluppata in tutto il pianeta (vedi mio articolo sulle civiltà antidiluviane).
Detta civiltà mondiale aveva in Sud America i suoi centri di conoscenza nelle città megalitiche di Tiwanaku, Sacsayhuamán e Marcahuasi.
Durante il viaggio a Marcahuasi, G.H. Williamson fu colpito dalle fantastiche statue antropomorfe e sentì il caratteristico rumore di fondo, definibile come un ronzio, che si sente anche in altri luoghi magnetici del Sud America come per esempio l’enigmatica Serra del Roncador (che fu visitata negli ultimi anni XX secolo da Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede sulla Luna, in un suo pellegrinaggio spirituale).
G.H. Williamson continuò il suo viaggio di scoperta e studio viaggiando verso il Cusco, l’antica capitale degli Incas. Il suo scopo era fare luce sulla possibilità che culture pre-incaiche avessero utilizzato la scrittura.

 

Sikkim: dove gli Dei abitano le montagne

 

Tre catene montuose, con una ventina di cime che superano i 6000 m., offrono riparo e clima mite ad un territorio, il Sikkim, situato mediamente a circa 2000 metri s.l.m., dalla vegetazione rigogliosa e ricca di piante e fiori. Lassù in cima alle vette, una grande energia avvolge i luoghi abitati da maestri tibetani che sono Uno con l'Universo.

I numerosi monasteri dedicati al buddismo tibetano punteggiano il paesaggio.
Sono situati in luoghi magici, di bellezza incomparabile: Rumtek, Phodong, Pemayangtse, Enchey, sono solo alcuni nomi che evocano monaci danzanti e misteriose cerimonie.
Molti monaci, anche eremiti, sono devoti al buddismo “tantrico”, ricco di riti e cerimonie esoteriche. La popolazione è di origine tibetana, e discende dal gruppo Bhutia, che nel XVII secolo si autoesilio’ nella “Valle del Riso” e fondò il Regno indipendente del Sikkim.
Durante 3 secoli di storia il Sikkim mantenne sempre stretti legami politici e religiosi con il Tibet. I britannici, durante il periodo coloniale indiano, imposero un loro ministro a fianco del Re e gli indiani, al momento dell’indipendenza, lo sostituirono con un ministro indiano. Nel 1975 l’India aboli’ la monarchia e annesse il Sikkim.
Darjeeling divento' luogo prediletto per la villeggiatura estiva dei Britannici che la staccarono dal Regno del Sikkim e si dedicarono alla coltivazione del tè.
Per fare questo disboscarono intensamente le pendici delle colline. Ancora oggi si contano 78 piantagioni che producono tè di qualità eccellente.
Ancora gli inglesi, concepirono e realizzarono l’ambizioso progetto della ferrovia “Toy train” (treno giocattolo) che a circa 10 km orari si arrampica dalla pianura sino ai 2000 m slm.
Nonostante le invasioni e le annessioni ancora oggi il Sikkim conserva una civiltà originale, che possiede un patrimonio inestimabile e tradizioni ancestrali ancora intatte.  Tra gli occidentali affascinati dal Sikkim annoveriamo l’esploratrice francese Alexandra David Neel che visse e studiando nei monasteri di Sikkim per 4 anni. Anche l'Italiana Erika Biccciato ha vissuto a Sikkim, studiando e meditando nel monastero per circa 4 anni.

Siamo tutti membri di una vasta orchestra cosmica

La stessa EriKa ci ha raccontato alcuni dei suoi momenti magici, della vita quotidiana a contatto con i monaci tibetani che lei ha definito veri e propri Maestri Stellari.
Ecco alcuni stralci del suo racconto:
"Nulla di ciò che accade nella vita è un caso.
Dopo quell'incidente in auto circa 15 anni fa, il coma di 4 giorni, e quel tunnel di luce, dove incontrai una presenza misteriosa, denominata da me "La Fonte", tutto è cambiato. Dovevo partire...
Il mio progetto era un viaggio di 23 giorni e invece ne sono diventati ben 1483, tutti giorni di studio e preghiera a contatto con i monaci tibetani.

                                                                                                   Giorni intensi, che sono vivi in me. Quel cancello enorme davanti a me si aprì...spalancando una nuova dimensione, non avrei mai potuto immaginare, a cosa portasse.
Da quel momento, era l'inizio, l'inizio di conoscere me stessa, di imparare a entrare nel mio cuore. E' la cosa più coraggiosa che ho fatto, non sapendo cosa avrei trovato. Due candele, una ciotolina, una stuoia, due vesti, tutto ciò che possedevo.
Non esisteva il tempo, ma solo lo spazio, si poteva toccare. Regnava il silenzio, la meditazione, le vibrazioni delle campane tibetane. La mia mansione era quella di occuparmi delle piantagioni di te, l'energia che quelle coltivazioni avevano era palpabile.
Avevo mille domande che cercavo, di tenermi a mente, ma quando parlavo con il monaco anziano Ghesce-la, tutto non aveva più importanza, esisteva solo il cuore, quell'energia che mi nutriva e mi commuoveva al punto tale, da non desiderare altro che inchinarmi all'Universo e con tutta la mia felicità e impotenza ringraziarlo, la sensazione di quei momenti era quella di essere nata una seconda volta, e sentire l'amore dell'Uno.
Nulla era più importante.  Importante era l'amore e la meditazione che ci connetteva alla Fonte. Nel cuore il maschile e il femminile si fondeva e veniva raggiunto il perfetto equilibrio, quando l'ego è annullato e l'individuo riesce finalmente a fondersi in un amore illimitato e raggiungere così la comprensione universale..

Ho passato giorni terribili all'inizio, perchè dentro di me, c'era una rivoluzione, a volte pensavo di morire, infatti nel cuore si può trovare il "paradiso....ma pure l'inferno". Solo con l'attraversamento di dolore, si prende coscienza delle cose, la guarigione non può essere insegnata. Questa è la frase che ricorderò per tutta la vita, perchè è vera. Penso sempre, che  quel luogo magico, fosse un altro regno, una dimensione più alta, dove non serviva parlare, perchè le nostre menti collegate con il cuore comunicavano, tutti facevano parte del Tutto e c'era uno continuo scambio, prese di coscienza, e si viveva il tempo presente, il cosidetto Butterfly Effect, dove in ogni battito di farfalla, esiste un UNIVERSO.
Ricordo quel giorno, quando un cobra era a pochi metri da me, ero spaventata ed ero immobile, ecco, che sento di essere protetta, il campo energetico del cuore del maestro stava avvolgendo me, e poco dopo arrivò  lui, e si mise per pochi minuti di fronte al cobra. Ecco la connessione, la comunicazione universale, il cobra tranquillamente prese e se ne andò. Con i suoi occhi, mi disse che lì era la casa di Dio, e che tutte le creature erano le benvenute, e che non c'era nulla di cui aver paura.
Da quel giorno iniziavo una convivenza notturna con alcuni scorpioni, durata per molto tempo, ma ciò non era un caso.
Quello che ci guarisce e che ci guarirà sarà l'amore, l'amore del cuore, che è quello che ci connette al Tutto, al Grande Spirito, la FONTE. Questa connessione si espande anche ad altri mondi e dimensioni, perchè non siamo soli.
Il messaggio che mi è arrivato è che noi non vogliamo aprirci alla comunicazione del cuore, e quindi all'Universo e a tutti i suoi abitanti, ma solo comunicando lasceremo fluire il Tutto e accetteremo le verità dell'Universo. Dobbiamo ascoltare i nostri sensi...alzare il viso...e osservare il Cielo....ascoltare...
Solo con  il rispetto per chi ci ospita, possiamo iniziare a voler bene, siamo ospiti qui, in questa casa meravigliosa: Madre Terra.
Potevo raccontare dettagli sul luogo, le bellezze della natura, e quante altre cose ancora, ma quello che ho portato nel cuore è questo. L'amore che regnava in quel luogo, quelle presenze di luce, quelle anime pure, l'essenza del regno degli dei, si perchè Sikkim è un luogo speciale ma, rappresenta la vera dimora degli DEI.
Siamo tutti membri di una vasta orchestra cosmica, nella quale ogni strumento vivente è essenziale per il complementare e armonioso suono dell'intero gruppo."


Chi era il Maestro Ghesce Ciampa Ghiatso (Oceano d’Amore)

Ghesce Ciampa Ghiatso (Ghesce-la), affettuosamente conosciuto da tutti , era un insegnante principale del Masters Program. Insegnava agli occidentali da oltre venti anni, inizialmente presso il monastero di Kopan in Nepal e poi qui all’ILTK, dove viveva dal 1980. Ghesce-la (compagno di studi e grande amico di Lama Yesce) era un maestro di Dharma altamente qualificato, che aveva conseguito il titolo di ghesce lharampa all’università monastica di Sera Je, quello di ghesce ngagrampa al Collegio Tantrico del Ghiu Me e quello di aciarya all’Università Sanscrita di Varanasi. Oltre a essere un grande studioso Ghesce Ciampa Ghiatso era particolarmente apprezzato dai suoi numerosi discepoli per i suoi consigli pratici, il suo senso dell'humour e il suo unico interesse per il loro beneficio. Ghesce-la inoltre insegnava due weekend al mese negli altri centri di Dharma del nostro paese e un weekend al mese presso l'Istituto.
Ghesce Ciampa Ghiatso ha fermato i battiti del suo cuore il 27 novembre 2007.
Ghesce-la ci ha fatto il grande dono, dopo la sua morte clinica, di restare nella chiara luce della morte per sette giorni, cioè non ha lasciato il corpo, irradiando per tutte le creature la sua buddhità.
E' stato cremato nello stile tradizionale tibetano, nel grande prato dell' Istituto, gazie alla miracolosa concessione degli Enti appropiati.

A cura della Redazione di Segnidalcielo.it

Wwf lancia l'emergenza risorse "Nel 2030 ci vorranno 2 Terre"

Il Living Planet Report del 2010 indica un'accelerazione del consumo di fonti disponibili rispetto a quelle che si rigenerano e un depauperamento sempre più rapido. I maggiori squilibri negli Emirati, Usa, Belgio e Danimarca. Lo stile di vita dell'Italia richiederebbe una media di 2,8 pianeti di ANTONIO CIANCIULLO

Wwf lancia l'emergenza risorse "Nel 2030 ci vorranno 2 Terre"

Consumiamo un pianeta e mezzo, cioè utilizziamo più risorse di quelle che si rigenerano e colmiamo la differenza divorando il patrimonio naturale della Terra. Nel 2030, in assenza di una drastica correzione di rotta, arriveremo ad aver bisogno di due pianeti. Sono i dati contenuti nel Living Planet Report, il rapporto biennale realizzato dal Wwf in collaborazione con la Zoological Society di Londra e il Global Footprint Network. Il volume, frutto di un lavoro di due anni di ricerca, esamina la situazione non dal punto di vista ambientale ma anche economico. Ecco i punti principali.


BIODIVERSITA'. Nell'anno internazionale della biodiversità, a pochi giorni dall'apertura della Conferenza di Nagoya che dovrà decidere le nuove strategie per fermare il tasso di perdita della biodiversità al 2020, il quadro è preoccupante. L'obiettivo della Convenzione sulla Biodiversità, proteggere il 10% di ogni regione ecologica, è stato raggiunto solamente nel 55% delle ecoregioni terrestri. Dal 1966 la pressione umana è raddoppiata, mentre lo stato di salute delle specie globali è diminuito del 30 per cento. Questo 30 per cento è una media tra il miglioramento nella zona temperata (più 29 per cento rispetto al 1979) ottenuto grazie agli sforzi nel campo della conservazione e un declino che ai tropici arriva al 60 per cento.


L'IMPRONTA ECOLOGICA. Per vivere entro i limiti della capacità del pianeta senza compromettere le generazioni future bisognerebbe che ogni abitante del pianeta si accontentasse di 1,8 ettari per ottenere le risorse di cui ha bisogno e per smaltire i rifiuti. Non è così. Se tutti adottassero lo stile di vita di un abitante medio degli Emirati Arabi ci vorrebbero 6 pianeti a disposizione, con lo stile di vita di Stati Uniti, Belgio e Danimarca ce ne vorrebbero 4,5, per Canada e Australia 4. Ma anche l'Italia - osserva il rapporto - non brilla per leggerezza: a ciascun italiano servono infatti ben 5 ettari globali per soddisfare il suo stile di vita, un valore equivalente alla capacità produttiva di 2,8 pianeti, che ci porta al 29° posto della classifica, subito dopo Germania, Svizzera e Francia, ma molto prima dei più virtuosi Regno Unito, Giappone e Cina.


ECONOMIA. La crisi economica che stiamo vivendo s'intreccia con la minaccia di bancarotta ecologica. Sovrappopolazione, sprechi, disattenzione hanno portato a un saccheggio crescente delle materie prime e delle fonti energetiche che oggi hanno un andamento fortemente instabile dal punto di vista dei prezzi e disastroso dal punto di vista ambientale: la depurazione dell'acqua, la fertilità del suolo, la stabilità dell'atmosfera (e quindi del clima) sono servizi gratuiti che la natura offre e che la crescita umana senza controllo sta minando. "I paesi che mantengono alti livelli di dipendenza dalle risorse naturali stanno mettendo in pericolo le loro stesse economie  -  ricorda Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network  -  I paesi che riescono a garantire la migliore qualità di vita con la minore pressione sulla natura non solo aiuteranno gli interessi globali, ma saranno leader in un mondo dalle risorse sempre più ristrette."


LA DIRETTA. La presentazione del rapporto è avvenuta in diretta mondiale webcast con la partecipazione della giornalista di Al Jazeera Veronica Pedrosa. A Repubblica Tv 1, due esperti del Wwf (il direttore scientifico Gianfranco Bologna e la responsabile per la sostenibilità Eva Alessi) hanno risposto in diretta alle domande che hanno insistito molto sulle possibilità concrete di azione per superare sia la crisi ambientale che quella economica.

Fonte: la Repubblica.it

L’esperimento di Libet: chi decide dentro di noi?

 

deathrnNel film La dea dell’amore, Woody Allen, di fronte alla domanda del figlioletto che gli chiede chi comandi, all’interno della famiglia, tra il padre e la madre, si mostra quasi stizzito, irritato, per il solo fatto che si metta in dubbio la sua leadership. “In casa comando io”, risponde infine. “La mamma prende solo le decisioni”.
La divertente battuta del regista e attore americano può indirettamente rimandare a quello che è senza dubbio il più grande problema filosofico con cui l’umanità deve – giocoforza – scontrarsi. Un problema che ci portiamo dietro per tutta l’esistenza, perché fa parte di noi. Perché è noi. Il problema della coscienza. Con tutte le domande che inevitabilmente gli fanno da corollario, e cioè: chi sono io? Ho davvero un io? O è solo un’illusione? E chi muove le cose dentro di me? Chi decide? Sono io che comando o c’è qualcosa, qua sotto, che prende le decisioni al posto mio?
Si tratta di questioni ovviamente non semplici da affrontare. Nonostante gli immensi passi in avanti che la neurologia ha compiuto negli ultimi decenni, anche grazie alle innovazioni tecnologiche e ai nuovo sistemi di scansione cerebrale, e nonostante le appassionanti discussioni in cui si infilano i più noti filosofi della mente, quello del libero arbitrio rimane un problema ancora irrisolto. O che, meglio, forse non vogliamo risolvere.
Se mettiamo da parte l’ipotesi della res cogitans cartesiana (l’anima, il flusso vitale), quella sostanza incorporea che secondo alcune religioni alberga dentro di noi, e prendiamo per buono che siamo fatti di sola materia, studiare a fondo il funzionamento della nostra mente potrebbe aprire scenari che andrebbero a cozzare contro le nostre più comuni intuizioni. Portando a porci domande piuttosto scomode. Sono io che decido? O sono le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche, con le loro infinite e minuscole reazioni agli stimoli ambientali, che lo fanno al posto io? Insomma: comanda Woody Allen (l’io) o sua moglie (la biologia sottostante)?

Un dilemma, questo, che potrebbe condurre a riflessioni controintuitive, per molti anche inaccettabili. Che la questione del libero arbitrio ci metta di fronte al più grande paradosso dell’umanità lo dimostra l’ormai sempre più noto esperimento di Libet. Benjamin Libet è stato un fisiologo che ha portato grandi contributi alla storia delle neuroscienze e che è diventato famoso soprattutto per aver ideato un test in cui si voleva osservare la relazione tra azione pre-cosciente e decisione volontaria. I risultati ottenuti dal suo esperimento, come si può notare osservando questo video, sono sorprendenti – se non addirittura angoscianti.
E’ presto detto: chi sta monitorando il nostro cervello attraverso un sistema a scansione è in grado di sapere prima di noi ciò che noi decideremo circa mezzo secondo dopo. Perché qualcuno, là sotto tra i miliardi di neuroni, l’ha pre-stabilito per noi. Noi non possiamo, secondo questo filosoficamente interessantissimo esperimento, che adeguarci. Noi, ammesso che si possa parlare di ‘noi’, decidiamo di decidere ciò che è già stato deciso da qualcosa che si attiva prima della nostra coscienza, del nostro volere, del nostro libero arbitrio.

E’ un fatto che non può non lasciare sgomenti. E che potrebbe dare il via – e ha già dato il via – ad una serie di considerazioni, tra filosofia e scienza, sul carattere illusorio della nostra coscienza. Un dibattito non privo di colpi di scena. Nel mezzo al mucchio di libri che sono stati scritti sull’argomento, tra i migliori ci sono senza dubbio Coscienza del filosofo Daniel Dennett e il recente, bellissimo, Anelli nell’io del matematico e scienziato cognitivo Douglas Hofstadter.

Gianluca Bartalucci

Fonte:
Vedi:

tratto da: Altro Giornale

«Scegliere il futuro»

 

Il Giornale Onlinedi Roberto Morini


Ho concluso l’articolo precedente, seppure a malincuore, con una nota appositamente provocatoria sull’attaccamento alla sofferenza. Detta così, mi rendo conto che possa essere sembrata un’affermazione eccessiva, difficile da accettare. Se andiamo a fondo, tuttavia, possiamo notare come la sofferenza sia divenuta, purtroppo inconsciamente, parte integrante delle nostre certezze e, in via generale, in questo c’è un triplice risvolto negativo. Il primo (che è anche il più “pesante”) è quello culturale, laddove abbiamo assimilato a livello più o meno conscio il concetto di sofferenza come “mortificazione della carne”. Questo è un retaggio abbastanza comune in diverse religioni, giacché si è smarrito nel tempo il vero significato di “Ascesi”.
È fuori questione che Essere significhi necessariamente rinunciare al corpo fisico, cioè passare a uno stato di vibrazione incompatibile, nettamente superiore. Ma solo per una questione di stato della materia legato alla frequenza, per l’interazione fra l’Energia e l’energia cristallizzata. Questa interazione contiene già in sé la codifica necessaria alla traslazione senza interventi esterni, incapaci di stabilirne il quando. In questo caso, sofferenza e mortificazione assumono le connotazioni dell’inganno, soprattutto quando sono professate (per libera scelta, o per imposizione) come falso dovere di accettazione di uno stato di fatto non rispondente alle necessità fisiche naturali, addossandone la responsabilità al Volere Supremo. Niente di più assurdo, come gli eccessi e le esasperazioni (cioè, esasperare una situazione portandola oltre ogni limite)!
Il Volere Supremo tirato in ballo, come sollecito alla rassegnazione, porta al secondo risvolto che pone in evidenza l’Amore, la cura e il rispetto che dobbiamo avere della nostra fisicità nel suo complesso. Se avete compreso il perché esista l’Universo (vedasi l’articolo sull’Energia Inespressa e avete altrettanto compreso il vero significato dei cosiddetti “Peccati Capitali” (nella loro forma originale, non travisata dalle religioni attuali: Peccatum (latino), Hamartia (greco), Hete (ebraico) magistralmente illustrati dal Dr Igor Sibaldi), sarà estremamente semplice anche comprendere quello che sto dicendo in proposito, magnificamente sintetizzato nella frase di R. Bach: “Se Dio vi avesse ordinato di essere felici, voi cosa fareste?”

Al terzo risvolto si è soliti dare un carattere d’origine psicologica, come se avessimo dei disturbi mentali più o meno latenti. Ma non è così! Molto più semplicemente si tratta di scompensi energetici; di una mancanza di equilibrio fra i centri (riscontrabili nell’Albero della Vita) costituenti le due triadi inferiori: “Conscio” e “ Inconscio”, laddove il centro cardiaco (il nostro Sole) non riesce a pulsare armonicamente. Questo porta a due sotto-risvolti principali.
Nel primo avremo una deformazione dell’onda di energia/pensiero proveniente dal centro cardiaco, per cui al rimanifestarsi dell’evento che ha provocato la deformazione, ci sarà una risposta fra conscio e inconscio (banca dati di tutte le nostre esperienze passate) pressoché identica e ripetitiva fintantoché non rimoduleremo quel tipo d’onda/informazione. Nel secondo rientrano le cosiddette “frustrazioni” che altro non sono se non il nostro desiderio di completezza. Appagamento che, non trovandolo in altro modo lo cerchiamo continuamente e senza successo in ciò che riteniamo più alla nostra portata, giacché è difficile, soprattutto in questo contesto sociale, ricordarsi di chi siamo in Realtà. Nel contesto, oltremodo ovvio, delle sofferenze rientrano anche le malattie più o meno gravi. Potrà sembrarvi ai limiti dell’assurdo, o anche oltre, ma credetemi, sono forme di autopunizioni dovute all’aberrante concetto di colpa e di peccato(1) o alla necessità di attirare l’attenzione altrui, non necessariamente riconducibile allo stesso contesto temporale in cui si manifestano i sintomi.

1 NOTA: Colpa e peccato rientrano nel concetto più ampio di “Ignoranza”, intesa come mancanza di conoscenza. Questo concetto, tuttavia, è improprio e merita un ulteriore approfondimento. Sublimando il termine (Ignoranza) si arriva al concetto più profondo di “Non Apertura”. Premesso che l’intelligenza non è una prerogativa che qualcuno ha in più di un altro poiché, di fatto, non è un qualcosa di fisico che si possa possedere individualmente, ma è una sorta di gigantesca banca dati cosmica comune (racchiusa nei fotoni - φως "phos" = Luce - altrimenti non potrebbe più chiamarsi intelligenza – il νοῦς o νόος (noûs, "nus") greco contrapposto alla diànoia, la Ragione) alla quale tutti possono attingervi indistintamente, una maggiore o minore apertura diventa la sua chiave d’accesso e di utilizzo. La limitazione di vedere solo ciò che a priori si ammette che esista, rientra anch’essa nel concetto di non apertura.

Concludendo il discorso «Sofferenza» va sottolineato che, in via generale, è l’ultima risorsa che ha il Creatore per ricondurre a Sé in forma evoluta tutta l’Energia cristallizzata, la quale, nel suo lungo percorso mantiene inalterata la sua matrice, cioè il ricordo indelebile del suo primevo stato di pura perfezione. La Sofferenza quando diventa insopportabile, impone cambiamento, cioè un percorso diverso in cui incamminarsi. Ora, spero di avere sufficientemente spiegato come la conoscenza della nostra Vera natura, ergo dell’Universo e di Chi lo ha creato, sia incisa nella matrice di cui sopra, affinché sia riconoscibile e comprensibile da tutti, nessuno escluso.
Per questo semplice motivo, non potremo MAI e ripeto MAI, ottenere alcuna risposta VERA sia dalla scienza, sia dalla religione(2) (maggiore responsabile per gli effetti che ha sempre prodotto e che produce tuttora, nei “credenti”), per il semplice motivo che, di fronte a quanto sopra, non avrebbero ragione di esistere.
2 NOTA: che ha manipolato e ingannato fino a rimanere vittima di se stessa. Da notare inoltre, che i cosiddetti canalizzatori contemporanei, sono gli stessi e, con la stessa attendibilità, che nei secoli sono diventati: evangelisti, profeti e santi...
Come non avrebbero più ragione di esistere, nel sistema politico-legislativo, miliardi di leggi, se invece di regolamentare si fossero cercate e trovate le soluzioni. Ma se si fossero trovate, non avrebbe ragione di esistere né il corpo legislativo, né gli “azzecca garbugli” (è proprio il caso di chiamarli così, perché sanno più o meno muoversi nell’intricata selva della giurisprudenza).
Così, le case farmaceutiche non si sosterrebbero più se creassero farmaci in grado di sconfiggere definitivamente le malattie o, se messi alle strette, non ne sfornassero sempre delle nuove. E il loro “braccio lungo” (cioè chi prescrive i loro prodotti) non vivrebbe più nel lusso, se onorasse il “giuramento di Ippocrate” mettendolo sul podio. Nemmeno i gruppi di ricerca continuerebbero a fruire di lauti finanziamenti, più privati che pubblici, se trovassero finalmente qualcosa di definitivo.... Sarebbe stupido pensare il contrario! Qualunque sistema che pone la propria sopravvivenza e l’interesse economico in cima alla piramide, e di ciò fa una ragione d’essere, non può funzionare diversamente. Tutto ciò che non passa al vaglio di questo tipo di osservazioni quindi, è falso, fuorviante e inutile per la nostra evoluzione, sia essa fisica e sociale, sia spirituale.
Alla fine cosa rimane di veramente autentico?
In questo contesto, il Creatore non ha creato l’uomo-scienziato, non ha creato l’uomo-sacerdote... non ha creato l’uomo-legislatore... non ha creato l’uomo-medico (pur contemplando tutte le evenienze(3))... ha creato l’uomo e basta! E, nella sua completezza e semplicità fine a se stessa, lo ha dotato di tutto il necessario per affrontare quell’abbandono “dell’Eden”, per riconoscere da solo le sue origini divine e incamminarsi, sempre da solo e in tutta la sua gloria, sulla via della comprensione della sua perfezione. Tutto ciò era racchiuso/codificato in quel semplice atomo d’idrogeno dal quale tutto è partito, ricco di tutto il sapere e di tutta la conoscenza per affrontare l’evoluzione della vita in tutte le sue possibili forme, scaturite dal continuo amplesso cosmico. Un piccolo atomo che si è moltiplicato ed evoluto, collegato sempre, indissolubilmente, attraverso un cordone ombelicale con il Creatore e con l’Assoluto.... ma l’uomo moderno, sebbene più evoluto, ama troppo delegare! E le deleghe portano a pagare un prezzo(3)...
(3) Fine di un mondo, o fine del mondo?
La scelta è, e rimarrà sempre, solo nostra! La seconda eventualità è riservata all’ordine delle cose, quando perdiamo la nostra dignità e regalità, lasciando che altri scrivano la storia della nostra vita al posto nostro. Noi siamo i Creatori della nostra Realtà e, in quanto creatori/registi, possiamo definirne la scenografia. Possiamo scegliere il tipo di futuro fra tutti quelli potenzialmente possibili e realizzarlo, ma non è vivere una sorta di nuova «New Age», dove basta chiamarsi «Fratelli» e autodefinirsi «Risvegliati» che ci darà questa opportunità.
Occorre un atto di assoluto coraggio, uno sforzo fuori dal comune, per abbandonare i «fantasmi» delle nostre certezze quotidiane e “Riconoscerci, senza alcun dubbio, in ciò che veramente siamo”, riappropriandoci anche di quella componente essenziale, sinergica dell’Amore (giacché essa stessa Amore), che molto stupidamente abbiamo accettato di chiamarla «Male» e che, conseguentemente, abbiamo contribuito a personificarla (pensandola/immaginandola, quindi, creandola) fuori da noi stessi. Ecco palesarsi quella che fu definita «La Via del Guerriero», non per la brutalità che la figura evoca, ma per il suo «coraggio». Ed ecco porsi in evidenza il mito di Orfeo, che dopo avere ammaliato la Morte (Ade) con la sua musica (in greco significa anche «Incantesimo») perse per la seconda volta la sua compagna (Euridice) per il solo fatto d’avere «dubitato».
Per il vostro bene, spero di non avere detto cose nuove, ma di avere solo rispolverato i vostri ricordi. Per il mio bene, dato che ritenere e sostenere di avere ragione è la tomba dell’evoluzione, spero vivamente di riconoscermi continuamente in torto.

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