Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Edgar Cayce: METTERSI IN SINTONIA CON IL DIO DENTRO DI NOI

 

Il Giornale Online Perché, come è stato detto nel tempo passato non dire chi scenderà dal cielo per darti un messaggio, perché, guarda, è nel tuo stesso cuore. Perché il tuo corpo è davvero il tempio del Dio vivente. Là Egli come ogni conoscenza, ogni impresa, ogni saggezza, ogni comprensione può comunicare con te...se tu armonizzi, indirizzi il tuo pensiero, il tuo scopo, il tuo desiderio in modo da essere tutt’uno con Lui. 2533-4
Non permettere che la forza del sé venga fatta vacillare dal consiglio dei molti; ma rivolgiti al tuo intimo, sapendo che il potere si trova lì. Perché quando entri nel Sancta Sanctorum, nel tuo proprio sé, puoi trovarvi una forza che è oltre ogni paragone con le capacità fisiche dell’uomo. 1752-1
Il tempo e i tempi e i mezzi tempi passeranno, e allora l’uomo dovrà venire a sapere che nel tempio, nel tabernacolo del suo proprio tempio egli incontrerà il suo Dio a faccia a faccia! 257-201
Ogni manifestazione materiale è un’impresa da parte di un’entità nei suoi tentativi di sintonizzarsi maggiormente ad una coscienza di Dio. 2533-1

Dotato significa quindi sviluppato istintivamente per mezzo dell’uso di quelle facoltà della Mente di sintonizzarsi con l’Infinito. 792-2
Nell’uso dell’Apparecchio Radioattivo... quando le vibrazioni del corpo vengono portate alla coordinazione, così che l’attributo mentale, fisico e spirituale delle forze fisiche del corpo sono in armonia o coordinanti, le esperienze delle forze mentali sono intense, attive, positive; così vengono dei periodi in cui ogni esperienza cercata può trovare in se stessa la sua risposta. 920-9
D- E’ possibile meditare e ottenere l’informazione di cui si ha bisogno?
R- Su ogni argomento! Sia che vai a scavare per trovare dei vermi per la pesca che per fare un concerto! 1861-12
Le vibrazioni di numeri, di metalli, di pietre, queste devono soltanto diventare l’influenza necessaria per metterti in sintonia, per renderti tutt’uno con le Forze Creatrici; proprio come la tonalità di una canzone di lode non è la canzone né il messaggio vi contenuto...Così, usali per metterti in sintonia. Come, tu chiedi? man mano che ti applichi ricevi il passo successivo. 707-2
Le sintonizzazioni su ogni radio possono essere molto vicini allo stesso punto, ma neanche due saranno mai esattamente sulla stessa frequenza. Perché la loro posizione la cambia, anche quando si trovano una di fianco all’altra. Allo stesso modo gli individui che sintonizzano la coscienza della loro anima al Divino dentro di loro devono sintonizzarsi a seconda del loro proprio sviluppo. 281-3
Riconosciamo le forze vibratorie nell’elettricità; esse vengono pesate e misurate. Nella radio abbiamo l’ingrandimento della vibrazione elettrica. E’ lo stesso nella vibrazione dello spirito o psichica, o in quella della mente. Vi è l’ingrandimento, per mezzo dell’azione su coloro che sono in sintonia con quella vibrazione. 254-32
Ogni forza o potere che viene applicato attraverso le forze psichiche viene da un’ energia universale che viene indirizzata per mezzo dell’applicazione individuale. Man mano che l’entità studia, si sviluppa e cerca, tale applicazione può essere ottenuta o raggiunta per mezzo di quelle forze attraverso le quali si ottiene la sintonizzazione. Come si vede in tutte le forme di vibrazioni, sia nel campo minerale, in quello vegetale, animale, nella musica, nella chimica o in quello delle vibrazioni spirituali...
Se il corpo viene fatto animale per mezzo di eccesso di gratificazione dei desideri animaleschi, esse diventano vibrazioni più basse. Se questo viene fatto per sintonizzazione con i corpi celestiali, i corpi terrestri o di qualsiasi forma questi si sviluppano attraverso quella stessa vibrazione; perché ciò che viene misurato viene misurato di nuovo. A seconda della vibrazione sulla quale si sintonizza il sé, si ottiene la risposta. Chiaro? 256-2
Nelle meditazioni più profonde...possono sorgere quelle influenze quando lo spirito della Forza Creatrice, l’universalità dell’ anima, della mente...non in tempo e spazio ma di tempo e spazio può perdersi nel Tutto...
E’ stato dato da Colui che è la Vita che il regno di Dio, il regno del cielo, è dentro di noi e...il tuo corpo è il tempio del Dio vivente; un tabernacolo, sì, per la tua anima. E nel Sancta Sanctorum dentro la tua propria coscienza Egli può camminare e parlare con te. Come? Come?
E’ portare un sacrificio? E’ bruciare l’incenso? E’ privarsi di ogni rango?
Piuttosto è ciò che ti proponi. Perché il tentativo, l’intento del tuo sé interiore, per Lui è la rettitudine. Perché Egli ha conosciuto tutte le vicissitudini dell’esperienza terrena...E finché non dimostri nel Suo amore quella pazienza, non puoi diventare consapevole della tua relazione con Lui.
D- Che cosa significa quella luce bianca che ho vista?
R- Quel risveglio che sta arrivando. Più la luce bianca viene da te e più ci sarà il risveglio...
Perché Egli è la luce e la vita eterna. 987-4
Come il Maestro, il tuo Signore, il tuo Cristo ha dato: “Sto alla porta e busso, e se aprirai entrerò e dimorerò con te io e il Padre” ( Apocalisse 3:20). Questo come lo concepisci, questo come lo comprendi è la più alta fonte di comprensione, di conoscenza. 1581-2
Quando alzi la coscienza verso ciò che è in te, Egli ti incontra nel tuo proprio tabernacolo, nel Sancta Sanctorum; nel terzo occhio. 1782-1
Quando chiami il Signore, Egli sentirà; perché Egli ha promesso di incontrarti nel tuo stesso tempio, nel Suo tempio, nel Suo Sancta Santorum! 991-1
Fede e speranza e amore fraterno e gentilezza...applicati nella propria vita quotidiana possono portare ad aprire il velo che entra nel Sancta Sanctorum—proprio come quel velo che si lacerò quando il Suo Spirito gridò al Suo Dio. Quindi, rendi quel Dio il Suo Dio il tuo Dio. 2067-1
Cercare Lui prima è l’intero dovere di un’entità. 2549-1
Non confidare in altre forze che non sono quelle che sono dentro il sé. 3384-1
Entra nel sancta sanctorum della tua propria coscienza; va’ dentro di te; vedi che cosa ti ha spinto. Ed Egli ha promesso di incontrarti là. E là ti sarà detto dall’intimo quali passi devi fare giorno per giorno, un poco alla volta. Non che qualche grande impresa, qualche grande cambiamento debba avvenire nel tuo corpo, nella tua mente, ma riga su riga, regola su regola, qui un po’, lì un po’. Perché, come Lui ha dato, non è la conoscenza sola ma l’applicazione pratica nella tua esperienza quotidiana con il tuo prossimo che conta. 922-1
Fonte:

L'ORDINE DELLA VITA

 

Il Giornale OnlineIntroduzione
Molti di coloro che si accostano alla ricerca nel campo delle risorse umane e del miglioramento della qualità della vita si trovano di fronte alla sfida di integrare in qualche modo la spinta verso il progresso e la brillantezza dell'innovazione scientifica che in ogni settore spinge verso il futuro, con l'enorme ricchezza, in gran parte inesplorata, proveniente da un passato remoto, spesso collocato in un tempo piuttosto indefinito, ma del quale sopravvivono documenti e memorie di immenso fascino e profondità.
Civiltà antiche sparse in punti lontani del pianeta portano all'attenzione di chi ne sa leggere con cura il linguaggio espressivo una saggezza di vita basata sulla capacità, a noi ormai quasi completamente sconosciuta, di integrare ogni aspetto dell'esistenza, di saperla cogliere nella sua unicità, nel rispetto di quell'equilibrio complessivo che meglio di tutto esprime il senso del sacro ed i valori spirituali di tale passato lontano e magico.
Se dal punto di vista della tecnologia e della scienza il progresso appare come un crescendo più o meno lineare, nell'ottica più ampia della conoscenza generale delle dinamiche della vita e degli spazi interiori dell'uomo la storia presenta un andamento evidentemente ciclico con momenti di apice della civiltà e momenti di decadenza. Tale corso viene a volte chiamato alternanza delle epoche e i testi sacri di ogni tradizione ne fanno in qualche modo riferimento.
Questa visione e le documentazioni storiche ed archeologiche, unitamente alla testimonianza portata dai miti e dalle religioni più antiche, compongono il mosaico di un tempo di fioritura dello stile di vita sul pianeta, di un periodo di armonia sociale, di profondità introspettiva e rispetto consapevole dell'armonia cosmica.

La collocazione storica di tale epoca è oggetto di controversie e di congetture di vario tipo:
appare come un intervallo di quello che viene chiamato neolitico e spesso ci si riferisce ad essa come Età dell'Oro, contribuendo a darne un'immagine mitica ed evanescente.
La vita era scandita dai semplici ritmi della natura, ossia il giorno e la notte, l'alternarsi delle stagioni, il passaggio delle costellazioni nel cielo. L'uomo sapeva vivere in armonia perché conosceva tali ritmi. Osservava il cielo e ne prevedeva il tempo, osservava la terra e ne comprendeva le esigenze.
Terra e Cielo, Sole e Luna, erano i compagni con cui condivideva la sua intera esistenza.
La Terra rappresentava simbolicamente la madre che lo nutriva, gli dava protezione e sicurezza. Il Cielo simboleggiava il Padre, la divinità, il suo nutrimento spirituale.
Dall'unione fra Cielo e Terra nasceva la vita.
L'esistenza quotidiana si basava su una componente materiale (la Terra) ed una spirituale (Il Cielo). L'armonia, la pace e la realizzazione derivano da questa unione.
Il Cielo e la Terra, uniti fra loro, condizionavano la sacralità della vita dell'uomo e dell'ambiente: la Terra diveniva sacra perché guidata dallo spirito del Cielo che si manifestava attraverso i fenomeni naturali (come la pioggia).
L'uomo antico venerava la Terra e il Cielo che simbolicamente e materialmente rappresentavano l'intera sua esistenza, attraverso forme, rituali, preghiere. La ricerca interiore e la pratica spirituale individuale e collettiva avevano una corrispondenza diretta nella purezza del vivere e nell'espressione di tutte le dimensioni umane.
Il desiderio di codificare, spiegare e trasmettere la saggezza acquisita, impulso che venne forse all'inizio del processo di decadenza, diede origine a testi spesso di lettura non facile e a rappresentazioni prevalentemente basate sull'uso del simbolo, utilizzato per la sua capacità di ritrarre in immagini efficaci e in sensazioni istintive l'archetipo dell'armonia e dell'equilibrio insito nell'evoluzione.
Spesso era nella costruzione degli edifici, un tempio, una casa, un semplice circolo di pietre, che si tentava di riflettere il legame tra macrocosmo e microcosmo, tra l'eterno ed il qui ed ora, di segnare i movimenti del sole, della luna, delle stelle e delle costellazioni.
L'uomo stesso, abitando le proprie costruzioni, si sentiva protetto e sicuro, in relazione con il volere naturale, che considerava divino. Egli viveva la propria dimensione personale come un riflesso dell'ordine complessivo, come espressione di un'unica essenza.
Osservando, studiando e comparando i resti archeologici degli edifici eretti da popoli antichi provenienti dalle più remote regioni della terra non possiamo fare a meno di notare la cura e la perizia con cui conoscenze raffinate sulle dinamiche della natura venivano riversate nell'armonia tridimensionale delle costruzioni.
Dai circoli di pietre eretti dai Celti ad immagine delle dinamiche dei cicli astronomici, ai templi immensi che gli antenati dei Maya, degli Inca e degli Aztechi edificarono con l'uso di abilità tecnologiche tuttora incomprensibili, ovunque troviamo tracce della trasposizione di conoscenze astronomiche nell'architettura, come un messaggio lasciato ai posteri, e non ancora del tutto compreso, attraverso un codice capace di resistere al tempo e fondato su una profonda e sorprendente familiarità con l' universo circostante.
L'esempio più significativo di tale antica perizia è sicuramente rappresentato dalla grande piramide di Giza in Egitto che, con i suoi strani corridoi e le sue enigmatiche stanze costituisce l'oggetto geometrico più famoso della Terra.
Letteralmente geometria significa "misura della Terra" e la piramide funziona come una meridiana incredibilmente esatta, un osservatorio stellare, uno strumento di rilevamento topografico del territorio e un magazzino per pesi e misure standard. Nel progetto sono inscritte misurazioni della Terra altamente precise, dati astronomici dettagliati e semplici lezioni di geometria.
L'investimento immenso che alcuni di tali progetti senza dubbio dovettero richiedere in termini di tempo, di risorse e di pianificazione è di per sé indice del valore che assumeva in passato la relazione tra macrocosmo e microcosmo, il contatto tra umano e divino espresso nel corpo, nella materia.
Anche lo studio delle abitudini di popolazioni che hanno mantenuto, per isolamento geografico, uno stile di vita fortemente basato sul rispetto della natura, rivela l'abitudine, mantenuta per tradizione, di edificare ed organizzare l'ambiente secondo una logica legata all'armonia degli elementi e delle fasi della vita.
In Africa, ad esempio, presso la popolazione dei Dogon il villaggio viene ancora oggi costruito su una pianta che ha la forma umana (vedi figura 1); questa consuetudine di usare il corpo come luogo in cui Terra e Cielo ( Sole e Luna) si uniscono è antichissima, è nel corpo infatti che tale contatto si realizza.

figura 1

I punti centrali del villaggio sono posizionati nei chackra principali, cioè nei punti energetici fondamentali del corpo. Così, nel chackra del loto, simbolo di illuminazione, viene costruita la fucina del fabbro, simbolo del fuoco. La testa è la piazza del paese mentre nel chackra della gola vivono gli anziani, portatori delle parole di saggezza e di guida.
Nel chackra del cuore vivono gli abitanti del villaggio mentre nelle mani, ad equa distanza, vivono le donne mestruate (che vivono la fase della purificazione).
Gli altari per le celebrazioni sono ai piedi mentre in corrispondenza degli organi sessuali e riproduttivi (il chackra della sessualità) vengono posizionati l'altare di fondazione (a forma fallica) e il frantoio delle olive (che simboleggia l'organo femminile).
I diversi momenti della vita coesistono nello stesso tempo ed esprimono un ventaglio di manifestazioni energetiche differenti che trovano equilibrio e perfezione nella mutua interazione.
In modo molto simile (figura 2) il popolo dei Fali in Camerun costruisce ancora oggi i villaggi su una pianta umana suddivisa in quattro parti: la testa, il tronco, gli arti superiori e quelli inferiori. Ancora una volta la forma umana viene usata come base per l'organizzazione armonica della vita.

figura 2

Come abbiamo visto la rappresentazione di un archetipo ha nel simbolo il suo linguaggio fondamentale, l'unico in grado di coglierne e comunicarne l'essenza in modo immediato e completo, poiché fa uso, come modalità espressiva, dell'analogia piuttosto che della logica lineare.
I simboli hanno la caratteristica di trascendere le differenze culturali e storiche, poiché risiedono nella struttura stessa della psiche umana, nella sua stessa radice fisiologica e sensoriale.
Il simbolo è come una matrice ed il suo studio è imprescindibile nella ricerca degli universali.
Studiamo l'unione tra Cielo e Terra, tra umano e divino.
L'Essere nella sua forma più pura, quando ha superato l'identificazione con gli stimoli, ma ancora non è sfociato nella trascendenza impersonale ed immobile che conoscerà solo quando avrà maturato la capacità di accoglierla, si trova in un punto di equilibrio molto preciso, un punto mediano equidistante dal corpo, cioè dagli stimoli, e dall' "Oltre".

figura 3

Questo punto si trova all'interno della natura e da esso l'Essere emana in modo in completo, portando a compimento la propria espressione nell'esistenza. L'emanazione di tale punto possiamo dire che assume simbolicamente la forma di un quadrato.
Tale rappresentazione astratta è basata sull'osservazione delle dinamiche del cosmo che hanno nel numero quattro e nell'immagine dei quattro lati uguali ed opposti a due a due un elemento ordinatore di base. Quattro sono i punti cardinali, cioè le direzioni che appaiono nell'orizzonte umano come interazione del cielo e della terra: sopra e sotto, nord e sud sono coppie di opposti sul piano verticale, sinistra e destra, ovest ed est lo sono su quello orizzontale.
Quattro sono i pilastri fondamentali dell' universo fisico, cioè tempo, spazio, materia ed energia, così come quattro sono le coordinate stesse dello spazio-tempo di cui abbiamo coscienza ordinaria.
Jung affermò che la psiche si esprime come entità intera di opposti in equilibrio e la nozione di interezza appare universalmente soddisfatta dalla rappresentazione di una quaternità, in special modo se inscritta in un cerchio.
Il cerchio è l'espansione di un punto, l'essenza che emana dal centro dà forma alla circonferenza. Nel suo essere senza inizio e senza fine il cerchio rappresenta l'Infinito, l'Assoluto, la Perfezione, ma si stabilizza nel quadrato. Il quadrato è il segno distintivo dell'ordine, della finalità della vita in espansione e della perfezione al di là della vita e della morte.
Quadrare il cerchio, inscrivere o circoscrivere un quadrato significa unire l'essenza e la forma, il cielo e la terra, l'eterno con il qui ed ora.
Nella filosofia cinese, il principio maschile yang è rappresentato da un cerchio bianco e quello femminile yin da un quadrato nero.
Nell'I Ching, il libro dei mutamenti, la vita ed il divenire vengono espressi attraverso sessantaquattro esagrammi.
La leggenda racconta che intorno al 3000 A.C. un leggendario re della Cina, Fu Hsi, trovò il modo di esprimere l'unione cosmica con l'uso di trigrammi che ritraggono la combinazione dei due elementi opposti di base: Yang, il maschile e Yin, il femminile.
Figurativamente il principio Yang è dato da una linea continua ------- mentre lo Yin, che è cedevolezza, è una linea spezzata --- ---.

I significati più comuni attribuiti ai principi universali sono:
- Yang: positivo, attivo, maschile, creativo, luce, giorno, caldo, duro, asciutto, estate, sole
- Yin: negativo, passivo, femminile, ricettivo, scuro, notte, freddo, soffice, umido, inverno, ombra.
La combinazione fra il maschile e il femminile, il giorno e la notte, il caldo e il freddo, dà origine a quattro ulteriori combinazioni che rappresentano le stagioni.

figura 4

Infine, combinando le stagioni con l'uomo stesso (il maschile e il femminile) si ottengono otto trigrammi (figura 4).

- Il Cielo (fermezza, creatività, forza, potere)
- Il Lago (gioia, apertura, piacere, soddisfazione, eccesso)
- Il Fuoco (illuminazione, chiarezza, intelligenza, dipendenza,
attaccamento)
- Il Tuono (risveglio, movimento, attività, scuotimento, crescita)
- Il Vento (effetti gentili, piccoli sforzi, lavoro penetrante)
- L' Acqua (misterioso, profondo, significativo, pericoloso, difficile)
- La Montagna (immobile, in riposo, che medita, tranquillo)
- La Terra (cedevole, ricettivo, rispondente, devoto, sottomesso).

L'immagine simbolica dell'ottagono, composto dagli otto trigrammi contrapposti per evidenziare la dualità dell' universo (Cielo- Terra, Acqua-Fuoco, Lago-Montagna, Vento-Tuono), è intermedia tra quadrato e cerchio (figura 5).

figura 5

La stessa immagine può assumere un significato simbolico differente e rappresentare il divenire ciclico della vita, della crescita e della decadenza (figura 6).

figura 6

Combinando gli otto trigrammi fra di loro si ottengono i 64 esagrammi, ognuno con il suo specifico significato che esprime un momento particolare della vita.
L'I Ching, il libro dei Mutamenti, è la rappresentazione dell'esistenza; attraverso le sue immagini simboliche gli antichi cinesi interpretavano la realtà quotidiana, comprendevano gli accadimenti e prevedevano il futuro, consapevoli che tutto si svolge sempre in armonia con la natura, il Cielo e la Terra, il Sole e la Luna.
Nelle chiese greco ortodosse, così come in quelle celtiche, il quadrato, cioè la croce, e il cerchio sono uniti in una configurazione che rappresenta l'unione di tutte le cose nella grandezza divina.
La prevalenza del quattro, della quaternità, della tetrade e del cerchio che tutto racchiude nell'organizzazione del pensiero e del comportamento umano è presente un po' ovunque. Un esempio che ebbe una grande influenza sulle teorie sviluppatesi in occidente è quello presentato dal filosofo greco Empedocle nel quinto secolo a.C.
Secondo Empedocle il mondo è composto da una tetrade di elementi distinti ed opposti, aria, acqua, terra e fuoco, che si compongono, si congiungono e si separano.
Nella cultura cristiana quattro sono gli evangelisti e quattro le virtù cardinali (fortezza, giustizia, prudenza e temperanza).
Nella mitologia scandinava quattro nani, chiamati come i punti cardinali, sono responsabili di reggere il cielo.
Il concetto di tetrade come espressione dell'unità dell'essenza e dell'equilibrio dell'esistenza si riflette nell'alternarsi delle quattro stagioni e nelle quattro fasi fondamentali della vita umana. Quattro sono i mattoni fondamentali del codice genetico, del DNA, e cioè i quattro nucleotidi che si differenziano per la presenza di quattro diverse basi azotate: adenina, timina, citosina e guanina.
Nella cultura indiana, che pone le sue radici nell'antica tradizione vedica, moltissimi aspetti del quotidiano nascono come espressione dell'equilibrio tra umano e divino, poiché il senso del sacro è parte integrante, non solo accettata ma imprescindibile, dell'esistenza quotidiana in modo molto più accentuato che in occidente, dove razionalità, specializzazione e progresso tecnologico hanno recato un crescente allontanamento dalla visione della vita nella sua totalità, nella sua ciclicità e nell'equilibrio complessivo che integra l'interesse personale stemperandolo e trascendendolo.
L'architettura sacra indiana è ancora oggi dominio dei sompura, gli architetti saggi, istruiti alla conoscenza dei Veda e dei testi sacri, depositari di tutto il sapere necessario per erigere costruzioni in cui veramente il Cielo tocchi la Terra, in cui l'ambiente trasporti l'aspirante, il ricercatore, lo yogi nell'incontro con il divino.
Nell'architettura indiana quadrato e cerchio si coordinano a partire dall'altare vedico del fuoco e la costruzione dei templi prende forma da questo equilibrio e trae le misure dalle proporzioni dell'uomo. Il tempio è la sede del sacrificio, che è commisurato all'uomo poiché è l'uomo che lo compie. Il corpo umano stesso è la sede del sacrificio, il corpo è il tempio in cui si realizza l'unione con il divino. Allo stesso modo, il crocefisso cristiano, al di là di ogni possibile significato storico, pone al centro del quadrato l'uomo ed il suo sacrificio.
La relazione tra cerchio e quadrato viene espressa inscrivendo o circoscrivendo il quadrato al cerchio o in modo ancora più significativo attraverso la quadratura del cerchio, cioè la costruzione di un cerchio e un quadrato equiestesi o isoperimetrici (di uguale area o uguale perimetro).
Le dimensioni del quadrato, cioè i suoi lati, sono le proporzioni dell'uomo ideale in posizione eretta e con le braccia aperte, per il quale la distanza tra le mani è uguale all'altezza.
Questa immagine, che ritroviamo anche nella cultura cinese, ricorda inequivocabilmente il disegno dell'uomo di Leonardo da Vinci (figura 7).

E' straordinario notare che, se inserissimo la Terra in un quadrato e tracciassimo un cerchio con perimetro uguale a quello del quadrato, quel perimetro definirebbe il diametro della Luna con un'esattezza del 99.9 per cento. Dunque la Terra e la Luna quadrano perfettamente il cerchio. Il mandala, cioè la rappresentazione simbolica di struttura geometrica, che nella tradizione vedica esprime la manifestazione del divino nell'esistenza è il Vastupurusha Mandala, il quadrato fondamentale ad immagine del quale viene edificato ogni tempio.

Il significato del simbolo risiede nella parola sanscrita stessa che lo definisce:
- VASTU: è la dimora, il sito dove viene rappresentata l'unione.
- PURUSHA: è l'uomo cosmico, il Principio Universale
- MANDALA: è la pianta, la forma geometrica.

Attraverso il Vastupurusha Mandala si rappresenta il Divino che prende dimora sulla Terra. Poiché il tempio è considerato il luogo di tale incontro e di matrimonio fra la Terra e il Cielo esso deve avere forma quadrata. Anche gli edifici destinati agli altri scopi della vita quotidiana erano fondati sulle simmetrie del mandala, poiché l'esistenza in ogni suo aspetto tende a riflettere l'ordine divino.
Nel grande mandala quadrato ogni lato rappresenta uno dei punti cardinali fondamentali e gli angoli corrispondono ai punti cardinali secondari (figura 8).

figura 8

I lati poi sono suddivisi in 8 oppure 9 quadrati dando origine ad una rappresentazione geometrica rispettivamente formata da 64 (8x8) oppure 81 (9x9) quadrati più piccoli.
Il più usato dei Vastupurusha Mandala, ha un perimetro di 32 quadrati minori, numero basilare poiché nasce dal prodotto di 8, che sono tutti i punti cardinali, e 4 che sono le direzioni fondamentali.
Al centro del Mandala è Brahma, dio della creazione.
Ad ognuno dei quadrati minori viene poi assegnata una divinità, così come agli otto punti fondamentali vengono associati gli otto pianeti un tempo conosciuti e le stelle principali di otto dei Naksatras, costellazioni o case attraversate dalla luna durante il suo corso mensile.
Nate dal contatto del cielo e della terra, derivate dal moto apparente del sole, le otto direzioni sono presiedute da un pianeta e dalla sua divinità reggente. I poteri terrestri nello spazio sono determinati dal poteri celesti nel tempo.
Il mandala è pertanto il luogo in cui vengono rappresentati i cicli del sole e della luna: il numero complessivo delle divinità residenti nei quadrati del perimetro è la somma di 4, che sono i pianeti che dominano i punti equinoziali e solstiziali del ciclo solare, e 28 che sono le fasi lunari.
All'interno del Mandala trovano posto anche 12 Adytias, anch'essi signori del ciclo delle eclissi: al termine di ogni ciclo delle eclissi i moti del sole e della luna tornano a collimare. Nel Mandala si realizza l'unione del Sole e della Luna nel suo significato astronomico e yogico.
Tutti i numeri appena visti hanno a che fare con la precessione degli equinozi e mostrano in modo inequivocabile la conoscenza che gli antichi avevano del cielo e dei suoi moti.
La precessione ha un ciclo di 25.929 anni. Questo numero può essere come prodotto di 64*81*5; i primi due numeri indicano i mandala di 64 o 81 quadrati, mentre il 5 è il numero di un Samvatsara, un ciclo di cinque anni lunisolari.
Il Vastupurusha mandala è così il palcoscenico su cui è tracciato, mentre si attua, il movimento del sole e della luna, il loro corso ineguale, il loro incontro, la loro riconciliazione ed il nuovo inizio verso un'ulteriore coincidenza. Tale ineguaglianza, tale imperfezione sono la causa dell'esistenza. Se così non fosse, se tutto fosse coincidenza, la vita sarebbe riassorbita nella perfezione, nell'infinito.
Eccoci ad una considerazione di vitale importante per comprendere la visione Vedica dell'esistenza e del suo principio divino: l'imperfezione stessa che è la causa dell'esistenza del mondo è alla base di tutte le previsioni astrologiche e di tutti i calcoli astronomici. C'è sempre un resto, qualcosa che rimane.
Questo resto, che deriva dal concludersi di un ciclo, da inizio al nuovo ciclo. La vita si conclude nella morte e riparte dalla vita stessa.
Il nome Vastu significa si residenza, ma anche residuo, resto.
Il Vastupurusha Mandala rappresenta pertanto il ciclo della vita, della sua conclusione, la morte, e della sua rinascita, all'infinito e per sempre.

L'Ordine della Vita


Dalla saggezza degli antichi popoli è stato possibile sintetizzare un percorso di studio dei principi della vita. La ricerca fin quì esposta ha dimostrato chiaramento che i saggi antichi conoscevano la natura dell'esistenza ed i principi del suo funzionamento.
Grazie a brillanti ricercatori, dall'oriente all'occidente, oggi è a nostra disposizione un corpus di insegnamenti che affrontano le tematiche più importanti dell'esistenza, dalla nascita fino alla morte.
Un percorso quindi molto completo, rivolto a tutti coloro che desiderano migliorare se stessi e la propria vita pur rimanendo immersi nel mondo contemporaneo.
La nostra esperienza personale ci conferma che è veramente possibile vivere oggi con valori appartenenti ad un epoca passato di grande splendore. Il nostro impegno è diretto in tale direzione ed è nostro desiderio sostenere coloro che aspirano ad una vita più elevata ed in amornia con la natura che ci circonda.
Il primo passo di questo percorso è il MANDALA DELLA VITA , trentadue affascinanti lezioni che introducono altrettanti aspetti dell'esistenza. Attraverso lo studio e soprattutto il lavoro pratico nel corso di circa un anno la vita personale trova il suo equilibrio e la persona comincia a sperimentare un senso di pace e di serenità sia interiore che esteriore.
Il passo successivo e più complesso è ORDINE E ENERGIA VITALE , un percorso strutturato in cinque livelli in cui si afffrontano temi findamentali dell'esistenza, sia materiale che spirituale. La meta è l'elevare la vita su una scala di valori superiori, appartenenti alla saggezza ed al mondo antico ma ancora oggi completamente attuali.
Completare l'intero percorso dell'ORDINE DELLA VITA significa cambiare radicalmente se stessi e, di riflesso, la propria esistenza.
Da migliaia di anni l'uomo si interroga sul significato dell'esistenza; contrariamente alla tendenza di vedere la vita come priva di un ordine, siamo convinti che non sia il caos a governare l' universo ma che ci sia un Ordine che progressivamente si sta attuando.
Sta ad ognuno di noi scegliere se allinearsi e contribuire ad esso, oppure resistergli o negarlo, producendo però sofferenza e dolore.
tratto da: Altro Giornale
Fonte:
Vedi:

La "catastrofe" necessaria

 

5u7 Tutta la terra trema, dall’Italia alla California e all'Oceano Indiano, i media lo riportano se mietono vittime, sorvolando però sulla sensazione diffusa di un cambio imminente e profondo di tutto il pianeta. La siccità e la sismicità crescono a ritmi esponenziali, i venti, le correnti marine e il clima stanno cambiando, l'asse terrestre vacilla, la magnetosfera e le aurore polari sono sconvolte, le finanze e l' economia sempre più in crisi. Sono tutti fenomeni importanti, nessuno tale da provocare catastrofi se visti in una prospettiva capace di comprendere sia le forze naturali in gioco, sia i bisogni dell'uomo e della natura. Questa prospettiva implica una ricerca trasversale, non solo scienza, ma anche e soprattutto co-scienza.
Come comunica la natura all'uomo? Con la bellezza, l'armonia, la sua stupefacente capacità di riprodursi e anche con eventi improvvisi che ci sconvolgono e diventano sempre più frequenti. Oggi sappiamo però che la causa dei "disastri naturali" non è tanto una natura ostile quanto piuttosto una vecchia cultura tesa al profitto e allo sfruttamento. La natura sta mutando, mentre la vecchia cultura rimane ancorata ai suoi idoli e domina ancora lo scenario mondiale, scosso da contraddizioni insolubili e crisi profonde. Tra gli autori dello scenario, le banche, le industrie, i governi, le religioni e, non ultime anche le scienze, incapaci di comprendere le cause dei fenomeni in atto.

La cecità delle scienze è tale da conservare il bisogno delle religioni. Alle due culture "opposte", scienze e religioni, si aggiunge in tempi recenti la "nuova" spiritualità, suddivisa tra maestri buoni, che svelano "segreti" già noti, e quelli cattivi che annunciano catastrofi, la fine del mondo nel 2012, etc. E così emergono anche la confusione crescente e la comune ignoranza delle cause che stanno cuocendo il mondo. Effetto serra prodotto dalle attività umane? Si sta riscaldando tutto il sistema solare! Il processo è molto più radicale, profondo, universale e umano ( ).
Mentre tifoni, terremoti e licenziamenti in massa scuotono le società, cresce il bisogno delle tante verità che stanno sì emergendo, ma in mezzo a mille inganni. Tra questi i buoni che vogliono "salvare la Terra" e sono pronti a combattere i cattivi che guardano solo al profitto.
BENE E MALE SONO DIVISI?
La storia dimostra che non lo sono affatto e che qualsiasi lotta conserva, anzi accresce il potere costituito. Se vogliamo un nuovo mondo, giusto, libero e prospero, dobbiamo procedere in modo nuovo, comprendere il significato della Vita, ovvero ciò che ci anima e ci rende capaci di sentire e di cambiare, se vogliamo. La Vita è una Forza universale, quella che i fisici chiamano "corrente neutra debole" ovvero il fiume di bosoni neutri Z°, scoperti al CERN, negli anni '80. E' il FIUME della Vita , per saggi quali Eraclito e Giordano Bruno, e anche secondo me.
L'accademia tutta ne ignora l'esistenza. E perché mai? Perché implica una “catastrofe” della vecchia conoscenza e l'emergere di una verità scomoda. Il FIUME dimostra la falsità del " dio" venerato da tutti: il tempo lineare, legato al denaro, al PIL, all'interesse bancario e al lavoro salariato, dipendente. La "catastrofe" è quella delle menzogne e, tra le tante, la falsa divisione tra corpo e anima; è necessaria per conquistare la propria anima, la vera identità immortale. Possiamo passare al FIL, l'indice di felicità? Si serve la coscienza della multidimensionalità di cui siamo partecipi, l'unità con l' anima. Siamo pochi? Si, ma non vogliamo vincere le elezioni né convincere le menti credenti; vogliamo vivere nel rispetto della dignità di tutti, collaborare riconoscendo le diversità e usando tutte le forze, anche quella "debole" che muta il ritmo del tempo.
Sei tra i pochi? Allora sei il benvenuto,
Giuliana Conforto.

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CONDIVISIONE

 

Quando sarai Uno con il Creato non avrai più bisogno di condividere. Nel frattempo, mentre camminiamo per divenire un tutt’uno, possiamo imparare la Condivisione. Quando leggerai questa sezione sappi che sei giunto/a in un momento in cui anche tu, sei lo vuoi, hai l’opportunità di condividere il tuo amore, la tua gioia, le tue risate e i tuoi pensieri.

Condivendoli scoprirai di sentirti ancora più ricco, senza alcun bisogno di andare da qualche parte o fare qualcosa. Scoprirai un nuovo modo di vivere la tua sensualità, senza possessività o gelosia, senza preoccupazione di giudizio.

Ogni cosa intorno a te sembrerà armonizzarsi, mentre condividerai l’intero tuo essere.

Muovendoti verso il tuo quarto chakra tutta la vita diventerà una condivisione di amore e di pensieri luminosi.

Le tue esperienze troveranno similitudini in quelle altrui perché abbiamo tutti la stessa origine e tutti dobbiamo sperimentare le stesse cose, in questa vita o in un’altra.

Non dobbiamo essere seguaci o imitatori: dobbiamo essere individui originali, capaci di condividere le nostre esperienze. Non c’è nessun altro tranne noi stessi che potrà rispondere alle domande che giacciono dentro di noi.

Il dolore non ha la funzione di renderci infelici… serve solo a renderci più consapevoli!

Possiamo condividere i nostri dolori, scopriremo che ci sono sempre dolori più grandi. Anziché affliggerci, possiamo trasformare i nostri capricci in amore, scopriremo che condividendo questa esperienza saremo in armonia con il nostro essere divino.

Il conflitto è all’interno dell’uomo. Se non viene risolto lì non lo può essere da nessuna altra parte. All’improvviso, viene un momento in cui vedi ciò che è sempre stato elusivo in tutta la tua vita. All’improvviso si apre la porta del risveglio e allora non puoi non condividere una tale onda di gioia e consapevolezza.

Possiamo condividere esperienze vissute in passato, ma giungerà il tempo in cui dovremo riconoscere che il passato è andato, e qualsiasi sforzo di ripeterlo sarà un modo sicuro per rimanere bloccati in vecchi progetti che avremmo già superato se non fossimo stati così impegnati ad aggrapparci a loro.

Possiamo condividere il futuro, ma giungerà un tempo in cui capiremo che il futuro è variabile, che crea aspettative e quindi delusioni. Allorché smetteremo di parlare del futuro per condividere l’unica cosa che davvero vale la pena: il presente.

Condividendo il nostro qui e ora, saremo immersi costantemente nel tempo divino, dove ogni cosa accade esattamente quando deve accadere.

Impariamo a lavorare all'unisono, a remare tutti insieme contemporaneamente e nella stessa direzione... questo sarà, a mio parere, il solo modo per l'umanità di vincere la sfida dell'evoluzione.

fonte: Figli delle Pleiadi

IL CONCETTO DI SINCRONICITA’

Il Giornale Online di Armando De Vincentiis
"Se le recentissime conclusioni delle scienze naturali si approssimano a un concetto unitario della realta' , al quale si adattano da un lato gli aspetti di spazio e tempo e dall'altro quelli di causalita' e sincronicita', cio' non ha niente a che fare col materialismo. Piuttosto sembra emergere qui la possibilita' di eliminare l'incommensurabilita' tra osservatore e osservato"
C.G.Jung
La vera storia della sincronicità comincia con la collaborazione di due grandi pensatori, lo psicologo Carl Jung e il fisico Wolfgang Pauli. Il loro concetto di sincronicità ha avuto origine da un connubio tra i due approcci della fisica e della psicologia. La vita e il lavoro di questi due uomini contiene l'embrione da cui doveva evolversi il concetto di sincronicità, è un fenomeno che ha catturato l’attenzione e la ricerca di C.G.Jung e W.Pauli per più di 30 anni.

Carl Jung
Carl Gustav Jung nacque nel villaggio svizzero di Keswill nel 1875 e, dopo un'infanzia solitaria costellata di malattie e un carattere introverso tendente a sogni e fantasie, diventò uno studente di medicina, estroverso, robusto, amante del bere. Dopo essersi specializzato in psichiatria il giovane Jung cominciò a corrispondere con Freud. Quando, nel 1907 i due si incontrarono l'analista svizzero aveva già dato dei contributi significativi col suo test di associazione verbale e la sua teoria dei complessi. Le loro discussioni furono molto fruttuose tanto che Freud scrisse: "Non potevo sperare in nessuno meglio di te per continuare e completare il mio lavoro".
Tuttavia, malgrado la loro amicizia, Freud e Jung avevano una visione molto diversa dell' inconscio. Anche il metodo di ricerca era differente perché mentre Freud si basava sulla tradizione scientifica razionale, Jung era più interessato nello spiritualismo, nelle fantasie e nella strana natura delle immagini disegnate e sognate dai suoi pazienti. Mentre Freud sosteneva che la nostra vita inconscia è dominata dagli istinti e dalle repressioni su cui si stende una leggera patina di civiltà, Jung riteneva che la mente inconscia avesse una dimensione creativa nascosta e che non fosse solo guidata da pulsioni sessuali.
Già nel 1909, malgrado fossero ancora molto amici, c'era della tensione che serpeggiava sotto il loro rapporto. Un giorno Freud stava rimproverando Jung per il suo interesse nello spiritualismo e lo metteva in guardia dal rischio di essere sopraffatto dalla "marea nera del fango dell'occultismo". Jung provò una sensazione di caldo bruciante al diaframma e, allo stesso tempo, i due uomini udirono un forte suono proveniente dalla libreria. Jung suggerì che quello fosse un esempio di "esteriorizzazione catalitica", in risposta alla reazione scettica di Freud, Jung predisse che sarebbe accaduto un secondo evento e infatti si sentì un altro suono che scosse Freud considerevolmente.
Da quel momento le loro strade divennero sempre più separate fino a che si ebbe la rottura definitiva nel 1912 con le dimissioni di Jung da presidente del congresso psicoanalitico.
Dopo la separazione di Jung da Freud seguirono alcuni eventi che sono particolarmente significativi per lo sviluppo dell'idea di sincronicità. Libero di esplorare le sue idea senza l'ombra incombente di Freud, Jung cominciò a lavorare sui tipi psicologici visti come un bilanciamento tra le forze dell'Intuizione, Sensazione, Pensiero e Sentimento e mise a punto i concetti di estroversione e introversione.
Nel mezzo di questa attività che lo portò successivamente a esplorare l' inconscio collettivo Jung cominciò a sentire i primi sintomi di quello che i suoi biografi hanno definito una totale rottura dell'equilibrio mentale di cui riferisce nel suo libro Memorie, sogni e riflessioni. Nei mesi che seguirono il viaggio interiore si fece sempre più profondo nei recessi nascosti della sua mente e, in un sogno, simbolizzò la sua mente come una casa con una cantina nascosta contenente una porta a trappola che portava in una caverna ancora più remota, preistorica. Jung stava cominciando a scoprire un'area profonda e universale della mente, quella che poi avrebbe chiamato l' inconscio collettivo.
In questa area, che dimostrò comune in tutti gli esseri umani, Jung scoprì una varietà di simboli micro-macrocosmici, che chiamò "mandala", e un certo numero di personalità autonome. Il viaggio nell' inconscio era accompagnato da figure con cui conversava quali Filemone, il vecchio saggio, Anima, la giovane donna che fu da guida spirituale a Simon Magnus, Lao-Tzu, Klingsor, etc. Di Filemone, Jung scrive: "...a volte mi sembrava molto reale, come se fosse una personalità vivente. Continuavo a camminare su e giù per il giardino con lui e per me era quello che gli indiani chiamano un guru....Mi disse cose che non avevo pensato consciamente. E osservai che era chiaramente lui che parlava, non io."
Queste "visite" raggiunsero il loro culmine nel 1916 quando l'intera casa di Jung era come infestata da delle presenze e, un sabato mattino, il campanello suonò e alla porta non c'era nessuno.
"Credetemi, continua Jung, l'atmosfera era molto spessa. Allora sentii che stava per accadere qualcosa. L'intera casa era piena come se ci fosse una folla, totalmente piena zeppa di spiriti. Erano ammassati fino alla porta e l'aria era così spessa che facevo fatica a respirare". Nelle tre notti successive Jung scrisse, come posseduto da queste entità, I Sette sermoni ai morti, un lavoro scritto in stile profetico, che presenta una cosmologia globale dell' universo materiale e mentale. Nei sermoni il mondo di tutte le cose create, la "creatura" emerge da una situazione precedente ancora indifferenziata, il "pleroma" e il libro stesso diventa una metafora dell'emergenza della coscienza dall' inconscio collettivo, e di quest'ultimo dallo "psicoide", uno stato che precede la distinzione tra mente e materia.
I Sermoni sono importanti perché contengono, in forma simbolica, molto di quello che poi Jung avrebbe reso esplicito nelle ricerche e negli scritti successivi. Dalle sue ricerche risulta che la mente umana può essere scavata al di là dell' inconscio personale e che, ai suoi livelli più profondi, possiede una struttura ricca di forze dinamiche, configurazioni simmetriche e centri autonomi di energia. Andando ancora più in profondità si incontra il terreno comune da cui sono emersi sia la mente che la materia, un eco di quello che Kammerer definiva come: "un cordone ombelicale che connette pensiero, sentimenti, scienza e arte col grembo dell' universo che li ha generati".
Che cosa è veramente successo a Jung durante questo periodo di rottura dell'equilibrio mentale? Egli stesso la defini un periodo di “malattia creativa”. Dire che era pazzo non spiega nulla perché il suo viaggio nell' inconscio era tutt'altro che caotico anzi mostrava un consistente ordine interno. Il mondo che Jung aveva scoperto non era pazzo e senza senso ma talmente strutturato che lo psicologo fu in grado di ritornare alla superficie della 'sanità normale' portando con se delle profonde intuizioni e delle scoperte che formarono la base del suo lavoro successivo. Questa profonda trasformazione di Jung durante il suo viaggio nella 'follia' fu accompagnato da un certo numero di sincronicità, quali l'infestazione degli spiriti e il suono del campanello alla porta, sicuramente importanti per il futuro riconoscimento del fenomeno.
Come Jung ha creato una storia dell’origine della mente dell’ universo, così la fisica moderna ha prodotto un mito della creazione della materia a partire dal vuoto indifferenziato o dal big bang primordiale.
Wolfgang Pauli
Pauli nacque nel 1900 a Vienna e pubblicò il suo primo scritto scientifico due mesi dalla fine della scuola superiore. A vent'anni aveva scritto un articolo di 200 pagine sulla teoria della relatività che fu elogiato da Einstein con le seguenti parole, “nessuno che studiasse questo lavoro maturo e magnificamente concepito potrebbe credere che l'autore sia un uomo di 21 anni.
Ci si chiede cosa dovremmo ammirare di più … la comprensione psicologica dello sviluppo delle idee, la sicurezza della deduzione matematica, la profonda visione fisica, la capacità di presentazione.” Le conversazioni di Pauli con Heisenberg spianarono la strada per la teoria quantistica e, ad alcuni mesi dalla scoperta di Heisenberg, Pauli aveva applicato la nuova teoria per calcolare lo spettro dell' atomo di idrogeno. Le sue successive discussioni con Bohr aiutarono a formulare l'interpretazione di quella teoria.
Il suo famoso Principio di Esclusione spiega perché c'è struttura nell' universo. Elettroni, protoni ed altre particelle chiamate fermioni sono governate da un principio di asimmetria, che significa che non possono essere tutti nello stesso stato quantistico.
Questa restrizione dà inizio alla differenziazione del mondo materiale in uno di vari elementi chimici. Dall'altra parte, le particelle bosone sono governate dal principio della simmetria che permette loro di aggregarsi in un singolo stato coerente, com'è il caso dei laser, dei superconduttori e dei superfluidi.
La visione di Pauli dell'importantissima simmetria in natura lo portò anche a predire il neutrino, venticinque anni prima che fosse scoperto sperimentalmente. Da parte sua, Max Born, credette che Pauli fosse uno scienziato più grande di Einstein. Però il nome di Pauli non è mai stato molto conosciuto al pubblico in generale come gli altri giganti della scienza degli ultimi trecento anni. Il motivo è che Pauli preferì lavorare dietro le quinte proponendo nuove idee e fornendo commenti critici in conversazioni, lezioni e lettere. Nella sua personalità Pauli fu un po' un paradosso. Mentre alcuni si riferirono a Pauli come “la coscienza della fisica” altri lo soprannominarono “il tremendo Pauli” e “la frusta di Dio” a causa dei suoi commenti brutali e severi durante i seminari. Riferendosi ad un articolo di un collega, ad esempio, disse, “Questo non è corretto. E non è nemmeno sbagliato. Pauli era molto attaccato a sua madre che si suicidò nel 1927 quando scoperse che suo marito aveva una relazione. Da questo punto in avanti la vita di Pauli cadde a pezzi.
Il suo matrimonio con una cantante di nightclub durò solo alcune settimane. Iniziò a bere sempre più e divenne aggressivo nei bar al punto di essere buttato fuori. Finalmente a trent'anni consultò Carl Jung che lo trovò “un individuo estremamente unidirezionale il cui inconscio era divenuto turbato ed attivato; così si proiettava su altri uomini che gli apparivano come suoi nemici … divenne molto solitario … iniziò a bere … litigare … fu picchiato”.
Nella tipologia junghiana, Pauli era il tipo di pensatore la cui funzione dei sentimenti era stata così repressa e non riconosciuta che ora minacciava di esplodere e di travolgerlo. Jung trovò Pauli così “stracolmo di materiale arcaico” che, non volendo influenzare o “contaminare” questo materiale in alcun modo, lo indicò ad un collega, Erna Rosenbaum, per l'analisi dei sogni. La Rosembaum si era appena laureata perciò Jung sapeva che non avrebbe “interferito” col suo paziente. Ed invero durante i cinque mesi di analisi Pauli riportò centinaia di sogni eccezionali. Aveva aperto un dialogo con i più profondi livelli della sua mente inconscia e, a sua volta, aveva iniziato ad insegnargli. L'incontro di Pauli con l' inconscio culminò in una visione di una tale sublime armonia - l'Orologio del Mondo - che produsse qualcosa di simile ad una conversione religiosa nel fisico. Questo sogno espresse la misteriosa armonia del cosmo e nel suo simbolismo unì due mondi - rappresentati da dischi rotanti.
Verso il 1935 Pauli sognò che Einstein venne da lui e gli disse che la teoria quantistica era unidimensionale ma che la realtà era bidimensionale. Pauli doveva accettare una nuova dimensione della realtà ed egli credette che la dimensione mancante fosse l' inconscio ed i suoi archetipi. Jung aveva proposto gli archetipi come princìpi strutturali della mente inconscia ma Pauli ora affermava che essi erano anche i princìpi sottostanti per le strutture ed i processi nel mondo fisico. A questo proposito intraprese un programma di ricerca per sviluppare quello che definì un “linguaggio neutro”, uno che si fosse applicato ugualmente bene alla fisica come alla psicologia.
Collaborò con Jung sul lavoro di quest'ultimo sulla sincronicità (il “principio di connessione acasuale” di Jung o la “connessione significativa). Indipendentemente iniziò a studiare il modo in cui l'archetipo della Trinità aveva influenzato Keplero nella sua formulazione delle leggi del movimento planetario. Ma Pauli stava ora facendo altri sogni in cui una “donna esotica” gli andava a far visita. Pauli credeva che lei fosse la sua anima. Iniziò a capire che la questione più importante era “la mancanza dell' anima nella moderna concezione scientifica del mondo”. Lo “spirito della materia”, credeva, era stato negato per 300 anni ed ora stava lottando per la resurrezione. Era guidato da una visione del ritorno dell' anima nel mondo. Mentre aveva parlato con pochissime persone del suo nuovo lavoro, una volta disse al suo assistente, H.B.G. Casimir, “Credo di sapere cosa succederà. Lo so esattamente. Ma non lo dico agli altri. Perciò sto facendo piuttosto teoria a cinque dimensioni della relatività benché non ci creda veramente. Ma so cosa succederà. Forse te lo dirò qualche altra volta.”
Ciò nonostante nella sua mezza età iniziò a diventare depresso. All'età di 47 anni ebbe il primo di una serie di sogni preoccupanti in cui un “persiano” lo andava a trovare. Nella prima occasione lo straniero arrivò portando delle lettere. Voleva entrare nell'università di Pauli e studiare ma non gli era concesso. Quando iniziò a parlare a Pauli con voce acuta Pauli gli chiese se fosse la sua ombra. “No,” disse lo straniero, “tu sei la mia ombra”. Pauli gli chiese se voleva studiare fisica. Il visitatore disse che non riusciva a comprendere il linguaggio di Pauli e Pauli non avrebbe compreso la fisica nel suo linguaggio. Ma avrebbe aiutato Pauli portandogli una sedia perché non c'era una sedia nello studio di Pauli. Pauli avrebbe dovuto lasciar andare le sue illusioni. “Ha molte donne ma ce ne può essere soltanto una.” Ripensando al sogno Pauli si rese conto che il suo tentativo di un matrimonio mistico era stato troppo accademico.
Sempre più Pauli si sentì diviso nella sua vita. I suoi sogni avevano mostrato la direzione in cui avrebbe dovuto muoversi, però gli mancava il coraggio di cambiare. Iniziò a far visita all'assistente di Jung, Maria von Franz, e formò una relazione che ebbe un profondo significato spirituale per lui. Perseverò nell'analisi dei suoi sogni però, secondo von Franz, “non voleva arrendersi alle richieste dell' inconscio e soffrirne le conseguenze.” Nella scienza il calore è la chiave di trasformazione.
Come metafora si applica ugualmente all'alchimia come pure alla psicoterapia. I processi entro una storta alchemica sono rispecchiati da quelli dell'incontro terapeutico. Solo il calore, che sale con l'amore, scongelerà “gli incidenti ghiacciati della vita” come dice la junghiana Beverly Zabriski. Attraverso questo dialogo con l' inconscio e le sue proiezioni nel mondo della fisica, come pure i suoi tentativi di riconciliare materia e spirito nel mondo, Pauli stesso stava facendo lavoro alchemico. Però l'oro alchemico non apparì mai. Eros era sempre stato assente dalla sua vita. Verso la fine della sua vita al fisico fu concesso un sogno finale. Una donna gli insegnerà a suonare il pianoforte. Lei prende un anello dal suo dito e lo dà a lui. Gli dice che quest'anello unirà i due mondi perché è l'anello della sua scuola di matematica. È “l'anello di i.” Il significato di quest'anello è che in matematica “i” sta per quelli che sono conosciuti come numeri immaginari. Assieme ai numeri reali essi creano un piano bidimensionale.
Sincronicità ed ESP
Un fenomeno altrettanto interessante che può definirsi, in qualche modo, analogo alla sincronicità, è l’ESP (percezione extra-sensoriale, fenomeni chiamati in generale col termine PSI da una lettera dell’alfabeto greco), problema di non facile soluzione per la difficoltà di tracciare una linea netta di demarcazione tra le frodi, i piccoli trucchi, l’auto inganno e gli esperimenti scientifici.
Negli anni ’40 divennero famosi, in USA, gli esperimenti di psicocinesi dei coniugi Rhine (indovinare le carte, influire sul lancio dei dadi), cui lo stesso Jung attinse per approfondire la sua ricerca.
Il principio della causalità, da parte sua, venne detronizzato all’inizio del ventesimo secolo in seguito alle rivoluzionarie scoperte della fisica.
Basti pensare al Principio di Indeterminazione di Heisenberg secondo il quale è impossibile "fissare" la conoscenza delle particelle elementari perchè si presentano come onde o come corpuscoli a seconda di ciò che si vuol osservare: velocità o posizione.
Oppure al neutrino, particella, tanto difficile da "catturare" perchè, praticamente, non ha nessuna proprietà fisica: non ha massa, non ha carica elettrica, non ha campo magnetico.
Il paradosso, l’astrattezza e la vaghezza d’interpretazione, sono gli elementi che accomunano il "psi" del fisico e il "psi" del parapsicologo.
Ma torniamo al discorso di partenza, cioè alla sincronicità che Jung studiò col contributo del fisico W. Pauli, il "padre spirituale" del neutrino.
Oltre a Freud, che intese la telepatia come sistema arcaico di comunicazione tra gli individui, biologi, matematici e filosofi si sono occupati del problema, avanzando riflessioni ed ipotesi che mettono in discussione il concetto stesso di "caso".
Schopenhauer, parlando di armonia e connessione nella vita di ogni individuo, sostiene che la causalità è soltanto uno dei principi che governa il mondo.
La natura degli "eventi convergenti" va ricercata, secondo A. Koestler, in una "tendenza integrativa" universale che, al di là di un principio causale, mira a riunificare la conoscenza parcellizzata.
Sembrerebbe quindi che la seriazione e la sincronicità sono le risultanti archetipiche della fondamentale unità di tutte le cose, e che le ESP siano le più alte manifestazioni del potenziale integrativo della materia vivente.
Secondo Jung "...soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa...." Ma tali eventi esistono (anche se, perlopiù, distratti come siamo, non ci facciamo caso e li trascuriamo) e sembrano assomigliare a degli ordinamenti, "atti creativi" facenti parte di un universo complesso e misterioso di "creatio continua", al di là di una nostra possibile comprensione intellettuale.
Tra le ultime formulazioni teoriche in merito, è importante evidenziare il pensiero di Jean Charon, eminente fisico contemporaneo. Charon descrive l’"onda psi" come un movimento ondulatorio di ogni particella elementare che permette lo sguardo sul mondo esterno, quindi una visione piccola e ristretta di un piccolo "pezzetto" di Universo ma, contemporaneamente, permette alla particella di contemplare anche il suo mondo interno, in rapporto anche al passato e alla memoria.
Questo dà luogo alla scelta di uno specifico comportamento, tra un insieme di scelte possibili; tale scelta è agita come comportamento unico ed evolutivo in solidarietà con il Cosmo intero.
Guardando all’organismo (il corpo materiale) come ad un insieme di particelle elementari, possiamo distinguere il Pensiero (l’Io) che funziona razionalmente per fornire comportamenti possibili, e lo Spirito (il Sè) che, come Centro Universale di Coscienza, rappresenta il Tutto e, attraverso il "non-volere", tende a scegliere (almeno, così crede l’Io...) il comportamento più adatto all’evoluzione.
Scopo ultimo di Ragione e Intuizione è la dilatazione, l’accrescimento della coscienza, in una visione onnicomprensiva ed universale.
D’altra parte è pur vero che "... i processi del sistema inconscio sono 'fuori dal tempo', cioè non sono ordinati nel tempo, non mutano col trascorrere del tempo. Il rapporto col tempo riguarda il sistema della coscienza" (S.Freud) .
Forse è per questo che, soprattutto nel pensiero occidentale, così intriso di razionalismo e determinismo, è difficile ammettere una complementarietà tra uomo e cosmo, e che esista un livello di realtà "altro" che esula dal principio di causalità.
Ma l’odierna fisica atomica ci conduce ad una visione del reale assai simile alla visione intuitiva dei mistici orientali, sicchè i fenomeni sincronistici non sembrano più così oscuri dal momento che spazio e tempo formano un continuum, materia ed energia sono intercambiabili, osservatore ed osservato interagiscono e formano un tutt’uno.
Definizione di Sincronicità e commenti:
Concetto coniato da Jung per indicare la significativa coincidenza o corrispondenza:
a) di un accadimento psichico e di uno fisico, senza che vi sia una relazione causale tra uno e l’altro. Tali fenomeni sincronicistici avvengono, per esempio quando vicende interne ( sogni, visioni, presentimenti) trovano corrispondenza nella realtà esterna: l’immagine interiore o il presentimento si sono dimostrati .
b) di sogni, pensieri, immagini interiori, ecc… simili o uguali che hanno luogo contemporaneamente in luoghi diversi.
Per chi volesse sperimentare con la propria esperienza il concetto di sincronicità, in questa sede si evidenzia che non si ancora giunti ad una opinione scientifica accettata unanimemente, il fenomeno è ancora materia di dibattito, secondo i detrattori non risponde, allo stato attuale delle cose, alla cosiddetta ripetibilità sistematica tipico del laboratorio; nell’esperienza, il probabile sperimentatore noterà che non si tratta di mettere il termometro in un vaso d’ acqua oggi e l’indomani di ripetere la stessa misura; comunque sia è possibile incrementare il range statistico di questi eventi.
Come? Innanzitutto comprendendo teoricamente la definizione riportata, in secondo luogo porre una attenzione critica al proprio flusso mentale, questo può essere discorsivo - immaginativo nella condizione di veglia oppure onirico quando si dorme. In questo contesto sarebbe opportuno tenere un diario aggiornato dei propri sogni, e fare attenzione alle proprie immagini mentali quando ad esempio siamo assorti a contemplare una situazione interiore, verificare quindi se è possibile collegarle a delle coincidenze nello stato di veglia.
Tali esperienze consistono nel verificarsi simultaneo di due diversi stati psichici, due eventi (interni e/o esterni) legati da un significato, ma non da causalità.
Tali coincidenze si dicono “significative” dove la "connessione" prescinde dal tempo, dallo spazio e dai rapporti causa-effetto.
Jung ha descritto 3 tipi di sincronicità: nel primo vi è coincidenza tra contenuto psichico ed un evento esterno; nel secondo vi è un sogno o una visione che coincide con un evento distante nello spazio. Nel terzo, una persona ha un sogno o una visione di qualcosa che deve avvenire e che poi, di fatto, si verifica.
Una delle testimonianze più note sul fenomeno è quella riportata da Jung nell’esperienza con una paziente. La donna, che si trovava in un momento terapeutico decisivo, stava raccontando un sogno nel quale ella riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Nel frattempo Jung sentì un rumore alle sue spalle, come se qualcosa urtasse contro la finestra: era uno scarabeo che cercava di entrare nella stanza buia.
Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, "entrato" nel momento analitico più idoneo, riuscì ad infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata ad una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, ad evolvere.L’esperienza psicologica, in questo caso divenuto famoso, ha assunto pregnanza grazie all’affiorare di parallelismi simbolici che Jung, almeno in un primo tempo, collegava all’ inconscio collettivo ed agli archetipi.
Di seguito annotiamo una esperienza dello psichiatra a titolo di esempio…
“Subito dopo questa fantasia…un’altra immagine emerse dall’ inconscio, sviluppandosi da quella di Elia. Le diedi il nome di Filemone. Filemone era un pagano, ma avvolto in un’atmosfera Egizio Ellenistica, con una coloritura gnostica. La sua immagine mi si presento per la prima volta nel sogno seguente. C’era un cielo azzurro, ma sembrava il mare. Sembrava che le zolle si allontanassero l’una dall’altra e lasciassero scorgere l’ acqua azzurra del mare. Quest’ acqua però era però il cielo azzurro. Improvvisamente dalla destra giungeva librandosi nell’aria, un essere alato. Era un vecchio con corna taurine.
Portava un mazzo di quattro chiavi tenendone una come se fosse sul punto di aprire una serratura. Era alato, e le sue ali erano come quelle di un martin pescatore, con i loro caratteristici colori. Non riuscendo a capire questa immagine onirica, la dipinsi per meglio vederla. Nei giorni in cui ero occupato a dipingere trovai nel mio giardino, presso la riva del lago, un martin pescatore morto! Ero sbalordito, poiché solo assai di rado capita di vedere uccelli del genere nei dintorni di Zurigo.”
Un ultimo commento…
“Non si può affermare con sicurezza che ciò che sembra verificarsi nell’ inconscio collettivo di un singolo individuo, non si verifichi anche in altri individui o esseri viventi o cose o situazioni. Quando sorse nella coscienza di Swedemborg la visione di un incendio a Stoccolma, il fuoco stava infierendo sulla città, senza che l’una cosa avesse un rapporto in qualche modo dimostrabile o anche solo pensabile con l’altra. Non vorrei tuttavia impegnarmi a mostrare il rapporto archetipico in questo caso. Accennerò tuttavia al fatto che la biografia di Swedemborg riporta certi eventi che gettano una luce singolare sul suo stato psichico. Bisogna ammettere c’era in lui un abbassamento della soglia di coscienza, abbassamento che permetteva di accedere alla “conoscenza assoluta”. L’incendio di Stoccolma si verificò in un certo modo anche in lui.”
Concludendo…
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Per saperne di più:
• “Ricordi, sogni, riflessioni.” – C.G. Jung – BUR Biblioteca Universale Rizzoli
• “La sincronicità” – C.G. Jung – Bollati Boringhieri
Fonte:

Cristoforo Colombo non ha scoperto l'America

 

Il Giornale Onlinedi Paul-Eric Blanrue, storico, presidente del Cercle Zététique
Traduzione a cura di Max Carbone
Il presente articolo e' tratto dal sito: ed e' presente al link: Qui.

 


Chi di noi non ha mai sentito parlare del fatto che la scoperta dell'America non sia da attribuire a Colombo ma ai vichinghi? Quanto c'è di vero in tutto questo? La storia, più della scienza, è soggetta, ovviamente, a numerose interpretazioni di tracce, indizi, reperti. Per questo motivo anche in questo campo una indagine "scettica" può servire a fugare i "dubbi" più palesemente errati dal punto di vista logico e a rimanere con i "dubbi" più significativi ai quali dover fornire risposte, che sono il vero motore della acquisizione della conoscenza.
No: Cristoforo Colombo non ha scoperto l'America!
E' oramai innegabile: la Pinta, la Nina e la Santa Maria non sono stati i primi vascelli a raggiungere le coste del "Nuovo Mondo". Prima del 1492, l'Atlantico era già stato varcato da uomini dell'Est, ancorati nell'immaginario europeo sotto la denominazione di "Vichinghi". Ed intrepidi autori arrivano perfino a dire che gli "antichi re del mare" ebbero dei predecessori... Ma non andiamo troppo veloci e cominciamo con la saga vichinga che è la più assodata.

Sempre più ad ovest!
Nell'anno 870, i Norvegesi stabiliti negli arcipelaghi scozzesi, in Irlanda, o che fuggivano dal loro paese sottomesso da Harald Belli Capelli, si lanciarono nella colonizzazione dell'Islanda. Si tratta di una delle numerose tappe di uno spostamento verso ovest che si farà gradualmente in funzione di interessi vari, i quali - bisogna dirlo rischiando così di frantumare il mito dell'avventura per l'avventura - erano principalmente commerciali. Intorno all'anno 900, un certo Gunnbjörn, spinto verso ovest dai venti, intravide un gruppo di isole sconosciute aldilà dell'Islanda. Diede loro il nome di "Rocce di Gunnbjörn", ma non vi si accostò. La notizia di questa scoperta si sparse ed il navigatore ebbe degli emuli.
Nell'anno 978, Snaebjörn Galti tentò di raggiungere quelle "Rocce". Fu un tremendo fallimento, di cui il Landnamabok ha ben memoria. Nell'anno 980 circa, Erik Il Rosso, bandito dall'Islanda in seguito ad un'oscura faccenda (criminale), a sua volta decise di mettersi in cerca di questi misteriosi isolotti. Prima di raggiungere la Groenlandia (il "paese verde"), trascorse tre inverni a fare scoperte lungo i fiordi del sud-ovest. Ritornò quindi nel suo paese per cercare uomini tentati dalla colonizzazione di queste nuove terre. Nel 985-986 circa, Erik ripartì a capo di una flotta di 25 vascelli sui quali si imbarcarono, in vista di una sistemazione definitiva, 800 persone, tutte islandesi, e numerosi capi di bestiame. La traversata fu difficoltosa e solo 14 vascelli arrivarono a destinazione.
La sistemazione avvenne principalmente ad est, attorno all'attuale Julianehaab, nell'Eystribyggdh. Un secondo territorio di colonizzazione venne creato ad ovest, nel Vestribyggdh. Erik impiantò il suo "grande mercato coperto" a Brattahild, all'estremità inferiore del "fiordo di Erik". Qualche città sarà poi fondata in prossimità del mare aperto e nell'incavo dei fiordi. Dall'inizio dell'anno mille, con la cristianizzazione, verranno edificate numerose chiese. Uno Stato venne organizzandosi poco a poco, copiato in ogni punto dal modello islandese. Presto le prime colonie vennero popolate da qualche migliaio di abitanti, raggruppati, in precedenza, nella parte meridionale dell'isola. Vi campavano essenzialmente di pastorizia e facevano commercio di corde, avorio di tricheco o di narvalo, olio, ed anche di orsi bianchi.
Nei primi tempi, i Vichinghi groenlandesi non incontrarono Eskimesi (Inuit). Certamente non si sa quale fu il tipo di rapporti che in seguito ebbero a stabilire con loro. Molti racconti evocano gli scontri terribili che si sarebbero verificati tra questi due popoli: il pacifismo integrale degli indigeni, per contro, ce ne fa dubitare fortemente. Taluni antropologi, come Vilhjamur, pensano di avere dimostrato che ci furono incroci etnici. I conquistatori islandesi, non potendo restare sul posto, tenteranno in seguito spedizioni verso nord, ma anche verso ovest. Questa "conquista ad ovest", che comunque non si concretizzerà, può essere suddivisa in 6 viaggi.
I 6 viaggi vichinghi in America
Il primo, uno dei più rapidi, fu eseguito da Bjarni, figlio di Herjolfr. Nel corso di una spedizione, appena un anno dopo lo sbarco in Groenlandia, Bjarni venne trascinato verso coste sconosciute, ad ovest-sud-ovest. Non osando salpare da queste coste, le risalì per un certo tempo, e quindi raggiunse il "fiordo d'Erik", dove racconterà quanto visto. Buon sangue non mente: nell'anno 1000 circa, Leifr, il figlio di Erik il Rosso, accompagnato da 35 uomini, ripercorse, in senso opposto, l'itinerario di Bjarni. Ripercorse così i luoghi descritti dal suo predecessore. Il primo accostamento fu ad una terra occupata da "grandi ghiacciai" che, per la sua configurazione, battezzò Helluland ("Paese della Pietra Piatta"). Leifr proseguì la sua rotta lungo distese di sabbie bianche fino ad un territorio ricoperto di foreste, che chiamò appunto Markland, ossia "Paese delle Foreste". Due giorni dopo, accostò su un'isola con l'erba abbondantemente imperlinata di rugiada.
In seguito, raggiunse una terra collocata aldilà dello stretto, risalì un corso d' acqua giungendo ad una laguna, dove gettò l'ancora e fece costruire alcune baracche in cui passare l'inverno: sorse Leifsbudhir ("Capanna di Leifr"). Poiché la regione era rigogliosa di vigne, Leifr le diede il nome di Vinland ("Paese del Vino"). Ritornerà in Groenlandia carico di legname e di vino. Thorvald, con 30 uomini, partì alla ricerca delle terre descritte da suo fratello Leifr, in cui ritrovò ancora intatte le capanne nelle quali passerà circa un anno. Per ritornare quindi in Groenlandia, passerà dal Markland e supererà un capo che chiamerà Kjalarnes ("Cap de la Quille"). Ma in uno scontro con gli "Skaerlings" verrà ferito mortalmente dalle loro frecce: là è sepolto.
Quarto viaggio, terzo fratello: Thorsteinn decise di riportare il corpo di Thorvald per dargli una cristiana sepoltura. Egli s'imbarcò con sua moglie e con 25 uomini, ma la furia del mare gli impedì di raggiungere il suo obiettivo. Thorfinn Karlsefni ebbe maggiori ambizioni. Ricco islandese emigrato in Groenlandia, pensò di rinnovare l'exploit di Erik il Rosso colonizzando il Vinland. Prese tre vascelli, sui quali imbarcò 150 persone ed il bestiame. Leifr accettò di prestar loro le "sue" capanne. Tutto procedette senza problemi: passò dal Helluland, dal Markland, superò il Kjalarnes e s'installò a Leifsbudhir. Dopo un anno, Thorfinn e le sue truppe dovettero affrontare i raids degli "Skaerlings". Malgrado fossero stati messi in fuga, gli indigeni causarono tali fastidi alla spedizione che il suo capo approfittò del loro sbandamento per ritornare in Groenlandia. Non dimenticò di portare nei suoi bagagli un carico di ceppi e di uva.
L'ultima avventura è quella della figlia di Erik il Rosso, Freydis. Volle rinnovare l'esperienza di Thorfinn, si recò presso le capanne, ma la sua crudeltà e le rivalità in seno al suo equipaggio fecero naufragare il suo progetto di colonizzazione. Nessuno, in seguito, pare abbia mai più pensato di ritornare a Leifsbudhir.
Ci si può fidare delle saghe ?
Più nomi di luoghi compaiono in questi 6 episodi. I principali sono l'Helluland, il Markland e soprattutto il Vinland. La maggior parte dei ricercatori, basandosi sulle descrizioni topografiche, botaniche, zoologiche, meteorologiche, climatiche e su dati marittimi, hanno concluso che questi territori erano rispettivamente la Terra di Baffin, il Labrador ed un luogo, più difficile da definire, che può essere collocato, molto approssimativamente, tra la Nuova Inghilterra, la Nuova Scozia e le fasce costiere della baia del Saint-Laurent. Cioè, in poche parole, in Nord America. Cinque secoli prima il Genovese Colombo...detronizzato! Non stupisca il fatto che queste formidabili conclusioni abbiano impiegato un po' di tempo ad essere ammesse dagli universitari, sempre un po' lenti peraltro nel rivedere i loro insegnamenti e ad ammettere che la loro corporazione ha sbagliato per secoli. Per oscuri motivi, alcuni di loro non le hanno ancora accettate o si ostinano contro ogni ragione nel minimizzarne la portata... I documenti scritti sono ovviamente troppo fragili di per sé perché si possa accreditar loro un qualsivoglia significato storico.
Va di fatto che le fonti che riportano i vari viaggi dei Vichinghi groenlandesi, le famose "saghe" (l'Islandingabok, la Landnamabok sopracitata, la Saga di Erik il Rosso, la Saga dei Groenlandesi, il Detto dei Groenlandesi,...) sono state stese sulla carta più di tre secoli dopo gli avvenimenti. Tre secoli sono tanti e senza alcun dubbio questi racconti tratti da tradizioni navali contengono esagerazioni ed episodi mitologici che è necessario inserire nel loro contesto. Infatti, si incontrano dei mostri, degli eroi certamente troppo eroi ed una Freydis un po' troppo crudele per poter accordare a quei testi un credito illimitato. Chissà, può darsi anche che i personaggi o le stesse spedizioni siano frutto unicamente dell'immaginazione.
Se si dovesse credere alla lettera a quanto tramandatoci, lo scetticismo sarebbe di rigore. Ma la maggior parte delle storie, narrando la migrazione vichinga dall'Islanda verso la Groenlandia e dal sud della Groenlandia verso nord, ha avuto conferma dagli scavi archeologici in loco. Sono state enumerate circa 190 fattorie, 12 chiese e due monasteri. Per quanto riguarda la regione dell'Eystribyggdh e nella Vestribyggdh, circa 90 fattorie e 4 chiese. I resti di una cattedrale esistono tuttora a Igaliko (anticamente Gardhar). Brattahild, ove Erik il Rosso si stabilì, è stata identificata e coincide con l'attuale Kaksiarsuk. Il "fjordo di Erik" si chiama oggi Tunidliarfik.
Al Museo Nazionale di Copenaghen, si può tuttora ammirare una pietra runica, trovata nel 1824 da un Eskimese, a Upernivik, sull'Isola di Kingigtorssuaq, a 75° 58' di latitudine nord, che testimonia la realtà delle spedizioni vichinghe svolte a nord della Groenlandia, per quanto stupefacente possa sembrare. Si può dunque ammettere che i testi narranti i viaggi a nord, per tardivi che siano, con le loro inevitabili esagerazioni e contraddizioni, tracciano a grandi linee avvenimenti vissuti. Le cose andrebbero diversamente per i viaggi a sud-ovest ? Questi non sarebbero che puri prodotti del folklore, come li dipingono certi universitari ?
La prova dell'Anse-aux-Meadows.
Le riserve su questo punto sono alquanto strane poiché questi viaggi sono, come gli altri, confortati dalle scoperte archeologiche più affidabili.
Innanzi tutto ci sono gli indizi: una punta di freccia in silex di fattura algonchina ritrovata nel cimitero di Kilarsarfik, nel centro della Vestribyggdh (gli Algonchini sono gli Indiani d'America del Nord che potrebbero essere imparentati con i misteriosi "Skraelings" che uccisero Thorvald) ed un pezzo di antracite che secondo gli archeologi non potrebbe provenire che da un giacimento a cielo aperto di Rhode Island. Evidentemente, si potrebbe obiettare, anche se l'argomento non convince che i convinti, che questi oggetti sono stati trasportati da popoli d'America e che furono gli Eskimesi a seppellirli in suolo vichingo.
Ma c'è soprattutto La Prova.
All'inizio degli anni 60, al nord di Terranova, nell'Ansa-agli-Meadows, sulla riva sud dello stretto di Belle-Isle, Helge e Anne Stine Ingstad hanno riportato alla luce i luoghi dove c'erano delle grandi case di tipo scandinavo. Assecondati dal Dr William Taylor, indianista al Museo Nazionale del Canada, alcuni archeologi islandesi e svedesi (di cui Kristjan Eldjarn, futuro presidente della Repubblica d'Islanda) ed un geologo intrapresero un'esplorazione pressoché completa del sito.
I risultati andarono oltre ogni speranza. Sulla riva est di un corso d' acqua proveniente dalle lagune interne, il Black Duck Pond, essi evidenziarono una costruzione di 16m×20m in cui le norme di costruzione erano rigorosamente identiche a quelle dei Vichinghi (un grande atrio ed un focolare rettangolare), altri focolari, cucine,...; ad ovest, trovarono i resti di una forgia, nonché una fossa piena di carbone. In una ceneriera, riportata alla luce da Rolf Pétré, si trovarono delle ceneri di carbone ed un pezzetto di rame. Un esame metallurgico permise di stabilire che quel pezzetto era stato forgiato secondo una tecnica estranea agli autoctoni. Il metodo del C14 fu applicato al carbone : datava circa l'anno mille! Tutti gli altri oggetti di origine biologica sottoposti al C14 denunciarono affinità cronologiche, facendole così coincidere con il periodo delle spedizioni vichinghe riportate dalle saghe.
Tutti gli oggetti catalogati, che si tratti di chiodi di ferro, di una lampada, di utensili di pietra o di una piccola corona di pietra olearia, usata per filare la lana (nè gli Eskimesi né gli Indiani lavoravano la lana!) erano incontestabilmente di origine vichinga.
A meno che non si sia particolarmente ottusi, non si può che ammettere, tenendo conto di tutti questi dati, che il luogo dell'Anse-aux-Meadows fu occupato dai Vichinghi all'incirca nell'anno mille. Sempre che non si voglia credere che appena 20 anni dopo l'arrivo degli Vichinghi in Groenlandia, Indiani molto ingegnosi abbiano copiato perfettamente gli usi e le norme di questi, dimenticando improvvisamente la propria cultura, e che si siano accontentati di "sperimentare" in quel posto preciso, in un'epoca precisa, non traendone alcuna lezione per il loro futuro. Régis Boyer, dell'università Paris-Sorbonne, sembra crederci, poiché scrive che "è imprudente affermare che gli Islandesi del Groenland abbiano scoperto l'America del Nord". Strana concezione della storia.
Sotto il sole dell'Amazzonia ?
Una domanda sorge immediatamente: i Vichinghi, dopo essersi portati fino all'estremo nord dell'America, non potrebbero aver avuto l'idea di avventurarsi nelle terre del sud ? Dopo tutto, la curiosità essendo quello che è, sarebbe stata un comportamento assolutamente naturale. Per taluni autori, la moneta scoperta nel 1955 da due archeologi dilettanti in un sito indiano nel Maine, costituisce una prova sufficiente di questo percorso. Periziata nel 1982, la moneta rivela effettivamente la sua origine vichinga, battuta in Norvegia sotto il regno di Olaf Kyrre (1066-1093). Bucata sul bordo, dovette servire da amuleto all'Indiano che la portava. Ma un'unica monetina, per di più di poco valore, è sufficiente per dimostrare che i Vichinghi si siano spostati fino al luogo della sua scoperta ? Certamente no. Nessun sito di tipo scandinavo evidenziato nelle vicinanze fa pensare che questa moneta fu data ad un'Indiano nell'ambito di uno scambio.
Nel 1930, si trovò a Beardmore, in Ontario, un'autentica spada vichinga. Ahimè! Era arrivata lì dieci anni prima! Ci fu anche la "pietra runica di Kensington", nel Minnesota. Ma, a parte Alf Mongé ed il Dr Landsverk, tutti gli esperti assicurano che è un falso... Per Jacques de Mahieu, "professore all'università di Buenos Aires, antropologo, economista, sociologo, storico" (!), i Vichinghi non solo sono andati fino in America Centrale, ma sono anche sbarcati in Amazonia. L'eminente personaggio ha fatto delle ricostruzioni assolutamente fantastiche delle spedizioni in America del Sud, facendo, pagina dopo pagina, degli accostamenti azzardati che solo un neofita può confondere con "erudizione". Per Mahieu non c'è spazio per la contestazione : "nell'anno 967 della nostra era, all'incirca 700 Vichinghi dei due sessi sbarcarono da sette drakkar sulle coste del Messico".
Da lì provengono la "mitologia solare, un'organizzazione politica, valori morali, conoscenze scientifiche e tecniche, innumerevoli termini danesi, tedeschi ed anglo-sassoni ancora usati dagli Indiani all'inizio del secolo scorso"!! Tutto ciò, naturalmente, senza che si sia ritrovata la minima traccia archeologica del loro passaggio... Il distinto professore finirà addirittura per considerare che prima di Colombo "tutti andavano in America": tutti, compresi, come lo si può indovinare, i Templari (perché mai?!). Colombo non avrebbe d'altronde alcun merito: la mappa dell'America, l'aveva rubata!
L'ipotesi dei viaggi meridionali ed equatoriali dei Vichinghi meriterebbe senz'altro qualcosa di meglio dei romanzi immaginati da bislacchi di questo genere. Se, cosa possibile, fosse un giorno confermata, certe credenze di cui i Precolombiani si impregnarono (come lo stupefacente mito di Quetzalcoatl, il " dio bianco barbuto", il cui ritorno "annunciato" avrebbe causato la rovina dei Messicani) troverebbero una spiegazione razionale. Ma non è necessario che una credenza abbia bisogno di un elemento positivo per nascere e prosperare, né che sia stata quella che crediamo essere stata. Bisogna comunque riconoscere che allo stato attuale delle ricerche, siamo ben lungi dall'aver progredito su questo punto.
Celti, Fenici e... Neanderthal
E prima dei Vichinghi?
Prima si nuota in un mare di supposizioni...
Come Heyerdhal o Ragnar Thorseth per i Vichinghi, Tim Severin ha dimostrato che si poteva attraversare l'Atlantico a bordo di imbarcazioni fragili, come le coracli degli Irlandesi dell'Alto Medioevo (pelli cucite sopra un'armatura di legno). Ma l'exploit sportivo non è una garanzia, tanto più che Severin, lui sì, sapeva dove andava... Louis Kevran tentò di dimostrare che Santo Brandan, il più famoso "monaco-navigatore" del Medioevo, aveva realmente compiuto i viaggi che gli sono attribuiti da narrazioni tardive, scritte, le più recenti, tre secoli dopo la sua morte (ossia nel IX° sec.). Egli pensò che il santo uomo avesse raggiunto l'America alla ricerca del Paradiso.
Perché no, ovviamente? Un'avventura solitaria, anche se resa incerta dalle difficoltà tecniche che genera, è sempre possibile e può condurre a Cuba o alle Canarie. Ma la foschia agiografica e metaforica che avvolge i testi, la costante imprecisione geografica che ne risulta (e che, contrariamente alle saghe scandinave, lascia libero sfogo ad ogni fantasia senza garantirne alcuna), l'assenza di fatti materiali a sostegno di tali spedizioni, sono elementi che per ora autorizzano a dubitare della realtà di questi viaggi. Per quanto riguarda le tracce di spedizioni precedenti (condotte dai Celti, per esempio), è poco dire che sono tenui. Qualche autore, il cui spirito d'avventura non ha nulla da invidiare ai navigatori dei quali descrivono le peregrinazioni, non ha ovviamente avuto alcuna remora nello spiegare l'agevolezza di queste antiche traversate transoceaniche con la presenza opportuna dello scalo dell' Atlantide, in pieno oceano...
E' inutile risponder loro.
Come sempre accade quando si approda alle rive scivolose delle ricostituzioni ipotetiche, ci furono anche dei millantatori. Ad esempio il fumoso Cyrus Gordon che, dopo aver "dimostrato" che gli Ebrei si erano recati in America dopo la loro partenza dalla Palestina, scovò la riproduzione di un testo fenicio scolpito su una stele di Pouso Alto, in Brasile... guardandosi bene di avvertire i suoi lettori che si trattava di un falso monumentale, del quale fu vittima nel secolo scorso il direttore del Museo Nazionale di Rio de Janeiro, il Dr Netto! Chi altro? I Cinesi? Gli Oceani? La via del Pacifico, nel corso del I° millennio antecedente la nostra era, è un'ipotesi probabile, a dire dei botanici (la patata è comune all'America e alla Polinesia ed il cotone all'Asia e all'America Centrale e del Sud). Ma quanto a precisare la natura e la qualità dei nessi, ce ne vuole...
I veri scopritori dell'America sono in realtà molto più antichi. Sono semplicemente i primi migranti che hanno popolato il continente americano. Li si dimentica sempre. "Semplicemente" non è d'altronde la giusta espressione, poiché si esita a pronunciarsi con certezza sulla data esatta del loro arrivo, nonché sulla loro origine. Niente è sempre semplice. Fino alla fine degli anni 80, gli "specialisti" optavano per un popolamento iniziale di origine mongoloide che facevano risalire al -12000 ca.. Dalle scoperte fatte in Brasile da Niède Guidon e Georgette Delibrias, i primi esploratori sono molto "invecchiati": adesso si stima che siano venuti dall'Asia, ma certamente anche dalla Polinesia, verso il -40000 (durante la "glaciazione del Wurm"), attraversando a piedi lo stretto di Behring. Quanto tempo potrà durare questa datazione? Certi la rimandano già a -70000 anni. L'Uomo di Neanderthal primo predecessore di Colombo?
Vigna o praterie?
Per meglio respingere l'idea di un tentativo di colonizzazione precoce dell'America da parte dei Vichinghi, certi autori hanno contestato l'origine della parola "Vinland" (correntemente tradotta con "Paese della Vigna") che si trova in almeno cinque saghe. La vigna selvaggia non può esistere sotto tali latitudini! Bisognerebbe preferirle l'accezione più saggia di "Paese delle Praterie". E' una questione di "i": se è una "i lunga", si tratta certamente della vigna, se è una "i breve", bisogna tradurre con "prateria". La storia della vigna ricorderebbe "troppo" quello che si trova nella Bibbia (in terra di Canaan). Le "querelle" linguistiche possono durare all'infinito, ma una cosa è certa: la presenza della vigna in queste aree è attestata dai sopralluoghi che vennero effettuati nel luglio 1534 dall'esploratore francese Jacques Cartier.
Il passato nelle mappe.
Sono state repertoriate mappe, realizzate prima di Colombo, di tutto o parte del continente americano? Vasto il dibattito la cui soluzione spiegherebbe molte cose, ma che è stato purtroppo inquinato dalle mistificazioni e dalle interpretazioni abusive. Per "provare" che l'America era conosciuta fin dalla più Alta Antichità, i compari Bergier e Pauwels, del "Mattino dei Maghi" (il peggio del peggio) sventolarono la "mappa di Piri Reis". Per non smentirsi, aggiunsero che questo documento non poteva essere stato redatto che partendo da osservazioni fatte da un congegno volante! Come ha ricordato Jean-Pierre Adam nel suo gustoso "Passé recomposé", questo mappamondo è un documento di ricomposizione realizzato all'inizio del XVI° secolo dall'ammiraglio di Soliman il Magnifico, partendo da carte rilevanti le scoperte degli Spagnoli e dei Portoghesi.
La "mappa del Vinland" ha fatto anch'essa scorrere molto inchiostro. L'università di Yale, nel 1965, assicura di aver trovato una mappa del 1440 menzionante l'esistenza del Vinland, accompagnata da una nota su Leifr e Bjarni. Un'analisi chimica dell'inchiostro, fatta ulteriormente da Walter McCrone di Chicago, indicò che si trattava di un falso.
Fonte:

tratto da : AltroGiornale

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