Rue Chrisman, deceduto nel 1981, era il capo dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947. Il figlio di Chrisman ha spiegato che sapeva che il Dipartimento dei Vigili del Fuoco della città era stato in parte implicato nell’incidente di Roswell. Ma è rimasto nel vago, dimostrando poca intenzione di sviluppare l’argomento. Finalmente, messo sotto pressione, ha dichiarato: “E’ successo. C’è stato un grande cover-up. Il crash era reale”. Come lo sapeva? “Conoscevo troppa gente che sapeva”… Rue Chrisman, deceduto nel 1981, era il capo dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947. Il figlio di Chrisman ha spiegato che sapeva che il Dipartimento dei Vigili del Fuoco della città era stato in parte implicato nell’incidente di Roswell. Ma è rimasto nel vago, dimostrando poca intenzione di sviluppare l’argomento. Finalmente, messo sotto pressione, ha dichiarato: “E’ successo. C’è stato un grande cover-up. Il crash era reale”. Come lo sapeva? “Conoscevo troppa gente che sapeva”… Rue Chrisman, deceduto nel 1981, era il capo dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947. Il figlio di Chrisman ha spiegato che sapeva che il Dipartimento dei Vigili del Fuoco della città era stato in parte implicato nell’incidente di Roswell. Ma è rimasto nel vago, dimostrando poca intenzione di sviluppare l’argomento. Finalmente, messo sotto pressione, ha dichiarato: “E’ successo. C’è stato un grande cover-up. Il crash era reale”. Come lo sapeva? “Conoscevo troppa gente che sapeva”… tratto da : Altro Giornale
Un pompiere che si trovava nel Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947 ha confermato che il crash misterioso di quell’estate nel deserto del Nuovo Messico era in realtà una nave non terrestre!
Il pompiere, che ora ha 90 anni, ha fornito informazioni sbalorditive in una recente lunga intervista. Il ricercatore, Kevin Randle, specialista di Roswell, ha parlato anche lui con il pompiere per confermare i dettagli della storia.
Il figlio di Chrisman ha detto che era rimasto in vita un altro vigile, uno solo, che veniva chiamato “Smith”. Il vecchio signore è stato localizzato e la sua testimonianza è stata richiesta.
Esitante all’inizio, il pompiere ha poi cominciato a fare il suo racconto, con particolari incredibili:
• Un colonnello della Roswell Army Air Field si recò al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell subito dopo il crash, con intenzioni intimidatorie. Lì ha spiegato al vigile di turno che un “oggetto venuto d’altrove” era caduto nel deserto. Ha avvisato che nessuno avrebbe dovuto parlare dell’incidente. Ha ordinato che nessuno andasse sul sito e intimato di non rispondere a nessuna domanda. Ha precisato che “il tutto era gestito dall’esercito”.
• Dan Dwyer, un altro pompiere, è riuscito ad andare sul sito nonostante gli ordini del Colonnello. Smith conferma alcuni dettagli raccontati da Frankie Rowe, la figlia di Dwyer, in numerose interviste. Frankie afferma che il padre ha potuto vedere il vascello e i suoi occupanti. Frankie dice che Dan ha visto due corpi dentro dei sacchi, e uno che camminava nei paragi e che sembrava sotto shock. Il suo colore era quello del grillo di Gerusalemme (color rame o bruno scuro).
• Dan gli ha detto che la zona intorno al crash era stata chiusa dalle guardie dell’Esercito. Ma il pompiere non si è dilungato su Dan Dwyer e Frankie Rowe.
• L’oggetto caduto non era terrestre. Non era un pallone o altro tipo di esperimento militare, Era un UFO. Ne è certo, anche a causa di ciò che gli è stato detto quando è successo. Il Colonnello non sapeva che cosa era quel vascello, né da dove veniva, e manifestava una grande preoccupazione.
• Il sindaco di Roswell, a conoscenza di quanto era successo, si recò di persona al Dipartimento dei Pompieri per ribadire vigorosamente di tacere sui fatti accaduti. Il pompiere non si ricorda chi fosse il sindaco dell’epoca ma quando gli viene fatto il suo nome “C. M: Woodbury”, dice che si trattava di lui. C. M. Woodbury era conosciuto col sopranome di “Iron Major” (comandante di ferro), decorato come veterano - faceva parte del celebre 752° battaglione carri . Era inoltre amico di Butch Blanchard, comandante della base militare aerea di Roswell.
• Il dipartimento Vigili della Roswell Army Air Field (RAAF) fu impegnato nel recupero. Il pompiere spiega che “è da lì che è venuta la confusione”. Quelli della RAAF ne sapevano di più di quelli della città. Non si ricorda il nome de queti pompieri.
• Anche il dipartimento dello Sceriffo di Roswell è stato coinvolto nella cover-up del crash. Il pompiere ha confermato che sapeva che il vice-sceriffo Tommy Thompson era uno di quelli a cui è stato chiesto di “rimanere silenzioso”.
• Interrogato sul modo con il quale aveva gestito il fatto che un vascello alieno sia caduto vicino a Roswell, il pompiere ha risposto che non aveva idea delle implicazioni. “semplicemente non pensavamo a questo genere di cose all’epoca, ma ora ci sto pensando”.
La testimonianza del pompiere è stupefacente. È una conferma della nature sconosciuta del crash di Roswell nel 1947. Eppure si tratta di una semplice testimonianza, con tutti i problemi che si pongono con una “testimonianza”. L’affidabilità e la sincerità della persona che testimonia sono sostenute da parole e non da documenti, fotografie e prove materiali. Le parole del pompiere non sono probabilmente sufficienti per provare il fatto che il crash di Roswell sia di origine extraterrestre.
Tuttavia, quando una testimonianza è rilasciata da un individuo che è effettivamente la persona che dichiara di essere, che non si è presentato ma è stato “scovato”, si dovrebbe prestare attenzione alla sua testimonianza. Non si era mai presentato al pubblico con la sua storia prima d’ora e non ha alcun motivo apparente per mentire. Il nome completo del vigile non sarà diffuso prima della sua morte. Egli sta trascorrendo gli ultimi anni della sua vita nelle tranquillità, con i suoi familiari.
Si dice che quando un uomo diventa vigile del fuoco, ha compiuto il suo più grande atto di coraggio. In questo caso, il suo più grande atto di coraggio è stato di raccontare ciò che è stato l’incidente di Roswell.
Per la storia, e per la verità.
Fonte in inglese: 
Un pompiere che si trovava nel Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947 ha confermato che il crash misterioso di quell’estate nel deserto del Nuovo Messico era in realtà una nave non terrestre!
Il pompiere, che ora ha 90 anni, ha fornito informazioni sbalorditive in una recente lunga intervista. Il ricercatore, Kevin Randle, specialista di Roswell, ha parlato anche lui con il pompiere per confermare i dettagli della storia.
Il figlio di Chrisman ha detto che era rimasto in vita un altro vigile, uno solo, che veniva chiamato “Smith”. Il vecchio signore è stato localizzato e la sua testimonianza è stata richiesta.
Esitante all’inizio, il pompiere ha poi cominciato a fare il suo racconto, con particolari incredibili:
• Un colonnello della Roswell Army Air Field si recò al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell subito dopo il crash, con intenzioni intimidatorie. Lì ha spiegato al vigile di turno che un “oggetto venuto d’altrove” era caduto nel deserto. Ha avvisato che nessuno avrebbe dovuto parlare dell’incidente. Ha ordinato che nessuno andasse sul sito e intimato di non rispondere a nessuna domanda. Ha precisato che “il tutto era gestito dall’esercito”.
• Dan Dwyer, un altro pompiere, è riuscito ad andare sul sito nonostante gli ordini del Colonnello. Smith conferma alcuni dettagli raccontati da Frankie Rowe, la figlia di Dwyer, in numerose interviste. Frankie afferma che il padre ha potuto vedere il vascello e i suoi occupanti. Frankie dice che Dan ha visto due corpi dentro dei sacchi, e uno che camminava nei paragi e che sembrava sotto shock. Il suo colore era quello del grillo di Gerusalemme (color rame o bruno scuro).
• Dan gli ha detto che la zona intorno al crash era stata chiusa dalle guardie dell’Esercito. Ma il pompiere non si è dilungato su Dan Dwyer e Frankie Rowe.
• L’oggetto caduto non era terrestre. Non era un pallone o altro tipo di esperimento militare, Era un UFO. Ne è certo, anche a causa di ciò che gli è stato detto quando è successo. Il Colonnello non sapeva che cosa era quel vascello, né da dove veniva, e manifestava una grande preoccupazione.
• Il sindaco di Roswell, a conoscenza di quanto era successo, si recò di persona al Dipartimento dei Pompieri per ribadire vigorosamente di tacere sui fatti accaduti. Il pompiere non si ricorda chi fosse il sindaco dell’epoca ma quando gli viene fatto il suo nome “C. M: Woodbury”, dice che si trattava di lui. C. M. Woodbury era conosciuto col sopranome di “Iron Major” (comandante di ferro), decorato come veterano - faceva parte del celebre 752° battaglione carri . Era inoltre amico di Butch Blanchard, comandante della base militare aerea di Roswell.
• Il dipartimento Vigili della Roswell Army Air Field (RAAF) fu impegnato nel recupero. Il pompiere spiega che “è da lì che è venuta la confusione”. Quelli della RAAF ne sapevano di più di quelli della città. Non si ricorda il nome de queti pompieri.
• Anche il dipartimento dello Sceriffo di Roswell è stato coinvolto nella cover-up del crash. Il pompiere ha confermato che sapeva che il vice-sceriffo Tommy Thompson era uno di quelli a cui è stato chiesto di “rimanere silenzioso”.
• Interrogato sul modo con il quale aveva gestito il fatto che un vascello alieno sia caduto vicino a Roswell, il pompiere ha risposto che non aveva idea delle implicazioni. “semplicemente non pensavamo a questo genere di cose all’epoca, ma ora ci sto pensando”.
La testimonianza del pompiere è stupefacente. È una conferma della nature sconosciuta del crash di Roswell nel 1947. Eppure si tratta di una semplice testimonianza, con tutti i problemi che si pongono con una “testimonianza”. L’affidabilità e la sincerità della persona che testimonia sono sostenute da parole e non da documenti, fotografie e prove materiali. Le parole del pompiere non sono probabilmente sufficienti per provare il fatto che il crash di Roswell sia di origine extraterrestre.
Tuttavia, quando una testimonianza è rilasciata da un individuo che è effettivamente la persona che dichiara di essere, che non si è presentato ma è stato “scovato”, si dovrebbe prestare attenzione alla sua testimonianza. Non si era mai presentato al pubblico con la sua storia prima d’ora e non ha alcun motivo apparente per mentire. Il nome completo del vigile non sarà diffuso prima della sua morte. Egli sta trascorrendo gli ultimi anni della sua vita nelle tranquillità, con i suoi familiari.
Si dice che quando un uomo diventa vigile del fuoco, ha compiuto il suo più grande atto di coraggio. In questo caso, il suo più grande atto di coraggio è stato di raccontare ciò che è stato l’incidente di Roswell.
Per la storia, e per la verità.
Fonte in inglese: 
Un pompiere che si trovava nel Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell nel 1947 ha confermato che il crash misterioso di quell’estate nel deserto del Nuovo Messico era in realtà una nave non terrestre!
Il pompiere, che ora ha 90 anni, ha fornito informazioni sbalorditive in una recente lunga intervista. Il ricercatore, Kevin Randle, specialista di Roswell, ha parlato anche lui con il pompiere per confermare i dettagli della storia.
Il figlio di Chrisman ha detto che era rimasto in vita un altro vigile, uno solo, che veniva chiamato “Smith”. Il vecchio signore è stato localizzato e la sua testimonianza è stata richiesta.
Esitante all’inizio, il pompiere ha poi cominciato a fare il suo racconto, con particolari incredibili:
• Un colonnello della Roswell Army Air Field si recò al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Roswell subito dopo il crash, con intenzioni intimidatorie. Lì ha spiegato al vigile di turno che un “oggetto venuto d’altrove” era caduto nel deserto. Ha avvisato che nessuno avrebbe dovuto parlare dell’incidente. Ha ordinato che nessuno andasse sul sito e intimato di non rispondere a nessuna domanda. Ha precisato che “il tutto era gestito dall’esercito”.
• Dan Dwyer, un altro pompiere, è riuscito ad andare sul sito nonostante gli ordini del Colonnello. Smith conferma alcuni dettagli raccontati da Frankie Rowe, la figlia di Dwyer, in numerose interviste. Frankie afferma che il padre ha potuto vedere il vascello e i suoi occupanti. Frankie dice che Dan ha visto due corpi dentro dei sacchi, e uno che camminava nei paragi e che sembrava sotto shock. Il suo colore era quello del grillo di Gerusalemme (color rame o bruno scuro).
• Dan gli ha detto che la zona intorno al crash era stata chiusa dalle guardie dell’Esercito. Ma il pompiere non si è dilungato su Dan Dwyer e Frankie Rowe.
• L’oggetto caduto non era terrestre. Non era un pallone o altro tipo di esperimento militare, Era un UFO. Ne è certo, anche a causa di ciò che gli è stato detto quando è successo. Il Colonnello non sapeva che cosa era quel vascello, né da dove veniva, e manifestava una grande preoccupazione.
• Il sindaco di Roswell, a conoscenza di quanto era successo, si recò di persona al Dipartimento dei Pompieri per ribadire vigorosamente di tacere sui fatti accaduti. Il pompiere non si ricorda chi fosse il sindaco dell’epoca ma quando gli viene fatto il suo nome “C. M: Woodbury”, dice che si trattava di lui. C. M. Woodbury era conosciuto col sopranome di “Iron Major” (comandante di ferro), decorato come veterano - faceva parte del celebre 752° battaglione carri . Era inoltre amico di Butch Blanchard, comandante della base militare aerea di Roswell.
• Il dipartimento Vigili della Roswell Army Air Field (RAAF) fu impegnato nel recupero. Il pompiere spiega che “è da lì che è venuta la confusione”. Quelli della RAAF ne sapevano di più di quelli della città. Non si ricorda il nome de queti pompieri.
• Anche il dipartimento dello Sceriffo di Roswell è stato coinvolto nella cover-up del crash. Il pompiere ha confermato che sapeva che il vice-sceriffo Tommy Thompson era uno di quelli a cui è stato chiesto di “rimanere silenzioso”.
• Interrogato sul modo con il quale aveva gestito il fatto che un vascello alieno sia caduto vicino a Roswell, il pompiere ha risposto che non aveva idea delle implicazioni. “semplicemente non pensavamo a questo genere di cose all’epoca, ma ora ci sto pensando”.
La testimonianza del pompiere è stupefacente. È una conferma della nature sconosciuta del crash di Roswell nel 1947. Eppure si tratta di una semplice testimonianza, con tutti i problemi che si pongono con una “testimonianza”. L’affidabilità e la sincerità della persona che testimonia sono sostenute da parole e non da documenti, fotografie e prove materiali. Le parole del pompiere non sono probabilmente sufficienti per provare il fatto che il crash di Roswell sia di origine extraterrestre.
Tuttavia, quando una testimonianza è rilasciata da un individuo che è effettivamente la persona che dichiara di essere, che non si è presentato ma è stato “scovato”, si dovrebbe prestare attenzione alla sua testimonianza. Non si era mai presentato al pubblico con la sua storia prima d’ora e non ha alcun motivo apparente per mentire. Il nome completo del vigile non sarà diffuso prima della sua morte. Egli sta trascorrendo gli ultimi anni della sua vita nelle tranquillità, con i suoi familiari.
Si dice che quando un uomo diventa vigile del fuoco, ha compiuto il suo più grande atto di coraggio. In questo caso, il suo più grande atto di coraggio è stato di raccontare ciò che è stato l’incidente di Roswell.
Per la storia, e per la verità.
Fonte in inglese: 
Ebook-Il segreto del Contatto Alieno
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.
Un vigile del fuoco di Roswell confessa – era un disco volante.
Albero
Ma il tempo passò e il bambino crebbe.
C'era una volta un albero che amava un bambino. Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni.
Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta. Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato al suoi rami. Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino.
Quando era stanco, il bambino si addormentava all'ombra dell'albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna nanna.
Il bambino amava l'albero con tutto il suo piccolo cuore.
E l'albero era felice.
Ora che il bambino era grande, l'albero rimaneva spesso solo.
Un giorno il bambino venne a vedere l'albero e l'albero gli disse:
"Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice".
"Sono troppo grande ormal per arrampicarmi sugli alberi e per giocare", disse il bambino. "Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi. Voglio dei soldi. Puoi darmi dei soldi?".
"Mi dispiace", rispose l'albero "ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, e va' a venderli in città. Così avrai dei soldi e sarai felice".
Allora il bambino si arrampicò sull'albero, raccolse tutti i frutti e li porto via.
E l'albero fu felice.
Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare... E l'albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino tornò; l'albero tremò di gioia e disse:
"Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami e sii felice".
"Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi", rispose il bambino. "Voglio una casa che mi ripari", continuò. "Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi danni una casa?".
"Io non ho una casa", disse l'albero. "La mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa. Allora sarai felice".
Il bambino tagliò tutti i rami e li portò via per costruirsi una casa. E l'albero fu felice.
Per molto tempo il bambino non venne. Quando ritornò, l'albero era così felice che riusciva a malapena a parlare.
"Avvicinati, bambino mio", mormorò "vieni a giocare".
"Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare", disse il bambino. "Voglio una barca per fuggire lontano di qui. Tu puoi darmi una barca?".
"Taglia il mio tronco e fatti una barca", disse l'albero. "Così potrai andartene ed essere felice".
Allora il bambino tagliò il tronco e si fece una barca per fuggire. E l'albero fu felice... ma non del tutto.
Molto molto tempo dopo, il bambino tornò ancora.
"Mi dispiace, bambino mio", disse l'albero "ma non resta più niente da donarti... Non ho più frutti".
"I miei denti sono troppo deboli per dei frutti", disse il bambino.
"Non ho più rami", continuò l'albero "non puoi più dondolarti".
"Sono troppo vecchio per dondolarmi ai rami", disse il bambino.
"Non ho più il tronco", disse l'albero. "Non puoi più arrampicarti".
"Sono troppo stanco per arrampicarmi", disse il bambino.
"Sono desolato", sospirò l'albero. "Vorrei tanto donarti qualcosa... ma non ho più niente. Sono solo un vecchio ceppo. Mi rincresce tanto...".
"Non ho più bisogno di molto, ormai", disse il bambino. "Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi. Mi sento molto stanco".
"Ebbene", disse l'albero, raddrizzandosi quanto poteva "ebbene, un vecchio ceppo è quel che ci vuole persedersi e riposarsi. Avvicinati, bambino mio, siediti. Siediti e riposati".
Così fece il bambino.
E l'albero fu felice."
(Shel Silverstein)
Forse ogni tanto dovremmo sederci in un angolo tranquillo e aiutare il nostro cuore a ringraziare tutti gli "alberi" della nostra vita..
TRE CASI DI REINCARNAZIONE
L’autore di questo lavoro, TITUS RIVAS della Athanasia Foundation, Darrenhof 9, 6533 RT Nijmegen,Olanda,ritiene che questi tre casi di possibile reincarnazione siano molto simili a quelli descritti dal Dr. Stevensons dell’Univ. della Virginia. Uno in particolare sembra mostrare caratteristiche paranormali compatibili con l’ipotesi reincarnazionistica.
1) CERUNNE, IL MARINAIO
La ragazza da questo strano nome aveva 7 anni quando fu intervistata. Quando era in attesa, Christine, la madre, pur non avendo eseguito un’ecografia, aveva la certezza che si trattasse di una bambina poiché uno strano sogno premonitore gliel’aveva annunziato sotto forma di una donna, una Sciamana vestita di pelli d’animali ed a piedi nudi, che le aveva rivelato che la bimba che portava in grembo si sarebbe dovuta chiamare “Deer” (daino, cervo). Le disse pure che la nascitura aveva avuto una vita passata molto difficile e fu così che quando la bimba nacque le fu imposto il nome Cerunne, una divinità dell’olimpo Celtico associata ai cervi ed alla rinascita.
Cerunne era una bambina taciturna ma molto precoce dal punto di vista delle capacità motorie ed appariva un pò mascolina nel carattere.
A DUE-TRE ANNI D’ETA’, CERUNNE DISSE AI SUOI GENITORI DI RICORDARE UNA VITA PRECEDENTE VISSUTA COME MARINAIO.
Un giorno, indicando le piccole onde che si formavano sulla superficie di una piscina, commentò: “Le onde che io vedevo erano molto più alte di una casa”. Aggiunse che il mare era molto strano perché da infuriato diventava improvvisamente calmo nell’arco di poche ore. Spesso disegnava una nave dal nome “VURK” su cui avrebbe viaggiato svolgendo numerosi compiti, fra cui stare di vedetta, accudire le vele, ma anche prendersi cura dei passeggeri.
A tal proposito descrisse accuratamente le pessime condizioni igieniche dell’imbarcazione ed il fatto che a bordo non esistessero letti o amache, per cui tutti dormivano a terra coperti da rozzi canovacci. Si mangiava carne cruda ed i servizi igienici, inesistenti, costringevano i passeggeri ad urinare sul pavimento; le liti e le lotte fra i membri dell’equipaggio erano molto comuni, ma Cerunne ricorda di aver sempre odiato queste manifestazioni violente. A conferma dei racconti legati alla vita da marinaio su un veliero, Cerunne mostrò un’incredibile, innata, capacità di arrampicarsi sugli alberi e la mancanza di paura del vuoto. Anche il ricordo di un’incidente in cui un suo compagno perse l’uso degli arti per una caduta dalla tolda, era molto vivido nella memoria della bambina, come quello del grande timone e del “moekille”, un lungo bastone appuntito, usato anche come arma di difesa. Il suo nome, in quella vita era “Peer”, un uomo smilzo con una lunga barba nera: viaggiava verso un’isola piena di palme trasportando povera gente che andava colà per lavorare, ma non si trattava di schiavi. A sette anni i ricordi di Cerunne non si erano affatto sbiaditi e, durante l’ intervista, fu in grado di aggiungere altri dettagli sulla sua vita precedente, che si sarebbe conclusa alla veneranda età di 95 anni:”Eravamo uomini pieni di salute, anche se mangiavamo poco e male“, é stato il suo commento.
Nel racconto, esaminato da uno storico, vi sono molte affermazioni che collimano con luoghi e fatti appartenenti alla storia delle prime emigrazioni di massa fra Spagna ed isole Caraibiche, avvenute fra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900. La Corugna, che suona foneticamente simile al fonema inglese “Karoonya”, era proprio uno di questi porti Spagnoli e l’isola ricca di palme potrebbe essere stata Cuba che,a quei tempi insieme alle altre isole vicine, veniva chiamata “Las Indias” , mentre il “moekille” sarebbe simile alla parola “makhila”, un bastone-arma della Galizia. Il nome “Peer” potrebbe essere “Pedro” e “Voork” corrispondere a “Barco”, ovvero barca in Spagnolo. Tutte queste “coincidenze” sono altamente indicative di reali ricordi trasmessi da una vita ad un’altra e non appaiono legate a semplici casualità, mentre il sogno premonitore della madre di Cerunne, aggiunge significati altamente probanti sull’ origine celtica dello spirito reincarnatosi nel corpo di questa bambina Olandese.
2) LA VITA PRECEDENTE DI KEES
PUO’ UN BAMBINO DI DUE ANNI PARLARE DEL PARADISO E DEGLI ATTIMI PRECEDENTI LA MORTE?
Nel Febbraio ‘97, la Fondazione Athanasia fu contattata dalla signora Marja M-V che era stata sollecitata dal teologo Dr. Joanne Klink a parlare del caso di suo figlio Kees. Fin dall’età di due anni, il bambino ripeteva con tono cantilenante, una strana filastrocca: “Il mio cuore si fermò, poi nel ventre ritornai a crescere e fu così che il mio cuore tornò a battere ancora!”, accompagnandola con gridolini di gioia e battito di mani. Questo curioso comportamento si manifestava due o tre volte a settimana e per molti mesi di fila. Fu solo verso i quattro anni d’età che il piccolo si decise a confessare alla madre che aveva già vissuto in precedenza e che il suo nome era Armand, morto quando non era ancora troppo vecchio. Il nome fu pronunciato col tipico accento francese, cosa abbastanza strana per un bambino olandese di quell’età.
In quella vita precedente, Armand era fidanzato e prossimo alle nozze, ma fu ucciso su un campo di battaglia da soldati molto alti che avevano già trucidato tutti i suoi compagni. Il racconto dei suoi ultimi momenti di vita é angosciante: colpito una prima volta alla schiena, mentre si rendeva conto che il suo cuore stava cessando di battere, fu raggiunto da un secondo proiettile sparato a breve distanza. In quel momento vide un Angelo che lo portò da Dio che lui descrive come “Pura Bontà”, “la Grande Luce” e persino “dotato di umorismo” (sic). Gli fu molto difficile descrivere l’Aldilà e disse che era impossibile fissare i ricordi come su una foto. Vide una meravigliosa cascata e fiori e alberi dai frutti deliziosi, più dolci di qualsiasi cibo terreno. Quando gli Angeli tornarono a dirgli che era tempo di reincarnarsi, Armand/Kees mostrò una certa resistenza, ma le Creature Eteree lo rassicurarono circa la loro costante assistenza. Kees soffrì di una severa forma di fobìa della morte per molti anni, ricordando la sua agonìa e ci vollero tempo e pazienza per fargli superare il problema
3) IL CASO DI MYRIAM R.
Myriam aveva tre o quattro anni quando nel ‘68 fece notare a sua madre che il vestito che indossava era molto simile a quello della sua precedente mamma e le chiese di toglierselo perché le ricordava la spiacevole vita passata in una zona semidesertica. In quella esistenza si doveva prender cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, andando in cerca d’ acqua e cibo nel deserto. Proprio per tirar su l’acqua dal pozzo un brutto giorno era morta a causa d’una tempesta di sabbia. I suoi ricordi, purtroppo non verificabili, erano molto vividi e comprendevano l’aspetto fisico dei suoi genitori, il forte rispetto che portava verso gli anziani, la casupola di legno con un piccolo patio. Probabilmente l’ambiente da lei descritto potrebbe essere quello del deserto del New Mexico, dato che il patio in legno é tipico di quella regione. Anche a distanza di anni il racconto suo e della madre non si modificarono, anzi divennero più vividi a seguito di una NDE che ebbe durante un’intervento chirurgico.
I tre casi illustrati non hanno spiegazioni diverse dalla reincarnazione anche perché sono stati severamente vagliati nel corso degli anni con successive interviste tese a trovare discrepanze dovute all’affievolimento dei ricordi, tipico nel caso di racconti inventati. Di certo il meglio documentato é quello di Cerunne, perché corroborato da precisi riferimenti storici, geografici e sociali. Ulteriori indagini saranno necessarie per capire se questa tipologia é tipica delle persone che vivono in Olanda (e quindi in Europa) o se essa ha valenza universale.
Nota: TITUS RIVAS
Athanasia Foundation, Darrenhof 9, 6533 RT Nijmegen, The Netherlands
e-mail: titusrivas@hotmail.com
LiberaMenteServo - TRE CASI DI REINCARNAZIONE
Fin da ragazzino ho sempre creduto nella reincarnazione; anzi: fin da bambino. Più che “crederci”, per me è sempre stata una cosa “scontata”; lasciare che abbandonino i nostri corpi, i nostri involucri, nei cimiteri, mentre noi siamo già altrove, in un’altra dimensione o già in un altro corpo (o nel mondo spirituale; ma questo è un discorso molto più lungo). Passare con facilità da un corpo ad un altro, che è per noi solo un vestito, un veicolo, che ci permette di muoverci e di agire in questo mondo materiale e che, quando è consunto, si getta via (e si prende un abito nuovo). Vestiti di tutti i colori e vestiti femminili e vestiti maschili. La metempsicosi (reincarnazione) è così semplice da accettare! Pensiamo anche soltanto che già ci “reincarniamo” costantemente in questa attuale vita, cambiando totalmente le cellule del corpo ogni 7 anni…
RenzoSamaritani
http://rema2007.wordpress.com/2008/01/21/tre-casi-di-reincarnazione/


