Dal mio punto di vista è una disciplina innata, come il contatto con la natura e le forze che possediamo; fa parte di ogni uomo, basterebbe solo risvegliare i nostri sensi. La natura e le sue energie sono una sola cosa con le energie che ci danno vita; è l’energia cosmica che tutto comprende, noi dobbiamo e abbiamo solo e sempre cercato di comprendere ciò che è sempre esistito. Il creato è suddiviso da vari elementi animati e non, ognuno con la propria funzione, e tutto fa parte di un’unica sola meravigliosa e straordinaria cosa: la vita. Le nostre energie e il nostro sapere sono in continua evoluzione, in ogni istante si apprende qualcosa di nuovo, anche a livello inconscio, e le nostre forze si scambiano reciprocamente con quelle delle cose e persone che ci stanno intorno e con la natura circostante facendoci diventare un tutt’uno. IL CALENDARIO DEGLI SCIAMANI CELTICI (calendario lunare) E LE PRINCIPALI FESTIVITÀ Gli sciamani celtici vedevano il tempo in modo circolare, come un anello o un cerchio, e non lineare come lo vediamo noi. Esso veniva scandito dal ritorno delle stesse posizioni dei vari oggetti celesti. La Luna con il suo comparire e scomparire, con il suo lato chiaro e quello scuro, dava l’idea della morte e del ritorno dalle tenebre. Si dice che i Celti davano proprio alla Luna, e non al Sole, il compito di scandire il tempo e di prefissare l’inizio delle giornate, dei mesi e dell’anno (calendario lunare). La lunazione però iniziava 6 giorni dopo il novilunio, quando quindi la Luna iniziava ad essere visibile e non più nascosta e misteriosa.
Lo sciamanesimo è una delle discipline che portano al sapere, la più antica mai scoperta; da essa prendono spunto quasi tutte le religioni e gli antichi riti presenti su tutto il globo. Tracce dello sciamanesimo si trovano fino a 50.000 anni fa, grazie al ritrovamento di alcune pitture rupestri rappresentanti maestri sciamani, riconosciuti dal bastone con la testa di serpente, e da pochi manoscritti.
La testimonianza più vera comunque, rimane sempre quella tramandata da generazione in generazione, perché gli sciamani difficilmente scrivono ciò che sanno e che apprendono nelle loro “visioni”, dato che scrivendo vengono meno alcuni lati, alcune interpretazioni, alcune sfumature che l’apprendere con lo spirito invece esalta. Per essere più chiara, è come disegnare un oggetto, per quanto bravo potrà essere l’artista, sul foglio avrà sempre due dimensioni, e la luce rimarrà sempre solo dalla parte in cui il disegnatore l’ha preferita, mentre gli sciamani vedono le molteplici verità delle cose, ed alcuni concetti non possono essere scritti e, mostrandoli con lo stesso criterio in cui sono stati mostrati loro, ne rispettano il concetto stesso e la vera essenza.
Il termine “sciamano” significa stregone o viaggiatore. Nella lingua Pali viene indicato con questo termine colui che è in grado di guarire il corpo e lo spirito per mezzo dei suoi poteri di comunicazione con le forze della Natura e dei disincarnati. Questo deriva dal fatto che, grazie a questa disciplina, i maestri sciamani riescono a “viaggiare” nella “realtà non ordinaria” o “mondo ultraterreno”, per cercare le risposte e la guarigione per sé e per i loro cari, ma anche per la madre Terra, direttamente dalle entità che incontrano sul loro cammino.
I Tungusi usano il termine “saman” per indicare il difensore magico della comunità in contatto con il mondo invisibile, colui che conosce la memoria delle antiche tradizioni e dei primordiali riti dei Popoli della Natura. I Celti hanno anche una versione femminile del termine: “sciamenka”. Nel loro “viaggio” spirituale, gli sciamani sono a stretto contatto con entità, divinità e animali totem o animali guida che li aiutano a ritornare nella “realtà ordinaria” o “terrena”, ricchi di nuovo sapere, per loro o da divulgare al mondo per una vita migliore, ma anche risposte alle più semplici domande che ogni giorno ci poniamo.
Gli sciamani più esperti ad esempio possono cercare nei loro viaggi “lo spirito” delle piante, ovvero la loro energia, e potranno apprendere direttamente da loro come meglio debbano essere usate per trarne beneficio e le loro proprietà curative, sia per il corpo che per la mente, così anche per i minerali e tutti gli elementi che ci dona la madre Terra e che di essa fanno parte.
Ogni persona può essere uno sciamano, a prescindere dalla propria religione, e non bisogna essere iniziati con riti particolari, come nella maggior parte dei culti. L’unica cosa davvero importante è che chi vuole diventare sciamano deve farlo per il proprio bene e per il bene di chi gli sta accanto e del mondo che lo ospita, anche perché è pressoché impossibile stabilire un contatto con il mondo ultraterreno se non si è in pace, e nessuna entità benevola darà retta a chi va per chiedere vendetta o maledire, così facendo le uniche energie che verranno contattate saranno negative, come in quel momento è lo spirito di chi cerca di intercettarle e, una volta disturbate per un così ignobile scopo, non tarderanno a mostrare il loro disprezzo.
Sciamanesimo dunque non è magia o illusionismo, sciamanesimo non è religione, lo sciamanesimo è l’arte di trarre la risposta ad ogni domanda dalle energie che ci circondano, le stesse di cui noi siamo formati, non va confuso con i riti esoterici e il misticismo trascendentale. È semplicemente l’entrare in contatto con il mondo spirituale che da sempre coabita con noi, quello che va ascoltato con il cuore e non con il corpo, quello che nasconde i più profondi misteri dell’essere stesso, il vero sapere.
Gli sciamani hanno una vocazione, come avviene per alcuni religiosi. Solitamente, si inizia con il chiedersi chi siamo e cosa facciamo qui, e più nel cercare delle risposte ci si scosterà dalla realtà che la politica e la storia ci hanno imposto, più la vocazione crescerà nello spirito del nuovo sciamano. All’inizio, il nuovo sciamano si sentirà solo, diverso, e un grande senso di cambiamento invaderà la sua mente, portando con sé depressione e sbalzi d’umore. Tutto questo perché è difficile accettare che ciò che fino ad ora è stata tutta la nostra vita non ha più senso, è vuota e minuscola in confronto a ciò che pian piano si apre nella nostra mente.
Il nuovo sciamano si sentirà “illuminato”, e a lui sarà concesso vedere la realtà nelle molteplici sue forme, le entità guida gli faranno visita e queste, o il maestro spirituale (possa esso far parte sia del mondo terreno che di quello ultraterreno), gli insegneranno dapprima la gerarchia e l’importanza di ogni entità che incontrerà nei suoi viaggi, poi a ringraziare ed ad entrare in contatto con tutti gli elementi che lo circondano, in seguito gli insegneranno a curare il proprio sé, a guarire la propria anima e a viaggiare e muoversi in modo conscio nella realtà che ora gli sarà concesso conoscere.
Lui imparerà che non esiste passato, presente o futuro per lo spirito, ma solo per il corpo. Imparerà a vivere secondo le leggi della natura, con la consapevolezza che il sole scandisce il tempo e non l’orologio, il vento le stagioni e non il nostro calendario. Avrà dimestichezza con erbe e minerali, imparerà alcune discipline antiche come ad esempio la cartomanzia e la lettura delle rune, abbandonandosi al sapere delle energie e delle divinità che ormai sono un tutt’uno con la sua vita e gli aprono la porta ad ogni sua domanda.
Imparerà sopra ogni altra cosa che il rispetto e l’umiltà sono sintomo di forza interiore e di saggezza. E, in uno stadio ormai avanzato, a lui sarà concesso guarirsi e guarire gli altri e la madre Terra. Gli sciamani vivono a stretto contatto con la natura e ne rispettano le leggi. Perfettamente ambientati, sanno che il ciclo da seguire è quello del Sole, quindi si sveglieranno alle prime luci dell’alba e si addormenteranno con il buio. Mangeranno ciò che la madre Terra gli offrirà e dedicheranno la maggior parte dalla loro vita nella meditazione. Insegneranno ai novelli sciamani (possano esserlo per eredità o per vocazione) tutto il loro sapere e si lasceranno morire nella consapevolezza che il loro spirito sarà ora più libero e un tutt’uno con le energie circostanti e, nello stesso tempo, abiteranno nel mondo ultraterreno che già conoscono.
Gli sciamani moderni, o comunque chi si avvicina ora e nelle città a questa pratica, non può purtroppo vivere uno stile di vita così diverso dal solito, il lavoro e la società ci impongono certe regole. Ma con tanta concentrazione, si può ritrovare la porta che conduce alla tranquillità delle foreste anche nel proprio appartamento, io ad esempio guardo la sveglia solo quando suona al mattino, e con l’andar del tempo, ho imparato a sentire il tempo che scorre.
Per cui, diventava il tramonto invece che l’alba l’inizio del nuovo giorno e, con questa logica, l’anno lunare iniziava a novembre, dando quindi più importanza al buio che alla luce. L’anno celtico era diviso in due metà (una chiara e l’altra scura) con due festività principali, Samhain, che avveniva circa l’8 novembre, e Beltaine, che avveniva circa il 6 maggio. Questi due semestri erano a loro volta suddivisi in trimestri da altre due festività: Imbolc (primo febbraio) e Lugnasad o Lammas (primo agosto), dividendo in questo modo l’anno nelle quattro stagioni celtiche.
A queste si aggiungono altre quattro festività che cadono proprio nei giorni centrali di ogni stagione. Si nota che le principali feste celtiche si possono posizionare esattamente a metà strada tra gli equinozi e i solstizi, ovvero i giorni dell’inizio delle nostre stagioni. A questo punto l’anno potrà essere visto come una ruota a otto raggi perfettamente equidistanti l’uno dall’altro, dando vita alle 8 porte del tempo sacro, giorni particolari, unici, in cui le forze maschili del cielo sposano quelle femminili della terra e l’“aldilà” si mescola al mondo ordinario lasciando che il popolo dei disincarnati (divinità, entità e morti) possa comunicare con gli uomini e svelare il loro sapere.
Samhain: (8 novembre, successivamente anticipata al primo dello stesso mese) significa riunione o raccolto. Indica la fine di un ciclo e l’inizio di un altro. I Celti spegnevano il fuoco acceso al mattino per riaccenderlo nuovamente all’alba successiva, rito che indica l’idea del giorno chiuso e poi di nuovo aperto. Qui avvenivano tutti i più importanti riti, e anche in altri culti (che abbiano origini nordiche), questo rimane il giorno dove hanno luogo molti avvenimenti magici e leggendari. In questa notte, i disincarnati, le fate, i folletti e le ninfee dei boschi che abitano nell’altra dimensione e conoscono il futuro lo svelano ai mortali e li invitano a passare con loro un anno intero sulla bellissima collina Sidhe, ma trovarne l’entrata era molto difficoltoso, bisognava percorrere il perimetro della collina stessa per nove volte, completamente in silenzio a partire dal tramonto. I Druidi banchettavano con l’“aldilà” offrendo loro cibo e consumando insieme agli spiriti vino birra ed idromele bevute dai teschi dei loro morti. I festeggiamenti potevano durare da pochi giorni fino ad un massimo di sei settimane. In questo periodo di festeggiamenti erano soliti fare sacrifici, chiedendo prosperità al panciuto dio Dagda e alla sua sposa Morrigan.
Imbolc: (primo febbraio) significa latte di pecora. Questo giorno è dedicato alla dea della medicina, Brigit. Si festeggia la primavera che vince l’inverno, la luce che ogni giorno di più ruba tempo al buio.
Beltaine: (6 maggio, successivamente anticipata al primo dello stesso mese) giornata dedicata al dio del fuoco e della luce Belenos. Per lui si accendeva al centro di una griglia composta da nove riquadri (simbolo della completezza), i fuochi rituali, che erano necessariamente in sette legni diversi (chiamati fuochi della necessità). Ci si scambiava doni, fra cui la ghirlanda infilata sul paletto, ad indicare l’atto sessuale, e si consumava carne di maiale, anche questo simbolo della fertilità. Chi voleva poteva esprimere un desiderio e, perché si realizzasse entro l’estate, doveva immergere la mano destra in acqua di fonte, con questa si segnavano la fronte con il pollice e l’indice, e poi passavano velocemente la mano sul fuoco.
Lugnasad o Lamas: (primo agosto) significa assemblea del dio Lug che era il dispensatore di luce e saggezza. Questo era un giorno di tregua militare, il giorno migliore per il raccolto, giornata ricca di danze e canti, giorno ideale per la celebrazione delle nozze.
Arianrhod
Fonte:
Immagine in alto: Russian postcard based on a photo taken in 1908 by S. I. Borisov, showing a woman shaman likely of the Turkic Khakas ethnicity. - Wikipedia
Vedi: 
Ebook-Il segreto del Contatto Alieno
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.
LO SCIAMANESIMO
Il fenomeno delle NDE: dalla speculazione filosofico-religiosa alle ipotesi della scienza

Il nostro Amico Astro Calisi ci propone questo suo nuovo articolo su un argomento che incuriosisce sicuramente molti di noi, lo ringraziamo affettuosamente e Vi lasciamo a questa interessante lettura.
Il fenomeno delle esperienze di premorte (EPM, come vennero inizialmente chiamate da Raymond Moody (1), o NDE (Near Death Experiences, nella terminologia oggi quasi universalmente adottata) si è imposto negli ultimi decenni all’attenzione generale, e in particolare a quella di medici e psicologi. Si tratta di un insieme di esperienze molto particolari che si verificano solitamente in corrispondenza di gravi traumi o malattie. E’ bene precisare che tali aspetti, sia pure caratteristici del fenomeno delle NDE, non sono quasi mai tutti presenti contemporaneamente nell’esperienza di una singola persona, rappresentando piuttosto gli elementi più comuni che riscontrati nei resoconti relativi al fenomeno stesso. Un tempo il fenomeno delle NDE era piuttosto raro, non se ne trovava traccia nella letteratura medica, e i pochi pazienti che osavano accennare alla loro esperienza, erano spesso considerati affetti da turbe psichiche e inviati alle cure di un psichiatra (2). Oggi, con il perfezionarsi delle tecniche di rianimazione, il numero dei pazienti in condizioni critiche che vengono riportati in vita si è enormemente accresciuto. Ciò ha permesso di raccogliere una notevole mole di dati sul fenomeno, contribuendo a diffonderne la conoscenza, anche tra il vasto pubblico, modificando di conseguenza anche l’atteggiamento nei suoi confronti. Oggi non si mette più in dubbio l’esistenza delle NDE, né le si considera una forma di patologia; in discussione è piuttosto l’interpretazione da dare a esse. A tal proposito, le posizioni attuali possono essere ricondotte a due grandi categorie, che chiamerò interpretazione materialista e interpretazione spiritualista. tratto da: Altro Giornale
I diversi studi, più o meno sistematici, finora condotti, hanno evidenziato alcuni aspetti ricorrenti in tali esperienze, quali l’impressione di separarsi dal proprio corpo, trovandosi spesso a osservarlo da una prospettiva diversa rispetto alla posizione effettivamente occupata dal corpo stesso; attraversare rapidamente una specie di tunnel o una zona buia, fino a giungere in un luogo pieno di luce; incontrare parenti e amici defunti, anch’essi immersi nella luce; trovarsi davanti a un Essere particolarmente luminoso, dal quale emana un intenso sentimento di amore e di comprensione; passare rapidamente in rassegna, come in un film, le azioni compiute durante la propria vita, avvertendo immediatamente gli effetti che esse hanno avuto sugli altri; infine sentirsi richiamato prepotentemente all’indietro e risvegliarsi nel mondo ordinario.
L’interpretazione materialistica è la tipica posizione della scienza ufficiale, in particolar modo della medicina e della neurologia, per le quali le NDE non sarebbero altro che fenomeni di natura allucinatoria, provocati dal particolare stato di sofferenza in cui vengono a trovarsi le cellule cerebrali a causa di una carenza di ossigeno e di sostanze nutritive. Secondo questa concezione, le esperienze riferite dai soggetti sarebbero simili a quelle che si verificano sotto l’effetto di certe droghe o sollecitando particolari zone della corteccia cerebrale con deboli correnti elettriche: quindi non ci sarebbe in esse nulla di veramente particolare.
Secondo l’interpretazione spiritualista, invece, le NDE costituirebbero una prova dell’esistenza di una parte immateriale dell’uomo, che sopravvive alla morte del corpo fisico. In tale prospettiva, le NDE andrebbero considerate come una sorta di sbirciatina nel mondo dell’aldilà: la luce intensa (vista come una emanazione divina) e il rivivere in rapida successione i vari episodi della propria vita (che ricorda molto da vicino il “giudizio finale” che attenderebbe ogni persona al suo ingresso nell’aldilà), sarebbero altrettanti indicatori della validità di questa interpretazione. A sostegno della loro tesi, gli spiritualisti portano anche altri argomenti di maggiore consistenza scientifica. In particolare:
a) Le NDE avvengono per lo più in condizioni di arresto cardiaco e di assenza di attività cerebrale (EEG piatto), in corrispondenza delle quali ci si aspetterebbe un totale offuscamento delle facoltà coscienti.
b) Le NDE sono estremamente vivide e coinvolgenti, nonché ricche di particolari; i ricordi si fissano stabilmente nella memoria del soggetto, che si dimostra in grado di fare descrizioni accuratissime dell’esperienza vissuta, anche a distanza di anni. Ciò è esattamente il contrario di quanto si verifica sotto l’effetto di droghe o in seguito ad altri tipi di stimolazione.
c) Le NDE provocano dei cambiamenti profondi e duraturi negli atteggiamenti e nelle convinzioni del soggetto, soprattutto nel suo modo di porsi nei confronti dell’esistenza e nei suoi rapporti con gli altri.
Questi argomenti, per quanto non privi di una certa rilevanza, non possono comunque essere considerati prove decisive sulla non riconducibilità delle NDE agli ordinari fenomeni neurofisiologici. Ad esempio, all’osservazione che le NDE si verificano solitamente in condizioni di assenza di attività elettrica del cervello, è possibile replicare che non si può escludere del tutto l’esistenza di processi nervosi residui, di entità così debole da sfuggire alla rilevazione delle apparecchiature attualmente disponibili. Allo stesso modo, l’intensità dell’esperienza e gli effetti prodotti sulle persone, benché insoliti per fenomeni di natura allucinatoria, non sono sufficienti per giustificare la conclusione che le NDE riguardano entità e mondi che non appartengono alla realtà fisica ordinaria.
In linea generale, si può dire che l’interpretazione spiritualista del fenomeno delle NDE tragga ispirazione dalla tradizione religiosa cristiana, limitandosi poi a presentare i resoconti dei soggetti coinvolti come prove della validità di tale interpretazione. Si tratta di una concezione molto debole sotto il profilo scientifico, poiché il richiamarsi a un mondo soprannaturale o all’esistenza di entità spirituali è precisamente l’aspetto che più contrasta con il naturalismo scientifico, fondato sul deciso rifiuto di ogni forma di dualismo.
I sostenitori dell’interpretazione materialista, d’altro canto, proponendo spiegazioni delle NDE compatibili con la visione scientifica del mondo, non si spingono mai a specificare con chiarezza i fatti, o le circostanze, che qualora verificati, dimostrerebbero l’insostenibilità delle spiegazioni da loro avanzate. In tal modo, le loro argomentazioni tradiscono il loro carattere “filosofico”, quanto mai lontano dai metodi rigorosi della scienza.
Il dibattito sulle NDE, talvolta anche acceso, rischia così di essere sterile e inconcludente, riducendosi, nella maggioranza dei casi, a un dialogo tra sordi. La verità è che gli argomenti con cui si cerca di difendere le rispettive posizioni non sono, quasi di regola, quelli che hanno portato ad assumere quelle posizioni, ma costituiscono spesso costruzioni a posteriori con le quali si cerca di giustificare convinzioni che hanno motivazioni profonde e a cui molto difficilmente si sarebbe disposti a rinunciare.
Per quanto mi riguarda, sono portato a ritenere che le tesi materialistiche tradizionali siano largamente insufficienti per render conto di tutti i dati di cui oggi disponiamo. Infatti, se è vero che in alcuni casi le spiegazioni neuroscientifiche possono essere considerate soddisfacenti in quanto capaci di mostrare analogie con quanto riscontrato in particolari situazioni cliniche o sperimentali, è vero anche che nessuna di queste spiegazioni è compatibile con tutti i fenomeni rilevati nelle NDE.
Credo che siano maturi i tempi per dirimere una volta per tutte la questione, dimostrando in modo inequivocabile l’insostenibilità dell’interpretazione materialista, almeno nei termini con cui questa viene attualmente sostenuta nell’ambito della medicina e delle neuroscienze. Affinché ciò avvenga, è necessario abbandonare l’ambito del puro confronto verbale, basato sulla forza dell’argomentazione razionale, per cercare una solida base empirica dei fenomeni, capace di porsi come arbitro imparziale tra le due posizioni oggi contrapposte.
La quasi totalità di coloro che si occupano del fenomeno delle NDE sembra coltivare la convinzione che una simile base non esista, dal momento che gli unici dati a cui possiamo attingere sono quelli che derivano dai resoconti degli individui direttamente coinvolti nell’esperienza, dati che rimandano ai vissuti interiori e quindi inevitabilmente soggettivi. I sostenitori dell’ipotesi materialista hanno giocato molto su questa presunta inadeguatezza, che sembra contravvenire a uno dei principali requisiti metodologici della scienza, ossia la prescrizione di oggettività. La prescrizione di oggettività stabilisce che solo i fenomeni rilevabili da più osservatori con metodi rigorosi hanno importanza per l’indagine scientifica. Tuttavia, quando si ha a che fare con fenomeni che si riferiscono alla mente, e in particolare all’esperienza cosciente, tale prescrizione appare un puro non senso: come si può pretendere di studiare la coscienza, luogo dei contenuti soggettivi, con metodi oggettivi?
Del resto, molti neuroscienziati sono pervenuti a scoperte di straordinaria importanza proprio grazie alla loro decisione di non prendere troppo sul serio la prescrizione di oggettività, ponendo a confronto dati relativi a specifici vissuti soggettivi, così come riferiti dagli individui coinvolti nelle situazioni sperimentali, e dati oggettivi sull’attivazione di particolari aree cerebrali, rilevati da opportuni strumenti. Voglio qui ricordare solo alcuni tra i ricercatori più famosi, come James Olds, che scoprì il legame tra la sensazione di piacere provata da un soggetto e l’attivazione di specifiche aree cerebrali; Benjamin Libet, famoso per aver scoperto il rapporto esistente tra i nostri atti volontari e la comparsa di segnali elettrici in determinate zone del cervello; Wilder Penfield, noto soprattutto per la sua scoperta della possibilità di riportare alla coscienza ricordi tramite la stimolazione di aree cerebrali ben definite; Michael Persinger, autore di importanti ricerche sulla stimolazione magnetica dei lobi cerebrali in relazione alla comparsa di visioni allucinatorie o stati mistici. (3)
E’ possibile immaginare, per il fenomeno delle NDE, delle metodologie di indagine simili, dotate di autentica valenza empirica? Finora i sostenitori dell’ipotesi spiritualista hanno concentrato la loro attenzione sui vissuti soggettivi delle NDE, senza curarsi eccessivamente di eventuali aspetti o implicazioni oggettive, anzi, dando per scontata l’inesistenza di simili aspetti e implicazioni. Abbiamo così assistito a una ricerca quasi spasmodica di casi sempre più insoliti e stupefacenti, come se la forza degli argomenti prodotti fosse proporzionale alla spettacolarità dei resoconti riportati. E’ venuto il momento di spostare l’indagine dagli aspetti soggettivi delle NDE, cioè dalle esperienze vissute dai soggetti, per quanto intense e coinvolgenti possano essere, ai loro contenuti, vale a dire agli oggetti e ai fenomeni a cui esse fanno riferimento, nel presupposto che almeno qualcuno di questi abbia delle corrispondenze, verificabili empiricamente, con aspetti della realtà esterna al soggetto.
Molti soggetti che hanno sperimentato una NDE raccontano di essersi trovati a osservare il proprio corpo da una prospettiva decentrata rispetto alla posizione effettiva in cui questo si trovava. Essi si mostrano in grado di descrivere con abbondanza di particolari tutto ciò che accadeva intorno a loro: le persone presenti nella stanza, i tentativi frenetici dei medici e degli infermieri di rianimarli, le frasi dette, ecc. In alcuni casi, il paziente riferisce addirittura di essersi spostato in ambienti vicini, anche qui riportando dettagliatamente osservazioni su oggetti e persone...
La spiegazione della medicina ufficiale è ovviamente che si tratta di mere allucinazioni, costruite a partire dai contenuti della memoria del soggetto, e per questo abbastanza verosimili da essere scambiate per fenomeni reali. Supponiamo tuttavia che, almeno in qualche caso, tali forme di percezione non siano del tutto illusorie. Dovremmo, di conseguenza, aspettarci che i fatti narrati dal soggetto contengano informazioni di cui egli non era in possesso fino al momento di vivere l’esperienza della NDE. Quindi, se lo spostamento della prospettiva di osservazione non è di natura allucinatoria, il soggetto dovrebbe essere capace di riferire su oggetti ed eventi che non erano accessibili dalla specifica posizione occupata dal suo corpo.
Questa precisazione è essenziale per la dimostrazione della realtà delle percezioni che si hanno durante una NDE, ma soprattutto è essenziale per stabilire che si tratta di percezioni non riconducibili alle facoltà ordinarie. Infatti, ascoltando le descrizioni, anche accurate, che un soggetto fa circa ciò che avveniva intorno a lui, qualcuno potrebbe osservare che non si può escludere che questi conservasse un certo grado di coscienza residua tale da permettergli di ascoltare i discorsi fatti e, anche, di vedere confusamente attraverso le palpebre, forse non completamente chiuse. Ponendo la condizione dell’inaccessibilità delle informazioni rispetto alla posizione del corpo, ossia l’impossibilità di attingere ad esse anche se il soggetto si fosse trovato nel pieno possesso delle sue facoltà, si esclude che la fonte di certi particolari riferiti possa essere quella della percezione normale.
Supponiamo che un soggetto racconti, come spesso avviene, di essersi trovato ad osservare il proprio corpo dall’alto e successivamente di essersi spostato in una stanza accanto. Se non si tratta di una semplice allucinazione, egli dovrebbe essere in grado di descrivere ciò che gli si presentava da questa nuova prospettiva: un oggetto collocato sulla sommità di un armadio, non visibile dal letto in cui era adagiato il suo corpo; ma anche gli oggetti e le persone che si trovavano nella stanza attigua, come pure eventi e circostanze, discorsi fatti, e altri particolari a cui egli non poteva aver accesso attraverso i normali canali percettivi. Confrontando successivamente il suo racconto con quanto effettivamente accaduto (magari registrato da apposite telecamere), si potrebbe verificare la correttezza delle sue osservazioni.
E’ sorprendente quanto questo aspetto delle NDE e le relative implicazioni per un corretto inquadramento del fenomeno siano stati sottovalutati fino ad oggi. Eppure lo stesso Moody, fin dalla pubblicazione della sua prima opera sull’argomento, ne aveva in qualche modo colto l’importanza ai fini della produzione di prove a favore della non illusorietà delle esperienze (4). Salvo liquidare subito dopo il tutto come poco attendibile, perché nella maggioranza dei casi, i “fatti” avrebbero come testimoni soltanto il morente o pochi amici e parenti (5). Per questo motivo, egli preferisce soffermarsi diffusamente sulla descrizione delle conseguenze, cioè dei cambiamenti profondi negli atteggiamenti e negli orientamenti di valore che si verificano nel soggetto in seguito a una NDE. (6)
Tale convinzione non sembra aver subito mutamenti sostanziali nel corso del tempo. Tant’è vero che la ritroviamo, all’incirca negli stessi termini, nella recente opera, La luce e la rinascita, di Fulvia Cariglia (7). In questo libro, l’autrice, partendo dalla considerazione che nelle NDE è quasi impossibile ottenere riscontri oggettivi, ritiene che l’unico modo per produrre prove significative sia quello di concentrarsi sulle ricadute personali del fenomeno, piuttosto che sul suo verificarsi. Il dopo delle NDE, ovvero i suoi effetti visibili sulle persone, rappresenterebbero infatti «l’unico reperto tangibile del fenomeno» (8). Per questo, la Cariglia dedica buona parte della sua opera alla descrizione accurata dei cambiamenti positivi che l’esperienza di una NDE provoca nella maggioranza dei soggetti, quali la scomparsa della paura della morte, una maggior attenzione verso gli altri, un’accresciuta stabilità psicologica e, in qualche caso, persino lo sviluppo di doti artistiche.
Si tratta di un aspetto indubbiamente importante, che la maniera rigorosa e distaccata con cui l’autrice ne illustra le singole componenti, rende particolarmente interessante. Tuttavia, esso non può essere considerato un argomento scientificamente decisivo per la confutazione della tesi materialista tradizionale. Non abbiamo infatti alcuna certezza che una allucinazione particolarmente vivida e coinvolgente, non possa produrre delle modificazioni, anche durevoli, negli atteggiamenti e nei comportamenti di una persona.
Già oggi disponiamo di un certo numero di resoconti che indicano notevoli corrispondenze tra i contenuti delle esperienze dei soggetti che hanno sperimentato una NDE ed oggetti o eventi del mondo reale posti al di fuori della percezione dei soggetti stessi. Purtroppo, nella quasi totalità dei casi si tratta di riscontri effettuati da una sola persona e, per questo, del tutto inadeguati per costituire una base empirica affidabile. Bisogna sgomberare il campo da qualsiasi possibilità che chi propone casi significativi di questo tipo, abbia inventato di sana pianta certe corrispondenze o vi abbia aggiunto, anche involontariamente, dei particolari non corrispondenti alla realtà. Occorre quindi costruire situazioni sperimentali ben controllate, in modo da escludere frodi o errori accidentali, con l’obiettivo di raccogliere un numero statisticamente significativo di resoconti di NDE in cui la relazione tra esperienze soggettive e fatti esterni sia ben individuabile e, nello stesso tempo, si possa escludere che il soggetto abbia avuto accesso a tali fatti attraverso i normali canali visivi e uditivi.
E’ importante osservare che questa metodologia di indagine renderebbe prive di valore tutte le presunte spiegazioni finora avanzate in ambito materialista, poiché si rivolge a “fatti” che si collocano al di là di esse. Anche la questione se le NDE riguardino individui che sono veramente morti, e non soltanto pericolosamente vicini a tale condizione, sollevata talvolta contro l’interpretazione spiritualista, diverrebbe del tutto irrilevante. Si tratterebbe, in effetti, di un esperimento di straordinaria importanza perché i suoi risultati potrebbero dimostrare, in maniera difficilmente contestabile, che le NDE rappresentano fenomeni assolutamente straordinari, non spiegabili all’interno delle concezioni materialistiche ordinarie, oppure, al contrario, che si tratta di allucinazioni, anche se di un tipo molto particolare. Esperimenti di questo genere, nella scienza, si chiamano “cruciali”, poiché sono in genere capaci di decidere, con scarsa possibilità di appello, quale, tra due ipotesi in conflitto, sia quella da considerare falsa.
Sarebbero ovviamente da attendersi forti resistenze da parte dei sostenitori della interpretazione materialista nel caso in cui i risultati sperimentali si mostrassero in contrasto con le loro tesi. In particolare, le critiche potrebbero concentrarsi sulle metodologie adottate, mettendone in luce imprecisioni, aspetti trascurati o altri elementi di inadeguatezza. Si tratta di un comportamento più che comprensibile, del resto molto frequente nella scienza di fronte alla prospettiva di drastici mutamenti nei modelli esplicativi consolidati. Ma, alla fine, qualora l’evidenza dei fatti si rivelasse inattaccabile da qualsiasi tentativo di confutazione, la nuova concezione non potrebbe che trionfare.
Spero vivamente che le mie considerazioni spingano qualche ricercatore di buona volontà, soprattutto se impegnato in strutture ospedaliere e quindi a diretto contatto con ammalati gravi o con pazienti in rianimazione, a intraprendere una sperimentazioni con le caratteristiche da me delineate. Una sperimentazione di questo genere, se vuole essere rigorosa, non può venir condotta in segreto, nel chiuso di un laboratorio, ma richiede l’allestimento di condizioni adeguate, e soprattutto la collaborazione di altre persone. Essa espone inevitabilmente il suo realizzatore a critiche, opposizioni di ogni genere, se non addirittura alla derisione e all’ostracismo. E’ molto probabile che, almeno parte di queste resistenze possano essere attenuate, indipendentemente dalle proprie intime convinzioni, presentando la ricerca come finalizzata a spazzar via definitivamente ogni ipotesi spiritualista, ossia come un tentativo di dimostrare che le NDE sono fenomeni di natura illusoria e, in quanto tali, non in grado di consentire l’acquisizione di altre informazioni sull’ambiente rispetto a quelle già in possesso del soggetto.
Avviandomi alla conclusione, non posso fare a meno di accennare brevemente al significato da attribuire alla eventuale conferma dell’esistenza di percezioni non riconducibili agli ordinari organi percettivi. Personalmente non credo che simile scoperta dovrebbe necessariamente essere interpretata come una prova incontestabile dell’esistenza di un mondo soprannaturale e di una parte spirituale dell’uomo in grado di accedere a questo. Assai più modestamente, ritengo che essa andrebbe considerata per quel che è, e cioè una confutazione della tesi materialista tradizionale secondo la quale la nostra mente non sarebbe altro che una emanazione dell’attività nervosa del cervello, sintetizzabile nello scambio di segnali di natura elettro-chimica tra neuroni sia pur all’interno di un’organizzazione estremamente complessa. Si tratterebbe comunque di un risultato di straordinaria rilevanza scientifica, dalle implicazioni di così vasta portata da sfuggire a ogni nostra attuale immaginazione. Non saremmo ancora alla comprensione del fenomeno “mente”, ma, certo, ci troveremmo davanti a una svolta radicale che aprirebbe scenari finora impensati, rendendo possibile (e lecito) avanzare nuove ipotesi rivoluzionarie e percorrere strade del tutto inedite per la sperimentazione.
di Astro Calisi
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NOTE
(1) Raymond Moody, La vita oltre la vita, Mondadori, Milano, 1977
(2) Raymond Moody, La luce oltre la vita, Mondadori, Milano, 1989, pagg. 103-5.
(3) (James Olds e P. Milner, “Positive Reinforcement Produced by Electrical Stimulation of Septal Area and Other Regions of Rat Brain”, in J. Comp. Physiol. Psychol., 1954, 47, pagg. 419-27; Benjamin Libet, Mind time. Il fattore temporale nella coscienza, Raffaello Cortina, Milano, 2007; W. Penfield e T Rasmussen, The Central Cortex of Man. A Clinical Study of Localizzation of Functions, MacMillan, New York, 1950; Michael Persinger, ELF and VLF Electromagnetic Field Effects, Hardcover, 1974 e Michael Persinger, Neurophysiological Bases of God Beliefs, Kindle Edition, 1987.
(4) Raymond Moody, La vita oltre la vita, cit., pagg. 87-9.
(5) Ibid., pag. 89.
(6) Ibid., pagg. 80-6.
(7) Fulvia Cariglia, La luce e la rinascita, Mondadori, Milano, 2009.
(8) Ibid., pag. 5.
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La visione della condivisione
Il corpo umano è composto da innumerevoli diverse cellule, quasi mai più grandi di un paio di centesimi di millimetro, ognuna con la propria individualità funzionale: secondo alcune stime esse potrebbero essere centinaia di migliaia di miliardi. Molte di esse si riproducono continuamente; ogni giorno nascono e muoiono un numero elevatissimo di cellule che spesso hanno una vita media di poche settimane.
La complessità del nostro corpo si deve alla specializzazione di tali cellule, che assumono forme e funzioni diverse nei diversi organi e apparati umani, assolvendo compiti specifici e permettendo così lo svolgimento di quella che noi chiamiamo vita.
La vita umana è quindi il risultato del lavoro di miliardi e miliardi di cellule che fanno avvenire miriadi di reazioni chimiche in ogni istante.
È ovvio che il benessere di ogni individuo e la sua stessa esistenza non possono prescindere dalla salute delle sue cellule, oltre che dal loro coordinato equilibrio complessivo. Un trauma, o un qualunque disordine nelle cellule di un organo può avere conseguenze sulla salute di tutto il corpo, cioè di tutte le cellule che lo compongono.
La straordinaria sintonia di tutte le cellule di un organismo complesso come quello umano è un effetto dell’altrettanto straordinaria unicità della loro origine: ogni cellula di un essere pluricellulare deriva, infatti, dallo zigote: quell’unica cellula progenitrice generata dalla fecondazione e dall’atto d’amore che la produce.
Globalizzazione e solidarietà
In questo inizio di secolo e di millennio la cosiddetta globalizzazione sta cambiando radicalmente gli scenari geopolitici, economici e sociali che solo pochi decenni fa sembravano destinati ad evolvere in modo lento e graduale.
Sempre più ci accorgiamo che ciò che accade in un altro emisfero può avere ripercussioni importanti anche nella nostra vita quotidiana, e sempre più appare chiaro che non può esistere un benessere solo per pochi, o per una parte di esseri umani.
Con queste premesse non sarà difficile immaginare l’insieme degli esseri umani che vivono sul pianeta come se fossero le cellule di un unico gigantesco corpo chiamato “umanità”. Come le cellule di un organismo, gli esseri umani hanno una sola, unica, origine; come le cellule anche gli esseri umani originano da un atto d’amore. E come le cellule, i singoli esseri umani (o raggruppamenti di essi) non possono illudersi di avere vantaggi durevoli dall’estremo sfruttamento egoistico dei loro simili: prima o poi l’intera umanità-organismo ne pagherebbe le conseguenze. Quando qualcosa del genere avviene nel corpo umano, di norma si chiama “tumore” quel gruppo di cellule “impazzite”, e i medici fanno di tutto per estirparlo.
Le nazioni sono come gli organi del grande organismo vivente sul nostro pianeta, ciascuna con la propria funzione; tutte le cellule e tutte le nazioni-organi devono concorrere al benessere dell’intera umanità-corpo. Lo stesso concetto di guerra fra gruppi di cellule organizzate in organi è una mostruosità biologica.
In questa metafora è più che evidente che il benessere delle singole cellule e dei singoli organi non può prescindere dal benessere dell’intero organismo. Solo alcune cellule impazzite, infatti, si riprodurrebbero senza controllo a detrimento degli altri organi, producendo tumori e, in prospettiva, morte.
Generalizzando tale visione si deduce che non può esistere alcun benessere dei singoli in un contesto di ingiustizia, prevaricazione e guerra; e nello stesso modo non possono esistere vera pace e progresso senza che sia condiviso un autentico senso di fratellanza e di uguaglianza tra gli individui e tra i popoli.
Non c’è dubbio che le singole cellule debbano operare solo per il progresso dell’intero organismo, giacché la sofferenza di una parte provoca sempre danno al tutto.
La differenza più evidente fra le cellule del corpo e gli esseri umani è la coscienza che esiste in questi ultimi, la loro libertà di agire. Per le cellule la solidarietà è una necessità biologica e fisiologica, per gli umani una scelta.
Ecco che, oggi più che mai, in un mondo sempre più globalizzato, i singoli esseri umani e tutte le nazioni della Terra sono chiamati a fare scelte importanti, scelte di saggezza, scelte di vita, scelte d’amore.
Nell’ottica di questa nuova “visione” la “divisione” appare sempre più illusoria, mentre la “con-divisione” di un unico destino comincia a farsi strada nella coscienza di ogni essere senziente e responsabile nei confronti di se stesso e di tutto il genere umano.
Curioso come ancora una volta i concetti di fratellanza, uguaglianza e libertà siano associati alla visione di progresso dell’umanità: i princìpi da condividere per uno sviluppo sostenibile, forse l’unico possibile.
Giovanni Pelosini
fonte: giovannipelosini.com
Cosmologia e onde gravitazionali
Sebbene le pertubazioni nello spaziotempo siano alquanto deboli, esistono rivelatori estremamente sensibili come il Laser Interferometer Gravitational Wave Observatory (LIGO). L'emissione di onde gravitazionali dall'Universo antico può essere indirettamente rivelata grazie alla presenza di polarizzazione nella radiazione cosmica di fondo. Tuttavia LIGO e altri rivelatori non hanno quella sensibilità tale da verificare la presenza di possibili segnali connessi con le onde gravitazionali primordiali. Il satellite Planck dell'ESA potrà fornirci nei prossimi tre o quattro anni, si spera, nuovi dati sulla radiazione polarizzata come prova dell'esistenza di onde gravitazionali emesse dall'inizio dei tempi.
da Corrado Ruscica
Le nostre conoscenze nell'ambito della cosmologia e dell'astrofisica dipenderanno dalle nostre capacità di rivelare la presenza di un particolare tipo di onda nello spazio: stiamo parlando delle onde gravitazionali primitive. Simili a delle pertubazioni, queste onde influenzano la struttura dello spaziotempo quando esse si propagano. Una volta rivelate, le onde gravitazionali potrebbero fornirci una visione senza precedenti dell'Universo più antico.
Nel secolo scorso, gli astronomi hanno potuto osservare l'Universo con nuovi metodi e strumenti sempre più sofisticati, ma fino ad oggi rimangono ancora dei misteri come ad esempio quelli sull'origine della materia scura e dell'energia scura. La risposta a questi e ad altri misteri richiede lo studio delle epoche iniziali della storia cosmica e domande su "come è nato l'Universo" stanno alla base di un progetto scientifico, chiamato ASU's Origins Project, diretto da Lawrence Krauss. Questo progetto si basa sullo studio di due possibili sorgenti di onde gravitazionali: l'inflazione, avvenuta immediatamente dopo il Big Bang, ed eventuali transizioni di fase durante le epoche primordiali. Altre possibili sorgenti possono essere collegate all'interazione di buchi neri o a due stelle massicce in orbita l'una attorno all'altra.
Articolo scientifico:
Fonte: 
MAURIZIO CAVALLO JHLOS RELATORE AL "CONGRESO INTERNACIONAL SOBRE PRESENCIA EXTRATERRESTRE" DI MADRID IL 26 - 27 GIUGNO 2010
Tutte le informazioni sul CONGRESSO INTERNAZIONALE SULLA PRESENZA EXTRATERRESTRE di Madrid (Spagna) che si terrà il 26 - 27 giugno 2010 su http://www.etcontactconference.com/it.html
fonte: NOI E GLI EXTRATERRESTRI
Nuove scoperte sul viale delle sfingi
by Aezio
Durante i lavori di restauro del Viale delle sfingi – l’antico cammino religioso che collega i complessi templari di Luxor e Karnak – gli archeologi hanno scoperto i resti di una chiesa copta e di un nilometro, una struttura utilizzata per misurare l’altezza delle piene del fiume Nilo e poter così prevedere gli andamenti dei raccolti.
Il Viale delle Sfingi di fronte al Tempio di Luxor (Jennifer Willoughby)
I resti della chiesa sono stati trovati nella seconda delle cinque sezioni dell’antica via. L’edificio venne costruito con blocchi di gesso, originariamente appartenuti ai templi tolemaici e romani che una volta affiancavano l’antica via.
I blocchi sono ben preservati e molti di loro portano raffigurazioni di re romani e tolemaici mentre offrono sacrifici agli antichi dèi egizi.

I resti della chiesa (SCA)

(SCA)
Nella quarta sezione, invece, sono stati rinvenuti dei vasi di terracotta datati al Nuovo Regno (1530-1080 a.C. circa) e i resti di un nilometro. Costruito con arenaria, il nilometro è una struttura cilindrica di 7 metri di diametro; i suoi gradini a spirale venivano usati per scendere nel Nilo.

Il nilometro (SCA)
Si pensa che il viale delle sfingi, lungo 2.7 chilometri e largo fino a 76 metri, ospitasse non meno di 1350 sfingi. Venne inzialmente costruito dal faraone Amenhotep III (1410-1372 a.C.) e poi ricostruito dal faraone della 30′ dinastia Nectanebo I (380-362 a.C.), che sostituì le precedenti teste di ariete delle sfingi con la propria.

I lavori di restauro (SCA)
Recentemente sulla via erano state trovate fondamenta di pietra – alcune delle quali decorate con raffigurazioni del faraone Amenhotep III – usate per installare le statue delle sfingi, una “cappella” del sacerdote Min-Kheber-Re della 21′ dinastia e una serie di sfingi che, una volta restaurate, verranno riposizionate sul viale.
Fonti: Heritage-Key; Discovery.
tratto da: Il Fatto Storico
Pensiero del giorno 20/05/2010
"Quando i cristiani si lasciano andare alla maldicenza o all'animosità, sanno benissimo di non conformarsi ai precetti evangelici, e tuttavia questo non impedisce loro di continuare. Ciò che però non sanno, è che esiste una legge secondo la quale chi si accanisce così a criticare gli altri, comunica a loro le proprie forze, dà loro delle armi, ed è quindi lui stesso che, a sua insaputa, sostiene i propri nemici. Volete che un nemico si indebolisca? Parlate bene di lui, trovategli almeno una buona qualità e parlate agli altri di quella qualità. A quel punto, le entità del mondo invisibile incaricate di ristabilire la giustizia si presentano davanti a lui e gli dicono: "Quanto hai in cassa?... Bene, una parte sarà per quel tale, perché ha parlato bene di te". Se invece lo perseguitate con le vostre critiche e le vostre maldicenze, quelle entità si presentano davanti a voi, obbligandovi a dare a lui le vostre energie, e quindi voi lo rafforzate. "
Omraam Mikhaël Aïvanhov
CORPO ASTRALE E LUCE ASTRALE
La scienza empirica ed in genere coloro che sono strutturati secondo i consueti schemi psicologici che danno origine allo scetticismo materialista non sapranno che ridere o, nei casi più benevoli, ignorare tali teorie, ma la cosa non mi preoccupa più di tanto. Io sono fermamente convinto che esse troveranno ben presto spazio in un contesto scientifico ben più ampio dell'attuale, in una concezione del Tutto che, del resto, sta premendo sempre più insistentemente per emergere sotto svariate forme fenomeniche.
di Antonio Bruno
per Edicolaweb
C'è un termine un po' desueto che usavano gli occultisti del XIX secolo e che si è trascinato per qualche decennio anche fra alcuni studiosi della neonata metapsichica, poi divenuta parapsicologia.
Il termine - o meglio l'espressione - è "corpo astrale" e prende origine dalla concezione occultistica, soprattutto di derivazione orientale e teosofica, che il nostro "involucro cosciente", o spirito, sia "avvolto" da alcuni strati di "materia invisibile"; forse sarebbe meglio definirli da svariate fluttuazioni dell'energia di base.
Nei testi di tali discipline, troviamo allora termini come "corpo eterico", "corpo astrale", "corpo mentale", ecc., ognuno corrispondente a dei corrispondenti "piani" o livelli di esistenza da cui traggono energia e con cui interagiscono.
Personalmente, credo che dietro a tutte queste schematizzazioni, a queste definizioni di piani e livelli, ci sia un concetto di base veritiero e degno di considerazione; quello secondo cui tutto ciò che esiste è costituito di "energia in vibrazione" ed è strutturato in svariate diversificazioni della stessa. Quindi anche noi esseri umani.
Scrive Charles T.Tart: "Un aspetto della natura umana di cui gli psicologi sono ragionevolmente certi è la sua opposizione ai mutamenti. Ci piace che il mondo sia come crediamo che sia, anche se possiamo giudicarlo sgradevole. Almeno, possiamo prevedere cosa vi può accadere. I cambiamenti e l'incertezza possono rivoluzionare il corso degli avvenimenti, specialmente quando il cambiamento non tiene alcun conto dei nostri desideri, della nostra volontà, del nostro io."
Veniamo, allora, al cosiddetto "corpo astrale" e prendiamo in considerazione il caso di uno dei più famosi "viaggiatori astrali", persone, cioè, che sembrerebbero in grado di uscire coscientemente dal corpo fisico e di sperimentare incredibili esperienze di sdoppiamento.
Si tratta di Robert A. Monroe, il quale, ancora negli anni '70, scrisse un libro estremamente intrigante in cui descrisse le sue straordinarie esperienze "astrali". Il libro, intitolato "I miei viaggi fuori dal corpo", conserva a tutt'oggi, secondo me, il suo interesse e lo ritengo consigliabile a chiunque sia attratto da queste tematiche.
Monroe racconta, tra gli altri, questo episodio:
"Era notte fonda, ero a letto e stavo per prendere sonno. Mia moglie si era addormentata accanto a me. Mi sembrò che ci fosse un flusso di corrente nella mia testa e, rapidamente, la sensazione si diffuse in tutto il corpo.
Mentre giacevo, cercando di decidere in quale modo potessi analizzare la cosa, mi accadde di pensare come sarebbe stato bello prendere un aliante e andare a volare, l'indomani (a quel tempo era il mio hobby). Senza preoccuparmi delle conseguenze, perché ancora ignoravo che ce ne sarebbero state, indugiai sul pensiero piacevole del volo.
Dopo un istante mi accorsi che qualcosa premeva contro la mia spalla. Con vaga curiosità, portai la mano verso l'alto e indietro per sentire di cosa si trattasse. La mano trovò una parete liscia. Mossi la mano quanto me lo permetteva la lunghezza del braccio e la parete continuava, liscia e ininterrotta.
Tutti i miei sensi erano vigili: cercai di vedere nella semioscurità. Era un muro, e mi appoggiavo al muro con la spalla. Immediatamente ne dedussi che mi ero addormentato e che ero caduto dal letto. Non mi era mai successo prima, ma stavano accadendo tante cose strane, che cadere dal letto era perfettamente possibile.
Guardai ancora. Qualcosa non andava. Questo muro non aveva finestre, non c'erano porte, non c'erano mobili appoggiati. Non era un muro della mia camera da letto. Eppure aveva qualcosa di familiare. Di colpo lo identificai. Non era un muro, era il soffitto. Fluttuavo contro il soffitto, rimbalzando dolcemente ad ogni movimento. Spaventato, mi girai nell'aria e guardai al di sotto. Nella penombra, sotto di me, c'era il letto. Due persone erano nel letto. A destra mia moglie. Accanto a lei, qualcun altro.
Tutti e due apparentemente addormentati.
Che strano sogno, pensai. Ero curioso. Chi potevo sognare a letto con mia moglie? Guardai meglio e lo shoc fu tremendo. Il "qualcuno" nel letto ero io!
La mia reazione fu quasi immediata. Io ero qui ed il mio corpo era lì. Stavo morendo. Era questa la morte; ed io non ero pronto a morire. In qualche modo le vibrazioni mi stavano uccidendo. Disperatamente, come un tuffatore, mi precipitai verso il mio corpo e mi ci immersi. Sentii il letto e la coperta e quando aprii gli occhi mi trovai a guardare la stanza nella normale prospettiva, dal letto.
Cosa era accaduto? Ero veramente quasi morto? Il cuore batteva veloce, ma non poi così eccezionalmente. Mossi le braccia, le gambe. Tutto sembrava normale. Le vibrazioni erano sparite. Mi alzai, camminai nella stanza, mi affacciai alla finestra, fumai una sigaretta."
Due elementi, in questo episodio descrittoci da Monroe, mi sembrano degni di nota.
Il primo è che al tempo in cui gli accadde egli era completamente all'oscuro di fenomeni di tal genere in quanto non erano ancora alla portata del grande pubblico né era scoppiata la "moda" dell'occulto a cui avremmo assistito poco più tardi; pertanto è poco probabile una ipotetica dinamica suggestiva.
Il secondo è il parallelo spontaneo che Monroe ha fatto con il processo della cosiddetta "morte".
Nasce la domanda: questo nostro "doppio", ammesso che esista (e ci sono buoni motivi per credere perlomeno in una differenziazione aspaziale ed atemporale della coscienza), si allontana forse dal corpo fisico nello stesso modo, seguendo le identiche "modalità" con cui lo farà definitivamente al momento della morte?
Le OBE, come si chiamano in gergo tecnico, sono state studiate ampiamente e costituiscono tuttora uno dei campi di maggior interesse per coloro che si occupano di parapsicologia.
Secondo un concetto "olistico" della realtà, io penso che non dovremmo nemmeno essere molto lontani dal trovare continuità coerente fra le manifestazioni paranormali - che testimoniano l'esistenza di un piano di realtà immanente e a base "vibrazionale" comune - e la capacità, ancora assopita nella maggior parte di noi, di spostare la nostra coscienza da un punto all'altro del continuum spazio-temporale in cui siamo inseriti senza ricorrere al corpo fisico. Anche questa sarà la scienza del futuro...
Alle considerazioni sul cosiddetto "corpo astrale" se ne aggiungono altre su qualcosa che da sempre gli esoteristi e le tradizioni iniziatiche affermano: l'esistenza di quello che chiamano il "Grande Agente Magico Universale", o "Luce Astrale". Ben lungi dall'attribuire ad essa un significato letterale derivante dagli astri e corpi celesti dell'universo, questa luce astrale si dice che sia l'essenza finale di ogni cosa.
Cosa dicono gli occultisti a tal proposito? Dicono che essa è cieca, non intelligente e circola in tutto l'universo pervadendo della sua essenza tutto ciò che esiste, rendendolo pertanto "vitale" e portandoci alla considerazione che non c'è nulla di veramente privo di vita.
Che cosa sia, esattamente, questa essenza vitale, gli antichi maestri non ce lo dicono ma forse possiamo intuirlo attraverso un esempio un po' grossolano paragonandola alla linfa delle piante.
Per gli esseri viventi è la vita che scorre continuamente fino alla morte fisica dopo la quale ogni scintilla individuale che è servita ad animare il corpo ritorna nella corrente universale subito pronta a rientrare in un nuovo essere.
L'occultista Eliphas Levi, nel suo celebre "Dogma e Rituale dell'Alta Magia", scriveva nel XIX Secolo:
"Una volontà lucida può agire sulla massa della luce astrale, e col concorso di altre volontà che essa assorbe e seco trascina, determinare grandi e irresistibili correnti..."
E più in giù:
"Qualunque cosa sia questa luce, che è lo strumento della vita, si fissa naturalmente in tutti i centri di vita, si attacca al nocciolo dei pianeti come al cuore dell'uomo (e per cuore in magia intendiamo il Gran Simpatico), si identifica con la vita dell'essere che anima e per questa sua proprietà di assimilazione simpatica essa senza confusione si suddivide.
Così è terrestre nei suoi rapporti col globo della Terra, ed è esclusivamente umana nei suoi rapporti con gli uomini. Perciò l'elettricità, il calore, la luce, il magnetismo, prodotti da mezzi fisici ordinari, non solo non favoriscono ma ostacolano il magnetismo animale.
Quando l'atmosfera magnetica di due persone sia tanto equilibrata che l'attrazione dell'una attiri l'espansione dell'altra, si produce un'attrazione che si chiama simpatia."
In quest'ultimo caso, io farei una distinzione che forse Levi non poteva intuire. L'attrazione ormonale, quella dettata dalla chimica, tanto per intenderci, è cosa diversa da quella magnetica, la quale, per gli esoteristi, opera su differenti campi comunicativi.
È con grande interesse che ci accingiamo a vedere se la scienza ufficiale arriverà a confermare, in tutto o in parte, questi concetti di antica sapienza. I segnali ci sono.
Onda temporale Zero 2012
C'è qualcos'altro di cui vale la pena parlare, ed è il fatto che il mondo umano sta risentendo dell'influenza di una forza attrattiva, una forza ignorata dai laici perché le uniche parole per descriverla provengono dal dizionario di religioni fallimentari e sgradevoli (...) Sono veramente convinto che la storia si approssimi alla sua fine. È una sorta di fede trascendentale il fatto che stia accelerando; il tasso di ingresso della novità nello spazio tridimensionale cresce in maniera asintotica e il paziente lavoro di tessitura di energie un tempo disperse prepara il terreno per la comparsa di nuove forme organizzative e di nuovi modi di essere.
di T. McKenna
Secondo l'“Onda Temporale Zero” elaborata da McKenna (ricercatore etnobotanico, scrittore, scomparso nel 2000), il percorso frattale dell'evoluzione umana giungerà al termine nel dicembre del 2012, quando si esaurirà la coscienza polare. Quando sperimenteremo il Tutto come Uno e non più come una serie di conflitti e opposizioni. (...) Ritengo che siamo alle prese con un fenomeno che non può essere arrestato né accelerato, e che quello che noi chiamiamo il caos del XX secolo è di fatto l'andamento vorticoso di questo processo temporale, la cui intensità è tale da apparire evidente nel giro di una sola vita umana. Siamo come farfalle che nascono e muoiono in un paio di giorni. Negli ultimi dodici mesi sono occorse più trasformazioni che nei precedenti vent'anni, e in quei vent'anni sono accadute più cose che nei precedenti cento anni, così come questi hanno conosciuto più cambiamenti rispetto ai mille anni prima, e via di seguito (...)
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Ora, il risultato cui sono pervenuto dopo 25 anni di messa a punto della situazione non è solo l'idea dell'auto-responsabilità individuale e della necessità di sottrarsi alle istituzioni dominanti.
Tutto ciò è piuttosto scontato.
Credo che ci stiamo avvicinando a una rottura simmetrica simile a quella avvenuta quando le prime forme viventi uscirono dal mare e strisciarono sulla terra. A mano a mano che ci avviciniamo a questo punto di rottura sempre più la storia diventa allucinatoria, surreale, simile al sogno.
Ci stiamo muovendo letteralmente verso il regno dell'immaginazione dove risiede il futuro dell'umanità (...) Noi siamo creature la cui embriogenesi è stata interrotta: a metà strada dalla dimensione angelica, la parte peggiore di noi ha preso il sopravvento, con il monoteismo, il razzismo, il sessismo, il materialismo.
Abbiamo tradito l'intelligenza primitiva, che per centinaia di migliaia di anni ci ha fatto dono del coraggio, dell'altruismo, del senso del sacrificio. Ciò di cui abbiamo bisogno è un'esperienza che trasformi radicalmente la nostra comprensione del mondo, dobbiamo recuperare l'autentica esperienza del trascendentale, cioè la fusione con la Natura, per entrare in contatto con la mente planetaria, la mente di Gaia (...) Alfred Whitehead, filosofo e matematico inglese ha parlato di concrescenza, che in biologia significa unione o fusione di parti originariamente separate, che avviene durante l'accrescimento, e affermava che il mondo si approssima ad essa.
Io lo chiamo “l'oggetto trascendentale alla fine del tempo” (...) Grazie a internet, il sistema nervoso umano si sta globalizzando, sta costruendo un modello di pensiero consapevole su scala planetaria.
Chiunque, collegandosi in rete può osservare direttamente questa sorta di ampio progetto auto-dispiegantesi, e credo che quella che ho chiamato “onda temporale zero” rappresenta graficamente l'evoluzione del flusso e riflusso storico.
Ho anche elaborato dei programmi su computer che riproducono quelle che io chiamo “onde di novità”, praticamente si tratta di una rappresentazione grafica su scala temporale del flusso e riflusso delle novità. Inserendo in queste onde i dati storici, paleontologici e geologici sono pervenuto alla fine ad un risultato davvero sorprendente: questa novità definitiva che ho chiamato oggetto trascendentale alla fine del tempo coincide con la fine dell'anno 2012.
Quando ho calcolato questa data non ero ancora a conoscenza della profezia maya. Per arrivarci sono partito dall'I-Ching, il noto oracolo cinese basato sulle combinazioni di esagrammi formati da elementi binari, associati ad un ampio commentario letterario.
Sono giunto alla scoperta che gli esagrammi corrispondono ad un calendario di 384 giorni, pari a 13 cicli lunari.
Ho scoperto poi che questo calendario è un sottoinsieme di uno schema frattale di misurazione del tempo più accurato e sofisticato. In pratica, l'antica sapienza cinese ha nascosto la sua minuziosa analisi del tempo in uno schema divinatorio che altro non è se non una vera e propria scienza combinatoria.
C'è un solo punto nell'intero ciclo dove il livello di abitudine scende fino allo zero e dove di conseguenza la novità raggiunge l'infinito. Coincide con il solstizio del 2012. Ne ho dedotto che l'universo sta dispiegando un processo di auto-metamorfosi che porterà gli esseri umani ad un processo di auto-rivelazione in cui la religione cristiana troverà il suo compimento (...) Più ci avviciniamo all'oggetto trascendentale alla fine del tempo più eclatante sarà il crollo della realtà ordinaria e maggiore la distorsione degli scenari attuali.
Edgar Cayce: NOE’ E IL DILUVIO
Da questa [incarnazione] troviamo quelle debolezze. Quindi, non come uno che si astiene da queste cose, ma sta’ sempre attento a tutte le bevande forti o al frutto delle vite se passano le labbra di questa entità. 2547-1 Il diluvio non fu un mito (come molti vogliono farti credere), bensì un periodo in cui l’uomo si era così sminuito con le preoccupazioni del mondo, con l’illusorietà del suo proprio sapere e del suo potere da rendere necessario che ci fosse un ritorno alla sua totale dipendenza - - fisicamente e mentalmente - - dalle Forze Creatrici. Tutte le forme di pensiero nella materia vennero messe via - - attraverso l’esperienza di Noè. 257-201 Le testimonianze nascoste dell’ Egitto La ricerca è in atto da quando, nel 1933, Edgar Cayce parlò in trance di un’antica Sala delle Testimonianze (Hall of Records) sotto le sabbie dell’ Egitto, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge. Analizzando le “registrazioni akasciche”, egli descrisse come l’altopiano di Giza venne tracciato secondo le stelle nel cielo e che i monumenti furono progettati per durare migliaia di anni come un enigma affascinante per l’umanità. Fornì dei dettagli sui contenuti di queste testimonianze nascoste, dove erano riposte e come entrare nella camera segreta. Descrisse come un tempio di Iside fu perduto durante l’antico diluvio “secoli prima” dell’esistenza della Sfinge. Cayce attribuisce questa grande inondazione all’anno 22006 a.C., quindi le sue date anticipano di molto ogni data archeologica per il primo Egitto. Il periodo pre-dinastico di Cayce comincia con i costruttori che erano i conquistatori d’ Egitto, venuti dalla zona del monte Ararat – collegandoli con il presunto luogo di riposo dell’arca di Noè. Questi conquistatori erano i semidei delle leggende dell’antico Egitto e scolpirono la sorprendente Sfinge (ca. 10700 a.C.) prima di costruire la grande piramide (195-14) nel 10500 a.C. (5748-5). Intorno a questo periodo un gruppo di sopravvissuti arrivò da Atlantide sulle rive dell’ Egitto con le loro preziose testimonianze preistoriche al seguito. Davanti alla Sfinge gli egizi e gli atlantidei furono d’accordo di costruire ciò che Cayce chiamava una “piramide di testimonianze” (239-7), una “sala delle testimonianza” (519-1) e una “tomba delle testimonianze” (2329-2). Venture Inward, novembre/dicembre 2008 Fonte:
Astrologicamente troviamo poche influenze nell’esperienza di questa entità. Poiché le attività sulla terra le hanno molto superato in importanza e numero. E nessun’entità individuale eccetto il Maestro Stesso ha dato maggiore dimostrazione materiale delle attività delle forze spirituali sulla terra di ogni tipo... Per quanto riguarda le apparizioni sulla terra quindi - - queste sono state poche.
Prima di questa l’entità fu nel paese scozzese. L’entità cominciò la sua attività come prodigio, come qualcuno già versato nella sua associazione con l’invisibile - - o le forze elementari; le fate e quelli di ogni forma che non danno espressione in modo materiale e vengono visti solo da quelli che sono in sintonia con l’infinito. Allora l’entità in sviluppo ebbe il nome Thomas Campbell, il riformatore nel paese della attuale nascita; il quale, più tardi insieme a Barton Stone, mise in attività quello che è noto come denominazione.
L’intento e lo scopo fu di unificare ogni pensiero protestante, parlando dove il Libro parlava, stando zitti dove esso stava zitto... Prima di quello l’entità fu quello (Eliseo) su cui cadde il mantello di Elia -- che nella sua attività materiale compì più atti insoliti, o miracoli, che sono solo paragonabili con il Maestro Stesso... Prima di quello l’entità fu colui a cui venne affidato l’avvento dell’uomo nel mondo - - Noè.
Questa entità vedrà di nuovo accadere tale cosa sulla terra ? Sarà fra quelli che possono ricevere quelle direttive sul come, dove gli eletti possono essere conservati per rifornire nuovamente la terra?
Ricorda, non per mezzo dell’ acqua - - poiché è la madre della vita sulla terra - - ma piuttosto per mezzo degli elementi, fuoco. 3653-1
D- In relazione alla storia presentata su Atlantide, in quale periodo avvenne il diluvio come è documentato nella Bibbia, in cui Noè prese parte ?
R- Nelle seconda delle eruzioni, o - - come si vede - - duemila - - due - - duemilasei - - prima del Principe della Pace, come il tempo viene contato ora, o anni luce - - anni di giorno e notte. 364-6
Le testimonianze vengono da Atlantide. Narrano i tempi dell’inizio quando “lo Spirito prese forma” e cominciò ad entrare nei corpi. Descrivono lo sviluppo di questi corpi e di questa gente nell’antica era antica delle leggendarie Lemuria ed Atlantide e le migrazioni successive dei nuovi popoli verso nuove terre, compresa il giovane Egitto. Le testimonianze descrivono inoltre la distruzione finale di Atlantide e la nuova costruzione in Egitto. Cayce disse che contengono il chi, che cosa, dove e quando di questi tempi antichi e la riscoperta che dovrà avvenire ai nostri tempi (378-16). Indicò che ci sono 32 tavolette o lastre di pietra, scritte in una forma di scrittura atlantidea pre-geroglifica, che dovranno essere tradotte (2329-3).
Con gli occhi chiusi e respirando ritmicamente – mentre Gladys stenografava ogni parola in silenzio – Cayce spiegò come, in realtà, gli antichi “ricostruivano” dei monumenti già vecchi sui “piani” di Giza e ne costruivano dei nuovi. Fra i progetti di ricostruzione c’era la Sfinge che, secondo Cayce, è più antica della grande piramide. Fece rivolgere la nostra attenzione agli edifici che si collegano con la Sfinge – il Tempio della Sfinge e il Tempio della Valle.
Quando gli chiesero dove esattamente si trovasse questo deposito segreto, Cayce disse che si trova fra la Sfinge e il Nilo (378-16 e 5748-5). Disse inoltre che il “deposito” è “rivolto alla Sfinge” (5748-5) e si trova in “una piramide separata” (2329-3). Nella grafica si vede come il complesso della Sfinge è progettato con i suoi due templi. La piramide delle testimonianze può trovarsi sotto il Tempio della Sfinge, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge.
Cayce disse che, sotto terra, ci sono delle “camere di collegamento dalla zampa destra della Sfinge” alle testimonianze. La stele dei sogni fra le gambe anteriori della Sfinge rivela una camera sotterranea con una porta. Una radarlocalizzazione profonda condotta negli anni ’90 rivelò un’anomalia sotto la Sfinge che potrebbe senz’altro essere questa camera. Ma dopo aver visitato questo luogo circa 28 volte sono certo che, per trovare queste testimonianze, avremo bisogno dell’aiuto miracoloso e magico dello Spirito. Come disse Cayce, non vi si può entrare finché “il tempo non sarà stato compiuto” e “non si può entrarvi senza una comprensione, perché quelli che sono stati lasciati come guardie non possono essere oltrepassati prima di un periodo di rigenerazione nel Monte, o quando comincia la quinta razza originale” (5748-6). La quinta razza originale è una stirpe in via di sviluppo con corpi nuovi, illuminati che arriverà durante lo spostamento verso la nuova era.
Foto in alto: Il rilascio della colomba (Gustave Doré) - Wikipedia
Inferno e Paradiso
Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese : Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e
l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne apri' una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo
dal profumo delizioso.
Il sant' uomo senti' l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e
malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma
poiche' il manico del cucchiaio era piu' lungo del loro braccio
non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremo' alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'apri'.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire
l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi
manici.
Questa volta, pero'erano ben nutrite, felici e conversavano tra di
loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
Non capisco!
- E' semplice, - rispose Dio, - essi hanno imparato che il manico del
cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi....ma permette di
nutrire il proprio vicino. Percio' hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli
altri !
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...La differenza la portiamo
dentro di noi!!!
Mi permetto di aggiungere...
"Sulla terra c'e' abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non
per soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false
fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi.
VANGELI CANONICI E VANGELI APOCRIFI
di Giuseppe Merlino
Gli studiosi affermano che in epoche successive vi siano state molte aggiunte e manipolazioni, per cui è molto difficile riconoscere in questi scritti quanto sia stato detto effettivamente da Gesù. I dubbi sull'autentico valore storico dei racconti evangelici discendono dal fatto che alcuni critici affermano che essi sarebbero trascrizioni di precedenti trasmissioni orali, messe per iscritto alcuni decenni dopo la morte di Gesù. Tutti i Vangeli rigettati dalla Chiesa vengono definiti " Apocrifi". Più antichi dei Vangeli canonici sono il Vangelo di Tommaso e la Sophia di Gesù. Sicuramente più antichi del Vangelo di Matteo sono il Vangelo di Pietro e il Vangelo segreto di Marco. Antecedenti al Vangelo di Giovanni sono il Vangelo degli Ebrei ed il Vangelo degli Egiziani. tratto da: Altro Giornale
Nel Concilio di Nicea indetto dall'Imperatore Costantino nel 325 dopo Cristo, la Chiesa Cattolica adottò i 4 Vangeli canonici e rigettò tutti gli altri. Ad insistere che i vangeli dovessero essere quattro fu Ireneo di Lione, un teologo del II secolo, il quale affermò che, come vi erano quattro angoli della terra e quattro venti, così non potevano esserci più di quattro o meno di quattro Vangeli. I Vangeli canonici derivano tutti da una "fonte Q" che era una raccolta di detti di Gesù che circolava tra i primi cristiani. Il Vangelo di Luca e gli Atti degli apostoli sono stati scritti tra il 50 ed il 60 dopo Cristo. Dopo il 70 furono scritti i Vangeli di Marco e Matteo ed infine tra il 90 ed il 100 quello di Giovanni. La Tradizione della Chiesa ritiene però che il primo Vangelo ad essere scritto fu quello di Marco. In ogni caso i primi manoscritti originali di questi quattro Vangeli che attualmente possediamo risalgono al secondo secolo dopo Cristo.
Tra la fine del primo secolo ed il secondo secolo sono poi stati scritti il libro segreto di Giacomo, il Vangelo degli Ebioniti, il Vangelo dei Nazareni, il Vangelo di Basilide, il Vangelo di Maria, il Vangelo del Salvatore, l'Apocrifo di Giovanni, il Vangelo di Giuda, il Vangelo di Giacomo, il Vangelo di Verità, il Vangelo di Filippo e la Pistis Sophia. Vi sono poi alcuni Vangeli perduti, dei quali si conosce solo il nome: il Vangelo di Andrea, il Vangelo di Marcione, il Vangelo di Cerinto, il Vangelo dei dodici.
Dopo la morte di Gesù sorsero numerose sette "Cristiane" che avevano dottrine spesso differenti fra di loro e che si rifacevano a questo o a quel Vangelo. La maggioranza di queste sette rigettavano completamente l'Antico Testamento e ritenevano che il Dio della Bibbia fosse un Dio inferiore e che invece Cristo era venuto a farci conoscere il Padre Nascosto. Queste sette vennero definite genericamente Gnostiche. Dal terzo secolo in poi, nella lotta per il predominio dottrinario, emerse quella che poi si autodefinì Chiesa Cattolica. Questa definì eretiche tutte le altre sette e, forte dell'appoggio dell'Impero Romano, ebbe alla fine il sopravvento. Dato che quasi tutti i primi Cristiani erano Ebrei, è chiaro che si dovette arrivare all'identificazione del Dio della Bibbia col Padre Nascosto predicato da Gesù. E così la Chiesa adottò tra i Testi Canonici anche l'Antico Testamento. Le frasi attribuite a Gesù nei Vangeli canonici secondo le quali Egli era venuto a modificare e non ad abolire "la Legge ed i Profeti", sono state chiaramente aggiunte nei secoli seguenti, per non parlare poi della frase "Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa" che è stata aggiunta ancora dopo.
Nell'ambito della Chiesa la parola " apocrifi" ha assunto il significato di "falsi", mentre il vero significato di questa parola è "nascosti". La parola greca è APOKRYPTEIN: APO = tutto, KRYPTEIN = nascondere. Per quanto riguarda Ireneo di Lione, egli stesso confessò che i Vangeli Canonici furono escogitati per combattere "certe" eresie; eresie che pertanto riguarderebbero idee molto anteriori ai contenuti dottrinari dei Vangeli Canonici. Inoltre questi Vangeli vengono associati a "certi" evangelisti solo dal suo tempo in poi e la stessa Enciclopedia Cattolica ammette che i "canonici" non possano essere in alcun modo stati scritti dalle persone cui li si associa tutt'oggi. Poi c'è la malafede della storografia cattolica che data il Vangelo di Tommaso al 340 D.C. quando Ireneo di Lione (morto nel 202 D.C.) lo cita espressamente insieme al Vangelo di Giuda nel 180 D.C. ! In realtà, nel 180 D.C., Ireneo, in diverse occasioni, cita ben 30 Vangeli che circolavano alla sua epoca.
Fonte: 
Intervista esclusiva di Altrogiornale ad Adriano Forgione

Q: Quantico A: Non esiste una ricetta o una formula. Bisogna avere passione e coraggio. Personalmente ho iniziato a scrivere di questi argomenti dal 1991, con il primo articoletto pubblicato sul Giornale dei Misteri. Poi sono nate le riviste di ufologia, grazie al coraggio dell'allora coppia di ufologi Maurizio Baiata e Roberto Pinotti, a cui si deve il merito di aver portato gli UFO in edicola alla metà degli anni '90. I miei articoli vennero accettati e pubblicati, sino a divenire un membro della redazione centrale. Mi trasferii a Roma e dopo qualche anno di esperienza rischiai tutto per creare la mia prima rivista di archeologia misteriosa. Così eccomi qui a dirigere FENIX, rivista mensile dedicata a tutti misteri del passato. Morale: tanto fai da te, intraprendenza e coraggio, un po' di fortuna e una buona dose di talento sono fondamentali questa attività. tratto da: Altro Giornale
A: Adriano Forgione
Q: Ciao Adriano grazie di essere con noi su Altrogiornale.
A: Grazie a Voi
Q: Prima di cominciare con le domande vorrei presentarti ai nostri lettori come l'Adriano Forgione uomo e successivamente come giornalista investigativo.
A: Una persona semplice che cerca di vivere secondo i proprio sogni, amante del bello sia in senso interiore che estetico. Il giornalista investigativo è lo specchio dell'uomo, che ha fatto di una passione travolgente la sua professione. Quindi mi reputo anche molto fortunato.
Q: Nel tempo libero ti dedichi a qualche passione in particolare?
A: Appassionato di Fantascienza, cinema, fumetti, e soprattutto di tutto ciò che può servire al mio Spirito. In ogni caso ho fatto delle mie passioni il mio lavoro e il mio stile di vita.
Q: Quando è nata la passione per il mondo del mistero?
A: Da sempre ma è maturata nell'adolescenza. Devo ringraziare per questo una serie di fattori, prima di tutto il mio innato senso di meraviglia verso tutto ciò che è mistero, poi una serie di input che hanno alimentato in me il senso del sacro, primo fra tutti, la saga di Guerre Stellari e poi le serie animate giapponesi, cosÏ pregne dei valori sacri del bene e del coraggio. Essendo ispirati a miti e leggende sono stati il substrato su cui si sono inseriti i libri di Kolosimo e Von Daniken. Non ho mai smesso di leggere e informarmi, anche quando non esistevano ne internet, ne un panorama così ricco di riviste di settore come quello attuale.
Q: Come si fà a diventare giornalista investigativo specializzato in archeologia misteriosa?
Q: Quando sono arrivati i primi successi nel lavoro?
A: Subito. Sono stato fortunato in quanto ero già maturo quando è nata l'editoria di settore. A Maggio 1996 collaborando con l'ufologo napoletano Umberto Telarico, a cui devo molto in questo senso, partecipai come relatore al Congresso di San Marino. Nel dicembre 1996, quando vivevo ancora a Napoli, Maurizio Baiata mi chiamò per propormi di lavorare con lui e Roberto Pinotti nella redazione di Roma di Notiziario UFO e Dossier Alieni, allora impegnata anche nella realizzazione dell'enciclopedia UFO Dossier X. Accettai subito ovviamente. E' stata una grande scuola e Maurizio un ottimo maestro di giornalismo investigativo.
Q: Nell'ambiente sei considerato tra i più preparati in materia, come ti spieghi questi successi?
A: A parte la fortuna e la dedizione al lavoro motivata dalla passione, credo siano dovuti alla semplicità di linguaggio che uso anche in tematiche molto ostiche.
Q: Va bene grazie Adriano adesso proseguiamo.
Q: A tuo avviso esistono valide ragioni che sostengano la diffusa idea di un prossimo contatto di massa fra noi "terrestri" e razze aliene? Data quest'eventualità, ritieni possibile l'esistenza di razze i cui scopi rispetto all'uomo non siano benevoli?
A: Mi sono interessato di ufologia per diversi anni. Oggi non è più il mio campo di studio e ricerca ma la mia opinione E' che l'ufologia com'è oggi strutturata non sia in grado di spiegare l'origine del fenomeno UFO, almeno non completamente. Bisogna essere più attenti ai libri sacri e alle dottrine tradizionali che vengono dal passato, le quali ci danno dei validissimi strumenti per capire chi o cosa sono queste entità. Sono più vicino all'ipotesi parafisica di Jaques Vallee e alla visione di John Keel che fanno riferimento ad entità parafisiche, multidimensionali, che stanno operando una sorta di inganno ai danni dell'ignara umanità. Non credo avverrà mai un contatto di massa, almeno non nella nostra generazione. Questa è la classica visione di comodo dell'essere umano che per scaricarsi delle sue responsabilità chiede sempre l'aiuto esterno per risolvere i danni da lui stesso commessi.
Q: Qual'è il tuo pensiero sulle abductions (..o presunte abductions)?
A: Gli gnostici del primo secolo facevano riferimento ad entità che dimoravano nell'astrale, le quali erano in grado di penetrare nel nostro tessuto temporale attraverso i sogni. Le chiamavano Arconti, cioè governatori, dominatori, e affermavano che si cibavano delle emozioni e dell' anima umana. Tutti saremmo sottoposti inconsapevolmente all'attività vampirica di questi Arconti, e alcuni individui ne sarebbero letteralmente schiavizzati. L'uomo deve perfezionarsi per combattere l'attività arcontica, al fine di liberarsi da questo giogo perverso. Ecco, credo che le abductions siano opera di questi arconti, che si fanno percepire come alieni in quanto in tal modo, non conoscendone l'origine astrale-multidimensionale, non possono essere colpiti. I segni che molte persone portano nel corpo sono, a mio parere, un riflesso di quanto avviene al nostro corpo energetico durante l'attività di questi grigi-arconti.
Q: I "rapimenti" e i missing time sono eventi traumatici per gli addotti, hai una tua interpretazioni al riguardo?
A: Come detto prima, nutro profonda diffidenza verso queste entità. La paura e il dolore provocano emozioni negative, paura, smarrimento, che sono il loro cibo. Hanno bisogno della nostra anima, e in questo credo che Corrado Malanga abbia centrato il punto nodale del fenomeno. Nella sua ricerca alcune cose sono da ridiscutere, ma è l'unico ad aver compreso l'attività vampirica animica di queste entità e dunque bisogna dargliene giusto merito. Tra parentesi stiamo per ristampare il suo libro “ ALIENI O DEMONI”.
Q: Quali messaggi veicolano i cerchi nel grano? Trovi nella loro successione l'esistenza di una logica cosmico-spirituale?
A: Assolutamente sì. Sono dodici anni che studio i simboli del fenomeno e nel mio libro SCIENZA, MISTICA E ALCHIMIA DEI CERCHI NEL GRANO dimostro che è spiegabile proprio con la simbologia che proviene da tutte le tradizioni spirituali del passato, presenti nei cerchi nel grano in modo massiccio. Il messaggio, frutto di entità di luce, o di informazioni multidimensionali proveniente dalla Mente Universale, sta richiamando l'uomo di oggi, così sprofondato nella materia, a ritrovare la sua vera natura ed essenza, per riscoprire una dimensione superiore di cui ha perso memoria, ma che gli antichi ben conoscevano. Il fenomeno è spiegabile grazie alla commistione di spiritualità e fisica quantistica.
Q: Ci sono novita' sull'intrerpretazione del crop circle Alton Priors del 27 giugno e sulla sua"scrittura aliena" ?
A: No. Si tratta di una formazione spettacolare ancora incomprensibile. Però devo dire che alcuni dei segni di quella scrittura sono presenti anche nei glifi di potere che usavano gli alchimisti medievali e rinascimentali. Il loro scopo era quello di richiamare forze spirituali al fine di benedire e migliorare l' energia di un luogo durante un rituale. Chissà che oggi siano queste stesse entità a farlo, su scala planetaria, mediante gli stessi sistemi. Naturalmente è solo un'ipotesi, ma negli ambiti iniziatici si tramanda da sempre che la Terra non è ancora un pianeta sacro. Quest'opera potrebbe essere finalizzata proprio alla facilitazione di questo passaggio fondamentale.
Q: Come riporti anche sul tuo blog (ilblogdiadrianoforgione.myblog.it), nei " cerchi nel grano" troviamo indicazioni su una trasformazione in corso nella natura e nell'uomo, vuoi esporci il tuo pensiero?
A: Tutte le tradizioni ci indicano, attraverso l'astronomia e le costellazioni, che siamo alla fine del Grande Anno zodiacale. Vale a dire che l'era dei Pesci è l'ultima ora dell'orologio cosmico. Questo non significa fine del mondo ma il passaggio ad un'ora zero, che corrisponde al segno dell'Acquario, la cui frequenza è diversa da quella del ciclo precedente. Ciò indica rinascita, trasformazione, passaggio ad uno scalino superiore e dunque una maggiore attenzione all'interiorità e alla vera natura delle cose. Tutti fenomeni che stanno avvenendo sia nell'uomo e al pianeta sia a livello fisico che energetico. E'come osservare un luogo da una posizione privilegiata e più alta rispetto a chi sta più in basso.
Q: Quale potrebbe essere stata a tuo avviso la reale funzione delle meravigliose strutture piramidali egiziane? Pensi che in qualche modo si voglia impedirne la conoscenza?
A: A mio parere avevano più funzioni, non una solamente. Erano templi iniziatici, macchine energetiche, giganteschi talismani. Una funzione che non ebbero è proprio quella di tombe, al contrario di quanto afferma l'egittologia, e se lo furono questo avvenne solo durante la civiltà egizia, che avendole ereditate da una civiltà precedente e avanzata, non ne comprese lo scopo, riutilizzandole in modo errato, forse come cenotafi. Parlo chiaramente delle piramidi di Giza, Meidum e Dashur. Tutte le altre furono semplici imitazioni da parte degli egizi di queste meravigliose strutture.
Q: Dai papiri rinvenuti abbiamo appreso molto, ma non tutto della meravigliosa civiltà egizia, ma perchè usare un materiale così degradabile?
A: Perchè non era scopo di quei papiri dover durare nel tempo. A questa funzione erano già preposti i templi, realizzati nella durevole pietra. Non volevano lasciare un'eredità alle civiltà successive. I sacerdoti egizi credevano che la loro civiltà sarebbe durata in eterno. E in un certo senso hanno avuto ragione. Noi siamo, in senso spirituale, una loro propaggine. E i loro monumenti sono ancora qui.
Q: Sembra che la piana di Giza ci riservi ancora molte sorprese, quali ricerche hai fatto e cosa puoi rivelarci in merito?
A: Dalle mie personali ricerche mi sono convinto che tutte le strutture della IV dinastia appartengono ad un'epoca precedente. Solo osservando di persona e tornando più volte in Egitto si può comprendere appieno certi particolari. I segni di macchinari di trapanazione nel granito sono evidenti ed inoltre è palese che le piramidi precedenti e quelle successive quelle della IV dinastia siano simili nelle dimensioni e nelle tecniche. Solo quelle attribuite alla IV dinastia presentano caratteristiche di gigantismo e una tecnologia avanzata nella loro realizzazione. Devono dunque essere state riutilizzate dagli egizi e non costruite da loro. Inoltre, il famoso uovo di struzzo con le tre piramidi incise conservato al Museo di Assuan, risalente al 3500 a.C., 1000 anni prima della loro costruzione ufficialmente accettata, dimostra che queste erano già lì prima che la civiltà egizia emergesse dalla preistoria. Una scoperta che mi fregio di aver portato all'attenzione dei media italiani, pubblicandone notizia su HERA nel 2005, e che poi ho passato a Roberto Giacobbo che ne parlò a Voyager. Tutta la piana di Giza comunque è sotto stretto controllo dello SCA e sono certo che studi su strutture atlantidee sono portate avanti in gran segreto. Di recente ho pubblicato su FENIX la notizia, con fotografie che lo dimostrano, che Zahi Hawass sta perforando sotto la zampa destra della Sfinge, proprio dove Edgar Cayce, il profeta dormiente, aveva "visto" la Sala degli Archivi di Atlantide.
Q: Cosa ne pensi delle analogie riscontrate tra la piana di Giza e le strutture geometriche osservate nella pianura di Cydonia su Marte?
A: Non ne penso nulla, nel senso che per dare una mia opinione su qualcosa devo fare ricerca personale. Non convincendomi gli studi di Hoagland e non potendo andare su Marte a verificare, lascio la porta aperta ad ogni possibilità senza pronunciarmi.
Q: Il 2012 è alle porte, il pianeta accelera la sua frequenza e l'essere umano non ha ancora trovato il modo di condurre una vita di pace con i suoi simili mentre nel mondo spesso si sente parlare di contatti tra uomini ed alieni e di avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Ammesso tu creda ci sia del vero in tutto questo a tuo parere, cosa dobbiamo aspettarci dall'avvento della 5 era, preannunciata dai Maya?
A: Come dicono i moderni custodi della tradizione maya, attendiamo i segni del cambiamento. Personalmente credo che siamo già dentro questa trasformazione ma che essa durerà a lungo. Il 2012 è solo un segnale, una pietra miliare che indica verso dove siamo diretti, verso l'inizio del nuovo anno zodiacale, che nascerà con il giorno dell'Acquario, l'ingresso del sole nella sua casa zodiacale. Ci stiamo entrando, ma ciò non vuol dire che improvvisamente ci troveremo in una catastrofe oppure in un nuovo mondo.
Q: In ogni parte del mondo persino qui da noi in Sardegna sono stati rinvenuti scheletri di umani dalle incredibili dimensioni, qual'è la tua opinione, da dove provenivano questi esseri?
A: Ho la fortuna di collaborare con Klaus Dona, il cacciatore di giganti. Ho visto e toccato un molare di uno di questi esseri e non posso non credere a quello che mi ha detto l'amico archeologo americano Wayne May, circa il ritrovamento di una tomba di giganti in Ohio, attualmente tenuta segreta per evitarne la distruzione. Non credo che venissero dallo spazio, piuttosto credo che siano quanto resta di un'epoca remota e prediluviana.
Q: Il popolo di Atlantide mito o realtà?
A: Avrete capito che per me, attualmente, è una insindacabile realtà.
Q: Nel Timeo si legge"...Dicono infatti i nostri testi che la vostra città arrestò un enorme esercito, che con prepotenza stava avanzando contro tutta l'Europa e l'Asia insieme, proveniente da fuori, dal mare Atlantico: allora infatti quel mare era navigabile, perchè c'era un'isola di fronte allo stretto chiamato (come dite voi) Colonne d'Eracle. Quell'isola era più ampia della Libia e dell'Asia messe insieme...". Ritieni affidabili o fuorvianti le dichiarazioni di Platone?
A: No, ma Platone da storico, filosofo e iniziato mischiò bene le carte. Fuse fatti storici e simbolismo, per creare una metafora il cui messaggio occulto avrebbe potuto essere compreso in ogni epoca da chi sarebbe stato in grado di leggere i simboli. Personalmente sono d'accordo con Graham Hancock che identifica Atlantide come una civiltà mondiale espansa su tutte le coste del mondo di allora, poi svanito a causa del sollevamento del livello dei mari in seguito all'ultima fase di deglaciazione tra il 10.500 e l'8.500 a.C., fatto che diede origine al mito del diluvio.
Q: Se la loro fine è da attribuirsi ad un evento naturale credi che questo possa verificarsi ancora?
A: Credo di sì. Gli eventi planetari sono ciclici. Gli Antichi questo lo sapevano molto bene e poi i segni iniziamo a vederli anche noi.
Q: Edgar Cayce, il famoso medium americano previse il ritorno di Atlantide, vuoi dire qualcosa al riguardo?
A: La sua è una delle figure più affascinanti del XIX secolo. Alcune previsioni si sono avverate e dunque va preso sul serio. Nello specifico la questione della Sala degli Archivi sotto la Zampa destra della Sfinge è al centro di ricerche non ufficializzate che pare si svolgano a Giza. Io stesso ho pubblicato su FENIX delle foto inedite di Zahi Hawass che perfora proprio in quel punto affianco alla Sfinge, anche se le motivazioni ufficiali sono quelle del controllo dell' acqua sotterranea. Ma Cayce era anche un grande interprete della Bibbia.
Q: Qual'è il tuo parere sul mistero dell'Arca dell'Alleanza e del rotolo di rame trovato a Qumran?
A: Nella storia dell'Arca c'è del simbolismo e della verità storica. Personalmente credo che l'Arca fosse un simbolismo e non un oggetto reale. Ogni Arca presente e passata è solo un oggetto simbolico di un alleanza che ha nell'Uomo divino la vera Arca dell'Alleanza. L'Uomo divino, colui che diviene un Cristo, un Illuminato dalla Spirito, proprio come fece Gesù, è la vera Arca dell'Alleanza. tant'è vero che fu egli a sancire la Nuova Alleanza, dopo che la prima, quella di Mosè, venne gettata alle ortiche.
Q: Adriano potresti spiegarci il significato della Coscienza Cristica e il tuo pensiero in merito alla possibilità che scenda sull'umanità forse nei nostri tempi (come sembra indicato nelle profezie e nelle parole di Edgar Cayce)?
A: La Coscienza Cristica è una Vibrazione, una nuova vibrazione che si manifesta ad ogni fine ciclo zodiacale e che prepara la nascita della nuova qualità energetica che caratterizzerà il nuovo ciclo. Oggi siamo alla fine del lungo ciclo di 26.000 anni, il calendario o ruota zodiacale sta per iniziare nuovamente da zero, l'Acquario, e dunque il cambiamento sarà generale, manifesterà un nuovo inizio e dunque la presa di coscienza di chi siamo veramente.
Q: Quanto sono affidabili le notizie ufficiali della Nasa riguardo la situazione delle tempeste solari in atto e, a tuo avviso, esistono fonti affidabili alternative?
A: Più affidabile della NASA non c'è nessuno. Ma questo era stato già previsto da tutte le civiltà. Quando Gesù nel Vangelo parla di segni nei cieli alla fine del tempo (e indica questo tempo che sta volgendo al termine) fa riferimento anche alle potenze celesti, vale a dire sole e pianeti.
Q: Qual'è lo stato attuale dell'informazione al pubblico riguardo certe tematiche delicate ed infine quanta disinformazione esiste in circolazione?
A: C'è ancora tanto da fare, ma molto è stato fatto. Oggi la gente è più consapevole e ha molti strumenti per potersi informare. Una volta il sapere era proibito. Oggi, con un po' di buon senso e apertura mentale, senza farsi condizionare da nessuno, sia che sia nel sistema o che lo critichi, ci si può rendere conto di una realtà così nascosta che è sempre stata davanti ai nostri occhi. Vale a dire che non siamo mai stati liberi e che la libertà si guadagna solo con l'abbattimento delle sovrastrutture che il sistema ci pone fin dalla nascita, da quelle religiose a quelle politiche, da quelle sportive a quelle sociali. Bisogna elevarsi se non si vuole finire fagocitati dal sistema, perchè questo è strutturato proprio per creare degli schiavi che non sanno di esserlo.
Q: Per concludere Adriano vuoi parlarci di qualcosa in particolare?
A: Se avete dubbi scrivetemi a: -email-. Inoltre tenete d'occhio le mie riviste in edicola, FENIX e XTIMES. Sono espressione di un libero pensiero che aiuta a capire chi siamo. FENIX, circa tutti i misteri del passato e del sacro. XTIMES su tutto ciò che concerne UFO, Contatti con altre dimensioni e intelligenze, Controinformazione, Cerchi nel Grano etc.
Q: Adriano grazie di essere stato con noi su Altrogiornale, è stato un piacere chiaccherare con te, continueremo a seguirti in edicola sulla rivista Fenix e voglio ricordare ai nostri lettori che potranno richiedere informazioni sulla rivista scrivendo a: -email- oppure -email-
A: Se vogliono possono anche connettersi a Facebook alla pagina FENIX Mag e chiedere l'amicizia oppure al mio blog
Q: Un abbraccio di cuore
A: Un abbraccio a Voi.
Adriano Forgione si occupa professionalmente, da anni, di enigmi relativi al passato dell'uomo, alle civiltà scomparse, al simbolismo e all'Alchimia. II suo lavoro è caratterizzato da un approccio insieme umanista e scientifico, applicato anche allo studio del fenomeno dei Cerchi nel Grano per cui ha pubblicato il saggio "Scienza, Mistica e alchimia dei Cerchi nel Grano". È membro del Consiglio Direttivo del The Great Pyramid of Giza Research Association, associazione internazionale di ricerca per lo studio della piana di Giza, il cui Presidente è John De Salvo. E' direttore editoriale del mensile "FENIX". Ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche delle principali reti nazionali e relatore ai più importanti convegni italiani e internazionali.











