Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Fai di questo giorno il tuo capolavoro

 

Vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
E che cosa farò, dunque, di questo ultimo prezioso giorno che mi rimane?
Per prima cosa, sigillerò il suo potenziale di vita in modo che nemmeno una goccia
se ne perda sulla sabbia.
Non sprecherò nemmeno un momento nell’affliggermi per le traversie di ieri,
per le sconfitte di ieri, per le sofferenze di ieri:
perchè mai, infatti, dovrei gettare via il bene a causa del male?
Può forse la sabbia risalire la clessidra?
Il Sole può forse sorgere dove tramonta e tramontare dove sorge?
Posso rivivere gli errori di ieri e correggerli?
Posso tornare alle ferite di ieri e risanarle?
Posso diventare più giovane di quanto lo fossi ieri?
Posso riportare indietro le parole che mi hanno ferito, i colpi che mi sono stati inferti,
il dolore che mi è stato inflitto?
No.

Ieri è sepolto per sempre, ed io non ci penserò più.
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
E che cosa farò allora? Dimenticando ieri, non penserò nemmeno al domani.
Perchè dovrei trascurare ciò che è adesso, a favore di quel che potrebbe essere?
Può la sabbia di domani fluire nella clessidra prima di quella di oggi?
Forse che il Sole sorgerà due volte questa mattina?
Posso compiere le azioni di domani mentre mi trovo sulla strada di oggi?
Posso mettere oggi nella mia borsa l’oro di domani?
Può il bambino che nascerà domani nascere oggi?
Può la Morte che arriverà domani
proiettare la sua ombra all’indietro per oscurare la gioia di oggi?
Dovrei interessarmi ad avvenimenti a cui potrei non assistere mai?
Dovrei tormentarmi per problemi che potrebbero non verificarsi mai?
No.
Il domani giace sepolto insieme a ieri, ed io non ci penserò più.
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
Questo giorno è tutto quanto posseggo, e queste ore sono adesso la mia eternità.
Saluto quest’alba con grida di gioia, come un prigioniero
a cui è stata risparmiata la Morte.
Leverò le braccia al cielo, ringraziando per l’inestimabile dono di un nuovo giorno.
E ancora, mi batterò il petto con gratitudine pensando a tutti quelli
che hanno salutato l’alba di ieri, ed oggi non sono più tra i vivi.
Sono davvero un essere umano fortunato, e le ore di oggi altro non sono che un premio.
Perchè è stato concesso a me di vivere ancora questo giorno
mentre altri esseri umani, molto migliori di me, se ne sono andati?
Forse perchè hanno raggiunto il loro scopo mentre io devo ancora realizzarlo?
E’ questa una ulteriore opportunità che mi è offerta
per diventare l’essere umano che so di poter essere?
C’è uno scopo nella natura?
E’ questo il mio giorno per eccellere?
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
Non ho che una sola vita, e la vita altro non è che una misura del tempo.
Sciupando il tempo distruggo la vita.
Se sciupo l’oggi distruggo l’ultima pagina della mia vita.
Quindi amerò ogni ora di questo giorno, perchè essa non tornerà mai più.
Non può essere depositata in banca oggi per essere ritirata domani,
perchè chi mai può afferrare il vento?
Tratterrò forte nelle mie mani ogni minuto di questo giorno
e lo accarezzerò con amore, perchè il suo valore non ha prezzo.
Chi sta per morire non potrà mai comprare un altro respiro,
anche se in cambio darebbe tutto l’oro che possiede.
A quale prezzo oserei valutare le ore che mi attendono? Sono inestimabili!
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
Allontanerò con furore gli assassini del tempo.
Distruggerò con l’azione ogni tentazione a procrastinare;
seppellirò il dubbio sotto la fede;
smembrerò il timore con la fiducia in me stesso.
Non ascolterò parole futili, non indulgerò accanto a mani oziose,
non andrò a visitare gli sfaccendati.
Ormai so che indulgere all’indolenza significa rubare cibo, vesti e calore
a coloro che amo. Io non sono un ladro.
Io sono un essere umano di amore,
e questo mio oggi è la mia ultima occasione di dimostrare il mio amore e la mia grandezza.
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
Compirò oggi i doveri di oggi.
Oggi accarezzerò i miei figli, fintanto che sono giovani;
domani essi se ne andranno, e io pure.
Oggi abbraccerò il mio compagno, o la mia compagna,
baciando dolcemente le sue labbra;
domani se ne andrà, e io pure.
Oggi aiuterò chi è nel bisogno;
domani non potrà più chiedere aiuto, ed io non potrò più udire la sua voce.
Oggi mi offrirò al sacrificio ed al lavoro;
domani non avrò nulla da dare, e non ci sarà nessuno a ricevere.
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
E se è il mio ultimo giorno, allora sarà il mio più grande capolavoro.
Farò di questo giorno il più bel giorno della mia vita.
Di questo giorno berrò ogni minuto sino all’ultima goccia.
Ne assaporerò il gusto e renderò grazie.
Terrò conto di ogni ora e scambierò ogni minuto soltanto con qualcosa che sia di valore.
Lavorerò più duro di quanto abbia mai fatto,
sforzerò i miei muscoli sino a che non imploreranno requie, e allora continuerò.
Farò più visite di quante ne abbia mai fatte prima.
Venderò più mercanzie di quanto abbia mai fatto prima.
Guadagnerò più oro di quanto ne abbia mai ottenuto prima.
Ogni minuto di oggi sarà più fruttuoso delle ore di ieri.
Il mio ultimo giorno deve essere il migliore.
E dunque, vivrò questo giorno come se fosse il mio ultimo giorno sulla Terra.
E se non lo sarà, cadrò in ginocchio e renderò grazie.

Og Mandino
la pergamena V
estratta dal libro Il più grande venditore del mondo


Un cervello nel cuore


di Drunvalo Melkesidek

C’è sempre stato questo paradosso: quando viene concepito un bambino, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello sia formato. Ciò ha portato i medici a chiedersi da dove provenga l’intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco

Lo spazio sacro del cuore, chiamato a volte la camera segreta del cuore, è una dimensione senza tempo della coscienza in cui tutte le cose sono possibili, qui e ora.
Nei testi antichi e nelle tradizioni orali di tutto il mondo si trovano riferimenti a un luogo segreto o speciale all’interno del cuore. Una breve citazione dei versi della Chandogya Upanishad dice: “Vasto come questo spazio esterno è il minuscolo spazio dentro al nostro cuore: in esso si trovano il cielo e la terra, il fuoco e l’aria, il sole e la luna, la luce che illumina e le costellazioni, qualunque cosa quaggiù vi appartenga e tutto ciò che non vi appartiene, tutto questo è raccolto in quel minuscolo spazio dentro al vostro cuore”. Un altro riferimento è costituito dal libro collegato alla Torah detto “La camera segreta del cuore”.
E forse la scienza sta incominciando ad affrontare cautamente proprio questa comprensione. Un gruppo di ricerca, l’Institute of HeartMath (N.d.T.: Istituto di matematica del cuore) di Boulder Creek, in California, collegato all’Università di Stanford, ha scoperto alcuni nuovi dati molto interessanti. Queste informazioni potrebbero essere utili ad alcuni di voi che stanno cercando di comprendere il cuore. Non è un’impresa facile, ma quando la mente collabora, il cuore risponde.

C’è sempre stato questo paradosso: quando viene concepito un bambino, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello sia formato. Ciò ha portato i medici a chiedersi da dove provenga l’intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco. Con sorpresa del mondo medico, gli scienziati dell’HeartMath hanno scoperto che il cuore ha il proprio cervello – sì, un autentico cervello con vere e proprie cellule cerebrali. È molto piccolo, ha soltanto all’incirca quarantamila cellule, ma è un cervello e ovviamente è tutto ciò di cui il cuore ha bisogno. Questa è stata una scoperta di enorme importanza e conferma la veridicità delle affermazioni di coloro che per secoli hanno parlato o scritto sull’intelligenza del cuore.
Gli scienziati dell’HeartMath hanno fatto una scoperta forse ancora più grande riguardo al cuore. Hanno dimostrato che il cuore umano genera il campo energetico più ampio e potente di tutti quelli generati da qualsiasi altro organo del corpo, compreso il cervello all’interno del cranio. Hanno scoperto che questo campo elettromagnetico ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri, con l’asse centrato nel cuore. La sua forma ricorda quella acciambellata di un toro, forma spesso considerata la più unica e primaria dell’universo.
Per chi ha studiato entrambi i volumi de L’antico segreto del Fiore della Vita >>> queste informazioni sul campo toroidale del cuore suoneranno molto familiari. Nel Cubo di Metatron si possono trovare i cinque solidi platonici l’uno dentro l’altro, e ciascuno di essi contiene in sé una copia più piccola della forma originale – un cubo dentro un cubo, un ottaedro dentro un ottaedro e così via.
Qui è raffigurato un campo elettromagnetico toroidale che sorge dal cuore, con un campo toroidale più piccolo al suo interno, ed entrambi sono centrati sullo stesso asse, proprio come i cinque solidi platonici nel Cubo di Metatron.

Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo
I campi elettromagnetici generati dal cuore permeano ogni cellula e possono agire come un segnale sincronizzatore per il corpo in maniera analoga all’informazione portata dalle onde radio. L’evidenza sperimentale dimostra che questa energia non solo è trasmessa internamente al cervello ma è anche recepibile da altri che si trovino nel suo raggio di comunicazione. Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo. Il campo elettrico come viene misurato dell’elettrocardiogramma(ECG) è all’incirca 60 volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali registrate da un elettroencefalogramma (EEG). La componente magnetica del campo del cuore, che è all’incirca 5000 volte più potente di quella prodotta dal cervello, non è impedita dai tessuti e può essere misurata a diversi piedi di distanza dal corpo con uno Strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID) basato su magnetometri. E’ stato anche rilevato che le chiare modalità ritmiche nella variabilità della cadenza del battito cardiaco sono distintamente alterate dall’esperienza di differenti emozioni. Questi cambiamenti nelle onde elettromagnetiche, nella pressione sanguigna e in quella sonora, prodotti dall’attività del ritmo cardiaco sono percepite da ogni cellula del corpo a ulteriore supporto del ruolo del cuore quale globale e interno segnale di sincronizzazione.
[Fonte: Applications of Bioelectromagnetic Medicine (Applicazioni cliniche di Medicina Bioelettromacgnetica). P.J. Rosch e M.S. Markov, New York 2004 – Istitute of HeartMath® - www.heartmath.org]

tratto da: Scienza e Conoscenza

La transizione interiore

di Ellen Bermann

Il cambiamento verso una società a misura d’uomo passa attraverso il nostro mondo interiore: intervista a Joanna Macy, l’ottuagenaria eco-fillosofa che si occupa di ecologia profonda...

Quando intraprendiamo il percorso del cambiamento pensiamo quasi esclusivamente ai concreti passi da compiere, ma trascuriamo il nostro mondo interiore fatto di credo e valori altrettanto importanti per la riuscita del cambiamento: ignoriamo infatti che sono proprio questi il principale ostacolo alla via del successo. Per questo motivo il movimento “Transition Towns” – comunità che puntano ad una riconversione ecologica, in grado di essere autosufficienti rispetto all’esterno per quanto riguarda il cibo, l’energia e le attività economiche, in considerazione del picco del petrolio e del cambiamento climatico – dedica una notevole parte del proprio pensiero e del proprio programma agli elementi psicologici, emotivi e spirituali: perché si rende conto che la loro comprensione è fondamentale per compiere quel cambiamento paradigmatico richiesto per passare da una società basata sui consumi e sulla crescita industriale perpetua a una società a sostegno della vita.
L’ispirazione e l’ausilio vengono presi in gran parte dall’importante lavoro che Joanna Macy, l’ottuagenaria eco-fillosofa che si occupa di ecologia profonda, ha svolto su questi temi, esplorando innanzitutto il sistema valoriale alla base della nostra società attuale.

I tuoi workshop su “Il lavoro che riconnette” sono riusciti a mobilitare e dare supporto a tante persone nonché attivisti. Hai notato dei cambiamenti significativi negli approcci e riscontri durante gli anni più recenti?

Le persone che vengono ai miei workshop o anche solo alle mie presentazioni, dove cerco sempre di inserire una parte di lavoro esperienziale, sembrano pronte per muoversi in fretta, per ritornare in collegamento con le dimensioni emozionali, psicologiche e spirituali, come se si stessero mettendo in contatto con la loro coscienza interiore, rendendosi conto che questa nostra civiltà ha preso una strada sbagliata, almeno negli ultimi decenni. Sono pronte per uscire dalla bolla di illusioni e delusioni che li aveva resi insensibili ai veri bisogni del mondo. Stanno tirando fuori tutto il loro coraggio.

Durante questi tempi molto difficili, con una profonda crisi ecologica ed economico-finanziaria, molte persone iniziano a prevedere un collasso sistemico. Cosa sta succedendo, per esempio, negli Stati Uniti?
Qui, negli Stati Uniti, c'è molta paura e rabbia per il collasso economico. Il Governo, con nostro disappunto ma probabilmente per ragioni inevitabili, sta cercando di supportare il mercato finanziario e le regole di Wall Street – che si sono dimostrati incapaci di rispondere ai bisogni reali delle persone e del mondo naturale.

Il rischio di un panico collettivo è molto alto. Come vedi tutto ciò?
Alcune persone permangono in uno stato di paura e sperano che il sistema possa essere “aggiustato”, mentre sempre più persone diventano pronte per plasmare una nuova società a sostegno della vita. Lo fanno in due modi: iniziano a lavorare in modo molto creativo e collaborativo a livello locale, in molti modi, analogo al movimento Transition Towns, e cercando nuove soluzioni per l'uso del suolo, del cibo, dell'autosufficienza energetica ecc. Io lo chiamo “costruire il nuovo nel guscio del vecchio paradigma”, il quale è destinato a morire perché oltre a non funzionare ed essere autodistruttivo, causa innumerevoli sofferenze. Le persone però nel frattempo non aspettano che il sistema dominante sparisca, ma creano il nuovo e lo stanno già facendo – mentre noi, qui, parliamo – così come lo vediamo nelle Transition Towns oppure negli ecovillaggi.

Ma a livello nazionale e globale cosa può essere fatto?
Dobbiamo cercare di influenzare le politiche nazionali e collettive. Proprio recentemente si sono creati dei nuovi “think tank” – gruppi che studiano i vari settori delle politiche pubbliche, con un’attenta analisi della politica sociale, dell’economia, la scienza e la tecnologia – anche a Washington, impegnati nella creazione di un'agenda per una nuova economia. A questo proposito consiglio il nuovo libro di David Korten Agenda for a new economy, in cui l’autore ripropone l’idea di Richard Heinberg, che suggerisce di lavorare a livello locale preparando delle “scialuppe di salvataggio” oltre a stabilire passi e politiche molto concreti e articolati sia a livello nazionale che internazionale che permettano il cosiddetto passaggio da “Wall Street” a “Main Street”. Wall Street ha depauperato la nostra ricchezza e quindi dobbiamo cambiare il sistema. I risparmi delle persone sono semplicemente spariti, motivo per cui si prevedono sommosse popolari ecc., che contribuiscono a creare uno scenario alquanto apocalittico.

Quali prospettive vedi quindi?
Vedo che nelle Transition Towns, come in tanti aspetti del “Great Turning” (la grande svolta), le persone si stanno riappropriando di modi di vita collaborativi e si cercano, come era in uso tante generazioni fa. La caratteristica di questi tempi è l'orrenda incertezza, il fatto che potrebbe andare bene o male. Potremmo arrivare alla grande svolta o alla grande disfatta e, in questo caso, saremo sopraffatti da carestie ed evacuazioni dovute al picco del petrolio e al cambiamento climatico. Oppure, possiamo cercare di accelerare la nuova e immensa rete di interconnessioni, alla base di una società più decente. Non posso dire alle persone che tutto andrà per il meglio, dobbiamo essere sinceri perché è un momento di disperazione e di grande pericolo. Dobbiamo appellarci alla nostra intelligenza e al nostro coraggio e liberarci di quelle nozioni legate a privilegi e diritti acquisiti, lasciando emergere anche la saggezza indigena e ancestrale. A volte penso che non abbiamo speranza di sopravvivere, però ogni volta che interagisco con le persone con cui lavoro nei workshop mi sento più sollevata.

In effetti, quando si è in posizione di incoraggiare qualcuno possiamo nutrire una grande speranza o una sorta di panico, testimoniando un brusco cambiamento da uno stato d’animo all’altro.
Penso che questo duplice atteggiamento sia molto diffuso ed è importante riconoscerlo e capire quanto è utile. E' molto utile poter sentire la paura perché ci aiuta a capire quello che sentono anche le altre persone e conduce a sentimenti di compassione e di rispetto per quello ciò che gli altri stanno vivendo. Avere sempre un atteggiamento estremamente fiducioso non sarebbe molto utile perché le persone non si fiderebbero. Invece, in questo momento, è naturale mostrare le ferite e le sofferenze che questi tempi ci infliggono e le perdite che si stanno producendo – perdiamo le specie, gli ecosistemi, la civiltà, le lingue – questo lo sappiamo! Il lutto che sentiamo è più che comprensibile. Imparare a rendere onore a questa sofferenza, che è uno degli obiettivi chiave dei miei workshop – cioè onorare il dolore per il mondo – ci da resilienza.

Quando si pensa a una società che sostenta la vita, viene posta tanta attenzione su questioni molto pratiche come energia, utilizzo del suolo, inquinamento ecc., mentre le dinamiche psicologiche ed emotive vengono trascurate. Come si spiega tutto ciò?
Siamo stati condizionati culturalmente a separare queste cose, ma quando lasci parlare sia il cuore che la mente le persone sanno rispettare e apprezzare l'onestà e l'integrità.

Il movimento delle Transition Towns, che ha contagiato anche l'Italia, ha tratto notevole ispirazione proprio dal tuo lavoro sulla transizione interiore. Vero?
In effetti il mio lavoro calza come un guanto il lavoro sulla transizione. Quando ho lavorato con Rob Hopkins – ex insegnate di permacultura capostipite delle Transition Towns nel Regno Unito [N.d.R.] – la scorsa Pasqua a Findhorn, abbiamo fatto un workshop di due giorni su “Il lavoro che riconnette” e poi abbiamo proposto una conferenza sull'energia positiva e sulla strategia da applicare a livello locale. Rob stesso ha successivamente coinvolto dei miei colleghi che svolgono questo lavoro in Gran Bretagna.

A volte si avverte una sorta di pressione sul tempo, perché tutto sta terribilmente accelerando e si sente la necessità di muoversi in fretta senza sapere come attenersi a questo ritmo di cambiamento. Questo spaventa molto.
Penso che la sensazione descritta sia alquanto condivisa da persone che vedono l'accelerazione degli effetti del cambiamento climatico, mentre permane invece una sorta di cecità collettiva. Bisogna cercare di ricordare che ci sono dei cambiamenti che stanno avvenendo nella psiche della nostra specie e che si stanno manifestando molto in fretta. Io sono stata in giro per molto tempo e quest'anno compio ottanta anni (è incredibile – mi sento ancora come se ne avessi 40!). Questo mi permette di vedere la velocità del cambiamento che si fa strada all'interno di quelle menti umane che si rendono conto che la Terra è un essere vivente e che noi le apparteniamo e possiamo appoggiarci alla rete della vita per prendere forza. Solo tre decenni fa nessuno ne parlava mentre ora se ne parla ovunque negli Stati Uniti – è veramente una grande rivoluzione non solo scientifica ma spirituale. Dobbiamo renderci conto che non sta succedendo solamente a noi – non siamo solo noi a essere pronti per un cambiamento, pronti per sviluppare nuove capacità, intelligenza ecologica e una relazione con altri esseri viventi. Certo, tutto questo non viene detto nei canali mediatici dominanti, nelle chiese e nelle grandi istituzioni.

Pensi che questo stia succedendo anche al di fuori dei paesi occidentali come la Cina o il Medio Oriente?
Non so. Ma, per esempio, l'ho sentito molto forte in Giappone, dove sono stata qualche mese fa: lì molte persone hanno avvertito il fallimento del sistema capitalistico, che sta distruggendo la vita, e quindi è destinato a crollare su se stesso. Noi dobbiamo cercare di essere pronti a cavalcare quest’onda.

Qual è il tuo sogno per il futuro?
Il mio sogno è che si possa riscoprire la bellezza della collaborazione con altri esseri umani e riprendere un senso di venerazione per la Terra e che lo si possa fare in tempo! Spero che possano esserci dei posti dove si possa conservare un po' di quello che abbiamo appreso durante i millenni passati – come la musica, le arti, le pratiche spirituali – a beneficio delle generazioni del futuro. Non penso che possiamo cambiare l'intero sistema globale, ma il mio sogno è che possiamo formare una sorta di vivai interconnessi, degli alveari di buonsenso, per ritornare a una relazione positiva con la Terra. Non credo che siamo arrivati fino a qui per estinguerci completamente come specie. Il lavoro a livello locale è terribilmente importante perché ben presto non saremo più nella posizione di connetterci a lunghe distanze.

Pensi che possa essere possibile averti qui in Italia per un workshop in un prossimo futuro?
Potrebbe essere in congiunzione di un mio viaggio in Germania ipotizzato per il 2010. Sulla mia agenda sono segnati ancora tutti gli appuntamenti dei prossimi 18 mesi , come se tra un anno potessi facilmente prendere un aereo e venire in Europa. Ma chi può sapere cosa accadrà?

E' uno scenario che fa paura in effetti...
Ma possiamo usare la nostra ansia per attuare la nostra trasformazione, non abbiamo altra scelta. Non è stupefacente? Eccoci qui, due donne che vivono sulla parte opposta del globo, che si parlano, ma potrebbero non avere più la possibilità di incontrarsi. Ma è così bello poter collaborare insieme, agendo ognuna a servizio della vita. I nostri antenati non avrebbero mai potuto immaginare una situazione così. I miei genitori pensavano che tutto sarebbe proseguito come sempre. Dobbiamo imparare a essere insieme anche a lunga distanza, in una sorta di connessione psico-emozionale: così, quando senti nuovamente una sensazione di panico, prova a immaginare il mio cuore a supporto del tuo, per il benessere di tutti. Proviamoci.

Per approfondire
Il lavoro che riconnette titolo

In che modo possiamo, come individui, promuovere una visione olistica ed esserne parte?
Ecco alcune linee guida tratte da “Work that reconnects – Il lavoro che riconnette” che ha lo scopo di trasformare la disperazione e l’apatia di questa immensa crisi ecologica e sociale in azioni costruttive e collaborative. Il seminario offre nuovi modi di vedere il mondo, come se fosse un nostro corpo allargato, liberandoci dai presupposti e dalle attitudini che stanno minacciando la continuità della vita sulla Terra.

1. Sintonizzati su uno scopo comune. Lo scopo non è un obiettivo o un piano che puoi formulare con attenzione. È uno scopo aperto: potremmo incontrare necessità comuni e collaborare in nuovi modi.
2. Accogli la diversità. L'autorganizzazione dell’intero richiede la differenziazione delle parti. Il ruolo di ciascuno nel cammino che abbiamo davanti è unico.
3. Comprendi che solo l'intero può auto-ripararsi. Non puoi “aggiustare” il mondo, ma puoi prendere parte al suo processo di autoguarigione. Guarire delle relazioni malate in te o tra altre persone fa parte della guarigione del mondo.
4. Sei solo una piccola parte di un processo più ampio, come un neurone nel sistema nervoso. Quindi impara ad avere fiducia. La fiducia significa partecipare e prendere dei rischi, quando non puoi avere il controllo o solo vedere il risultato finale.
5. Apriti a flussi di informazioni da sistemi più grandi. Non resistere alle informazioni dolorose sul nostro mondo, ma ricordati che il dolore che senti per il mondo deriva dall'interconnessione, e la tua volontà di aprirti sblocca la risposta che è importante per il benessere del mondo.
6. Racconta la verità su come vivi questo mondo. Se hai delle risposte alla condizione presente, presumi che possano essere condivise da altri. Abbandona vecchie risposte e ruoli e dai voce alle domande che affiorano in te.
7. Non credere a chi pensa di avere una risposta certa. Questi atteggiamenti sono in genere segni di ignoranza o interesse personale.
8. Lavora sempre di più insieme ad altri. Oppure in progetti comuni verso uno scopo comune. Costruisci la comunità attraverso compiti e rituali condivisi.
9. Sii generoso con punti di forza e capacità. Essi non sono la tua proprietà privata. Crescono se sono condivisi. Includono sia quello che sai che quello che non sai, e i doni che accetti dagli antenati e dagli altri esseri.
10. Cerca di tirare fuori i punti di forza degli altri. Cerca di riconoscerli. Non avere pregiudizi su quello che una persona può dare. Sii pronto per la sorpresa e per nuove forme di sinergia.
11. Non hai bisogno di vedere i risultati del tuo lavoro. Le tue azioni hanno effetti anche molto remoti che magari non potrai vedere nel lasso della tua esistenza.
12. Quando fai un grande sforzo, lascia che ci sia serenità in quello che stai facendo; la rete della vita ti sorregge con il flusso di energia e intelligenza che va molto oltre la tua.

Abbiamo intervistato: Joanna Macy
Eco-filosofa, studiosa di buddismo, teoria sistemica ed ecologia profonda, è una voce rispettata all’interno dei movimenti per la pace, la giustizia e l’ecologia, collegando i propri studi con quattro decenni di attivismo. È riuscita a creare un metodo molto efficace per lavorare sul cambiamento personale e sociale. Il suo ampio lavoro include le questioni psicologiche e spirituali legate all’era nucleare, alla consapevolezza ecologica e alla risonanza fra il pensiero buddista e la scienza contemporanea. Vive a Berkeley in California vicino ai suoi figli e nipoti. Il suo sito è www.joannamacy.net.

fonte: Scienza e Conoscenza

L’Intenzione: un effetto a luce diffusa

di Lynne McTaggart

Si può considerare l’intenzione come un’energia globale in grado d’influenzare qualsiasi cosa si trovi lungo il suo percorso?

Si può considerare l’intenzione come un’energia globale in grado d’influenzare qualsiasi cosa si trovi lungo il suo percorso?
La domanda è stata investigata dal fisico tedesco Fritz-Albert Popp e dai suoi collaboratori, a Neuss, in Germania, studiando la debole corrente di luce – emissioni di biofotoni – emanata da tutti gli oggetti viventi.
In uno studio molto interessante, un collaboratore di Popp, lo psicologo olandese Eduard Van Wijk, posizionò un contenitore pieno di alghe accanto a un guaritore e a un suo paziente, misurando poi le emissioni di fotoni delle alghe durante le sedute di guarigione e i nei momenti di pausa.
Dopo aver analizzato i dati, Van Wijk scoprì delle sorprendenti alterazioni nella quantità di fotoni emessi dalle alghe. La qualità delle emissioni cambiò in modo significativo durante le sedute terapeutiche, come se le alghe fossero state bombardate dalla luce. Con tutta probabilità, si verificarono anche ulteriori cambiamenti nel ritmo delle emissioni, come se le alghe si fossero assuefatte a una fonte di luce più forte.

Esperimenti sull’intenzione legati alla germinazione
Attualmente i nostri esperimenti sull’Intenzione sostengono l’idea che questa possa influenzare qualsiasi cosa si trovi lungo il suo percorso.
Finora abbiamo condotto sei esperimenti sull’Intenzione legati alla Germinazione – uno via Internet, con partecipanti provenienti da ogni parte del mondo, e altri cinque lo scorso anno, davanti a un pubblico di vario tipo, nel corso del mio programma di conferenze. Agli esperimenti assistettero partecipanti di Sydney, Australia (600), Rheinbeck, New York (100), Hilton Head, North Carolina (500), Palm Springs, California (130) e Austin, Texas (120).
Come potete ricordare (vedi n°23 – verificare), nel corso degli esperimenti, chiedevamo al pubblico di scegliere uno dei quattro gruppi di semi (30 semi per gruppo), e poi d’inviare ad esso l’intenzione che crescessero di “almeno 3 cm. a partire dal quarto giorno di crescita”.
Recentemente, lo psicologo Gary Schwartz ha analizzato i nostri sei esperimenti sulla germinazione concentrandoli in risultati che sono stati presentati e pubblicati dal 25 al 28 giugno al convegno della Society for Scientific Exploration.
I dati del Dott. Schwartz mostrano che l’intenzione inviata ha prodotto un effetto incisivo. I semi oggetto dell’intenzione sono cresciuti in media di 8 millimetri in più rispetto a quelli di controllo.
Tuttavia, altri risultati affascinanti ci suggeriscono che l’intenzione può avere un effetto diffuso agendo con la sua influenza a livello globale nei giorni stessi in cui viene inviata, anche se l’effetto maggiore è riservato all’obiettivo vero e proprio.
Al termine, il tecnico di laboratorio del Dr. Schwartz, Mark Boccozzi (di cui il gruppo selezionato non era a conoscenza) piantò altri 120 semi in condizioni standard. Alla fine dei cinque giorni, i semi furono raccolti e misurati in millimetri.
Come seconda condizione di controllo, in parallelo ad ogni esperimento sull’Intenzione Mark effettuò un esperimento di controllo separato. Questa volta selezionò e preparò altri 120 semi divisi in quattro gruppi, qualificandone uno quale “gruppo-intenzione” (sebbene ad esso non venisse inviata alcuna intenzione a distanza), e, come con gli altri esperimenti, li piantò, per poi raccoglierli e misurarne la crescita dopo cinque giorni. Di fatto questo esperimento doveva agire come un controllo di seconda serie - un controllo del controllo.

Analisi complesse
In seguito il Dr. Schwartz ha condotto una varietà di complesse analisi sulla crescita di tutti e sei gli esperimenti dell’Intenzione e dei sei esperimenti di controllo.
Confrontò la crescita totale dei semi bersagliati con quella di tutti i semi non bersagliati; la crescita di tutti i semi degli esperimenti sull’Intenzione con quella dei semi di tutti gli esperimenti di controllo. Confrontò inoltre tutti i semi cui era stata inviata l’intenzione (quelli negli esperimenti sull’Intenzione, più quelli definiti “semi intenzione” degli esperimenti di controllo) con tutti i semi non bersagliati in tutti e 12 gli esperimenti.
Sono emersi vari risultati affascinanti. In media, i semi oggetto dell’intenzione erano cresciuti di 56 mm. contro i 48 mm dei semi non bersagliati. Questo significa che i semi oggetto dell’intenzione erano in media 8 mm. (circa un terzo di un pollice) (più alti di quelli di controllo. In contrasto, i semi degli esperimenti di controllo sull’intenzione variarono solo di 2 mm.
Ma l’effetto maggiore si ebbe confrontando i risultati della crescita totale della pianta oggetto dei nostri esperimenti sull’Intenzione con la crescita totale della pianta degli esperimenti di controllo.
Il Dott. Schwartz ha evidenziato un effetto molto significativo – con una possibilità dello 0,00001% che si trattasse di un risultato puramente casuale.
Questo suggerisce che nei giorni in cui fu inviata l’intenzione tutte le piante crebbero di più di quelle degli esperimenti di controllo, anche se le piante oggetto dell’intenzione diventarono più alte di tutte.
Curiosamente non ci fu alcuna differenza tra i semi bersagliati e quelli non bersagliati degli esperimenti di controllo. I semi denominati “semi dell’intenzione” crebbero quasi della stessa misura – appena 2 mm. più piccoli – di quelli non bersagliati; una differenza non significativa.

A portata di luce
Questi affascinanti risultati ci conducono verso una più ampia comprensione della complessa forza dell’intenzione. Può essere che l’intenzione non migliori solo l’obiettivo verso cui è rivolta ma anche tutto ciò che si trovi alla sua portata.
Fritz Popp scoprì, nei suoi esperimenti, che applicando un unguento sul corpo, questo modificava le emissioni di luce non solo dal punto in cui era stato applicato, ma anche da parti del corpo situate a distanza.
Questo suggerisce che innumerevoli segnalazioni non locali avvengono non solo in un singolo organismo, ma nel caso dei nostri semi, tra i semi stessi.
Ancora una volta i nostri esperimenti suggeriscono che gli oggetti viventi registrano le informazioni da tutto l’ambiente, e non solo tra due entità comunicanti.
Si potrebbe anche affermare che, una volta modellato, un pensiero si diffonde interagendo con tutto ciò che incontra sul suo percorso.

Per gentile concessione di Living the field (www.livingthefield.com) e Lynn McTaggart
Lynne McTaggart è autrice tra gli altri del best-seller Il campo del punto zero (Macro Edizioni 2003, nuova edizione 2008) e La scienza dell’intenzione (Macro Edizioni – 2008). Per partecipare al suo prossimo esperimento sull’intenzione, collegati al sito www.theintentionexperiment.com, registrati in anticipo e segui le istruzioni.

Per approfondire
Popp Fritz-Albert
, Nuovi orizzonti in medicina. La teoria dei biofotoni, 2003, Nuova IPSA

Le galassie sono settimine?

 

a cura di Vincenzo Zappalà
Lo Space Telescope ha spezzato un’altra barriera spazio-temporale e ha trascinato indietro le prime galassie. Probabilmente sono nate prima del previsto?
Proprio nel giorno della Befana si stanno presentando a Washington, durante la riunione annuale della Società Astronomica Americana, alcuni risultati ottenuti con la nuova camera infrarossa dello Space Telescope, la ormai celebre Wide Field Camera 3 (WFC3), che nell’agosto del 2009 ha ottenuto un’immagine meravigliosa di un campo ultra profondo nello spazio e nel tempo. Questa prende il nome di HUDF09 ed è stata sapientemente “combinata” con la più anziana HUDF (immagine puramente ottica) del 2004.
Si è potuto vedere che le galassie più lontane e quindi più antiche, mostrano una luce intensamente blu a tal punto che risulta chiara la loro povertà in elementi pesanti. Devono perciò essere formate da stelle di primissima generazione, quelle veramente primordiali che non avevano ancora a loro disposizione gli elementi pesanti che si sarebbero formati solo dopo attraverso le esplosioni di supernove. Studiando attentamente queste galassie “bambine” si è visto che la loro nascita deve essere spostata indietro rispetto a quanto pensato finora. Probabilmente intorno ai 500-600 milioni di anni dopo il Big Bang e non verso i 700-800 come pensato precedentemente. A questo punto il futuro James Webb Space Telescope, che sarà lanciato nel 2014, sarà fondamentale per vedere direttamente la nascita delle prime strutture dell’ Universo.

Intanto si può dire che viene confermata l’idea che le galassie si formino attraverso l’aggregazione di strutture più piccole che poi si riuniscono man mano in gruppi sempre più grandi e affollati. Un po’ come da tanti piccoli ruscelli che si buttano nei torrenti e poi nei grandi fiumi, per arrivare, infine, a sfociare nel mare. Le galassie osservate dalla WFC3 hanno generalmente dimensioni che sono solo circa 1/20 della nostra Via Lattea. Dei veri e propri mattoni primordiali, come i sono stati i planetesimi per la formazione dei pianeti (le regole della Natura sono sempre molto simili nella loro bellezza e semplicità).

Un ulteriore aiuto alla lettura dei dati dell’HUDF09 è venuto dalle osservazioni del telescopio Spitzer, soprattutto per quanto riguarda il calcolo della massa e dell’età di queste strutture antichissime. La massa “normale” risulta essere pari a solo un centesimo di quella della nostra odierna galassia. Sembra anche che osservando galassie di “solo” 700 milioni d’anni, le stelle che le formano devono comunque avere già qualche centinaio di milioni d’anni di vita. Anche l’origine della prima stella va quindi portato indietro.
Per completezza ricordo che le galassie osservate in questa immagine ormai famosa mostrano un redshift fino a z = 8.5, ossia un’età anche superiore ai 13.1 miliardi di anni fa. Siamo veramente ai limiti della strumentazione attuale. Tutte le misure diventano difficili ed incerte. Adesso bisogna solo aspettare il futuro.

Questa è l’immagine più profonda mai ottenuta con lo Space Telescope in luce infrarossa. Gli oggetti più deboli e lontani (mostrati dai cerchietti nei due riquadri) distano almeno 13.1 miliardi di Anni Luce. Il loro colore è azzurro e quindi le fa pensare come oggetti veramente primitivi, formatesi non oltre i 500-600 milioni di anni dopo il Big Bang e composte da stele di primissima generazione, prive o quasi di elementi pesanti.
Fonte:
Immagine in alto: Uno schema molto recente che mostra le scale temporali ipotizzate dal momento del Big Bang fino ad’ora. Probabilmente bisognerà schiacciare ancor di più le fasi iniziali.

LA BIORISONANZA OLOGRAFICA E LE LUCI WHITE

 

Il 
Giornale Onlinedi Alessandro De Benedittis
Il corpo umano genera, al pari di tutti i corpi viventi, un campo elettromagnetico che è di debole emissione, nel senso che a livello di onde cerebrali è rilevabile un segnale con intensità intorno ai 10–15 microampere. Se esso invece viene letto con sofisticati rilevatori SQUID risulta di un'intensità di pochi microtesla.
Per avere un termine di paragone con altri emettitori di campo elettromagnetico il nostro corpo ha una intensità di emissione milioni di volte più piccola del campo generato da un comune cellulare o da un Walkman o, a maggior ragione, da un apparecchio televisivo.
Da un punto di vista qualitativo invece studi recenti hanno rilevato che il segnale elettroencefalografico umano è molto "ricco" di informazione in quanto è rappresentativo dell'insieme delle emissioni del nostro corpo ed è indipendente dal punto di applicazione degli elettrodi rilevatori.
Ciò significa che esiste la cosiddetta riflessologia delle onde cerebrali grazie alla quale la elaborazione delle informazioni elettroencefalografiche ha permesso la creazione di una mappa olografica dell'intero nostro corpo in grado di stabilire una relazione tra ogni livello di frequenza cerebrale e parte del corpo ad essa corrispondente. In tal senso risulta che le frequenze basse sono collegate alla parte bassa del corpo così come le alte a quella alta, inoltre tra i vari livelli di frequenza appaiono delle strutture armoniche fondamentali che sono in relazione tra di loro con una precisa corrispondenza al sistema dei meridiani energetici o dei chakras. (Vedi fig. n°1)
La dimensione olografica di tali mappature è data dal fatto che singole parti, sia pur limitate del corpo umano sono rappresentative dell'intero, così come in una lastra fotografica laser la parte della stessa, se spezzata egualmente riproduce l'intero.

A tali risultati si è giunti grazie agli studi svolti presso la Maharishi University (negli stati uniti), dal dott. Maxwell Cade e, in Italia, dai dott. Marco Margnelli, Dott. Nitamo Montecucco e da Alberto Tedeschi.
Si è riscontrato inoltre che le frequenze di un singolo individuo variano se la stessa osservazione viene effettuata qualora esso faccia parte di un gruppo di altre persone presenti nello stesso ambiente ove viene fatta la rilevazione. Infatti se si misurano le onde cerebrali di un gruppo di persone presenti in uno stesso ambiente è possibile rilevare una relazione bioenergetica tra i loro corpi che si esprime in una olografia di biorisonanza tra di essi. Tale biorisonanza da luogo a una sincronizzazione del tutto spontanea dei segnali emessi da ciascuno. Accade pertanto che l'insieme delle emissioni dei singoli corpi si comportano come un sistema nel quale le differenze di segnale emesso tendono ad omogeneizzarsi e ridursi raggiungendo una impressionante similitudine.
Come è possibile che corpi/persone distinte possano sincronizzarsi al punto di omologarsi in una contemporaneità e somiglianza di emissioni? Ciò succede perché vi è una relazione di risonanza naturale tra l'ambiente elettromagnetico esterno (emissioni elettromagnetiche dei corpi esterni ed emissioni ambientali) e quello interno. In altri termini: grazie alla risonanza olografia interna tra le parti di un corpo, ogni organo interno viene "rappresentato" in termini di segnale emesso dall'insieme delle emissioni elettromagnetiche rilevabili con un elettroencefalogramma, parimenti la biorisonanza olografica esterna fa si corpi distinti manifestino vibrazioni che tendono a rappresentare quelle dell'intero gruppo.
Pertanto, mentre il limite biochimico tra corpi rimane inalterato, la vicinanza fisica permette uno scambio elettromagnetico che va oltre i limiti di ognuno al punto che ogni corpo, da un punto di vista elettromagnetico, diviene a sua volta organo del corpo più grande costituito dall'insieme degli individui. Quindi ciò che accade all'interno di un corpo, a livello elettromagnetico accade anche tra più corpi e tra questi e l'ambiente circostante (quindi la riproduzione olografica del segnale emesso dalle componenti di un sistema si allarga a tutti componenti dello stesso, indipendentemente dalle dimensioni e dal numero dei componenti stessi). Cioè, da un punto di vista elettromagnetico, il nostro corpo non ha confini.
Una delle conseguenze di questo fenomeno è che noi stessi, a livello corporeo o meglio vibrazionale oltre a convibrare con l'esterno "cerchiamo" o "generiamo" intorno a noi ambienti compatibili con la nostra energia di base al fine di renderci coerenti con esso.
Tale ricerca dell'equilibrio energetico e quindi delle situazioni di minimo "attrito" può essere letta in termini di fisica quantistica, come una ricerca del minimo "sforzo", cioè di minima energia impiegata al fine di raggiungere una situazione sostenibile tra noi e il nostro ambiente, questo non significa affatto che noi si cerchi comunque una armonia tra noi e il nostro ambiente, molto più "semplicemente" si è alla ricerca di un equilibrio energetico, che in termini valoriali può significare che qualsiasi tipologia è ammessa, dalla migliore alla più "inquinata" purché mantenga il principio del minimo sforzo.
Secondo la fisica quantistica i sistemi (e quindi i corpi) cercano spontaneamente una situazione nella quale l' energia utilizzata per mantenere l'equilibrio omeostatico tra interno ed esterno viene ottimizzata grazie alla riduzione progressiva delle differenze energetiche e informative tra i singoli componenti del sistema stesso e questo vale sia all'interno di un corpo che tra questo e il suo ambiente.
La lettura dell'EEG del cervello è la rappresentazione vibrazionale dell'equilibrio omeostatico di noi stessi con l'ambiente e quindi dell'insieme delle energie emesse dagli organi interni del corpo, siano essi fisici o più sottili. Lo stesso equilibrio è rilevabile dalla lettura tramite la riflessologia plantare o l'iridologia.
Passando invece dalla semplice lettura della nostra energia alla sua diagnosi e alla cura va rilevato un altro fenomeno estremamente interessante che è legato alla possibilità non solo di percepire la situazione energetico/vibrazionale di un organo interno, ma anche di agire a ritroso sullo stesso organo mediante la "manipolazione" dei suoi "terminali" vibrazionali/energetici presenti ad esempio nella mano o nel piede.

In tal modo, agendo dall'esterno, è possibile intervenire sugli organi interni (fig.2) mediante applicazioni meccaniche come la pressione (shiatzu) o di calore (moxa) o di aghi nei meridiani (agopuntura). Ogni organo o componente del sistema umano pertanto emette segnale e riceve, dando luogo a un interminabile "matassa" energetica distribuita nell'intero corpo che può essere modificata e manipolata agendo non solo meccanicamente sui terminali dello stesso, ma anche energeticamente immettendo vibrazioni specifiche atte ad interferire con quelle emesse dall'organo su cui si interviene.
Questo fenomeno apre la possibilità della cura mediante intervento energetico o vibrazionale sugli organi interni escludendo, quale principio attivo, l'utilizzo di sostanze biochimiche. Tale metodologia comprende anche l'omeopatia, in quanto, utilizzando comunque sostanze "fisiche", di queste in realtà viene utilizzato soltanto il messaggio vibrazionale memorizzato nell' acqua.
La metodologia della medicina vibrazionale infatti ha scoperto la possibilità di dialogare con gli organi del corpo umano mediante un linguaggio vibrazionale e non biochimico.
Questa nuova medicina, a differenza di quella allopatica/biochimica ha il vantaggio di non usare sostanze tossiche e di agire direttamente senza generare effetti secondari indesiderati (malattie iatrogene), non solo, ma in virtù della possibilità di leggere la mappa energetica interna, è possibile effettuare diagnosi molto più puntuali e precise.
L'individuazione della malattia avviene sfruttando il principio della risonanza, grazie al quale l'organo o la parte non armonica risulta patologicamente impossibilitato a risuonare dinamicamente con l'esterno, ovvero è in ristagno di energia con un eccesso di coerenza biochimica; il segnale elettromagnetico che corrisponde olograficamente alla zona patologica è stabile nel tempo, ed è a tutti gli effetti una cristallizzazione biochimica ed elettromagnetica (ovvero la parte si comporta rispetto al resto del sistema come un sistema chiuso che perde la sua caratteristica olografica; quanto più alto è il livello della patologia , tanto maggiore è l'isolamento rispetto all'insieme fino ad arrivare allo stato patologico cronico).
Il limite della medicina vibrazionale è dato dalla soggettività della diagnosi che necessariamente è effettuata dal terapeuta in base ai dati di cui dispone. Questo fatto comunque di per sé non porrebbe tale metodologia di cura tanto distante da quella tradizionale se non intervenisse, a inficiare in tutto o in parte la non invasività del metodo, la necessità di basare la diagnosi su dati sfuggenti e assai difficili da rilevare quali la dimensione energetico-vibrazionale del "paziente". Una diagnosi kinesiologica, oppure fatta con EAV (elettro agopuntura di Voll), o con il Vega test, infatti può essere inficiata dalla biorisonanza del corpo del terapista con quello del paziente in quanto, costituiscono un unico campo elettromagnetico. Pertanto è certo che il terapista ha effettuato una parte della diagnosi su se stesso, perché non è materialmente possibile stabilire una separazione netta a livello energetico tra sé e il paziente.
Pertanto la bontà della cura assicurata dal metodo vibrazionale può in tutto o in parte essere invalidata dall'errore di lettura e quindi di diagnosi con il grosso problema etico di testare con la stessa metodica un'insieme di rimedi vibrazionali che vanno ad equilibrare l'interdipendenza bioenergetica tra paziente e terapeuta e non la reale sostanza patologica; la terapia porta quindi a una reale dipendenza bioenergetica e a una falsa condizione di salute.
Ideale sarebbe che il paziente potesse da solo effettuare sia la diagnosi che la terapia escludendo ogni intervento esterno. Non si porrebbe, in tal caso da parte del terapista, il problema della "sua" interferenza e quindi del possibile errore.
Attualmente esiste una soluzione al problema data dal metodo WHITE®. Con esso il paziente utilizza la sua energia per informare lo strumento di cura. In tal modo si realizza un rimedio isoterapico, cioè basato su un principio attivo "prelevato" dallo stesso paziente. Si utilizza la naturale proprietà del corpo di emettere un segnale elettromagnetico olografico che è fedelmente rappresentativo dello stato elettromagnetico del corpo, e quindi della eventuale patologia.
La creazione del cosiddetto rimedio olografico sincronico o acqua di WHITE si fa realizza nel seguente modo:
il paziente agita tra le mani una boccettina contenente acqua minerale naturale e, tramite una leggera succussione, le molecole dell' acqua vengono attivate dal segnale elettromagnetico emesso dalla mano. L'informazione in tal modo trasferita all' acqua viene successivamente rifasata con la luce WHITE attraverso un processo di fisica quantistica per il quale l' acqua perde il contenuto informativo elettromagnetico legato alla patologia e diventa un rimedio ad alta risoluzione olografica che va a colpire direttamente i tessuti o gli organi che sono in ristagno di energia. Risultato di tale intervento è l'"apertura" elettromagnetica delle zone di ristagno che riacquisiscono la loro caratteristica olografica originaria. Il principio di attivazione dell' acqua o olio di WHITE si chiama biorisonanza olografica (holographic bioresonance®).
Il metodo WHITE è quindi un metodo etico perché usa la stessa energia del paziente e limita fortemente la problematica della diagnostica.
Il funzionamento fisico della luce WHITE deriva direttamente dalla teoria QED (Quantum Electrodynamics) del professor Giuliano Preparata recentemente scomparso e del professor Emilio Del Giudice. Il gruppo ricerca luci WHITE è quindi composto da medici, psicologi, tecnici e naturopati tra i quali segnaliamo: per la parte bioenergetica: Dott. Marco Del Prete, Dott. Pietro Rabolli, Dott. Elio Sermoneta, Dott. Vanni Zacchi.
Per la parte psicologica e naturopatica: Prof. Claudio Viacava
Per la parte di indagine radiestesica e geopatologica: Dott. Roberto Tresoldi e Dott. Giampiero Quadrelli.
Per gli aspetti sulla coscienza e di coordinamento: Alberto Tedeschi.
Il gruppo ricerche WHITE ha intenzione di redire un libro sulle ricerche svolte dedicato alla memoria del Prof. Preparata.
Per informazioni e conferenze sulla luce WHITE e la biorisonanza olografica:

-email-
bibliografia consigliata:
-Medicina Naturale luglio agosto 1997 articolo "Onda su onda, per una riflessologia delle onde cerebrali" A.Tedeschi pag 78
-"Terapie Vibrazionali" ed. Tecniche Nuove di Roberto Tresoldi
-"Omeopatia e Bioenergetica" di Emilio e Nicola Del Giudice ed. Cortina International
Fonte:

tratto da : Altro Giornale

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