Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Psicofiologia del sogno lucido

 

Il 
Giornale OnlineIl sogno lucido nel laboratorio del sonno
Fino al giorno in cui non si è avuta una empirica verifica del fenomeno all’interno di un laboratorio, chiunque poteva esprimersi sull’esistenza dei sogni lucidi, sia a favore che contro, senza che le sue affermazioni potessero essere confutate, e quindi, verificate. Le affermazioni erano basate su esperienze soggettive non verificabili.
Nel 1978 Hearne, nel suo dottorato di ricerca, ha riportato la prima verifica empirica del fenomeno presentando le registrazioni polisonnografiche (il polisonnografo registra vari movimenti muscolari del dormiente, il suo elettro-encefalo-gramma, il suo elettro-cardio-gramma) di un soggetto molto esperto nella capacità di avere sogni lucidi. Questi era stato preventivamente istruito a inviare specifici messaggi attraverso i propri movimenti oculari, che furono così rilevati durante otto sogni lucidi, tutti durante fasi REM del sonno.


Negli studi di Hearne [1978], di LaBerge, Nagel, Dement e Zarcone [1981] e in molti studi successivi i soggetti sperimentali hanno comunicato volontariamente con gli sperimentatori per lo più dalla fase REM del sonno. Tali comunicazioni avevano luogo attraverso i movimenti degli occhi e la contrazione della muscolatura degli avambracci, che i soggetti mostravano di poter controllare volontariamente allorché divenivano consapevoli di star sognando. I soggetti erano in grado di riprodurre sequenze di movimenti oculari stabilite insieme agli sperimentatori durante la veglia, ovvero producevano nuove sequenze di cui avevano memoria una volta risvegliatisi. Addirittura, con il procedere degli esperimenti, i soggetti arrivarono a comunicare, esprimendosi nel codice morse, delle parole e delle iniziali di nomi.


Tali esperienze hanno dimostrato che è possibile, per alcuni individui, controllare volontariamente il movimento degli occhi durante il sogno. Conseguentemente le stesse esperienze hanno anche dimostrato la possibilità, per alcuni individui, di essere consapevoli di star sognando, in quanto tale consapevolezza è la condizione necessaria della capacità di compiere movimenti volontari con un intento comunicativo. Hanno dimostrato la realtà del sogno lucido.
Per questo motivo i suddetti studi hanno avuto un valore fondamentale nella storia della ricerca nel campo del sogno lucido. Infatti da quel momento l’assunto: "Esiste il fenomeno del sogno lucido" è divenuta una affermazione scientifica in senso popperiano. Karl Popper sosteneva [Popper, 1970] che una affermazione, per essere scientifica, dovesse essere passibile di falsificazione, doveva lasciare una porta aperta alla possibilità di essere smentita dai fatti osservabili. Ora, dal momento che è possibile verificare l’assunto: "X è, talvolta, consapevole di star sognando" attraverso l’uso del polisonnografo, l’assunto stesso diviene una affermazione di dignità scientifica (sempre che si accetti il pensiero epistemologico di Popper).


Una volta considerata la natura scientifica della affermazione circa l’esistenza del fenomeno, bisogna attirare l’attenzione sul pericolo di attribuire tale caratteristica di scientificità ad ogni studio in materia di sogno lucido. Ad esempio le favorevoli testimonianze dell’uso del sogno lucido in clinica e psicoterapia, essendo tali testimonianze soggettive, non falsificabili né, dunque, verificabili, non sono una forma di sapere scientifico, per lo meno secondo la concezione epistemologica di Popper.
L’argomento del sogno lucido è stato indagato attraverso strumenti scientifici, ma anche attraverso strumenti non scientifici, peculiarità comune a molti altri argomenti di pertinenza della psicologia. E’ importante avere chiara questa distinzione.
La Fig.1 riporta il tracciato polisonnografico di 8 minuti di sonno REM in cui ha avuto luogo un sogno lucido.

In questo caso il polisonnografo ha registrato l’elettroencefalogramma (C3-A2), l’elettrooculogramma (LOC, ROC) e l’elettromiogramma (EMG). Quest’ultimo, come si può vedere non presenta oscillazioni in quanto al momento della registrazione il soggetto si trovava durante la fase REM del sonno. Negli ultimi istanti del tracciato, nel momento segnato dal numero 5, ha luogo il risveglio. A questo punto l’elettromiogramma riporta delle contrazioni muscolari.


Al risveglio il soggetto ha affermato di aver inviato, attraverso i movimenti degli occhi, 5 segnali. I segnali sono indicati nella figura con i numeri da 1 a 5. Il segnale numero 1 testimonia l’inizio del sogno lucido ed è costituito da due coppie di movimenti oculari da sinistra (Sx) a destra (Dx). Complessivamente si compone di quattro movimenti: Sx-Dx-Sx-Dx. Nei successivi 90 secondi il soggetto ha riferito di aver esplorato il mondo onirico volando fino al momento in cui ha creduto di essersi svegliato. A questo punto (2) ha prodotto il segnale precedentemente stabilito per comunicare il risveglio: quattro coppie di movimenti oculari (Sx-Dx-Sx-Dx-Sx-Dx-Sx-Dx). Per altri 90 secondi il soggetto ha creduto di essersi svegliato pur essendo ancora addormentato. Trattasi di un "falso risveglio". Allorché si è reso conto di stare ancora sognando (3) ha segnalato questa sua consapevolezza attraverso tre paia di movimenti oculari (Sx-Dx-Sx-Dx-Sx-Dx). Riconoscendo di aver effettuato troppi movimenti oculari, il soggetto ha subito dopo prodotto il segnale corretto: due coppie di movimenti, Sx-Dx-Sx-Dx. Dopo altri 100 secondi ha avuto luogo il risveglio (5), correttamente segnalato: Sx-Dx-Sx-Dx-Sx-Dx-Sx-Dx.

Fig. 1: Un sogno lucido verificato attraverso movimenti oculari [figura tratta da: LaBerge, 1992, p. 293]

Il sogno lucido e la fase REM
Nel 1978 alcuni ricercatori [Olgivie, Hunt, Sawicki, McGowan, 1978] stavano cercando di scoprire in quale fase del sonno avessero luogo i sogni lucidi. La metodologia utilizzata in questo caso era elementare e poco probante: i sognatori venivano svegliati durante le fasi REM del sonno e veniva chiesto loro di riferire i sogni. In tre casi i soggetti riferirono di essere stati consapevoli di star sognando. Gli autori ne conclusero: il sogno lucido dovrebbe aver luogo durante la fase REM. Il condizionale, a quello stadio della ricerca, era d’obbligo non potendo la ricerca dimostrare se i sogni lucidi fossero avvenuti immediatamente prima del risveglio, e quindi durante il sonno REM, ovvero molto tempo prima, e quindi durante il sonno non-REM.


LaBerge insieme ai suoi colleghi della Standford University [LaBerge, Nagel ,Dement, Zarcone, 1981] ha messo in luce come il fenomeno studiato riguardi prevalentemente la fase REM, ma non solo. La sua ricerca ha utilizzato la tecnica della segnalazione attraverso i movimenti oculari e le contrazioni della muscolatura degli avambracci durante il verificarsi del sogno lucido. I segnali del sognatore lucido consistevano in specifici movimenti oculari, rilevati attraverso l’elettrooculografia (EOG), e contrazioni degli avambracci, rilevate attraverso elettromiografia (EMG). Veniva rilevata anche l’attività elettroencefalografica (EEG). I soggetti, che partecipavano a questi rilevamenti in un laboratorio del sonno, venivano precedentemente addestrati a compiere specifici movimenti oculari allorché l’esperienza del sogno lucido avesse avuto luogo. Dovevano muovere gli occhi secondo la sequenza: Sx-Dx-Sx-Dx. L’EOG, così, tracciava nettamente la sequenza: su-giù-su-giù, mentre contemporaneamente l’EEG rilevava le onde del sonno (Fig.1). Nel corso di 34 notti furono rilevati 35 sogni lucidi di cui: 32 durante la fase REM, 2 durante la fase 1 del sonno non-REM, 1 durante la transizione dalla fase 2 non-REM alla fase REM. Ciò sembrerebbe dimostrare come il fenomeno in esame appartenga principalmente alla fase REM del sonno.


Alcune ricerche, che hanno studiato il sogno lucido considerandolo un fenomeno di quasi esclusiva pertinenza del sonno REM, ne hanno confermato la presenza durante la fase del "sonno paradosso". Questo è il caso delle ricerche che hanno studiato la relazione tra sogno lucido e riflesso di Hoffman. La soppressione del riflesso di Hoffman, il riflesso elettricamente evocato di una monosinapsi spinale, viene spesso considerata la caratteristica che discrimina il sonno REM dal resto del sonno. Diversi autori [Brylowski, 1987; Brylowski, Levitan, LaBerge, 1989] hanno studiato la soppressione di tale riflesso durante il sogno lucido. In particolare Brilowski, Levitan e LaBerge [1989] hanno osservato per quattro notti, attraverso la metodologia della comunicazione con i movimenti oculari, un sognatore lucido esperto. Il riflesso veniva evocato e misurato ogni 5 secondi. Le misure della soppressione del riflesso sono state confrontate tra fasi REM con sogni lucidi e fasi REM senza sogni lucidi. I ricercatori hanno osservato che il riflesso di Hoffman era significativamente più soppresso nelle fasi REM con sogni lucidi che nelle fasi REM senza sogni lucidi.


Anche gli studi, che hanno analizzato come vari quantitativamente la presenza del fenomeno nell’arco della notte, hanno testimoniato a favore della presenza dei sogni lucidi durante la fase REM. Come è stato da tempo notato [Van Eeden, 1913] i sogni lucidi compaiono maggiormente durante le ultime ore del sonno. LaBerge [1979] ha ipotizzato che tale distribuzione di frequenza rifletta semplicemente la maggiore presenza di sonno REM nelle ultime ore del sonno. Inoltre sempre LaBerge [1980a] ha evidenziato che la distribuzione della frequenza dei sogni lucidi, osservata attraverso la rilevazione di movimenti oculari volontari, nelle prime tre fasi REM non differisce significativamente dalla distribuzione della frequenza dei sogni lucidi stimata in base alla lunghezza media delle stesse fasi REM. Dunque i sogni lucidi hanno una distribuzione quantitativa che rispecchia il variare della lunghezza delle fasi REM, e quindi hanno luogo, prevalentemente (ma come si è visto non solo) durante la fase REM.


Elettroencefalogramma del sogno lucido
L’elettroencefalogramma dei sogni lucidi è significativamente diverso da quello dei sogni non-lucidi?
Olgivie, Hunt, Tyson, Lucesnu, Jeakings [1982] cercarono di verificare la propria ipotesi che il sogno lucido, rispetto all’ordinario sonno REM, fosse caratterizzato da alti livelli di attività alfa, in uno studio con 10 soggetti esperti nelle capacità di ricordare i propri sogni e di avere sogni lucidi. Ogni soggetto passò due notti in un laboratorio dove veniva svegliato durante le fasi REM per essere interrogato circa la propria attività onirica in corso. I soggetti potevano essere risvegliati durante un alto livello di attività alfa del sonno REM, ovvero durante un basso livello di attività alfa. I dati raccolti convalidarono l’ipotesi di partenza. Tuttavia una ricerca di un anno più recente [Olgivie, Hunt, Kushniruk, Newman, 1983] che ha utilizzato la stessa metodologia non ha evidenziato una differenza statisticamente significativa per quanto riguarda la presenza di sogni lucidi tra periodi REM ad alto livello di attività alfa e periodi REM a basso livello di attività alfa. Ulteriori ricerche sembrano essere necessarie per rispondere al quesito iniziale.


Gackenbach, invece, ha cercato di applicare la nozione di sincronizzazione interemisferica al fenomeno del sogno lucido in un articolo in cui propone un parallelismo tra questo fenomeno e la Meditazione Trascendentale [Gackenbach, Cranson, Alexander, 1986]. Sebbene vi siano diverse osservazioni [Orme-Johnson, Hayenes, 1981; French, Beaumont, 1984] della correlazione positiva tra Meditazione Trascendentale e sincronizzazione interemisferica misurata attraverso la Coerenza dell’EEG (in genere definita come la stima statistica della correlazione tra coppie di segnali elettroencefalografici della stessa frequenza), non si hanno dati sulla sincronizzazione intercerebrale durante il sogno lucido. Rimane, comunque, il valore euristico dell’ipotesi.


L’oggetto di studio della lateralizzazione della attività elettrica ad onde alfa rilevata attraverso EEG è stata applicato all’argomento del sogno lucido da LaBerge e Dement [LaBerge, Dement, 1982b]. Questi osservarono quattro soggetti, tutti sognatori lucidi esperti, addestrati a compiere l’attività di cantare ovvero quella di contare durante il sonno REM. Tali attività venivano previamente segnalate attraverso specifici movimenti oculari. Gli autori hanno potuto osservare, e in tal modo confermare l’ipotesi di ricerca: in corrispondenza dell’attività di contare l’emisfero sinistro era più attivo del destro (presentando un minore livello di onde alfa), e viceversa per l’attività di cantare. Inoltre tale lateralizzazione di funzionamento cerebrale era presente, negli stessi soggetti, anche durante le stesse attività durante la veglia.


Sogno lucido e attivazione
LaBerge, Levitan e Dement hanno analizzato i correlati fisiologici di 13 soggetti addestrati a segnalare l’acquisizione della consapevolezza nella fase REM attraverso il movimento degli occhi [LaBerge, Levitan, Dement, 1986]. Le misurazioni fisiologiche erano: la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, l’attività elettrodermica e la densità dei movimenti oculari. Gli autori hanno evidenziato che il momento del passaggio alla lucidità è accompagnato da un aumento di tutte le grandezze misurate. Prove identiche di attivazione fisiologica in concomitanza di sogni lucidi segnalati attraverso movimenti oculari sono riportate anche in una ricerca più recente [Brylowski, Levitan, LaBerge 1989]. LaBerge, Levitan e Dement, e altrove LaBerge [1988b], ipotizzano che l’alto grado di funzioni cognitive coinvolte nel sogno lucido richieda una corrispondente attivazione neuronale.

Tuttavia va notato che nella ricerca sopra descritta il confronto tra i valori medi delle quattro grandezze rilevate durante i sogni lucidi e i valori medi delle stesse quattro grandezze durante le fasi REM senza sogni lucidi hanno dato luogo a differenze significative solamente in due parametri: ossia vi è un incremento significativo solo per quanto riguarda la densità dei movimenti oculari e l’attività elettrodermica; tale incremento manca nella frequenza respiratoria e nella frequenza cardiaca.
Si potrebbe ipotizzare che l’attivazione fisiologica misurata da LaBerge et al. sia da attribuire alla esecuzione della richiesta sperimentale di segnalare l’acquisita lucidità attraverso i movimenti oculari, piuttosto che alle caratteristiche intrinseche del fenomeno in esame.

Quest’ultima ipotesi, inoltre, sarebbe coerente con i dati raccolti attraverso l’osservazione di un soggetto molto abile nella capacità di essere consapevole durante il sonno da Gackenbach, Moorecroft, Alexander, Laberge [1987]. Il soggetto, un assiduo praticante di Meditazione Trascendentale, asseriva di rimanere cosciente per l’intero periodo del sonno e si dimostrò capace di segnalare attraverso movimenti oculari la propria lucidità dalla fase REM, nonché dalle fasi 1 e 2 non-REM. In concomitanza con la segnalazione si verificava un’attivazione fisiologica che, in contrasto con l’ipotesi di LaBerge et al. [1986], in breve tempo tornava al livello di base. In questo caso sembrava, dunque, che l’attivazione fisiologica fosse dovuta al compito della segnalazione oculare più che alle caratteristiche intrinseche del fenomeno studiato.


L’argomento della attivazione del sistema vestibolare è stato studiato da Gackenbach, Snyder, Rokes e Sachau [1986] in una ricerca in cui venne misurata la responsività elettronistagmografica (ENG) di 48 soggetti attraverso una stimolazione calorica (veniva iniettata dell’acqua calda nel canale auditivo esterno). La frequenza dei sogni lucidi dei soggetti veniva stabilita attraverso la somministrazione di un questionario. La responsività del sistema vestibolare era misurata attraverso i tracciati del ENG, che riportava la velocità del nistagmo dei soggetti, e attraverso i resoconti delle esperienze soggettive di vertigine. L’alta velocità nella fase lenta del nistagmo è considerata [McCabe, Ryu, 1979] essere la migliore misura dell’integrità funzionale del sistema vestibolare. Poiché i risultati della ricerca indicavano una maggiore velocità della fase lenta del nistagmo nei soggetti frequentemente lucidi, Gackenbach et al. hanno proposto che i sognatori frequentemente lucidi presentino una intensa attivazione del sistema vestibolare durante il sonno e che la specifica attività mentale del sogno lucido rifletta tale attivazione.


La relazione tra sistema vestibolare e sogno lucido, è stata osservata in un altro studio in cui è stata evidenziata una correlazione positiva tra la stimolazione del sistema vestibolare e la frequenza dei sogni lucidi [Leslie, Olgivie, 1996]. E’ stato osservato che i soggetti posti a dormire su una amaca oscillante, e quindi in una condizione stimolante il sistema vestibolare, riportavano un incremento nella frequenza dei sogni lucidi.
Va notato che in questo caso gli autori, sebbene abbiano tentato di utilizzare la suddetta metodologia della comunicazione volontaria attraverso i movimenti oculari, non hanno in questo modo raccolto dati attendibili. Gli autori riferiscono che la comunicazione attraverso i movimenti oculari sia stata tentata solamente poche volte (4) dai soggetti e che i relativi tracciati polisonnografici siano confusi e non interpretabili. Gli autori ipotizzano che ciò possa essere attribuito al fatto di aver utilizzato sognatori lucidi non esperti nel compito della segnalazione attraverso i movimenti oculari. In questo caso, dunque, i dati circa la presenza dei sogni lucidi sono stati raccolti attraverso i resoconti dei soggetti.


Equilibrio fisico
Come sopra riportato Gackenbach, Snyder, Rokes e Sachau [1986] hanno verificato la maggiore responsività nistagmografica dei sognatori lucidi alla stimolazione calorica delle membrane del timpano. Esssendo tale responsività nistagmografica considerata [McCabe, Ryu, 1979] essere la migliore misura dell’integrità funzionale del sistema vestibolare, gli autori ipotizzano che una maggiore attività vestibolare abbia luogo durante il fenomeno stesso del sogno lucido. Come è noto il sistema vestibolare svolge un ruolo essenziale nell’orientamento e nell’equilibrio fisico.

Coerentemente con la suddetta ipotesi è stata rilevata una maggiore capacità di equilibrio tra i sognatori frequentemente lucidi. In particolare è stato osservato [Gackenbach, Snyder, Rokes, Sachau, 1986; Snyder, Gackenbach, 1988] che i sognatori frequentemente lucidi sono in grado di rimanere in equilibrio su uno stabilometro più a lungo che i sognatori non frequentemente lucidi e dei sognatori non lucidi (in questo caso la frequenza dei sogni lucidi è stata determinata a partire dai resoconti dei soggetti circa la propria vita onirica). Questa forma di equilibrio è chiamata equilibrio statico. Per quanto riguarda l’equilibrio dinamico, misurato camminando su un’asse di equilibrio, non è emersa nessuna differenza significativa tra classi di sognatori.


Psicofisiologia del sonno REM
La possibilità di lavorare in laboratorio con soggetti, talvolta, consapevoli durante le fasi REM, permette di allargare le conoscenze psicofisiologiche del sonno REM, ossia la fase del "sonno paradosso". Essendo lo studio psicofisiologico caratterizzato da variabili indipendenti di tipo psicologico e da variabili dipendenti di tipo fisiologico (e l’EEG ne è lo strumento principale), risulta evidente quanto maggiori siano le possibilità di ricerca nel campo del sonno REM potendo disporre di sognatori lucidi.

Questi infatti sembrerebbero [LaBerge, Nagel, Dement, Zarcone, 1981] poter essere preventivamente addestrati a mettere in atto durante il sogno lucido determinati comportamenti (le variabili indipendenti), dando la possibilità allo sperimentatore di osservare i concomitanti fenomeni di ordine fisiologico (le variabili dipendenti).
Attraverso la metodologia dei sogni lucidi ocularmente segnalati LaBerge [1980a; 1985] ha potuto verificare la corrispondenza temporale tra sogno e realtà chiedendo ai suoi soggetti di stimare vari intervalli di tempo. I segnali dei soggetti prodotti prima e dopo gli intervalli di tempo stimati hanno permesso il confronto con il tempo oggettivo.

Secondo l’autore i soggetti erano in grado di stimare gli intervalli di tempo durante il sogno lucido con un livello di imprecisione moderato e, comunque, simile a quello mostrato dagli stessi soggetti nello stesso compito durante la veglia.
In una ricerca [Fenwick, Schatzman, Worsley, Adams, Stone, Baker, 1984] che si proponeva di rilevare le eventuali corrispondenze tra eventi sognati ed eventi reali vennero prese misurazioni elettromiografiche di numerosi gruppi muscolari di un sognatore lucido esperto nel compito della segnalazione attraverso i movimenti oculari. Gli autori sono giunti a varie conclusioni.

Innanzi tutto sembrerebbe che l’atonia muscolare della fase REM abbia un gradiente variabile, essendo presente maggiormente nella muscolatura assiale, e in misura minore nella muscolatura distale: sono stati misurati piccolissimi movimenti delle dita delle mani, delle dita dei piedi e dei piedi stessi. L’inibizione motoria colpirebbe maggiormente i muscoli estensori rispetto ai flessori. Emergerebbe una precisa corrispondenza tra il corpo sognato e il corpo fisico: i movimenti del primo provocherebbero corrispondenti contrazioni nei gruppi muscolari del secondo, seppure in misura attenuata e secondo le caratteristiche anzi esposte.


Sono state compiute osservazioni psicofisiologiche dei sogni lucidi a contenuto erotico di un soggetto di genere femminile [LaBerge, Greenleaf, Kadzierski, 1983]. I dati fisiologici comprendevano: l’EEG, l’EOG, la frequenza respiratoria, la frequenza cardiaca, la conduttanza dermica, l’EMG vaginale e l’ampiezza delle pulsazioni vaginali. Fu possibile analizzare i dati fisiologici corrispondenti alle varie fasi dell’attività erotica onirica del soggetto, poiché questi era in grado di segnalarle attraverso specifici movimenti oculari. La frequenza respiratoria, la conduttanza dermica, l’EMG vaginale e l’ampiezza delle pulsazioni vaginali, rilevati durante l’orgasmo, mostravano un generale aumento rispetto ai valori medi delle altre fasi REM. Contrariamente alle aspettative, invece, la frequenza cardiaca non mostrava un aumento significativo.

LaBerge ha replicato questo esperimento [LaBerge, 1985] con due soggetti di genere maschile. Anche in questo caso la frequenza respiratoria aumentò significativamente, mentre la frequenza cardiaca rimase stabile. Bisogna notare, inoltre, che entrambi i soggetti, pur raggiungendo l’orgasmo nei propri sogni lucidi, non eiacularono.
LaBerge [1988b] ha proposto che i risultati della ricerca psicofisiologica sul sogno lucido suggeriscano conclusioni valide anche per la psicofisiologia del sonno REM in genere. Gli eventi che noi immaginiamo di sperimentare durante i sogni sarebbero il risultato di una attività cerebrale che produrrebbe effetti sul corpo simili a quelli che avrebbero luogo se sperimentassimo gli stessi eventi nello stato di veglia. E questo perché, come è stato sostenuto da Finke [1980] l’immaginazione multimodale del sogno sarebbe prodotta dagli stessi sistemi cerebrali che producono le percezioni equivalenti del mondo reale. LaBerge ha sostenuto [ibidem] che questo potrebbe spiegare anche perché generalmente noi scambiamo i nostri sogni per realtà: perché per i sistemi funzionali cerebrali che costruiscono il nostro mondo esperienziale sognare di percepire qualcosa o farlo realmente sarebbero la stessa cosa.
Fonte:

Da Darwin a Cayce

 

L’incontro fra evoluzione ed involuzione

     di Mark Thurston, Ph.D.

Solitamente non si parla contemporaneamente di Charles Darwin e Edgar Cayce. Pare che questi due personaggi di cardinale importanza, entrambi nati nel diciannovesimo secolo, abbiano lavorato creativamente in sfere diverse – l’uno come pioniere della scienza naturale, l’altro come esploratore dei luoghi intimi della mente e dello spirito. In realtà, potrebbe essere facile assumere che la loro ricerca e i loro insegnamenti si contraddicano – l’uno si concentrò sulle realtà fisiche della biologia e della selezione naturale, l’altro mise in rilievo la supremazia del mondo invisibile che si trova dietro ogni realtà materiale.


     Alcuni mesi fa, un’avventura personale mi fece, però, considerare quanto distanti o compatibili siano davvero Darwin e Cayce. Durante un viaggio in un luogo lontano, che fu importantissimo per lo sviluppo delle teorie di Darwin, fui stimolato a cercare dei modi in cui questi due uomini potevano essere visti almeno come complementi nella creazione di un quadro più ampio sul funzionamento della vita.
     In molti modi la “Nuova Era” di cui Cayce ed altri parlarono è prevalentemente una questione di scienza e spiritualità che trovano un terreno comune.

Per esempio, una caratteristica dei nostri tempi è vedere le esplorazioni del mondo interiore e le esplorazioni del mondo esterno come essenzialmente due lati della stessa moneta. Coloro che respingono questa sintesi saranno come i capi della chiesa nel Rinascimento, i quali restarono cocciutamente fedeli al punto di vista medievale e rifiutarono la nuova conoscenza degli scienziati come Copernico e Galileo. Ora, all’inizio del ventunesimo secolo, - un periodo che sembra il secolo delle scienze biologiche e naturali – quelli di noi profondamente interessati alla spiritualità dovrebbero cercare dei modi per collegare gli insegnamenti di figure pionieristiche come Darwin e Cayce.


     Per me l’incentivazione a questo tipo di pensiero fu un viaggio recente alle isole Galapagos. C’era qualcosa di molto speciale in queste isole che permise a Darwin di raccogliere alcune delle prove più importanti per sostenere le sue teorie nascenti. Sembra, però, un luogo lontano ed inospitale perché vi venisse un giovane genio. Chi era questo uomo che è passato alla storia come una delle figure più rivoluzionarie nella scienza?
     A 16 anni Darwin (era nato nel 1809) se ne andò da casa per studiare medicina all’università di Edimburgo. Ma la vista della chirurgia eseguita senza anestesia gli ripugnò e alla fine andò all’università di Cambridge per prepararsi a diventare sacerdote. Dopo aver ottenuto la laurea, Darwin continuò a sviluppare la sua passione per lo studio della natura ed accettò un invito a servire come naturalista senza paga sulla Nave di Sua Maestà, la “Beagle”, che salpò alla fine del 1831 per una spedizione scientifica di cinque anni nelle terre nell’Oceano Pacifico.


     La ricerca di Darwin che derivò da questo viaggio venne a costituire la base del suo famoso libro Sull’Origine delle Specie per Mezzo della Selezione Naturale. Pubblicato nel 1859 – circa 18 anni prima della nascita di Edgar Cayce – il libro fu forte oggetto di discussione. In questa pubblicazione innovatrice Darwin descrisse la sua teoria dell’evoluzione, mettendo in discussione le convinzioni contemporanee sulla creazione della vita sulla terra. Darwin visse con la sua famiglia vicino a Londra e continuò a scrivere e pubblicare le sue opere sulla biologia per tutta la vita. Pare che, nell’ultima parte della sua vita, abbia sofferto di un disturbo di panico e di una malattia rara contratta durante i suoi viaggi nell’America del Sud. Era afflitto dall’affaticamento e da una malattia intestinale per il resto della sua vita e morì nel 1882.


     Al suo tempo, le osservazioni, teorie e pubblicazioni di Darwin minarono la visione del mondo della sua era, compresa la nozione che Dio aveva con cura e con uno scopo creato il mondo e ogni tipo di creatura e pianta, esattamente come li troviamo nei tempi moderni. A quell’epoca la maggior parte della gente pensava che il mondo in cui vivevano fosse lo stesso di quello creato da Dio migliaia di anni fa, com’è descritto nella Genesi. Il punto più controverso di Darwin era la nozione che venne divulgata come “gli esseri umani discendono dalle scimmie”, cosa che, naturalmente non rispecchia in modo preciso il punto di vista della sua teoria, ma comunque coglie l’essenza del principio: gli esseri umani in realtà non sono proprio tanto speciali; siamo semplicemente ancora un’altra specie che si è sviluppata con un processo evolutivo.


     A prima vista sembrerebbe che gli insegnamenti di Cayce, diverse decadi più tardi, confutino Darwin, almeno per quanto riguarda le origini dell’umanità. Come una volta Cayce lo espresse: “L’uomo non discende dalla scimmia, ma l’uomo si è evoluto – è risuscitato, capisci, di quando in quando, ogni tanto, un po’ qui, un po’ là, linea su linea e linea e linea su linea”. (3744-5) Come dobbiamo giudicare questa asserzione, specialmente alla luce delle prove scientifiche quasi certe che i nostri corpi come homo sapiens contengano un’assomiglianza del DNA così notevole con altri primati? Qui dobbiamo stare attenti. Diventiamo come i capi cocciuti della Chiesa di 500 anni fa, se ignoriamo il fatto inconfutabile che i nostri corpi appartengono al regno animale e che sono il prodotto di millenni di evoluzione biologica.


     In realtà, 123 letture di Cayce alludono all’”evoluzione”, quindi non era un principio che egli metteva in dubbio. Piuttosto si trattava di definire “che cosa” si evolve e come il mondo invisibile, non materiale dello spirito è anch’esso incluso nel processo.
     La storia di Cayce della creazione e della comparsa di forme di vita sulla terra è certamente un racconto complesso ed affascinante. Alcuni la trovano ispirante; altri hanno l’impressione che sia una favola fantastica, priva di prove a sostegno. Ma affinché non ci facciamo prendere dagli aspetti sensazionalistici di questo racconto – la coscienza spirituale ribelle che si proietta in animali e piante; razze miste di animali; umani con code e piume – concentriamoci sull’essenza della sua storia della nostra creazione.


Cayce mise risalto sull’”involuzione” piuttosto che sull’”evoluzione”. Involuzione è il processo di “farsi coinvolgere o restare impigliato”. E così, nella filosofia spirituale di Cayce, l’origine dell’uomo è per prima cosa una creazione spirituale. In questo senso, “l’uomo non si è evoluto dalle scimmie” perché inizialmente ciascuno di noi è stato un essere del mondo spirituale. Ma il piano divino per noi fu di crescere oltre a ciò che eravamo all’inizio – in questo senso, di “evolverci” nella coscienza. Il piano per noi fu di conoscere la nostra unione con Dio e anche di conoscere pienamente la nostra stessa individualità. (“ … come entità-anime, affinché noi potessimo sapere di essere noi stessi, eppure tutt’uno con Lui …” 3003-1) Quel piano richiedeva l’involuzione – l’arrivo di esseri spirituali nel mondo tridimensionale, materiale.

Attraverso l’involuzione ci fu data l’opportunità di fare esperienza di noi stessi in un modo concentrato, individuale. Almeno un nuovo tipo di consapevolezza fu reso possibile.
     Ma nel racconto minuzioso di Cayce le cose presero una piega sbagliata. Le anime cominciarono ad usare il loro libero arbitrio in modo ribelle. Le esperienze non servivano più tanto a portare consapevolezza spirituale nella realtà materiale, quanto invece auto gratificazione e diversivo egoistico. La materialità cominciò a non servire da banco di prova per un nuovo tipo di consapevolezza cosciente, quanto invece da prigione e trappola. Si stava perdendo il potenziale dell’involuzione.


     Per riscattare le possibilità dell’involuzione, doveva avere un ruolo l’evoluzione. Ma non era l’evoluzione puramente materialistica che era tutto quello che Darwin riuscì ad immaginare. Dal mondo spirituale fu creato per le anime un tipo di corpo molto speciale. La forma umana fu creata dapprima come una creazione spirituale. Quel corpo fatto di energia sottile aveva lo schema per un sistema nervoso estremamente sensibile e i centri spirituali (o “chakra”) che avrebbero reso possibile un nuovo tipo di coscienza individuale.

Ma quello schema dell’energia sottile – quel corpo spirituale – doveva necessariamente assumere una presenza fisica ed ora entrò in gioco anche il processo fisico dell’evoluzione. Per mezzo dell’intervento dal mondo spirituale, una specie di primati si venne a trovare sotto l’influenza di quello schema corporeo che era stato creato nel regno invisibile. E nel corso di molti millenni – seguendo le leggi fisiche della mutazione e della selezione naturale – si evolse lentamente una nuova specie come homo sapiens. Nel capitolo sulla “filosofia” della biografia di Cayce, Vi è un Fiume, Thomas Sugrue lo descrive in questo modo: “Le anime discesero su queste scimmie – aggirandosi al di sopra ed intorno ad esse piuttosto che occupandole – ed influirono su di esse perché si muovessero verso una meta diversa rispetto a quella semplice che avevano seguito”. Le anime potevano proiettarsi o “incarnarsi” in quei corpi fisici ed ora ebbe inizio la storia umana – ma sempre con quell’intento originale che in precedenza era stato travisato e perso: che le anime diventassero compagne co-creative e coscienti di Dio, sapendo di essere se stesse eppure sempre tutt’uno col Tutto.


     Che cos’è che agevolò la visione di Cayce di come involuzione ed evoluzione furono entrambe parti importanti nella nostra storia? Quale fu il laboratorio che permise a Cayce, lo scienziato spirituale, a cogliere queste immagini, intrecciando involuzione ed evoluzione? Quale fu l’equivalente per Cayce di quello che Darwin trovò sulle isole Galapagos?


     Per rispondere a queste domande, consideriamo ciò che rese le Galapagos un laboratorio così straordinario per Darwin. Egli fu in grado di isolare delle variabili. Fu in grado di vedere ciò che accade nel tempo quando un organismo viene lasciato da solo per cambiare. Gli esempi migliori furono i passeriformi della famiglia dei fringillidi – 13 specie diverse su isole diverse e tutte avevano un tipo diverso di becco, disegnato precisamente per essere adatto al genere di cibo disponibile su quell’isola. Ci fu lo stesso tipo di prova ad ispirare Darwin quando esaminò diverse specie di iguane. Le diverse isole hanno caratteristiche diverse e così le iguane si erano evolute per sopravvivere al meglio sulla loro particolare isola – per esempio, le iguane marine nere su alcune isole e le iguane terrestri marroncine su altre.


     Ma il laboratorio di Cayce non fu affatto lo stesso. Per lui, il “laboratorio” era la stanza nella quale faceva le sue letture chiaroveggenti. E erano le letture sulla salute a dargli circa 9000 osservazioni scientifiche nell’arco di un periodo di 43 anni. In ciascun di queste migliaia di storie di casi poteva isolare le variabili e vedere come interagiscono. La sua chiaroveggenza medica e la sua visione spirituale gli permettevano di vedere in una nuova luce l’essere finalizzato ad uno scopo del corpo umano.


     In realtà, spesso viene trascurata l’importanza delle letture sulla salute. Esse contengono molto di più di un insieme di raccomandazioni olistiche e di medicina naturale sulla salute. Sono una filosofia estremamente sofisticata sull’interazione di corpo, mente e spirito. Quelle 9000 letture mediche sono il cuore e l’anima dell’eredità che Cayce ci ha lasciato. Qualcuno forse sostiene che Cayce abbia fatto esclusivamente letture sulla salute per i primi 23 anni della sua opera chiaroveggente perché stava ancora raffinando e sviluppando il suo dono per gli altri tipi di letture che poi sono diventate possibili negli ultimi 20 anni. Quel modo di ragionamento rende le letture sulle vite passate o le letture sull’interpretazione dei sogni in qualche modo più importanti delle semplici letture sulla salute.


Al contrario, si potrebbe argomentare che ciò che rende Cayce una figura così importante nella storia umana è il suo punto di vista rivoluzionario sul corpo umano. Ci mostra una via per comprendere il corpo come un mezzo per il lavoro spirituale. Presenta il corpo umano non come un ostacolo alla crescita dell’anima, bensì piuttosto come l’istrumento attraverso il quale la crescita dell’anima viene incrementata.
     E tutto questo è possibile nella filosofia olistica di Cayce grazie al modo pratico in cui fu in grado di sintetizzare i principi dell’involuzione e dell’evoluzione. Egli aggiunse altre informazioni alle osservazioni brillanti che Darwin fece sulle isole Galapagos. Cayce prende i fatti della scienza biologica materialistica e li integra con le sue percezioni chiaroveggenti su come le energie di corpo, mente e spirito interagiscono. In questo matrimonio fra la teoria dell’evoluzione e quella dell’involuzione, Cayce ci offre un modello molto importante per le decadi future. Senza dubbio le scienze tradizionali e le esplorazioni della spiritualità continueranno a svilupparsi nel 21esimo secolo. La nostra sfida sta nel trovare modi per comprendere queste due correnti come ricerche complementari che, alla fine, ci portano alla stessa verità.


                                     Venture Inward

fonte: EdgarCayce.it

Lettera Aperta ai Sacerdoti di Cristo

 

Questo messaggio viene da Alberto Tavanti ( ), che ha collaborato con Pier L.Ighina per 40 anni, lo portiamo alla Vostra attenzione con la speranza che sia un gradito contributo per riflettere sul percorso della nostra vita e sul mondo che abbiamo creato attorno a noi.
Carissimi,
voi vivete nel mondo, ma non siete del mondo. Il mondo vi guarda, ode la vostra voce, ma è come se non vi vedesse perché non vi capisce. Voi vivete nel mondo, ma sapete che in esso tutto è precarietà, esteriorità, superficialità che cerca di attirare anche voi coi suoi falsi valori.
Voi siete il sale della terra, la luce del mondo, ma non avete sapore per la maggioranza degli uomini che non vi ascoltano, né vi vedono, perché sono immersi nelle fitte tenebre delle illusioni sensoriali. Voi amate il mondo e lo vorreste salvare donandogli la Luce della Verità, ma il mondo vi odia perché voi non amate i falsi valori che esso ama.

Il mondo ama la Scienza, la Tecnologia, perché sono espressione di ragionamenti mentali anche molto complessi, ma tuttavia comprensibili, se non altro perchè traducibili in cose materiali concrete visibili; disprezza la Chiesa e la Religione perché esse parlano di cose spirituali invisibili che sfuggono alla percezione dei sensi. Pur provenendo da un Unico Spirito Divino che le ha create, Scienza e Religione ormai da secoli sono in perenne conflitto fra loro, perché nella sfera religiosa lo Spirito si esprime dall’interiorità dell’uomo così com’è, in maniera diretta, intuitiva, mentre nella sfera scientifica lo stesso Spirito si riflette sui limiti dell’esteriorità cerebrale in maniera mentale indiretta, e quindi riflessiva.
Pertanto nell’interiorità degli esseri umani coesistono due dimensioni: una Spirituale che anima la Religiosità, l’altra Materiale perché sensoriale, che ne anima la tendenza scientifica conoscitiva. Così, pur avendo un’origine divina comune, lo Spirito Scientifico si oppone allo Spirito Religioso appunto perché uno è il riflesso dell’altro. Questo contrasto di per sé è un’ottima cosa, perché tendendo ad un ritmico equilibrio, sviluppa progressivamente nell’uomo a livelli sempre più alti, la coscienza di esistere. Diventa una pessima cosa come lo è di fatto, quando uno dei due Spiriti si impone all’altro, diventando Oscurantismo religioso o Materialismo scientifico.

Una nuova tecnologia laser svela la città Maya di Caracol

 

(Caracol Archaeological Project)

di Aezio
Fino a poco tempo fa, per studiare e mappare i centri urbani immersi nella vegetazione tropicale, quali alcune città Maya in America Centrale, era necessario aprirsi una varco nella densa foresta con il machete. Anche le nuove tecnologie di telerilevamento, efficaci negli ultimi decenni nel rilevare altri siti archeologici, non erano di aiuto. L’imaging radar e i rilevamenti topografici multispettrali per via aerea e dallo spazio non potevano “vedere” attraverso gli alberi.
L’anno scorso i coniugi Arlen F. Chase e Diane Z. Chase, professori di antropologia all’University of Central Florida di Orlando, hanno tentato un nuovo approccio utilizzando in volo dei segnali laser che penetrano nella giungla e vengono riflessi dal suolo sottostante. In questo modo hanno ottenuto immagini 3-D del sito dell’antica città Maya di Caracol, in Belize.

I due hanno volato avanti e indietro sulla giungla con un aereo bimotore dotato di una versione avanzata del Lidar (light detection and ranging, rilevamento e classificazione della luce) fornita dalla NASA: l’Airborne Laser Terrain Mapper. In soli quattro giorni, dicono, hanno raccolto più dati che in due decenni e mezzo di cartografia via terra.
Dopo tre settimane di elaborazione di quasi 10 ore di misurazioni laser, i coniugi Chase hanno ottenuto un rilevamento topografico dettagliato di un’area di circa 130 km², individuando grandi architetture, case, strade e terrazze agricole che confermerebbero peraltro la loro stima della popolazione di Caracol al suo apice (550 – 900 d.C.) in 115000 persone. “Crediamo che il lidar contribuirà a trasformare molto l’archeologia Maya – allo stesso modo della datazione al radiocarbonio negli anni ’50 e l’interpretazione dei geroglifici Maya negli anni ’80 e ’90″, ha detto il dott. Chase.
Il rilevamento di Caracol è stata la prima applicazione della tecnologia laser avanzata su un sito archeologico tanto grande. Il lidar permetterà agli archeologi di velocizzare i rilevamenti e migliorare le ricerche, specialmente per quanto riguarda i siti precolombiani centrale in Messico e in America. Infatti, le nuove immagini di Caracol hanno sia trovato riscontro con le ricerche effettuate sul campo negli anni precedenti, che permesso di individuare nuove opere dell’uomo che fino ad allora non erano state viste. I Chase hanno inoltre fatto notare che con le precedenti tecnologie di telerilevamento non era possibile rilevare molto attraverso la fitta vegetazione, col risultato che la grandezza di molti siti Maya potrebbe essere sottostimata.
Non si pensa però che il lidar trovi un’applicazione universale: per esempio, nel sito precolombiano di Cerén (El Salvador) lo strato di cenere vulcanica è troppo spesso per essere penetrato dal laser. Altre tecnologie moderne, inclusa la produzione di immagini tramite radar e satellite, stanno già funzionando ad Angkor, sul delta del Nilo e per gli antichi sistemi di irrigazione in Iraq. Il programma della NASA, oltre ai test di Caracol, include altri due siti Maya, insediamenti in Nord Africa e antiche rovine nella valle del fiume Mekong e intorno ad Angkor Wat.
Fonte:
Vedi:

tratto da: Altro Giornale

Fiat Lux

 

Il 
Giornale OnlineInviata da skorpion75
La trasformazione della nostra materia interiore avviene al buio, condizione ottimale per la trasmutazione. Vorrei quindi considerare la materia interiore come il seme, e l'uomo nella sua corporeità come la pianta visibile all'esterno, anch'essa in via di trasformazione. Tuttavia, la Tradizione ci consiglia di rimanere nell'oscurità nei giorni prima dei solstizi e degli equinozi, o per altri riti, quindi di rendere invisibile in un certo senso il nostro corpo, cioè la pianta. Il seme è l'immanifesto invisibile e la pianta è la manifestazione; ma, se il seme si modifica nell'oscurità, la pianta che è già manifesta che bisogno ha di rimettersi nell'oscurità?
Una mia ipotesi a riguardo è che, in questo modo, noi ricreiamo una condizione universale. Se osserviamo il cosmo notiamo che in esso predomina il buio, l'oscurità, e che solo qua e là (data la sua immensità) la luce si manifesta attraverso i corpi celesti e le galassie. Osserviamo, quindi, che come l'infinitamente piccolo (il seme nella terra), così anche nell'infinitamente grande (i corpi celesti) è circondato dall'ombra; i due opposti si attraggono perché vivono la medesima condizione. Dov'è Dio in tutto questo? Nell'oscurità? Nella luce?

La luce fu creata (Fiat Lux) ci tramanda la Genesi, e quindi deriva da qualcosa di già esistente, tuttavia anche il buio è un dato di fatto già prestabilito; quindi Dio non è probabilmente né luce, né ombra, ma ancora al di sopra di essi, in una imparzialità totale, cioè il Nulla, o meglio l'Eterno. Oso pensare che forse Dio , ancor prima di creare la luce, creò il buio, un utero immenso dove potevasi palesare l'Intelligenza nella più ampia accezione, cioè la possibilità di scelta (da intelligere) della propria individualità da parte di ogni singola possibilità. Se ne deduce che il buio è esso stesso luce, ma questa diventa visibile quando interviene l' Intelligenza. A mio avviso, perciò, è un controsenso affermare che Dio creò la luce e che essa fu generata in uno stato informe e caotico, ossia nell'oscurità, perché non è pensabile che Dio possa creare qualcosa di squilibrato.
Forse è meglio dire che Dio creò l'invisibilità della perfezione, ma tutto era già lì pronto ad essere svelato, e dotò l'umanità del mezzo per raggiungere il "Tutto" e la possibilità di renderlo visibile, farlo proprio riconoscendolo e usandolo. Per analogia possiamo considerare lo sviluppo del feto nell'utero della madre: esso si sviluppa in uno stato di armonica tenerezza completamente al buio. Il mercurio dei filosofi che è l'intelligenza, è infatti contenuto nel suo contenitore e vi opera, ma diventa visibile e utilizzabile, cioè direzionabile la sua potenzialità, solo per mezzo di un'azione di operante volontà.
Ci viene altresì detto che due principi ebbero origine dal primo principio: lo spirito-volontà e la necessità inerte passiva. Questo secondo principio non va inteso come qualcosa di statico in quanto inerte e passivo; anche qui vi è movimento, ma manca ancora l'intenzione attiva, in quanto si subiscono ancora tutti gli effetti di un reale susseguirsi di eventi, e quindi di cose visibili, in maniera indifferenziata. Sostanzialmente non è ancora scattata nell'individuo quella necessità guidata dalla volontà intelligente, di essere lui stesso protagonista della sua vita e non solo spettatore.
Quando ad Adamo ed Eva fu mostrato il frutto proibito, questo era visibile e concreto nella sua forma; ma solo dopo che l'intelligenza mercuriale li stimolò mostrandosi loro, essi furono in grado di percepirlo, di toccarlo e di assaporarlo, beneficiando delle sue qualità.
Perciò del male, della resistenza, del contrario, della passività, possiamo forse ritrovarne la causa nella mancanza di volontà e di coraggio che troppo spesso difettano nell'essere umano, e che sono invece gli ingredienti fondamentali della personalità per potersi accorgere dell'operato delle leggi universali della vita dietro l'esistenza.
D'altronde, come non prendere esempio da quell'invisibile animaletto, che impavido compete con i migliori tra i suoi simili, pur di tenere saldo il suo scopo e raggiungere la tanto agognata meta, che lo porterà a vedere poi condensata e perciò visibile la sua idea? Da tutto ciò si evince che la creazione dell'universo, così come dell'uomo stesso (sia esso l'Adamo terrestre o l'Adamo celeste) avviene per mezzo di un'azione alchemica, di una fermentazione degli elementi veicolati dall'intelligenza mercuriale. Vorrei proporre alcune riflessioni proprio riguardo la sublime scienza alchemica. Per convenzione usiamo definire tre fasi della Grande Opera: al nero, al bianco, al rosso. In verità, ritengo che si tratti proprio di una convenzione, in quanto mi chiedo: come è possibile che la vita e le sue trasmutazioni erompano nel creato con fenomeni tra loro distinti e separati?
In realtà, esiste una e una sola Opera che vede sempre le tre fasi sinergicamente unite a produrre energia per il sostentamento dell'essere. Operando e reiterando la materia si sublima, ma nulla esclude che, mentre una parte di essa abbia raggiunto la fase al bianco, ad esempio, ve ne sia un'altra che stia cocendo nell'athanor, o un'altra ancora che abbia intrapreso il suo viaggio per essere assimilata dal sangue e trasportata a tutto il corpo. Infatti, non ci sarebbe rigenerazione se nuova linfa vitale non aspirasse ad un suo perfezionamento, ad un cambio vibrazionale che per mezzo di una differenza di potenziale vada a poco a poco ad irrorare tutto l'organismo.
Analogamente, se noi siamo cellule del macantropo pensanti ed operanti, come non considerare le cellule del nostro corpo allo stesso modo? La nostra forma fisica si altera più o meno velocemente e con essa si modifica anche il nostro stato esperienziale e di coscienza. Così accade anche per le nostre cellule, le quali contengono la scintilla divina e perciò la Luce; quanto più sono sollecitate, tanto più la consapevolezza di questa possibilità si attiva ed esse iniziano ad agire come veri e propri micro-esseri indipendenti. Macrocosmo, microcosmo, tutto lavora sempre e continuamente in simbiosi: è il "Tre in Uno", la separazione che torna all'unità, cioè esiste sempre unità anche nell'esplicazione dell'azione che occorre per raggiungere il fine. A tale proposito, basti pensare che gli alchimisti operano con una sostanza sintetizzata nella quale sono contenuti i quattro elementi; quindi, quando la materia viene reiterata non si sublimano separatamente fuoco, acqua, aria e terra, ma tutti e quattro insieme, ed ognuno compenetra l'altro in una sorta di acqua di fuoco nella quale gli opposti si uniscono.
Quindi, a mio avviso, quando si fa riferimento ad espressioni quali: raggiungimento di stati superiori di coscienza, sublimazione della materia, o ancora trasformazione dei vizi in virtù, etc., non è possibile pensare che tutto ciò possa avvenire dedicandosi a soli esercizi di respirazione, o assumendo posture particolari, o peggio ancora dopo aver letto qualche libro di essoterismo o alchimia, od organizzando conferenze. No, non si è nella "Via" in questo modo; il sentiero dello spirito passa attraverso la fisicità, tutto è strettamente legato alla materia palpabile, perché volenti o nolenti questa è la nostra condizione in questo piano vibrazionale.
Dato che la natura non compie balzi, l'individuo che per sua volontà lo abbia deciso può assurgere a quanto sopra esposto proprio utilizzando la virtù massima dell'elemento quaternario, il quale, ridotto in cenere e rinato fenice e poi ancora cenere e di nuovo fenice, crea nuove possibilità all'essere umano.
Sostanzialmente, le emozioni, le idee, le nostre stesse aspirazioni devono essere ingerite dal corpo fisico e animate dal calore del verbo (creatore) per potersi realizzare e permettere così al proprio essere di passare da uno stato di semplice sapere ad uno stato di conoscenza; è in questo senso che lo spirito si fa materia e la materia che ne viene a contatto si spiritualizza. Concludendo, vorrei riportare le parole di un antico e saggio detto che recita così: "Se dai un pesce ad un uomo, egli si nutrirà una sola volta, ma se gli insegni a pescare si nutrirà tutta la vita". Ebbene, credo che Dio abbia offerto all'uomo l'opportunità di imparare a pescare quando gli donò la canna per mezzo del suo emissario…il serpente.

SIMEON

Fonte:

tratto da:Altro Giornale

O.O.B.E. - Sintesi di ciò che si è compreso

 

Il 
Giornale Onlinedi Umberto Di Grazia
Già negli anni Settanta Willis W. Harman, direttore del Centro per gli Studi di Politica Sociale all’Istituto Stanford, parlando della necessità di adeguarsi al modello di vita olistico, dichiarava: "E’ stato nel nome della scienza che le basi trascendentali dei valori umani si sono via via erose, lasciando gli USA e le nazioni progredite prive di una guida che non fosse la crescita a tutti i costi, che ci ha condotti all’attuale crisi sociale ed ecologica. Così quando i fenomeni della ricerca psichica sfidano, come stanno facendo, il paradigma scientifico dominante in realtà affrontano anche il paradigma sociale dominante.
Se diverrà dominante il nuovo paradigma collegato al fenomeno della ricerca psichica avremo lo spostamento da un orientamento per lo sviluppo materiale a una società basata sull’apprendimento e la programmazione guidata da un’etica ecologica ed autorealizzativa, lo sviluppo di una scienza aperta rivolta verso l’esplorazione delle esperienze soggettive; l’emergenza della corporazione come principale forma istituzionale in cui gli individui potranno ricercare l’autorealizzazione con basi di legittimità radicalmente nuove; l’adozione di una politica della piena occupazione, basata sul bisogno umano di una realizzazione nel lavoro; l’assunzione dell’educazione come processo vitale intimamente collegato al lavoro e non andare incontro alle richieste di un sistema economico intossicato dal proprio sviluppo".

Ancora ora, siamo nel 2010, si continua a non informare, a negare o esaltare delle potenzialità che sono, poi, insite in ogni essere vivente. Le forme di comunicazione sono ben oltre i cinque sensi ed investono fatti e leggi universali, anzi di Multiversi, che possono portarci, se meglio cercate e riconosciute, a superare il modo distruttivo, attuale, di sopravvivere.
La nostra continua instabilità per non conoscenza porta a:
. aggressività verso altre forme viventi,
. il diritto di distruggere la natura e non solo,
. la spinta del possedere sopra ogni legge morale ed il tutto, spinge verso il non conoscere sino a renderci schiavi del NULLA.
Innumerevoli e continui gli esempi di chi ha cercato di far vedere ben altro: mistici, filosofi (uomini e donne molte..) si sono battuti, per urlare il diritto di vivere in armonia, per seguire le leggi naturali dell’equo scambio e non dell’uccidere per avere..! Questi giganti della Coscienza sono, solo, per i devoti del distruggere, dei sibili fastidiosi.. e nomi dimenticati tra le pagine di qualche libro. La sintesi è che difficilmente possiamo trovare persone equilibrate e felici del vivere.. inebriate dalla possibilità del conoscere se stessi e le leggi dell’Universo e/o Multiversi. Come possiamo avere una migliore armonia se non ci conosciamo?
Come è possibile se appena “cerchi spiegazioni a fatti improvvisi e particolari”, che ti sono “caduti addosso”, trovi censori ignoranti e despoti che impongono il male occulto come logica spiegazione e non solo...? “Non aprite quella porta o finirete preda di forze distruttive, attenti alle energie emanate dai morti che vogliono rimanere in questa dimensione succhiando le tue”, (e mica sono scemi..!! ndr) o altro di molto terrifico. Oppure: “puoi essere uno schizofrenico, un paranoico, un essere inferiore..”, in conclusione dicono anche: “fidati di noi con qualche corso, sedute, stage (ben pagato in genere.. ndr) possiamo farti tornare normale…… (rispetto a che..? qualcuno direbbe!! ndr), con i piedi per terra, pronto a lottare per avere e per non essere”.
Questi i ritornelli, queste le bestemmie assassine per l’evoluzione stessa dell’animo umano e veleni per la nostra madre Terra..!! Questo il rumore di fondo da superare, complesso per la mancanza, difesa dagli integralisti di ogni tipo e specie, di riferimenti reali. Ho, personalmente, girato il mondo per poter dire ciò, ed aggiungo che molti “falsi operatori” contaminano con brandelli di teorie, isolandole dal discorso globale di Cambiamento e riscoperta di se stessi e di “sensi” atti ad Unire. Non si forma un sensitivo a tavolino, o un guaritore o un “viaggiatore cosciente dell’O.O.B.E. senza aiutare e stimolare, come già detto, il rapporto con se stessi ed il rispetto verso gli altri e ciò che non si conosce..! La strada è, da sempre, ben altra e non a caso nel mondo antico si incideva nei frontoni dei templi: “Conosci te stesso e scoprirai i segreti dell’Universo”.
Nei fenomeni, per esempio, di dilatazione della Coscienza (O.O.B.E.), ancora non si è ben compreso che, oltre a corsi con chi ha avuto realmente questa esperienza e non si è fatto terrorizzare (vedi nel sito), ci vuole, come in tutti gli altri “fatti anomali del settore”, un cambiamento, ripeto, nel modo di vivere, pensare, rapportarsi con se stessi e la vita tutta che ci circonda. Il vero O.O.B.E., ci sono anche forme simili studiate dalla psichiatria, richiede una visione di interdipendenza molto particolare e che non può essere bloccata né deformata dal modo di pensare “normale”, dal valore dualistico che si dà della “presunta” realtà.
In noi deve scattare un sentimento-senso forte, non ben definibile a parole.., un rispetto per tutte le forme di vita che sono parte inscindibile di noi stessi e che, anche se non le conosciamo bene ancora, cercano di comunicare con noi da sempre. In verità i loro segnali arrivano ma non sono tradotti dalla logica “comune”, avvelenata da condizionamenti mortali. Dobbiamo accettare che, anche se ancora non ben classificata in una griglia, la parte migliore di noi non “sente né vede” le separazioni, non riconosce gli opposti, non scinde in vita e in morte, non percepisce gli “apparenti opposti”. La nostra parte, oltre la logica comune, sente e vive le forze come complementari per raggiungere l’UNO. Siamo migliori di ciò che ci hanno fatto credere e tendiamo, nel profondo e come essenza, ad unire, a risalire, a comprendere oltre i dogmi e le banali apparenti divisioni.
Tornando al fenomeno O.O.B.E., è , visto come può comparire, un fatto fortemente emotivo e può essere vissuto come negativo. Infatti c’è anche chi, impropriamente, parla di possessione e molte persone (nomi anche famosi) si sono distrutti il vivere per aver dato ascolto a teorie malsane ed inique. Non sono negativi i “fenomeni anomali che possiamo incontrare”, ma le spiegazioni di chi, non avendo reali esperienze, vuole impedire la Crescita individuale che è un diritto–dovere per tutti.
Abbiamo forme di comunicazione continue, anche se non percepite dai sensi dominanti, con una dimensione senza limiti di tempo-spazio, e possiamo, dalla medesima, avere “alcune” informazioni vere e constatabili che avvalorano questa innata potenzialità.. di tutti. Coscienti e non..! Esempi..? Infiniti. Chi insegna un metodo per far conoscere l’O.O.B.E. (con cui è, anche, possibile avere informazioni da un “Presente Continuo”..) dovrebbe, per prima cosa, darne testimonianza lui stesso. Come..? Parlare di fatti del passato e del prossimo futuro ancora non conosciuti e constatarne la loro realtà in ciò che è per noi il presente oggettivo (vedi Sciamanismo, scritti di Mircea Eliàde e molti altri..).
Insomma, amiche ed amici di viaggio, i tanti declassati “ipersensi”.. sono dei “sentieri” che ci uniscono alla vita più reale e non possono essere confusi con altro, né con chi fà mercato per possedere.. e non per Essere. Segue un lavoro “storico” fatto dall’IRC sulla fenomenologia dell’O.O.B.E. e fatti complementari. E’ una sintesi, il materiale è enorme, preso da vari testi di cui diamo i riferimenti nella bibliografia. Buon cammino compagne e compagni di viaggio.
Fonte:

La Genesi esoterica

 

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La Genesi é il primo libro della Bibbia che racconta l'origine del mondo e dell'uomo. Secondo alcuni sarebbe il frutto della rivelazione di Dio a Mosé, per altri un semplice testo di "trascrizione" di miti pagani. Noi ne forniremo l'interpretazione esoterica, al di là di ogni "letteralismo" o addirittura di un rifiuto "razionalista". Il libro inizia con la formazione del mondo per passare a quella dell' uomo. Cosmogenesi e antropogenesi. Vi é un senario che é composto di due ternari. Il primo ternario rappresenta l'emanazione di intelletto, anima e materia simbolizzato secondo il linguaggio riferito da Plutarco, come Sole (fuoco o luce), Luna (acqua) e Terra. Bereshit Elohim, il Principio trascendente gli stessi Dei, Dio sconosciuto, emanò il cielo e la terra ovvero Ruah Elohim e Tohu van Bohu, il soffio divino e il caos.
Secondo i miti greci é Zefiro che feconda le acque del caos, in India Purushatma su Mulaprakriti o Ananta, le acque del non-essere, ed infatti troviamo Ruah Elohim o soffio degli Dei che aleggia sulle acque di Tohu van Bohu o abisso acquoso e tenebroso del caos che contiene tutte le esistenze in potenza e che non può manifestarle senza che la luce intelligibile discenda in esso e ne venga imprigionata. Il "fiat lux" é chiaramente null'altro che l'allusione all'uovo cosmico dal quale si manifestano, secondo i miti, Anthropos, Mitras, Zeus phanes o Brahma. E' il Logos o Sat o Essere indeterminato.

La separazione delle acque rimanda alla distinzione dell'anima (acque inferiori) dall'intelletto (acque celesti). Anche se le prime diventano l'"abisso" distinto dall'atmosfera (cielo animico). Il firmamento che le separa é l'intelligibile da "firmus" ovvero stabile, saldo. Gli egizi chiamavano il cielo superiore trascendente "stabilità" e l'intelletto sahu ovvero "anima stabile". Nel secondo ternario i tre mondi costituiti dalle tre emanazioni vengono popolati di esseri che ne rappresentano la differenziazione. Ovvio che Brahma si differenzia, o smembra come nel mito, nei vari Dei o intelligenze, simbolizzati dagli astri del firmamento o mondo intelligibile.
Nel cielo inferiore iniziano a vivere gli spiriti ad esso collegati simbolizzati da uccelli. Del resto viene usato proprio questa immagine sul regno di Dio che é come un albero tra le cui fronde volano uccelli. Ed é detto chiaramente riferirsi agli angeli. I mostri marini e i pesci, insomma gli animali che abitano gli abissi. Gli abissi degli inferi e perciò i demoni. Poi gli animali e e l'uomo ovvero gli spiriti della natura e l'uomo. Infatti più tardi gli Dei faranno sfilare vari animali di fronte agli uomini perché scelgano tra essi i compagni. Ma essi rifiutano. Si tratta di spiriti della natura coi quali manifestarsi sulla terra. Secondo il Talmud fu formata allora Lilith, o Lilitu, demone-vampiro dei miti babilonesi, un succubo simile ai pichaca indù, che si ribellò, fuggì da Adamo e si unì ai demoni generando i lilim. Essa é la luna nuova e la sterilità laddove Eva, madre dei viventi, é la luna piena o fecondità.
Secondo l'astrologia la Luna "vampirizza" le energie dei viventi. "A immagine e somiglianza" indica l'immagine o archetipo iperuranico Anthropos, la luce del primo giorno o Adamo-luce, e la somiglianza é la sua ombra delle potenze. Dunque ha in sé il sé o la personalità inferiore. Terminato il senario con la manifestazione dello Shabbat o settimo giorno, il sabato, il riposo cosmico, inizia un'altro testo che tratta esclusivamente dell'antropogenesi. Dunque la Genesi é una specie di antologia di testi cuciti insieme.
Il sonno in cui fu sprofondato Adamo dagli Déi indica l'atto delle potenze titaniche di imprigionare le intelligenze nelle anime. Fu in questo sonno, che rappresenta l'inconsapevolezza spirituale, avidya e maya, del velo dell'ego ordinario, la causa dell'io sono, l'egotismo, il mentale, che i sessi furono distinti.
Il Talmud nega che si debba davvero accettare la traduzione circa Eva come forgiata da una costola resa ad Adamo. Ci parla invece di una condizione ermafroditica primigenia in Adamo e di una distinzione dei sessi avvenuta in seguito. E' chiaro che le intelligenze non avevano sesso perché trascendevano le limitazioni individuali già presenti nel mentale. L'ego mentale é già sessuato. Non vi é infatti identità sessuale solo fisicamente ma anche psicologicamente. Il male che entrò nell'uomo e portò la morte non é affatto una colpa, un atto particolare. Si intende il male in sé e non un atto malvagio. Come può entrare nella natura umana il male se non con l'aquisizione delle passioni? Se non c'era male né morte gli uomini dovevano essere spirituali e non possedere un corpo.
Dunque il diavolo e i suoi spiriti rivestirono gli spiriti umani dell'Ab o istinto. Sono i dottori della chiesa che definiscono la foeditas o sozzura o macchia del peccato come il groviglio delle passioni di cui la concupiscenza, ovvero la libidine, é l'espressione più intensa. Essa é potenziale come energia che si manifesta diffusamente nel corpo e diviene attuale come forza estricantesi nell'orgasmo. Solo che l'atto della procreazione sarebbe avvvenuto senza libidine, senza eccitazione. La stessa erezione sarebbe stata posta in atto senza la schiavitù della sensibilità, ormai il corpo contrapposto dal peccato allo spirito secondo S.Paolo, ma sotto l'impero stesso della volontà. Dovendo conciliare il mito veterotestamentario con l'interpretazione cattolica rispondente alla concezione del corpo creato perfetto ed eterno questo era inevitabile.
E' chiaro che non potevano essere immortali fisicamente. Solo ciò che trascende il tempo é immortale. Erano nudi ma non ne erano coscienti, erano ciechi. La nudità indica l'assenza di corpo in uno spirito puro. Pensate alle anime dei morti nella Divina commedia. Sono rappresentate da uomini nudi. Senza il rivestimento del corpo l'anima é nuda. I primi uomini non lo vedevano perché non avevano il desiderio di vita ovvero l'istinto summenzionato. Solo dopo che il male o istinto entrò in loro videro la loro nudità, ovvero desiderarono la vita corporea, e si coprirono con mezzi di fortuna ovvero una cintura di foglie di fico, in altre parole un corpo eterico. Infine gli Déi formarono delle tuniche di pelle, il corpo come lo conosciamo. Come viene spregiata la "conoscenza" nel mito dell'albero del paradiso, così pure la magia vien spregiata proprio perché "la scienza é follia".
Si parla della mistica terra di Eden. Secondo il mito Parsi la prima coppia sarebbe nata dall'Albero della vita. Poi il dio malvagio li avrebbe sedotti all'orgoglio e alla ribellione contro Ahura Mazda. Si parla di quattro fiumi: Tigri ed Eufrate che scorrono nella terra di Assur ovvero degli assiri, la Mesopotamia, Pison che scorre nel paese di Avila, che alcuni identificano nell'Arabia, e Ghicon che scorre in Etiopia. Risulta che vi fossero per gli antichi tre terre chiamate "Etiopia" e che una di esse fosse l'India. Infatti vi é un riferimento ad una razza dalla pelle scura in questo. Vi fu un'età all'inizio del nostro pianeta in cui la nazione primordiale viveva nella felicità e nella perfezione assolute. Da essa sarebbero sorte tutte le razze e le nazioni. Secondo le tradizioni induiste e buddhiste l'Agartha, il centro e culla dell'umanità si situa in India.
L'età dell'oro é l'impero dell'Eden. L'albero della conoscenza rappresenta i misteri che i primi uomini profanarono e perciò vennero cacciati da Eden. "C'erano i giganti sulla terra a quel tempo quando i figli di Dio si unirono alle figlie dell'uomo e generarono gli eroi famosi". Il passo della Genesi sui giganti, i figli di Dio, gli eroi e quant'altro é stato spesso distorto da interpretazioni di comodo. E'chiaro che questo passo non può che usare note, universali e antichissime tradizioni preesistenti all'ebraismo Una sorta di citazione assai sintetica, succinta, allusiva, vaga dei miti pagani dell'età dell'oro. Il riferimento al monte Hermon su cui sarebbero discesi" gli angeli veglianti contenuto nel Libro di Enoch é un parallelo all'Olimpo. Naturalmente gli Déi si manifestarono nella terra che allora, prima dello spostamento dei poli, rappresentava il Polo Nord, una calotta simile ad un gigantesco monte, appunto. E' il riflesso terreno del cielo. C'é un Olimpo celeste e un Olimpo terrestre. Anche l'Eden é simbolicamente un monte, é un parallelo dell'Olimpo.
Bnei elohim non vuol dire affatto figli di Dio perché "elohim" é plurale e vuol dire Déi e non Dio. Gli ebrei per riferirsi all'uomo usavano l'espressione "figlio dell'uomo". Infatti la razza umana é la discenza umana. Dunque "figli degli Déi" vuol dire Déi.
Gli eroi famosi nati dal connubio tra le figlie dell'uomo e i figli degli Déi, ovvero tra donne mortali e Déi, non potevano essere che semidei detti dagli antichi, appunto, eroi. I giganti non sono detti per nulla essere figli degli Déi. Solo gli eroi, loro re come gli stessi Déi prima di loro, erano figli degli Déi. Se l'umanità era costituita da una razza di giganti é chiaro che le figlie dell'uomo erano delle gigantesse.
Anche il riferimento alla razza dei giganti é universale presso gli antichi. Ne parlano i miti greci, norreni, ecc. Che poi gli alieni c'entrino qualcosa non é assolutamente ammissibile visto che gli Dei non erano extraterrestri per gli antichi. Il fatto di discendere sulla terra indica che si incarnarono e non che atterrarono con astronavi ! Le scienze poi cui si fa riferimento sono le scienze occulte e non certo una superscienza tecnologica. Si tratta di un'interpretazione assolutamente arbitraria. Infine nel Libro di Enoch si dice che essi vennero a portare le scienze e le arti agli uomini. Ed é chiaramente un'altra prova del riferimento all'età aurea.
Erano detti "veglianti" o "guardiani" nel senso di numi tutelari dell'umanità. Vi é poi un riferimento agli Oannes o Dagon, ad una razza di tritoni discesa su piatti d'oro. Infatti per portare la conoscenza secondo i miti mesopotamici furono inviati gli uomini anfibi o uomini-pesce. La stessa tradizione presso i dogon del Mali. E' chiaro che l'acqua é un elemento simbolico e si deve intendere esseri acquatici nel senso in cui l'acqua simbolizza la conoscenza. Quanto ai "piatti d'oro" non sono certamente dischi volanti ma il veicolo sottile degli dei, un'anima psichica od eterica. Lo stesso vale per i vari carri degli dei, vimanas e simili.
Ea era il Dio della conoscenza ed era legato all'acqua. Il mito del diluvio ricorre in ogni tradizione del mondo come la tradizione sullo spostamento dell'asse. Manu, Xisutro, Deucalione sono solo alcuni nomi dei vari Noé delle diverse tradizioni. In ognuna Dio o gli Déi incaricano qualcuno di salvare i superstiti. Alla fine di ogni Manvantara avviene una distruzione alternativamente di acqua o fuoco. Non ha nulla a che fare con Atlantide. Si trattò in questo caso di un terremoto localizzato mentre il diluvio fu un'inondazione generalizzata. Il diluvio biblico, essendo posto in relazione alla corruzione dei giganti, che succedette alla loro epoca, deve riferirsi a quello che pose termine all'età aurea.
Alcuni tentarono, guidati da Nimrod, di "scalare il cielo". Questo assalto al cielo rappresenta evidentemente un tentativo di impossessarsi dei misteri e di profanarli, di usarli in modo deviato. Gli "angeli", preso atto dell'incipienza dell'età del ferro, discesero (s'incarnarono o piuttosto si manifestarono) e confusero le lingue perché i misteri non venissero profanati. Vi era infatti una lingua universale primordiale prima di questo evento. Attraverso la lingua universale era possibile accedere ai misteri il cui linguaggio mitico-allegorico, ovvero esoterico, era proprio quello di questa lingua primitiva. Dalla lingua universale derivarono infinite lingue particolari e diversissime tra loro perché ogni Dio divenne re di una diversa nazione e insegnò una diversa lingua.
Fu con l'inizio dell'età del ferro infatti che si cominciarono a nascondere le dottrine e i riti iniziatici. La lingua universale più che sparire divenne segreta. La corruzione età nera sarebbe stata ancora meglio rappresentata dai fatti accaduti a Sodoma e Gomorra che "Elohim", gli Déi, punirono per i loro vizi. La "torre di Babele" (o piuttosto della città di Babilonia, é un riferimento agli ziqurrat. Secondo le tradizioni mesopotamiche gli Déi discendevano coi loro carri volanti sulla sommità di esse. Erano "case del Dio". Marduk si univa alle donne umane nel tempio edificato sulla sommità. Tutto questo lavorìo più o meno bizzarro per velare il fatto che erano centri iniziatici e per questo costituivano simbolicamente una "scala del cielo". Quello alle "donne umane" era solo un riferimento al sé inferiore che riceveva il Sé superiore, alle sacerdotesse-oracoli o alla razza di semidei aurei.
di Alessandro Bardi

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