Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Auguri, Principe del Mistero

 

Auguri, Principe del Mistero

30 gennaio 2010. Un giorno particolare. Un compleanno da ricordare. A compiere gli anni, dovunque si trovino la sua anima e il suo corpo, è Raimondo de Sangro, il principe alchimista che, a distanza di 300 anni dalla sua nascita fa ancora parlare di sè, delle sue innumerevoli invenzioni e dei suoi segreti.
La figura del principe partenopeo è da sempre avvolta nel mistero e tante sono le leggende che ruotano attorno al personaggio. Come quella della sua morte avvenuta in circostanze mai chiarite quel lontano 22 marzo del 1771. Si racconta che Raimondo, sentendosi vicino alla fine, decise di attuare un esperimento sul quale aveva lavorato per anni e che gli avrebbe dato vita immortale. Farsi tagliare a pezzi da un fidato cameriere e farli riporre in una cassa era parte del piano; rinascere dai suoi stessi resti, per non morire mai più, era l’obiettivo. Ma i parenti del principe, all’oscuro di quanto accadeva, aprirono quella cassa. Troppo presto. Il corpo di Raimondo era ancora “in processo di saldatura” quando tentò di rialzarsi per ricadere subito dopo emettendo un urlo straziante e morire per sempre.
Ma a volte queste cose capitano. Capita che un uomo nasca sotto una cattiva stella e che, per quanto cerchi di ribellarsi a un destino già segnato, questo continui inesorabilmente a fare semplicemente il suo corso.

Rimasto orfano di madre (Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona) troppo presto e, allontanato dal padre, Antonio di Sangro, che fu costretto a lasciare l’Italia, Raimondo venne cresciuto dal nonno paterno, Paolo, che lo portò a vivere a Napoli. Fu sullo sfondo di questa sua nuova residenza, fissata nello stesso maledetto palazzo che, due secoli prima era stato triste scenario dell’amore e della morte di Fabrizio Carafa e Maria D’Avalos per mano di Carlo Gesualdo, che Raimondo cominciò a distinguersi per la sua genialità. Il nonno non tardò ad accorgersene e lo iscrisse al collegio dei Gesuiti a Roma, dove la preparazione del nostro Principe raggiunse livelli altissimi. Raimondo si vantava dei suoi saperi e la fama delle sue piccole-grandi scoperte presto valicò i confini del suo castello. Ma l’alchimista napoletano che, alla morte del nonno eredita titolo e patrimonio e che sposa sua cugina Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona, non mette in piazza tutte le sue attività, perchè di alcune cose, lui lo sa, è bene non parlare. Come del suo rapporto con la Massoneria, di cui la storia lo vuole addirittura Gran Maestro e a cui il principe scienziato “dedicò” la struttura stessa di quelle che oggi è una delle cappelle partenopee più visitate dai turisti.
Il motivo di tanto interesse per la Cappella di Sansevero va rinvenuta soprattutto in uno strepitoso Cristo di marmo avvolto da un velo talmente reale, che leggenda vuole sia stato il risultato di una delle innumerevoli magie di Raimondo.
E tuttavia, queste sue magie non servirono a restituirgli una vita che, per molti aspetti, si consumò all’ombra del dolore. Le sue magie non riuscirono a farlo vivere oltre la morte. Eppure lui, l’alchimista per eccellenza, una vittoria l’ha ottenuta. Se è vero, com’è vero, che dopo 300 anni ancora si parla di lui; se è vero che nonostante gli studi condotti sulla sua figura ancora restano bui molti aspetti legati alla sua esistenza; se è vero che i più grandi studiosi ancora si interrogano sulle sue stranezze, allora la verità è solo una: Raimondo Sansevero immortale lo è diventato per davvero.
Un segno di tale immortalità la si può rinvenire nelle tante manifestazioni in programma, in questi giorni, per celebrare il suo trecentesimo compleanno.
Il concerto Solve et coagula di Accordone Ensemble, che proprio stasera si terrà nella Cappella di Sansevero sarà la prima di tante altre rappresentazioni, anche teatrali, che riporteranno il principe in vita.
E a quanti credono nei fantasmi, si consiglia di non limitarsi a rivivere il principe solo attraverso gli attori che lo interpreteranno e le voci che lo celebreranno, ma di tentare di scorgere la sua ombra in qualche angolo della cappella per potergli sussurrare: buon compleanno Raimondo. (Laura Ciotola)

 

fonte: Gialli.it

L'ordine delle Formule del Libro dei Morti e la costellazione di Orione, Sahu

 

libro-dei-mortiL'ordine delle Formule del Libro dei Morti e la costellazione di Orione, Sahu. L’integrità del Libro dei Morti degli Antichi Egizi ci viene consegnata dal Papiro di Torino di recenzione Tebana, catalogato con il numero 1791, appartenuto a Ieufank. Il papiro è stato copiato dal Lepsius nel 1836 e stampato in veste litografica nel 1842. Il Lepsius assegnò la ripartizione del testo geroglifico del papiro in “Capitoli” dandogli il titolo di Libro dei Morti. Tuttavia la traduzione esatta del titolo è: Libro per uscire al giorno con riferimento alla virtù...

... rigeneratrice di Osiride, attivata mediante la recitazione, da parte del sacerdote lettore (Kheri-Heb), delle “Formule” del testo che evocano un percorso iniziatico, come dimostreremo. Nei riguardi del Libro dei Morti degli Antichi Egizi, all’epoca della tradizione saitica (XXV Dinastia - 550 a.C.) avvenne una catalogazione delle varie sequenze del mito osiriaco tale da conseguire ordine e omogeneità al precedente apporto che dal Nuovo Regno giungeva sino alla redazione Tardo Tebana (XX-XXV Dinastia). L’apparente disordine nella successione dei testi del Libro dei Morti nel Nuovo Regno, i migliaia di rotoli contenenti spesso soltanto un’unica Formula, trova la sua giustificazione nel fatto che nel periodo dei Testi dei Sarcofaghi (VI alla XII Dinastia) l’intera trama del percorso di conoscenza e illuminazione è costituito da tutto il sarcofago nelle sue varie strutture; pertanto anche un’unica Formula, portata seco dall’Osiride nel sarcofago, potrebbe sottolineare lo stadio o il riferimento in vita che questi ha assunto devozionalmente nel suo cammino di trasformazione in riferimento al credo del Libro dei Morti e all’intera tradizione originaria frammentariamente ricopiata ad personam dagli scribi dal deposito originario, sia pure sotto l’influenza del processo di democratizzazione che estese la produzione dei papiri al popolo. In un contesto di lettura costituito in toto dal sarcofago stesso, o, svincolato da esso, in un contesto altrimenti costituito dal rituale a noi non pervenuto perché orale, quell’unica Formula è quindi da intendersi rappresentativa del Libro dei Morti nella sua completezza.

A proposito della ripartizione in “Capitoli” dai papiri del Libro dei Morti egizio, si è tuttavia sempre parlato di ordine arbitrario e casuale, di almanacco magico raccolto insieme dagli scribi, per esclusivo uso funerario. Ma proprio dal Libro dei Morti, ci giunge un brano che ci ragguaglia sulla tecnica operativa attuata nell’attraversamento delle ore magiche, da parte dell’Osiride e della schiera degli dèi egizi che inquadrano non “Capitoli” ma Formule iniziatiche poste in sequenza coerente.

Come specifica il testo, l’Osiride, inscrivendo alle sue spalle la costellazione di Orione (Sahu) [1]

, enumera 24 ore magiche, Formula 64ª:

Io sono il Guardiano delle loro cose, lavorando nelle ore del giorno e aggiustandole spalle della costellazione Sahu: sono ventiquattro [altri testi: dodici](le ore) che passano tenendosi unite per mano, ad una ad una, ma è la sesta che è nella Duat è «l’Ora notturna che rovescia i Sebau» [...] Shu (il dio dell’aria) impone che io splenda come Signore di Vita, vero e bello, e che io faccia uscire la settima [ora] e gli amuleti sono per i suoi Glorificati.

Analogamente il Libro Egizio degli Inferi XVIII dinastia, in forma di manuale iniziatico, tratta dell’animazione di forze, da parte del dio Osiride, esplicata durante l’esperienza magica, nell’attraversamento di dodici ore; forze dislocate in sedi apposite, sorvegliate da guardiani alloggiati in Torri di residenza dette «Arrit», sin dalla Prima Ora:

Il dio passa nell’aspetto di Ariete e (nelle sedi magiche) compie le sue trasformazioni. I morti non lo seguono, ma restano nell’Arrit mentre egli dà ordini agli dèi che vi sono. Chiunque avrà fatto ciò a similitudine di quello che è nella «Occulta dimora», chiunque avrà conoscenza di queste similitudini, che sono questo stesso grande dio, avrà grande giovamento sulla terra.

È nel campo operativo del proprio vissuto che si attua la trasformazione e il mutamento dell’esperienza, come specifica un papiro attinente al precedente:

Tu hai potere sui poteri che sono in te.

Ne consegue che la similitudine fondamentale dei testi funerari, oltre ad essere quella della resurrezione di Osiride, è anche quella dell’assunzione di un percorso virtuale all’interno delle forze preesistenti in ogni individuo, che vengono trainate nella nuova forma dal potere di dislocazione dato dagli dèi del cielo. Le forze vengono in tal modo trasformate in moduli operativi o archetipi, visualizzati da geni che animano le ipostasi magiche.

Nelle scene provenienti dai vari frammenti dei papiri funerari del Nuovo Impero, come anche nei Testi dei Sarcofagi che appaiono nella XI dinastia, redatti per uso privato, questi geni sono contrassegnati ed isolati nella loro specificità dagli emblemi figurativi delle Porte dei passaggi che governano e orientano l’accesso e l’uscita dal campo magico.

Questo assunto è confermato, a partire dalla XXV dinastia, dalla sequenza significante dei testi che nelle tombe corredano le Porte preposte agli accessi, da un ambiente all’altro, nelle sale funerarie. In tale epoca si formalizza il modello di tomba la cui pianta ricalca la struttura classica ad ipogeo della tomba di Osiride ad Abido. Nella tomba di Harwa, Grande Maggiordomo della Divina Adoratrice all’epoca di Amenirdis I (740-700 a.C.) la partitura delle iscrizioni parietali riferite al culto del sole è posta nella parte meridionale; anche la sequenza distributiva degli scritti sui pilastri della Prima Sala Ipostila riguardanti il Libro delle Ore del Giorno e della Notte comincia ad Ovest e termina ad Est, così da riprodurre il corso del sole nell’oltretomba 4.

Entrambi i testi assumono l’asse centrale della pianta della tomba come un’ipostasi, sostenente la trama rivelatrice di una successione ordinata di «capitoli», la cui composizione riguarda la vita, la morte e la rinascita dell’iniziato che, identificandosi col dio Osiride, ne ripercorre le tappe mistiche in un cammino di potenza.

Concezione che nel Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, conservato a Torino, recenzione Saitica, prende ritmo e coerenza nella compagine delle Formule. Il papiro ci è pervenuto in un unico rotolo che mostra il percorso dell’Osiride, dalle Formule d’ingresso, sino alla glorificazione finale.

Risulta accertato che in tale periodo gli scribi operarono un rilettura dei motivi fondamentali della tradizione funeraria, conferendo al testo nuova omogeneità. Come su accennato, le cesure che separano, nel papiro di Ieufankh, una Formula dall’altra, hanno ispirato il Lepsius ad attribuire ad ogni Formula del testo un “Capitolo” con numero di notazione romana.

Tutti gli studiosi indistintamente hanno considerato questa divisione una consuetudine.

Tuttavia, nello stesso papiro, il susseguirsi delle Formule in un unico rotolo, suddivise le une dalle altre da due barrette consecutive, ivi comprese le sezioni iconografiche, dette “ vignette”, la cui realtà è piuttosto quella di un ipertesto in immagini, fonda e inquadra le tappe del cammino iniziatico dell’Osiride, secondo un ordine degli archetipi che lo scriba va man mano illustrando nei miti relativi.

Questa idea ci ha guidati nel voler rintracciare una sequenza di immagini coerenti ed inscrivibili in numeri ordinali. Sequenze di numeri che le concezioni Ermopolitane ed Eliopolitane, fondate, rispettivamente, su otto e su nove dèi, giustificano.

Difatti le due concezioni interagiscono nella compagine delle Formule del Libro dei Morti egizio.

Le Formule, a guisa di invocazioni, costituiscono in sequenza l’assunzione delle facoltà solari da parte dell’Osiride nel suo uscire al giorno, e prendono avvio sin dalla Formula 1ª del testo col definire una prima pulsazione ottonaria data dal dio Thoth di Ermopoli, che si manifesta:

Nel giorno del Pesare le Parole.

Ivi la pulsazione sarà modulata all’interno di una dinamica novenaria attuata in On, la città dai nove dèi:

Nella dimora del Capo che è in On (Eliopoli).

Sarà stabilito alla formula 8ª del testo, il fulcro del processo:

Si chiude l’Ora. Io sigillo la testa di di Thoth che rende potente l’Occhio di Horo.

Nei multipli dell’ottonario, motivo dominante dei rituali d’ingresso, la pulsazione si definisce per successivi registri di potenza, cui si accompagnano inni alle divinità solari, come ad esempio alla Formula 15ª, illustrati nella vignetta della Formula 16ª cioè

2 x 8, in chiusura.

Il tema dominante della rigenerazione si specifica alla Formula 17ª, in cui si descrive la resurrezione degli Akhu, spiriti luminosi; seguono le varie Formule cui si riferiscono le tecniche per superare il Ro-stau,Luogo dell’alaggio sito alla partenza della barca di colui che cambia stato, che nella Formula 17ª è identificato come:

La porta a Sud di Arutef e l’ingresso a Nord della tomba di Osiride.

Ingresso annunciato (Ro) a colui che è volto a recuperare l’integrità del circolo cosmico ed uscire alla luce.

Per i multipli dell’ottonario costitutivo, il potenziale attivato si sviluppa in nuovi cicli che definiscono i segreti della cosmologia. Ad esempio alla Formula 32ª, cioè 4 · 8, si descrivono i quattro punti cardinali posti in relazione ad otto coccodrilli. Questi a loro volta siglano la serie dei cicli solari sessagenari, posti in relazione al circuito intrinseco dei decani connesso al moto dell’Occhio di Horo, per pulsazioni di dieci: la Formula 42ª vede agire il dio solare primigenio Unbu; la Formula 52ª contempla l’Osiride, con pani d’offerta per il dio Thoth, posto a turno tra coloro che riposano sotto il sicomoro della dea Hathor. La Formula 62ª contempla il potere di Aamt che sigilla, per pulsazione ternaria, il periplo d’Inondazione governato alla Formula 60ª da Hapi; mentre alla Formula 64ª cioè 8 · 8, la rinascita è già definita e l’Osiride pronuncia la frase:

Io sono lo Ieri e conosco il Domani.

Con questa affermazione Osiride si dichiara padrone rinnovato degli elementi della personalità e della coscienza, volto al controllo dei nuovi requisiti di potenza che ha conseguito, tramite il corpo di fruizione. Si avvia quindi il processo di trasfigurazione: dalla Formula 64ª alla Formula 128ª, cioè 8 · 16. L’Osiride può seguire il Sole nel suo incedere e assumere ogni aspetto che desidera, salendo in barca, Formula 129ª, sino a controllare il mondo della manifestazione passando i Capi della Duat e così stabilendo i natali della potenza a partire dalla Formula 130ª, che descrive l’apertura dei quattro orizzonti del nuovo cielo e l’ingresso della barca dell’Osiride a fianco del Sole, insieme agli dèi seguaci di Thoth.

Si viene a costituire una unità composita, data dal Sole, dagli dèi e dall’Osiride, che viene trainata dalla coppia di Barche sacre, presentate sin dalla prima Formula: una è la Barca Nesektet del sacro Sahu (Orione) che attraversa il Nu (Abisso liquido), l'altra è la Barca Neshemet sulla quale avanza Osiride. Queste esprimono una matrice di distribuzioni future. I mutamenti di stato sono determinati dalle figure degli dèi che ruotano in seno all’unità del Sole e si rinnovano con l’astro ad ogni periplo. Di rimando le potenze degli dèi, associando il proprio nome rilevato dalla tradizione d’appartenenza a quello della qualità in atto del dio Sole (nella tripartizione codificata Khepri-Ra-Atum), esprimono l’idea della rotazione celeste che – quale significante – induce e nomina l’energia in trasformazione.

Le Barche sacre ruotano purificando il destino dell’Osiride per i diversi piani concentrici della luce; all’interno degli scafi le ipostasi degli dèi assumono forme plurali e connotazioni miste, senza mai abbandonare il riferimento semantico con le matrici d’origine che veicolano le divinità all’interno del mito.

Il mito esige formule che, come le sfaccettature del diamante, splendono per luci parziali riflesse. Tali formule insegnano la metamorfosi o le trasformazioni per le quali deve passare l’anima o la coscienza attraversando le figure esoteriche della luce, escrivendo le tappe di un viaggio iniziatico. Il testo del Librodei Morti egizio oLibro delle Formule per uscire al giorno, in guisa di amuleto, veniva portato seco sin nella tomba, affinché aiutasse l’anima in cammino verso le novelle incarnazioni concesse ad un cuore purificato.

Purificare e pesare il cuore nella sala della sacra Bilancia, così come calibrare correttamente l’uso di altri organi preposti alla coscienza, equivale per il defunto a dislocare le funzioni vitali dell’anima nelle sedi preposte alla evoluzione del destino solare. Questo processo è figurato dal rinascere della Fenice nell’ambito del simbolismo cosmico precedentemente considerato, che ha nella matrice ottonaria e nella evoluzione novenaria il suo segreto.

Alla luce di quanto esposto potremo definire all’interno del circuito delle Formule del Libro dei Morti egizio papiro di Ieufankh, dieci sequenze o tappe date da una doppia scansione ottonaria, suggerita di volta in volta nel testo dalle diciture: Inizio delle formule... Inizio dei piloni... ecc. Quindi avremo le sequenze:

1-16, 17-32, 33-48, 49-64, 65-80,

81-96, 97-112, 113-128, 129-144, 145-160.

La Formula 160ª contempla il simbolo di repère:

Formula della Colonnetta che Thoth dona ai suoi adoratori.

In essa viene descritto Thoth, governatore dell’ottonario, mentre riceve Shu a Neschem. Il nesso rimanda alla Formula 1ª, nella quale, sotto il controllo di Thoth, per la prima volta viene invocata la barca Neshemet che si inoltra ad Oriente trasportando l’Osiride. Alla seconda e ultima invocazione della barca Neshemet si chiude il periplo: Formula 160ª.

Qui giunti, superata la serie di dieci sequenze suddetta, si avrà la «Formula per forzare l’ingresso in cielo», di nuovo ad opera di Thoth, che corrisponde nell’ordine alla161ª. Vedi Figura. Ivi vengono citati i punti cardinali assunti come forze ormai attive sotto il governo congiunto del Sole e dell’Osiride.

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Dalla Formula 155 alla Formula 161 del L.d.M. papiro di Torino, cat.1791

Segue in chiusa la «Formula per produrre una fiamma sotto la testa dell’Osiride», la 162ª, nella quale si palesa la funzione protettiva dei «Guardiani del fuoco» È questo il «testo del Tempio occulto», alla cui cesura si ricollegano e si innestano, per nuova pulsazione novenaria, le «strade» di trasformazione, il cui avvio nel testo è stabilito alla Formula 9ª, e il cui esito finale è dato dall’espressione 9 · 18 = 162.

Alla Formula 9ª si descrive il cammino dell’Osiride nell’Amenti:

Ha schiuso ogni via in cielo e in terra al padre [...] Egli ha fatto la strada.

Tappa ratificata dalla Formula 10ª nella quale l’Osiride esce giustificato.

Da qui il percorso di trasformazione prende diverso avvio per le tappe del novenario e multipli di esso. La Formula 18ª contempla la trasformazione del potere di Horo, sancita da Set:

L’erezione delle aste di Horo, è la frase di Seth ai suoi seguaci: Si innalzano qui i pilastri.

La Compagnia degli Dèi confermerà con un talismano di giustificazione il moto d’avanzamento di Horo, quando questi s’impadronisce della Meskhenet del Cielo. Il moto si dà in 19 rivoluzioni solari coincidente con 235 lunazioni; permette di conferire all’Osiride la Corona solare di Atum con la quale potrà avanzare nel fuoco: Formula 19ª.

Sulla ipostasi della sequenza ottonaria delle Formule del Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, si inscrive quindi un circuito di nove sequenze o «strade», designate da una doppia scansione novenaria:

1-18, 19-36, 37-54, 55-72, 73-90, 91-108,

109-126, 127-144, 145-162.

Le «strade» si completano nel Libro dei Morti egizio, papiro di Ani conservato a Londra, recenzione Tebana, prima della Formula 190ª di chiusura, con le sequenze:

163-180, 181-189.

Alla Formula 162ª, nella sequenza del Libro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, seguono tre Formule «in aggiunta al Libro per uscire al giorno».

La prima dedicata al «Signore dei due Occhi», Ammon, Formula 163ª; quindi Ammon in veste di Serpente solare dona il ventaglio di piume degli dèi a Sekhmet, figlia del dio Sole, identificata come dama della Corona Bianca e di quella Rossa, Formula 164ª; infine Amon in veste di Leone solare assume il sostantivo Rorelativo all’annuncio del passaggio dal mondo dell’Amenti al mondo solare, mentre attraverso le «pelli nascoste» si ricollega alle tappe d’avvio del circuito in associazione ai simboli dello Scarabeo, del Sole sorgente e dell’Ariete, Formula 165ª.

Infine riveliamo che, in accordo al numero delle lunazioni – tredici – presenti nei dodici mesi di un anno solare, si registrano altrettante vie «per adorare Ra» «e schiudere la capigliatura di Osiride», Formula 13ª. La capigliatura di Osiride è animata da Iside; nell’unione misterica Osiride (sole) e Iside (luna) sono un’unica immagine, Formula 17ª:

L’Osiride, egli stesso è Iside: tu lo hai trovato mentre rialzava la sua capigliatura su di lui.

A questo segreto si riconduce il circuito lunisolare il cui primo avvicendarsi è dato dalla «Formula per entrare e per uscire», la 12ª. Cui fa seguito l’espressione analoga della «Formula per entrare dopo essere uscito», la 13ª, in cui si descrive il moto della Fenice: "Io entro come un sacro falcone ed esco come un Bennu( Fenice) all'alba".

Ecco allora formalizzarsi nel Libro dei Morti egizio, papiro di Torino, altre tredici fasi distinte contenenti ciascuna dodici Formule:

1-12, 13-24, 25-36, 37-48, 49-60, 61-72, 73-84,

85-96, 97-108, 109-120, 121-132, 133-144, 145-156.

Che si completano nel Libro dei Morti, papiro di Ani, con le fasi:

157-168, 169-180.

In questa redazione, il numero 180 corrisponde alla rotazione conclusiva, numero che indica nella corrispondente Formula del Libro deiMortiegizio, papiro di Ani, l’asse solstiziale di Ptah-Tatenen inscritto nella sfera del cosmo che il dio Ra, signore dell’Akuert «ha presentato, quale scettro, allo spirito stellare di Sirio (Sothis)» per essere «venerato dalle quattro regioni dello spazio» nelle sembianze della Fenice, il Bennu di Heracleopolis, mentre come erede di Osiride è onorato con il diadema Nemes sulla fronte.

NelLibro dei Morti egizio, papiro di Ieufankh, alla Formula 157ª verrà focalizzata l’unione del circuito lunisolare, espresso con l’immagine di un «Avvoltoio d’oro» posto sotto il potere di Iside da porsi «al collo» dell’Osiride:

Iside è arrivata e volteggia sulle città e ricerca le sedi occulte di Horo dalla sua uscita dal papireto.

La simbologia solare dell’avvoltoio, nella funzione di Nekhbeth, è correlata al ruotare del cielo egizio, qui concomitante con la simbologia lunare del papireto, nel quale Iside ha allevato Horo.

La Formula citata descrive la congiunzione dei poteri lunari conseguiti da Horo con le potestà della Barca solare:

Ella (Iside) fa sì che Horo si unisca alla Barca e gli concede la sovranità sulla terra.

Seguono otto Formule il cui insieme si dà come giuntura sino all’ultima Formula del testo: dalla Formula 158ª alla Formula 165ª; la Formula 158ª e la Formula 159ª descrivono esplicitamente la prima un collare d’oro, la seconda una collana di feldspato verde, che l’Osiride indossa prima di ricongiungersi al ciclo ottonario, il cui esito finale è dato alla Formula 160ª nella quale si contempla la donazione di Thoth:

Colonnetta in feldspato verde che non può essere spezzata.

Da quanto esposto si evincono nel testo gruppi di Formule che descrivono il cielo in scansioni plurime, date sia dall’ottonario, sia dal novenario, che coordinano un circuito lunisolare.

Questo e altri aspetti iniziatici sono stati presentati nel libro L’occhio della Fenice, Sekhem Editore, da cui l’autore ha tratto questo articolo.

a cura di Umberto Capotummino

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1 Il termine Sahu indica la stabilità in riferimento alla colonna vertebrale del defunto ed è anche il nome della costellazione di Orione, Sahu. A proposito della convergenza di queste due simboli, riporto una nota di Mario Menichetti:

Il concetto di “stabilità” in egiziano antico è dato fondamentalmente dalla parola gen. femm. dd.t. Ciò premesso un altro lemma che si avvicini è   scc verbo caus. 3ae-lit esprimente il concetto di “sorgere”, “installare”, “stabilire” che in una presumibile forma di participio  imperfettivo passivo singolare (la cui peculiarità è data dal segno Wachtelküken w in coda alla radice) diventa  scc w – leggasi convenzionalmente sahau e esignifica “chi è installato” ”colui che è sorto”. Appare evidente lo stretto collegamento con il sostantivo s3 stante ad indicare la Costellazione di Orione. Infatti sccw significa proprio, come accennato, “colui che è sorto”. Un verbo affine a questo è anche  il causativo 2ae-lit  s3“glorificare” o ancor meglio “spiritualizzare ”.

Mario Menichetti è membro dell’Oriental Institut di Chicago, dell’ARF (The Amarna Research Foundation); dell’IICE (Istituto Italiano per la Cultura dell’Antico Egitto), affiliato al Museo Egizio di Torino.

Fonte: esonet.org

tratto da:   OOPArt.it MAGAZINE

8 hertz: il codice della vita


di Riccardo Tristano Tuis

Andrija Puharich, morto nel 1995, era un medico pioniere in ricerche sull'elettrobiologia e sulle capacità extrasensoriali del cervello. Durante la sua brillante carriera scientifica il Dott. Puharich detenne cinquantasei brevetti americani e stranieri per le sue invenzioni nel campo della medicina elettronica, neurofisiologia e biocibernetica. Fu autore di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche e di diversi libri divulgativi. Durante la sua vita fu membro dell'Accademia delle Scienze di New York, dell'Associazione americana per l'Avanzamento della Scienza, dell'Associazione della Medicina Aerospaziale e l'Associazione americana per la Psicologia Umanistica. La sua mente vivace e anticonformista lo portò a riprendere alcune ricerche di Tesla con le onde non hertizane ELF (frequenze estremamente basse) rilevandone il potenziale nocivo per l'uomo e l'ambiente. Un suo pionieristico lavoro fu il creare una tecnologia, tutt'ora usata, nel far sentire i non udenti attraverso l'elettrostimolazione cranica con segnali elettronici che vanno direttamente al cervello. Tra le molte invenzioni va segnalato il suo brevetto US Patent 4394230, dove descriveva un metodo ed una strumentazione per il frazionamento delle molecole d'acqua. Questo brevetto spiega l'impiego delle frequenze per far risuonare le molecole d'acqua e così liberare i legami tra l'idrogeno e l'ossigeno, creando un ecologico combustibile ad acqua. Oltre che prototipo dello scienziato che si interessa alla free energy, Puharich mostrò una curiosità scomoda ed un'integrità scientifica disposta a giocarsi la carriera piuttosto che genuflettersi alla cieca politica accademica. Già negli anni '60 il dott. Puharich e il dott. John Taylor scoprirono che gli otto cicli per secondo erano anche la banda di frequenza con cui il cervello attivava capacità extrasensoriali quali visione a distanza, telepatia, telecinesi, ecc., capacità latenti presenti in ognuno di noi.

Inizialmente lo scienziato americano effettuò numerosi esperimenti con i funghi Amanita Muscaria raccolti nel giardino del suo laboratorio di Glen Cove nel Maine, scoprendo che l'Amanita Muscaria, il fungo usato in diversi riti pagani e dai cristiani delle origini, aumenta le facoltà percettive solo nei soggetti già psichicamente sensitivi, ma era in grado di far risolvere brillantemente dei test anche a persone di intelligenza media dove le possibilità di soluzione casuale, secondo Puharich, erano praticamente inesistenti. Questi funghi considerati sacri hanno anche la peculiarità di far aumentare considerevolmente i limiti delle capacità fisiche di chi gli ingerisce. In quel periodo certamente non fu l'unico ricercatore a scoprire l'enorme potenzialità di questi ed altri funghi ancor più potenti, e certamente non pericolosi come l'Amanita Muscaria, per procurarsi stati mentali di ordine superiore. Il ricercatore, grazie al suo background scientifico, riuscì a notare che determinate frequenze avevano effetti ben precisi sulla mente umana. Già nel 1956 potette studiare un mistico indiano ed osservare come riusciva a cambiare a piacimento la frequenza delle proprie onde cerebrali passando da uno stato di coscienza ad un altro. Studiò anche un guaritore che riusciva a settare il proprio cervello ad 8 Hz ed indurre la stessa frequenza nella persona che curava. Gli otto cicli per secondo sono in grado di aumentare la predisposizione ad imparare, inducendoci al theta mode (stato cerebrale che ci porta ad essere creativi e ad avere profonde intuizioni di natura scientifica, mistica o comportamentale). Una delle peculiarità del nostro cervello è che è molto sensibile a qualsiasi strumento che emette onde di frequenza, tra cui le ELF, poiché tende a sintonizzarsi naturalmente con il segnale esterno. Nel prosieguo delle sue ricerche il ricercatore americano scoprì che se un soggetto veniva esposto a 7.83 hertz, la frequenza Schumann a cui vibra la Terra, si sarebbe ottenuta un'alterazione nella percezione facendolo sentire bene. Ad una frequenza di 10.80 hertz invece avrebbe suscitato un comportamento violento mentre 6.60 Hz avrebbe causato invariabilmente la depressione del soggetto. In ulteriori ricerche si trovò che la frequenza di 3.5 hertz provoca formazioni cancerogene, i 6-7 Hz risuonano nelle orecchie, danno la sensazione di restringimento del petto, incrementano la pulsazione sanguigna e la stanchezza, mentre tra i 8.60-9.80 hertz provocano sensazioni di formicolio ed induzione del sonno. Invece frequenze mixate tra i 17 Hz e 70 Hz provocano effetti biologici dannosi. Puharich in un suo testo definì gli 8 hertz come “la differenza della velocità di fase tra la velocità delle orbite del protone contro quelle dell'elettrone”, sta di fatto che gli 8 Hz possiedono la “stranezza” di poter oltrepassare sia un blocco elettromagnetico di vuoto (gabbia di Faraday) sia un'impenetrabile campo Meisner di un superconduttore. In parole povere, durante una moltitudine di esperimenti, si è scoperto che gli 8 hertz sono in grado di penetrare qualsiasi barriera fisica o energetica, svelando una loro natura di “vettore multidimensionale” non soggetta alla materia del nostro spazio-tempo.

Un'altra peculiarità di questa frequenza è che genera superconduttività che altri non è che un sinonimo scientifico per immortalità e la superconduttività è il prodotto di un innestamento d'onda costruttivo basato sulla proporzione aurea.

La natura ci ha donato molti di questi esempi di forme naturali frattali o autosomiglianti, dalle felci alle ossa umane, dalle pigne fino alla nostra ghiandola pineale, chiamata così appunto perché ha una simmetria simile alle pigne. Gli 8 hertz hanno una simmetria d'onda di natura frattale che stimola la ghiandola pineale al rilascio degli ormoni che permettono non solo capacità che vanno oltre la percezione di un continuum a 3D ma sono inoltre in grado di rilasciare l'ormone della vita, la somatropina, che istiga il colesterolo a convertirsi a pregnenolone e quest'ultimo a DHEA (deidroepiandrosterone), tutti considerati elisir di lunga vita. L'epifisi, o ghiandola pineale, controlla la sincronizzazione circadiana del nostro sistema neuroormonale nei confronti di luce e temperatura. In studi di laboratorio si è scoperto come il trapianto della ghiandola pineale di un soggetto vecchio in un soggetto giovane ne accelera l'invecchiamento. Qualsiasi malattia della vecchiaia è causata da una perdita della sincronia del sistema ormonale.

Uno tra i più potenti sincronizzatori ormonali antagonisti all'invecchiamento è l'N-acetil-5-metossitriptamina, conosciuto anche con il nome di melatonina, ed alcune carboline presenti nelle sostanze psicotrope usate durante le pratiche sciamaniche. In sperimentazioni su topi, la presenza di melatonina ha dimostrato di proteggere il tessuto cerebrale dalla perossidasi lipidica inoltre possiede un effetto di induzione del sonno, incrementando la fase REM (profonda) riducendo gli effetti collaterali di farmaci serotonino-simili. La melatonina riduce il danno cerebrale, dovuto ai radicali liberi, su malattie degenerative quali il morbo di Parkinson e la demenza di Alzheimer. La ghiandola pineale è attivata direttamente mediante l'emissione di un segnale ad otto cicli per secondo, mentre la melatonina, uno degli ormoni prodotti dall'epifisi, induce, con un identico segnale, la replicazione mitosica del DNA, rafforzando la riparazione del danno del DNA dovuto alla vecchiaia e, perfino, la rigenerazione. La ghiandola pineale inoltre favorisce il rilascio serotoninico, con azione antidepressiva, potenziando il sistema immunitario. Il Dr. Robert Becker, nel suo libro Cross Currents, dimostrò che il calcio, elemento indispensabile anche nei processi di guarigione, viene rilasciato ad una frequenza di sedici cicli al secondo, ossia il primo multiplo degli 8 Hz.

I ricercatori hanno visto che una corretta pratica della meditazione ad occhi chiusi stimola il cervello a lavorare con onde cerebrali di tipo alfa e che la sincronizzazione dei due emisferi cerebrali incomincia a lavorare a partire dagli otto cicli per secondo. Questa sincronizzazione biemisferica espleta una moderata azione antineoplastica ed incrementa la produzione di endorfine, sostanze endogene ad azione antidolorifica. A tale riguardo Ananda Bosman afferma che la tecnica immaginativa di Einstein, chiamata così proprio perché impiegata anche da Einstein per trovare intuizioni e soluzioni agli empasse scientifici del suo tempo porta in coerenza i due emisferi grazie al fatto che il cervello si setta sulle frequenze degli 8 Hz del profondo alfa.

Tratto da 432 hertz: La Rivoluzione Musicale di Riccardo Tristano Tuis (Nexus Edizioni, aprile 2010).

fonte: Scienza e Conoscenza

Segni in Vaticano

 

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Mi giunge la seguente notizia che di per se credo bene costituisca un importante segno premonitore ed una conferma all'attualità oltrechè alle scritture.

Una coppia di giovani amici va a Roma e decide di far una visita al Vaticano. Entrano nella Basilica di S. Pietro e passano in rassegna i numerosi monumenti, ineffabili opere d'arte, che sovente accompagnano le presenti tombe dei Papi.

Fanno delle foto. E dinnanzi alla tomba di Innocenzo XI° scattano delle foto al complesso monumentale in cui una delle figure scolpite rappresenta S.Michele Arcangelo. La sorpresa, sotto descritta dai testimoni, sarà infine vedere come la spada di S. Michele, in parte il suo corpo, ed anche parte della statua dello stesso Innocenzo, siano "macchiate" di sangue...ovvero macchie di color rosso disseminate...che non possono, direi quasi per legittima associazione, non far pensare al sangue. Inoltre, nella (prima) foto appare quasi sulla punta delle dita del Papa una sfera "luminosa", una di quelle tanto discusse macchie circolari che spesso catturano le macchine fotografiche.

Naturale lo sconcerto dei due ragazzi che rimangono "profondamente turbati" dall'insolito avvenimento.

Di seguito la fedele e circostanziata narrazione dei fatti gentilmente messa a disposizione dai due testimoni.

Città del Vaticano, 04-01-2010

Finalmente dopo tanti anni d'attesa, noi, Salvatore e Laura, ci troviamo presso il Vaticano. Ad essere precisi Laura c'era già stata più volte. Naturalmente una delle prime tappe è la Basilica di San Pietro. Per cui, di buon mattino, ci mettiamo in fila sotto la pioggia scrosciante. Ci si sente un po’ come in aeroporto, poichè prima di accedere nella basilica c'è il metal detector attraverso cui dobbiamo mettere giubbotti e roba varia... Ora siamo all'interno della basilica che ci affascina con le grandiose opere d'arte anche se si avverte un senso di smarrimento.

Dal canto nostro siamo più propensi alle chiese più modeste e piccole. C'è l'opportunità di usufruire di una guida multimediale tramite l'auricolare, ma preferiamo proseguire all'"antica". Cominciamo ad osservare a destra ed a manca, in alto ed in basso, si cammina, si fanno i primi commenti...

Dopo esserci soffermati ad osservare alcune particolari rappresentazioni che simboleggiano demoni, e dopo esserci francamente stupiti della statua dedicata a Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, mentre ci apprestavamo a completare la visita all'interno della basilica, ci siamo soffermati di fronte al complesso marmoreo dedicato a papa Innocenzo XI° Odescalchi, dove Salvatore scattava una foto. Poichè la zona si trova piuttosto in ombra, Salvatore controllava attraverso il display della fotocamera se l'immagine era ben visibile.

Con l'osservazione nel display dell'immagine dell'Arcangelo Michele si notavano strane macchie di color rosso sia sulla spada che sull'Arcangelo stesso. Anche Laura scatta delle altre foto con un'altra fotocamera per controllare che quanto osservato non fosse attribuibile a un difetto della fotocamera di Salvatore. Anche in questo caso osservavamo analoghe macchie rosse. Profondamente stupiti e perplessi sull'origine delle macchie che non riuscivamo a vedere ad occhio nudo, abbiamo ritenuto opportuno rimandare ogni ulteriore osservazione all'analisi dell'immagine sullo schermo del computer. Riportate, le foto, a dimensioni maggiori, queste immagini che ora anche voi potete vedere, ci hanno profondamente turbato in considerazione del significato che ha l'Arcangelo Michele nell'Apocalisse di Giovanni, e per la vividezza del color rosso sangue.

Lungi da noi trarre facili conclusioni, lasciando ad altri più competenti le opportune verifiche, mettiamo a disposizione queste immagini dando anche agli altri la possibilità di vedere ciò che abbiamo fotografato. >>

Laura R.

Salvatore M.

So benissimo che questo singolare accaduto non mancherà, di sicuro, di spiegazioni molto convenzionali quali la cosiddetta "grana rossa" familiare ai fotografi e la possibile presenza di puntini di polvere e/o acqua-umidità che darà luogo alla visualizzazione delle cosiddette bolle circolari cui i novelli studiosi hanno dato il termine... simpaticamente... onomatopeutico di "Orbs". Il tutto magari combinato con poca luce, flash ed effetto lente.

A mio vedere, quantunque siano attendibili e veritiere le spiegazioni sopra citate, rimane innegabilmente il segno di un messaggio che non si deve ignorare.

Michele lo conosciamo come il Comandante delle Milizie e la personificazione della Giustizia che proviene da Dio; la sua spada insanguinata ed il resto può simboleggiare funesti presagi per l'Umanità, avvenimenti di carattere "sanguinoso", magari con un pizzico di forzatura ricordiamo il recente apocalittico terremoto della povera Haiti, ma ciò che, a mio modo di vedere ripeto, potrebbe essere la simbologia esplicativa più aderente, che peraltro é stata la mia immediata sensazione, rimane circoscritta al rapporto Michele-Vaticano.

Mi richiama alla mente i capitoli 17 e 18 dell'Apocalisse dove con dovizia di particolari uno dei Sette Angeli descrive a Giovanni "Babilonia", la Grande Prostituta, e dove nella sua visione il Profeta descrive un altro Angelo, "che aveva grande autorità, e la Terra veniva illuminata dal suo splendore", il quale ne annuncia la caduta con altrettanta dovizia di particolari sulla sua impostura e sul grande cordoglio che gli uomini le resero.

Leggere attentamente questi due capitoli per comprendere meglio e trarre importanti punti riflessivi.

Altro aspetto simbolico che potrebbe evincersi dalla (prima) foto riguarda la figura del Papa: Innocenzo XI°, al secolo Benedetto Odescalchi, con i tratti del viso, a differenza di tanti altri, miti che ispirano simpatia. Innocenzo XI° fu un Papa particolare: si distinse per la lotta alla corruzione, al lusso, al nepotismo ed all'usura, e fu anche ostile verso aspetti dell'attività dei Gesuiti. Per la sua indole veniva già acclamato "Protettore dei poveri".

Il fatto che "il sangue" ricorra in specie del suo monumento potrebbe simboleggiare gli ideali e l'etica cristica tradita, che egli cercò invece di praticare.

Anche la supposta "sfera luminosa" che sembra elevare tra le punta delle sue dita potrebbe deporre a complemento di simile interpretazione.

Fraternamente da Saro.

18 gennaio 2010

L’arca di Noè era circolare

 

 

Immagine tradizionale dell'Arca di Noè (Brooklyn Museum-Corbis)

Secondo delle istruzioni recentemente tradotte e iscritte su una tavoletta d’argilla babilonese (di cui The Guardian però non pubblica la foto), l’arca di Noè era una gigantesca zattera circolare.

La tavoletta, in cattive condizioni e datata al 1700 a.C., venne trovata in Medio Oriente da Leonard Simmons, un pilota londinese della RAF.

La reliquia passò poi al figlio Douglas, che la portò da un esperto del British Museum, Irving Finkel, una delle poche persone al mondo a poter tradurre facilmente le 60 linee di testo cuneiforme.

Ci sono dozzine di antiche tavolette che descrivono la storia del diluvio, ma Finkel dice che questa è la prima a descrivere la forma della nave: “[...] L’arca non doveva andare da nessuna parte, doveva solo galleggiare, e le istruzioni sono per un tipo di imbarcazione che conoscevano molto bene. Oggi in Iran e Iraq è ancora usato a volte un tipo di coracle circolare [...]“.

Nella sua traduzione, il dio che decise di risparmiare solo un uomo parla a Atram-Hasis, un re sumero che visse prima del diluvio e che fa la parte del nostro Noè nelle versioni precedenti.

Costruisci, costruisci! Costruisci una zattera di canne! (Wall, wall! Reed wall, reed wall!) Atram-Hasis, dai retta al mio consiglio, che potresti vivere per sempre! Distruggi la tua casa, costruisci una imbarcazione; disprezza i possedimenti e salva la vita! Tira fuori l’imbarcazione che costruirai con una progettazione circolare; lascia che la sua lunghezza e la sua larghezza siano le stesse”.

La tavoletta continua con l’ordine di usare una fibra di palma intrecciata, impermeabilizzata col bitume, prima della costruzione di cabine per le persone e per gli animali selvatici.

Finisce con il drammatico comando di Atram-Hasis allo sfortunato costruttore dell’imbarcazione che viene lasciato fuori: “Quando sarò andato dentro all’imbarcazione, [sigilla] l’infisso della porta!”.

(Getty Images)

Il mito del diluvio mesapotamico venne incorporato nell’Epopea di Gilgamesh (il mitico re dei Sumeri). Finkel, curatore della recente mostra del British Museum sull’antica Babilonia, crede che gli ebrei impararono quella storia durante l’esilio babilonese (VI secolo a.C.) e poi la incorporarono nell’Antico Testamento.

La tavoletta di Simmons è più recente di pochi secoli rispetto al più antico racconto conosciuto. Douglas racconta: “Quando mio padre alla fine tornò a casa, portò un’intera cassa da tè con questo tipo di oggetti – sigilli, tavolette, pezzi di ceramica -. Li avrà presi nei bazaar, o quando la gente sappe che era interessato in questo tipo di cose, glieli avranno portati loro e avranno guadagnato qualche scellino”.

Simmons aveva poi provato a far vedere i suoi tesori agli studiosi, ma questi li scartarono perchè senza valore.

fonte: Il Fatto Storico

2012 alcuni buoni motivi per non aver paura

 

Fratelli e sorelle. Mi arrivano molte mail che mi chiedono cosa penso del 2012 e se davvero ci sarà la fine del mondo. Così mi sono decisa una volta per tutte a scrivere questa lettera, che in realtà è un insieme di pezzi di miei libri (“Il ponte tra i mondi” e “Meditazioni per l’Anima”), per chiarire il mio pensiero e spiegare perché non c’è nessun motivo di essere preoccupati. Perché? Perché quella che noi chiamiamo realtà è solo un pensiero, quindi non può essere distrutta se non nel pensiero. Cos’è il mondo? Cosa abbiamo paura di perdere? Se “perdiamo” un corpo che è solo un’idea ne possiamo creare un altro, magari in una dimensione e in una frequenza senza governi, banche, multinazionali, guerre, abusi e altre amenità. Buona lettura e tranquillizatevi. Hollywood ha prodotto solo un ennesimo film catastrofico. Io sono tranquilla e curiosa di vedere come si svilupperà questa opportunità di cambiare finalmente le cose.
Vostra sorella Devana


Da “Il ponte tra i mondi” Melchisedec ed.
La divisione della sostanza è solo apparente e deriva dal fatto che l’uomo può vedere solo la materia luminosa, che è la fase solida della sostanza. Il mondo è un’illusione poiché solo il 5% è la materia che assorbe luce e che perciò l’uomo può osservare. (Giuliana Conforto, astrofisica)
Infatti ciò che vediamo non è l’oggetto in sé ma la luce che esso riflette, ossia il campo elettromagnetico.
L’uomo non può vedere il restante 95% della Sostanza che non è passata allo stato solido, la cosiddetta Materia Oscura o Luce Pesante, non visibile né osservabile con alcuno strumento scientifico. Questo mondo nel quale corriamo ignari verso la morte è un’illusione che dipende dalla percezione umana, limitata finora ai cinque sensi. L’occhio più che vedere interpreta. L’inganno dipende dalla ricostruzione arbitraria del segnale luminoso e dal ristretto campo di visibilità dell’occhio. Non vediamo la materia ma la luce riflessa dalla materia e solo quella porzione infinitesima che oscilla alle frequenze per noi visibili. Per l’udito si verifica una situazione analoga a quella della vista… la stragrande maggioranza delle frequenze delle onde acustiche è per noi non udibile. (GC)

Le parole della scienziata non fanno che confermare l’antica dottrina cinese del Wu Wei, il “Non Sforzo”, secondo cui
Tao non è altro che ciò che chiamate Dio, Tao è l’unico, è il Principio e la Fine. Wu, cioè nulla, ecco il Tao. Ciò che siamo capaci di comprendere e che è per noi una realtà non è, in verità, che soltanto apparenza! Le cose reali ai nostri occhi non sono reali in se stesse. Ciò che noi chiamiamo Essere è, di fatto, il Non-Essere e ciò che chiamiamo il Non-Essere è l’Essere nel suo vero significato, di modo che viviamo in una grande oscurità (la dimensione delle infinite possibilità, il Vuoto Vidua, il Nero sciamanico del corvo).
Proprio la vista – spiega la Conforto - considerata il più importante dei nostri sensi, causa l’inganno, poiché
La visuale è appena un minuscolo scorcio del già misero 5% osservabile. La “visione della realtà” dipende dalla frequenza nella quale viene osservata, raggi X, gamma, infrarossi, ultravioletti, microonde, onde radio: sono tutte onde elettromagnetiche invisibili. (GC)
Ma non per questo inesistenti. Se il nostro organo di senso potesse vedere secondo queste frequenze la nostra percezione della realtà sarebbe alquanto diversa. Il fatto che un corpo scompaia alla nostra vista non significa che abbia cessato di esistere.
Così l’uomo è il punto focale dell’Universo. Come il fuoco di una macchina fotografica egli focalizza le immagini nella sua memoria (GC)
e le ritrasmette creando la “realtà” ovvero ciò che egli percepisce in base al suo sistema di credenze. Quindi, come diceva Einstein, l’universo osservato dipende dall’osservatore, senza il quale esso non esisterebbe.
Tra gli infiniti universi quello che ci appare è la percezione dei sensi, è una fase del gioco dominata da APPARENTI dualità confusione e illusione. (GC)
1° Compio un’azione
2° la percepisco
3° la fotografo nella memoria
4° la interpreto in base al mio sistema di credenze
5° la ritrasmetto in base al mio sistema di credenze
6° la vedo.
Quando io vedo la mia azione essa è già avvenuta poiché il momento in cui vedo è la 6° fase. L’azione ha dovuto passare attraverso il processo del percepire, fotografare, interpretare e ritrasmettere prima di essere vista. Perciò tutto ciò che viviamo come presente è in realtà passato poiché la luce impiega del tempo a muoversi per attraversare gli “oggetti” affinché noi possiamo percepirli.
Da “Meditazioni per l’anima – viaggi nella quinta dimensione” Anima ed.
Noi vediamo meno del 5% di ciò che esiste nell’universo, come possiamo pensare che questo rappresenti la totalità? Come possiamo dire “credo a ciò che vedo” se ciò che vediamo è solo un inganno della percezione.
Ciò che interpretiamo come solido è un aggregato di onde, distanti tra loro, che cambiano e si muovono in continuazione, fermandosi solo nell’attimo in cui apriamo gli occhi. Io direi che la realtà è ciò che vediamo con gli occhi chiusi, mentre tutto ciò che gli occhi aperti riportano come macchine fotografiche alla corteccia visuale, sita nel nostro cervello alla base del cranio, è falso, viene “interpretato” sulla base di ciò che il nostro sistema di credenze ci fa ritenere possibile. Dobbiamo usare meno gli occhi e più le orecchie. Poiché gli occhi sono il portale d’ingresso dell’inganno sensoriale.
Il segreto è smettere di pensare che tutto ciò succederà, sebbene in un futuro prossimo. Poiché continuando a pensare che ciò avverrà nel futuro continuiamo ad alimentare un’assenza nel presente. E poiché noi sperimentiamo i nostri pensieri in forma solida, e li chiamiamo realtà, se i nostri pensieri creano sempre un bene supremo di là da venire significa che nel presente esso non c’è e questo è esattamente ciò che le nostre sinapsi ci suggeriscono di sperimentare. Dobbiamo cominciare a pensare che ciò che chiamiamo Età dell’Oro o Quinta Dimensione esiste già qui e ora sebbene i nostri occhi, la fonte dell’inganno più grande, non la possano vedere. Noi viviamo immersi nell’Eden ma i nostri occhi, ai quali diamo tanta importanza, vedono solo ciò che il nostro cervello ritiene possibile e pertanto i segnali luminosi vengono interpretati secondo la solita vecchia induzione mentale che chiamiamo “realtà concreta”. La fisica dei quanti insegna che se teniamo gli occhi chiusi tutte le realtà sono possibili contemporaneamente: con l’azione dell’aprire gli occhi e dirigere lo sguardo, noi scegliamo una sola realtà tra miliardi. Dicono i fisici quantici che l’atomo, da noi considerato la parte solida della materia, è un’onda di possibilità che diventa particella di esperienza solo nel momento in cui apriamo gli occhi e lo “fotografiamo”, bloccando così il flusso delle possibilità e congelandone una, di solito la più triste e limitante perché ci è stato insegnato a soffrire.
Il futuro è solo il tempo che ci serve a uscire dall’inganno della percezione attraverso l’allenamento a sentire la Quinta Dimensione come già presente: è la funzione che crea l’organo!!!
L’inversione polare attesa per il 2012 non è tra nord e sud ma tra est e ovest: il maschile andrà a depositarsi sul femminile e viceversa. Perciò tutte le funzioni finora gestite in modo maschile, come l’esercizio del potere in modo separativo e competitivo, lo saranno in modo femminile: un potere quindi aggregativo, volto al benessere della comunità e alla crescita personale come ogni madre garantirebbe ai suoi figli.
La funzione femminile per eccellenza – l’intuizione – sarà gestita in modo maschile, quindi non più dispersivo e “sognante” ma concreto e pragmatico, con risultati tangibili in forma di materializzazione solida delle proprie fantasie. Le facoltà cosiddette paranormali diverranno normali e immediatamente accessibili.
Cambiare pensieri per cambiare realtà
Noi possiamo letteralmente “sparire” cioè uscire dalla zona del cervello dove si è stabilita la nostra VECCHIA personalità associata a certe persone, luoghi, tempi ed eventi. L’alternativa è entrare in un territorio completamente nuovo del nostro cervello costringendolo a connettersi a un concetto diverso. Vale a dire che cambiando dentro si cambia fuori.
Sostiene Ramtha che <un giorno tutti noi raggiungeremo il livello degli avatar e i nostri corpi sperimenteranno nuove modalità, nuova chimica, nuovi ologrammi, nuove regioni perdute del pensiero, ma soprattutto i nostri sogni più reconditi.>
Perché usiamo la visualizzazione? Lo si capisce leggendo gli step attraverso i quali la mente crea la realtà
· nell’infinito mare delle possibilità, esistono infinite onde di possibilità
· gli occhi, aprendosi, fotografano l’onda e ne congelano un istante in una particella di esperienza: una sola delle infinite possibili
· il cervello valuta e suggerisce alla percezione sensoriale solo ciò che ritiene possibile, ossia ciò che è allenato a “vedere”, unitamente a ciò che garantisce la produzione di una certa chimica emozionale di cui le cellule sono ghiotte
· l’esperienza viene classificata sulla base di esperienze pregresse e ricreata come in passato lungo lo stesso percorso neuronale e con le stesse reazioni emotive
· a questo punto entra in gioco il desiderio di provare fisicamente l’emozione associata a quel ricordo-evento, tramite una consona produzione chimica di neuropeptidi
· i neuropeptidi, prodotti dall’ipotalamo e distribuiti dall’ipofisi, viaggiano nel corpo e portano nei recettori delle cellule la chimica delle emozioni affinché si possa sperimentare fisicamente l’emozione dell’esperienza (sempre la stessa se i tracciati neuronali non cambiano)
· si innesca un circolo vizioso dovuto all’assuefazione alla chimica di una determinata emozione, tale per cui la quantità richiesta è sempre in aumento a causa del logorarsi del recettore, mentre continuiamo a ricreare le situazioni che ci consentono di avere quella risposta chimica di cui siamo ghiotti, in dosi sempre più massicce
· dunque chi decide la realtà che noi creiamo pensando? Sono le cellule, poiché orientano il nostro sguardo in modo da garantirsi la chimica prodotta da quell’emozione
· occorre cambiare pensieri per cambiare risposte emozionali e quindi modificare la realtà
E’ LA MENTE CHE CREA LA “REALTA’”

tratto da: Devana

Nuove tombe a Giza

 

by aezio

Una vista della nuova tomba; sullo sfondo la piramide di Cheope (Jennifer Willoughby)

Il ministro della cultura egiziano Farouk Hosni ha annunciato la scoperta di una serie di tombe nella piana di Giza.

Zahi Hawass, che ha condotto gli scavi, riferisce che risalgono alla 4′ dinastia (2575 – 2467 a.C. circa) e appartenevano a lavoratori che costruirono la piramide di Cheope e Chefren.

Le migliaia di uomini mangiavano carne regolarmente, lavoravano in turni di tre mesi e venivano sepolti vicino alla piramide che stavano costruendo.

“Questa è la prima volta che scopriamo tombe [di lavoratori delle piramidi] come quelle che furono trovate negli anni ‘90 [nella piana di Giza], che appartenevano alla tarda 4′ dinastia e alla 5′ (2649-2374 a.C.)”, dice Hawass.

Le tombe dimostrerebbero che gli operai erano persone pagate, non schiavi: “[...] vennero costruite vicino alla piramide del re, il che indica che queste persone non erano in alcun modo schiavi. Se fossero stati schiavi, non avrebbero potuto costruire le loro tombe vicino a quella del loro re”.

Zahi Hawass davanti alle tombe (AP Photo-Amr Nabil)

(Jennifer Willoughby)

La tomba più importante appartiene a Idu. È rettangolare e possiede gli elementi tipici delle tombe dei lavoratori della 4′ dinastia: una forma conica e un rivestimento esterno di mattoni di fango ricoperto di gesso bianco (probabilmente imitando le piramidi).

Ci sono inoltre diversi “pozzi sepolcrali” (burial shaft, nella foto sopra) rivestiti di calcare bianco, e nicchie davanti a ciascuno di questi.

Secondo Adel Okasha, supervisore degli scavi, la forma a volta della parte superiore della tomba di Idu sarebbe una prova evidente che la tomba appartenesse alla 4′ dinastia.

Questa forma è peraltro simile a quella delle tombe trovate vicine alla piramide di Snefru a Dahshur.

Sul lato occidentale della tomba di Idu, gli archeologi hanno trovato una serie di tombe di altri lavoratori e resti di bare; sul lato meridionale, un’altra grande tomba. Anche questa è rettangolare, costruita con mattoni di fango con diversi condotti funebri, ognuno contenente uno scheletro curvo e frammenti d’argilla.

Uno dei condotti funebri (SCA)

(AP)

Delle tracce hanno svelato che le famiglie dell’Alto Egitto (Egitto meridionale) e del Delta del Nilo mandavano 21 bufali e 23 pecore nella piana di Giza ogni giorno per nutrire i lavoratori.

Hawass ha fatto notare che queste famiglie non stavano pagando le loro tasse al governo egizio, ma piuttosto stavano prendendo parte in uno dei progetti nazionali dell’Egitto.

E – continua – questa scoperta indicherebbe che i lavoratori provenissero dalle famiglie superiori del Delta e dell’Alto Egitto.

Gli operai facevano turni di tre mesi, e le sepolture appena scoperte appartenevano a chi moriva durante la costruzione.

Secondo Hawass il numero di lavoratori impegnati non superava i 10000, contraddicendo la cifra molto più alta di Erodoto (100000).

Sostiene infine che non si possa fissare un tempo per la costruzione della piramide. I trasporti di blocchi di granito, basalto e calcare erano limitati solo ai tre mesi di inondazione del Nilo, ma i lavori di costruzione venivano eseguiti nell’intero anno. E i blocchi usati per il “corpo” della piramide provenivano dalla piana di Giza stessa.

(AP Photo-Amr Nabil)

Qui trovi una slideshow del Corriere

fonte: Il Fatto Storico

Lettera geniale inviata a Radio Maria. Da leggere assolutamente!


giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 23.25

Tempo fa un NOTO RELIGIOSO, dalle onde radio di Radio Maria, ha risposto ad un ascoltatore che l'OMOSESSUALITA' E' UN ABOMINIO, perchè a dirlo è la BIBBIA (Levetico, 18,22).
Un ABOMINIO CHE NON PUO' ESSERE TOLLERATO IN NESSUN CASO.
10 giorni fa quello stesso ascoltatore ha scritto questa lettera al NOTO RELIGIOSO...
Lettera del 16 maggio 2009
Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.
Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile.
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio.
Fine della discussione.
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.-
Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?-
Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?-

So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
- Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?-
Un mio vicino insiste per lavorare di sabato.
Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
- Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
- Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
- Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
- In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
- Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.
Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i comandamenti sono eterni e immutabili.
Sempre suo ammiratore devoto.”


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La Divina Commedia e la Grande Opera

 

di Maria Grazia Lopardi

Concepito come il percorso iniziatico di uomo alla ricerca delle sue origini e dunque sulla Via del ritorno, quello della Divina Commedia è un linguaggio simbolico che cela segreti universali che riecheggiano ancora nei versi del Sommo Poeta.
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La Divina Commedia è un testo iniziatico-alchemico? Possiamo ravvisarvi il mezzo attraverso cui Dante, il Sommo Poeta, volle codificare le sue conoscenze e la sua sapienza come altri prima di lui fecero?

O Voi che avete gl’intelletti sani
mirate la dottrina che s’ asconde
sotto il velame delli versi strani

Così si rivolge Dante al suo uditorio privilegiato capace di comprendere un insegnamento che si nasconde sotto il velo dei suoi versi, una dottrina che non è per tutti, ma solo per gli iniziati, per coloro che, appunto, hanno “gli intelletti sani”.Una medaglia conservata a Vienna recante l’immagine di Dante e la scritta F.S.K.I.P.F.T. è stata interpretata come “Fidei Sanctae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius” e vista come la verifica storica dell’appartenenza del poeta all’ordine dei Fedeli d’Amore, o Fede Santa, associato a quello dei Templari, ma la sua opera parla da sola e indica il cammino della trasmutazione dell’essere umano che la Divina Commedia illustra. Dante compie il suo viaggio durante la settimana santa, all’equinozio di primavera, quando gli antichi misteri celebravano una morte e una rinascita, nella natura che esce dal gelo e nell’uomo-Dio vincente sulla cristallizzazione della materia: il candidato ai misteri, colui che ha acquisito consapevolezza di trovarsi in una dimensione pesante e innaturale per il figlio della luce, in una selva oscura e di aver smarrito la retta via, viene spinto a volgere gli occhi in alto, verso la montagna, simbolo del percorso iniziatico, dalla quale verrà l’aiuto. Tre bestie tuttavia gli sbarrano la strada allorché si accinge ad affrontare la dura salita: esse rappresentano la natura bestiale dell’uomo da purificare e trasmutare in un cambiamento radicale di coscienza, in cui si sostanzia la morte iniziatica con l’abbandono dell’immedesimazione nelle energie dell’ego. Prima di salire, Dante inizia un percorso che lo conduce verso il basso, negli inferi interiori, nelle regioni oscure dell’inconscio dove c’è il ribollente magma del rifiuto, l’ombra in cui energie maligne e distorte si agitano richiamando la sua attenzione. Il messaggio è noto alla tradizione: anche Enea nel VI canto dell’Eneide e Maometto in un testo islamico, di appena ottanta anni prima di Dante, compirono viaggi notturni attraverso un inferno che necessariamente precede la salita alle sfere, perché l’uomo deve svelare i suoi meandri più oscuri e negletti per permettere alla luce della coscienza di dissolvervi le tenebre, proprio come suggeriscono gli ermetisti: “Visita interiora tua (o terrae), rectificando invenies occultum lapidem”.

L’Inferno

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Nel susseguirsi di personaggi che popolano l’inferno, Dante passa in rassegna le oscure tendenze dell’anima umana, quelle che le impediscono di volare, che lo rendono dualistico e privo d’integrità. Con umana compassione, l’iniziato sul cammino osserva senza giudizio ogni moto della sua anima, traendone il messaggio e davanti alla sua coscienza sfilano tutte le potenzialità inespresse e represse, tutti gli stati d’esistenza di un passato remoto, occultato nell’intimo e proiettato, come un fardello di altri, sull’intero creato.
Come negli antichi misteri, una guida accompagna il candidato: per Dante è Virgilio che già aveva offerto a Enea il ramo d’oro di Eleusi, a simbolo di resurrezione e immortalità, perpetuato nel cristianesimo nella palma della domenica che precede Pasqua, e in massoneria nell’acacia. La guida rappresenta la coscienza dell’uomo dialettico, la ridestata consapevolezza della necessità di raddrizzare le vie del Signore, come diceva il Battista, di compiere un processo di morte e rinascita, per recuperare una condizione divina che spetta per diritto ereditario e di cui il candidato ai misteri avverte una grande nostalgia che funge da pungolo: in una serie incessante di prese di coscienza, penetrando la natura umana, disgregandone la sua apparente compattezza sotto l’azione del calore infernale del crogiolo alchemico, Dante realizza l’opera al nero, la nigredo. Nelle profondità del suo abisso interiore, lo attende Lucifero, la sorgente energetica dell’ego dialettico che, come il minotauro nel labirinto, deve essere affrontato dall’eroe solare che diviene consapevole di essere dominato da forze che lo governano, plasmando la sua fallace personalità in cui si immedesima, ma che lo separa dall’integrità del suo vero essere. Abbandonati i pre-giudizi e smascherando il suo programma interiore originato da karma, educazione ed esperienze, l’iniziato sa che il sistema elettromagnetico che lo alimenta deve essere spento, un nuovo cielo e una nuova terra devono apparire. Per questo Dante, nel profondo del suo inferno, incontra Lucifero a tre facce: una nera, una bianca e una rossa, i colori dell’alchimia, perché anche le energie luciferine si convertiranno con il compimento della Grande Opera: “… conviene che di fortezza t’armi”, gli consiglia Virgilio mentre Dite-Lucifero, con le sue ali tutto ghiaccia, perché tale è la sua azione cristallizzante e Dante così descrive la sua morte iniziatica: “… io non morì, e non rimasi vivo”. Ormai le energie luciferine sono domate, Virgilio e il poeta si aggrappano a Lucifero per uscire dall’inferno, vale a dire che la stessa natura dialettica, vinta dalle energie divine, diviene lo strumento per riscattare l’uomo. Non a caso Dante, volgendo lo sguardo indietro, vede Lucifero capovolto, evidente simbolo della conversione che avviene quando nel bacino dell’iniziato (raggiunto dalla luce entrata nel suo sistema attraverso il cuore) Cristo e Lucifero domato, qual unico flusso di energia, risalgono lungo il canale del serpente, lungo la spina dorsale realizzando l’abito di luce, il manto d’oro delle nozze. L’inferno finisce con il verso “… e quindi uscimmo a riveder le stele”, la stella che appare nell’athanor alchemico dopo il fetore della sostanza sotto l’effetto del fuoco che la sollecita.

Il Purgatorio
Per correr migliori acque alza le vele
ormai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sè mar sì crudele;
e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al cielo diventa degno
”.

Inizia così il Purgatorio, la fase alchemica dell’albedo, della purificazione, della caduta delle scorie sotto l’effetto del fuoco, in cui è finalmente possibile intraprendere la salita alla montagna che a ogni passo porta al distacco dai valori del piano orizzontale e alla conquista della libertà. Con Casella, Dante vede quanto leghi la stessa bellezza della terra, con Manfredi scopre l’effetto dei rancori, con Jacopo del Cassero constata come i ricordi possano pietrificare l’anima, con Bordello è la polemica politica a legare. Insomma con i personaggi mano a mano incontrati, Dante scorge i suoi legami interiori da sciogliere per aspirare alla libertà.
All’ingresso, un angelo su tre gradini, ancora una volta con i tre colori dell’opera alchemica, lo segna sulla fronte come i salvati dal Signore di biblica memoria: sette “P” sono tracciate sulla sua fronte, i sette peccati capitali come sostiene la critica, comunque sette ostacoli da sciogliere nel processo di purificazione per rendere possibile la visione, l’apertura del terzo occhio, l’accensione del candelabro dai sette bracci. Solo con il passaggio per le sette cornici – come i sette gradini dei misteri mitriaci e massonici – Dante può essere idoneo agli stati superiori dell’essere, alla trasformazione più radicale che lo porterà dal piombo all’argento e quindi all’oro. Nel ricevere i doni delle sette forze dello Spirito, superando le prove a esse connesse, Dante purifica il suo essere e il suo fardello si alleggerisce preparandosi a una frequenza vibratoria superiore. La scala a sette gradini suggerisce altrettanti livelli d’iniziazione: la guida è ancora Virgilio, perché il suo strumento più elevato è la mente illuminata che lo induce a neutralizzare i legami con il mondo, senza reprimerli, vigilando, osservandoli obiettivamente, come Dante appunto fa con i personaggi che incontra. Staccarsi dalle abitudini del sangue, dai pregiudizi, dal sentimentalismo oscurante, costituisce la base per quella trasformazione fondamentale che porta l’iniziato a liberare la vera facoltà del pensiero, a realizzare l’iniziazione di Mercurio, del potere del pensiero che porterà alla conoscenza di prima mano, alla vera saggezza. A Mercurio segue Venere, fonte di amore che guida l’iniziato a porsi al servizio di Dio per compassione verso il mondo. La Gnosi penetrata nel sistema del candidato ai Misteri conquista i santuari della testa e del cuore, ma ora i nuovi potenziali sviluppati devono essere concretizzati al servizio del piano divino, attraverso una forte volontà nella quale si esprima la potenza creatrice, il fiat lux: è l’iniziazione di Giove, il dio del fuoco, del mago che tutto può perché saggio, pieno d’amore e fornito di volontà divina, è il sacerdote che collega le terra al cielo e che ripristina il piano divino. Quando non vi è purificazione e non viene compiuto il giusto procedimento alchemico, si rischia di divenire maghi luciferini che hanno acquisito poteri per accrescere il proprio ego e non per eseguire la volontà di Dio. Non a caso, nella fase dell’albedo, gli alchimisti pongono la prova del drago, dell’anima liberata dal corpo che si trova ad affrontare una forza tremenda pronta a destarsi per prendere il sopravvento e imprigionare l’anima, se solo l’attenzione dell’iniziato si indebolisce, soggiogata dagli antichi legami: il rischio di tale fase è di perdersi nell’ingannevole mondo tenebroso, nel divenire operatori dell’occulto, al servizio di Lucifero.

La forza saturnina
Il processo continua il suo sviluppo sotto l’effetto del fuoco dello Spirito: ora è Saturno, responsabile del processo di cristallizzazione della struttura fisica, a essere dominato per lasciare il posto al nuovo Saturno che, dopo aver eliminato con la falce gli impeti passionali della vita inferiore, le forze della personalità dialettica, segna il passaggio tra una vecchia e una nuova dimensione. Dal nuovo Saturno, nascerà l’uomo celeste. Aperta la porta di Saturno al limite della dimensione dialettica, l’uomo divino inizia a manifestarsi e diviene esso stesso sorgente d’amore, di un amore impersonale che abbraccia l’intera umanità. Nel Purgatorio, dunque, l’iniziato domina gli aspetti inferiori dei pianeti, per consentire a quelli superiori di manifestarsi, al fine di conseguire il Paradiso. Alla settima cornice Dante attraversa un cerchio di fuoco (in greco pur), estrema prova di purificazione possibile solo per chi ha già compiuto un graduale, consapevole processo di liberazione dell’anima dai legami della materia. L’iniziato è pronto per la Gnosi: “…tra Beatrice e te è questo muro”, dice Virgilio. Con il supremo sforzo di volontà, spinto dal desiderio del divino, Dante realizza l’albedo, l’opera al bianco: “Non aspettar mio dir più nè mio cenno: libero, dritto e sano è il tuo arbitrio, e fallo fora non fare a suo senno: per ch’io te sovra te corono e mitrio”. La creatura già in balia del karma e di autorità esteriori, diviene rex pontifex,  Cavaliere Kadosh che riunisce in sé corona e mitra, potere temporale e spirituale, per cui è libero e finalmente responsabile, capace di ascoltare la saggezza che può acquisire solo l’anima, non più condizionata dai legami della materia, grazie alla luce divina che non incontra più ostacoli nell’inondare l’intero essere trasformato. Ora Dante incontra Beatrice, di cui darà la definizione nel VII canto del Paradiso: “… il santo rivo ch’esce da fonte onde ogni Ver deriva”. È la Gnosi, l’intelligenza dei trovatori, la donna, la sapienza divina, la luce di Dio, la Grazia. Il viaggio per il Purgatorio è concluso e l’iniziato è “…rifatto sì come piante novelle rinnovellate di novella fronda, puro e disposto a salir alle stele”. “Novelle, rinnovellate, novella”, una triplice esaltata sottolineatura dell’Uomo Nuovo che è nato dalla vecchia natura, ormai nel fondo dell’athanor.
“Nel ciel che più della sua luce prende fu’ io…”, qui Dante si sente trascendere i limiti della condizione umana e s’innalza attraverso la sfera del fuoco. L’iniziato oltrepassa la natura umana, è rinato nella luce nella quale fissa lo sguardo: la trasfigurazione è compiuta e, non a caso, il poeta passa nel cielo della luna, simbolo alchemico della fase al bianco.
In questo passaggio l’iniziato richiama l’attenzione di chi è in grado di comprendere il suo discorso:
“O voi che siete in piccioletta barca, desiderosi di ascoltar, seguìti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, chè, forse,
perdendo me, rimarreste smarriti”.

Il Paradiso

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L’esperienza del Paradiso è per pochi ed è necessariamente coperta dal segreto iniziatico, essendo del tutto straordinaria. Inizia la fase culminante dell’opera alchemica: la rubedo. Dante rivolge la sua preghiera al dio sole Apollo e, perennemente accompagnato dalla Luce divina, dalla Saggezza, da Beatrice, attraversa le sfere celesti corrispondenti a Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, alle stelle fisse, all’Empireo, viaggiatore tra mondi e dimensioni. Come nel Purgatorio i pianeti hanno rappresentato il loro aspetto inferiore di cui disfarsi, con la purificazione che consegue al distacco dal potere del pensiero egocentrico, responsabile primo della separazione da Dio, dall’amore umano che lega al mondo, dall’azione al servizio del mantenimento del mondo dialettico, dalla volontà guidata dall’egoismo e dal potere, dalla cristallizzazione del vecchio Saturno che chiude la porte all’energia divina, compiuto tale processo nel Paradiso gli stessi pianeti rappresentano le mutazioni legate al procedimento alchemico nella sua fase finale. Di sfera in sfera Dante passa in un processo di esaltazione ed estasi che spesso si esprime con momentanee cecità, con il sonno o con svenimenti, nel tentativo di spiegare a parole la trasformazione della coscienza sotto l’effetto del fuoco divino. Dal nuovo Mercurio nasce la capacità di cogliere il piano divino, di acquisire la conoscenza che è sapienza e saggezza. Dalla nuova Venere nasce la capacità d’indirizzare l’amore verso l’esterno, al servizio di Dio e del creato. Dal nuovo Marte nasce la volontà, riflesso di quella divina. Dal nuovo Giove nasce il sacerdozio, l’essere strumenti della luce realizzando la Giustizia secondo la volontà di Dio. Non a caso, nel cielo di Giove, Dante accusa il papa e si appella al primo verso del libro della sapienza: “… diligite iustitiam, qui iudicatis terram”, la M finale si trasforma in aquila, simbolo di quell’impero che ha la sua fonte nella mitica terra bianca, nel regno del prete Gianni, in Shamballa, per designarlo con nomi di diverse tradizioni. Il cielo di Saturno, degli spiriti contemplanti, esprime l’ingresso in una nuova dimensione, lì ove le forze cristallizzanti del vecchio Saturno non hanno accesso, si manifesta l’Uomo divino accolto da una scala d’oro, un ampio passaggio verso il compimento dell’opera. Nell’ottavo cielo delle stelle fisse, l’Uomo Nuovo appare in tutto il suo splendore, tanto che a Dante appare la Luce del Cristo: il sorriso di Beatrice, la forza irradiante della Gnosi diviene tale che Dante sviene, la sua coscienza non è più umana. Segue la visione della Vergine, dell’anima nuova di natura divina, è l’anima mundi degli alchimisti che genera l’essere divino e che è generata dalla personalità trasmutata nel procedimento alchemico.   Il processo continua e, negli occhi di Beatrice, Dante scorge un punto luminosissimo: Dio circondato da nove cori angelici e oltre l’empireo, il cui splendore acceca: è il momento conclusivo della rubedo, la visione del Paradiso dove, nel fiume di acqua viva, appare la candida Rosa della più pura tradizione esoterica, il simbolo per eccellenza del divino, la meta agognata da ogni cercatore della Verità, cantata dai trovatori e cercata dai cavalieri, come il loto dell’oriente, espressione di una fioritura che, con lo stelo, attraversa le acque del divenire, per aprire i suoi petali alla luce del Sole. La rosa è fiorita lì dove i due bracci della croce umana si uniscono nell’unità. Beatrice lascia Dante accolto da S. Bernardo, colui che ha dato la regola all’ordine dei Templari, la coscienza divina che ormai guida l’iniziato e che gli consente di “ficcar lo viso per la luce etterna”, dove il lungo viaggio attraverso il molteplice si conclude con il ritorno all’unità: “nel suo profondo vidi che s’interna, ciò che per l’universo si squaterna”.
La natura umana, mortale e fallace si è trasformata nell’oro splendente del corpo di gloria della resurrezione.

fonte: Enrico Baccarini ENIGMA

Suzaku e la riserva di metalli rari più grande nell’Universo

di Sabrina Masiero, Dipartimento di Astronomia dell’Università degli Studi di Padova / INAF- Osservatorio Astronomico di Padova

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L’ammasso di galassie del Perseo contiene 190 galassie che si estendono su circa 225 milioni di anni luce. Crediti: Robert Lupton e la “ Sloan Digital Sky Survey Consortium”.

Ogni cuoco conosce molto bene gli ingredienti per fare il pane: farina, acqua, lievito e … Naturalmente il tempo. Ma quali ingredienti chimici si trovano nella ricetta del nostro universo?

La maggior parte di essi è costituita da idrogeno ed elio che vengono ad occupare i primi due posti nella famosa tavola periodica degli elementi.
Meno abbondanti, ma molto più familiari, sono i cosiddetti elementi più pesanti, che vengono dopo l’idrogeno e l’elio. Questi “mattoni fondamentali”, come il ferro e altri metalli, si possono trovare in molti oggetti di uso quotidiano, dall’orsacchiotto di pezza dei propri figli alla teiera da cucina.

Recentemente un gruppo di astronomi, utilizzando l’Osservatorio orbitante in X, Suzaku, gestito in collaborazione tra NASA e Agenzia Spaziale Giapponese, ha scoperto quella che potremmo definire la riserva di metalli rari più grande nell’universo.
Suzaku ha rilevato gli elementi cromo e manganese mentre stava osservando la regione centrale dell’ammasso di galassie del Perseo. Questi atomi (o metalli), fanno parte del gas caldo del mezzo intergalattico, che si viene a trovare tra le galassie.

Questa è la prima volta che viene trovato del cromo e del manganese in un ammasso” rivela Takayuki Tamura, astrofisico del Japan Aerospace Exploration Agency che ha portato avanti la ricerca. “In precedenza, questi metalli erano stati rilevati solamente nelle stelle della nostra Galassia o in altre galassie. Ora sono stati scoperti anche nello spazio intergalattico“.

Il gas dell’ammasso è estremamente caldo tanto da emettere radiazione X. Gli strumenti a bordo di Suzaku hanno scomposto la radiazione X nelle sue varie componenti in lunghezza d’onda, ottenendo uno spettro,  una sorta di impronta chimica dei tipi e delle diverse quantità di elementi presentinel gas.
Con il campo di vista di Suzaku si è potuto osservare una parte dell’ammasso che corrisponde a circa 1.4 milioni anni luce, pari ad un quinto dell’estensione totale di esso, contenente una grande quantità di atomi pesanti: il cromo è circa 30 milioni di volte superiore alla massa del Sole; il manganese come quantità espressa in massa solare, arriva all’incirca a 8 milioni.

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Questa immagine dell’ Hubble Space Telescope mostra la galassia  NGC 1275, che si trova nel centro dell’ammasso del Perseo. I filamenti rossi non sono altro che del gas freddo soggetto al campo magnetico.  Crediti: NASA/ESA/Hubble Heritage (STScI/AURA)-ESA/Hubble Collaboration.

Sono le supernove a formare gli elementi più pesanti. Esse, inoltre, sono responsabili degli “outflow”, i cosiddetti superventi  o”superwind”, che trasportano elementi pesanti nello spazio intergalattico quasi completamente vuoto di particelle.
Dalla misura delle abbondanze dei metalli è possibile capire la storia chimica delle stelle nelle galassie, per esempio il numero e il tipo di stelle che si sono formate e quante di esse sono esplose nel passato” continua Tamura.
Lo studio dei dati ricavati da Suzaku rivela che almeno 3 miliardi di supernove devono aver prodotto la quantità di cromo e manganese misurata. E su periodi dell’ordine di miliardi di anni, i “superwind” devono aver trasportato i metalli al di fuori dell’ammasso di galassie depositandolo nello spazio intergalattico.

Una storia completa dell’universo dovrebbe includere una comprensione di come, quando e dove gli elementi pesanti si sono formati, elementi chimici essenziali del resto alla vita stessa. Lo studio compiuto da Suzaku porta un notevole contributo a quello che potremmo definire “censimento chimico del cosmo”.
E’ una parte della comprensione dell’intera storia chimica della formazione degli elementi nel nostro universo” precisa Koji Mukai, a capo del Suzaku Guest Observer program, presso il Goddard Space Flight Center della Nasa, a Greenbelt, Md.
Al momento sono noti oltre 10.000 ammassi di galassie e gli astronomi hanno appena iniziato questo tipo di lavoro. “Il risultato di Suzaku non può rispondere alle grandi domande, ma si tratta sicuramente del primo grande passo verso la comprensione chimica della storia dell’universo” conclude Tamura.

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Questa immagine dall’ Japanese Advanced Satellite for Cosmology and Astrophysics rivela un bagliore dovuto al gas che raggiunge i 100 milioni di gradi Fahrenheit che avvolge l’ammasso del Perseo. Il rettangolo bianco indica l’area esplorata dal telescopio in X, Suzaky, e che ha permesso di rilevare il cromo ed il manganese. L’immagine è larga circa 2 gradi, che è circa quattro volte la larghezza apparente della Luna piena. Crediti: JAXA.

Lo studio è apparso il primo novembre scorso su “The Astrophysical Journal Letters”.
Per ulteriori informazioni:  Suzaku Snaps First Complete X-ray View of a Galaxy Cluster alla pagina web:  http://www.nasa.gov/mission_pages/astro-e2/news/xray_cluster.html .

Sabrina Masiero

fonte: GruppoLocale.it

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