Ebook-Il segreto del Contatto Alieno

Ebook - Il segreto del Contatto Alieno - Messaggi alieni - Vinicio de Bortoli
Il prof. Vinicio de Bortoli dice: Ho rivevuto la tecnologia BCI da una specie umanoide che è molto simile a noi e che fa parte della federazione VAM. Nel 1984 insieme al mio collega il Prof. Ugo licinio abbiamo ricevuto e poi brevettato il primo sistema di decodifica delle onde cerebrali. La federazione dei VAM ci sta aiutando ad affrontare in futuro i Vaux ed evitare così all'umanità l'estinzione. I Vaux sono una specie di predatori dello spazio, il cui unico interesse è quello di Studiarci e indurci ad autodistruggerci con le nostre mani, per evitare di farlo di persona. Il rapporto che c'è tra noi e loro è simile a quello che c'è tra noi e un Orangotan,per alcuni di loro siamo delle scimmie in uno Zoo, e il pianetaTerra è una sorta di di riserva naturale.

Aforismi

Dicono che gli animali non hanno un'anima...bè, io non ci credo.
Se avere un'anima significa essere in gradi di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani.
J: Herriot

Perchè Dio non ha avuto un Inizio?

 

di Babu G.Ranganathan
Abbiamo fatto tutti la domanda dall'età di due anni. Perchè l' universo ha un inizio ma Dio no? Se Dio non ha avuto un inizio, perchè l' universo ha un inizio. L' universo non potrebbe essere sempre esistito? Perchè la necessità di Dio? La risposta si trova nella comprensione del perchè l' universo ha dovuto avere inzio. La scienza supporta l'affermazione di Einstein per cui l' universo è un sistema chiuso. Questo significa che possiede energia finita. Benchè l' energia non possa essere creata o distrutta (da processi naturali), nel tempo l' energia utile nell' universo diviene sempre più inutile. Questo si conosce nella scienza come Seconda Legge della Termodinamica. Se l' universo fosse eterno allora tutta l' energia sarebbe divenuta inutile ad oggi e io non potrei scrivere questo articolo e voi non potreste leggerlo! >

La Seconda Legge della Termodinamica non è una mera espressione di probabilità? Si, ma la probabilità è così alta e certa che le possibilità che una sola caloria di energia possa spontaneamente violare la Seconda Legge sarebbero di trilioni e trilioni contro una e l' universo è prodotto da molte più di una caloria di energia!Sappiamo dalla Prima Legge della Termodinamica nella scienza, che la materia/ energia non può essere creata da nulla tramite qualsiasi processo naturale. Dato che la seconda legge ci insegna che l' universo non ha l'abilità di sostenersi per l'eternità e la prima legge ci insegna che l' universo non può essersi portato da solo all'esistenza, l'unica conclusione logica e razionale è che un potere sovrannaturale ( Dio) ha portato l' universo in esistenza. Inoltre, la complessità e l'ordine nell' universo, puntano logicamente ad una mente suprema. Il disordine nell' universo è dato dal caso, ma l'alto livello di ordine può essere solo spiegato razionalmente come dovuto ad una mente suprema o intelligenza.
Le leggi naturali possono spiegare come l'odrine opera nell' universo, ma mere e indirette leggi naturali sono insufficienti a spiegare l'origine di tale ordine. Persino nella vita, quando esiste una completa e vivente cellula, allora esiste il codice e il meccanismo per dirigere l'informazione di più cellule. Il problema è come la vita è apparsa, quando non c'era già esistente il codice e il meccanismo in natura. Cosa diciamo delle stelle? Oh, si, la gravità può spiegare come l'ordine che si trova nel corso dei trilioni di stelle viene mantenuto, ma la gravità non può spiegare l'origine di tale ordine!
Cosa diciamo della selezione naturale? La selezione naturale è un processo passivo in natura che si assicura che solo chi si adatta sopravvive. La selezione naturale non produce nulla. Può solo "selezionare" quelle che è prodotto. La selezione naturale non è una energia che converte e dirige il meccanismo e la selezione naturale opera solo una volta che c'è vita e riproduzione e non prima. La natura di Dio non richiede che Lui abbia un inizio. Dio si autosostiene. L' universo no. Dato che l' universo non si autosostiene decisamente, l' universo richiede creazione (un inizio) come un supremo progettista e sostenitore. In altre parole, l' universo richiede Dio.
Infine, comunque, gli scienziati concedono che la Seconda Legge della Termodinamica conquisti l'intero univero e l' universo, lasciato a sè stesso, finirà in quello che gli scienziati predicono come morte del calore, perchè tutta l' energia nell' universo raggiungerà uno stato uniforme dove non sarà più possibile alcun lavoro di alcun tipo. Persino un universo che si contrae ed espande non sarà più possibile in tale stato. Questo prova, come detto prima, che l' universo non può essere eterno oppure avrebbe da tempo raggiunto questo punto di livello energetico uniforme. Tutto questo supporta semplicemente il credo per cui una fonte d' energia intelligente esterna alla natura e all' universo, sia responsabile della sua origine e del suo ordine.
La scienza non può provare che noi siamo apparsi per creazione o casualità, ma gli educatori e gli studenti dovrebbero essere liberi di investigare e farsi una propria idea su quali posizioni siano meglio supportate dalle evidenze scientifiche. Credere o meno nella possibilità dell'origine per caso o per creazione, è necessario per lo studio della stessa scienza. Una persona può comprendere il corpo umano e divenire un chirurgo di prima classe credendo o meno nel corpo umano come risultato delle forze casuali della Natura o di un Supremo Progettista. Serve fede per credere che siamo qua per il caso. Serve fede per credere che siamo stati creati da Dio.
L'autore, Babu G.Raganathan, ha una B.A Degree concentrata in teologia e biologia ed è stato riconosciuto per i suoi scritti su religione e scienza nella 24ma edizione di Marquis "Who's Who In The East". Il sito dell'autore è .
Fonte:
Tradotto da Richard per Altrogiornale.org

Ovviamente, le idee non mancano

Pensiero del giorno 28/01/2009.

"Ovviamente, le idee non mancano: nel mondo, ne circolano di ogni

sorta. Ma di quali idee si tratta? Come arricchirsi, come

soddisfare le proprie ambizioni, come dominare gli altri, come

divertirsi… E gli esseri umani galoppano dietro a queste idee

senza chiedersi dove alla fine esse li condurranno. Non sanno

che un’idea è una potenza magica che determina, orienta e

organizza tutte le particelle del nostro essere. Tutto il nostro

essere fisico e psichico tende a conformarsi alle idee che

portiamo in noi. Un’idea si presenta sempre come un centro, come

una vetta, e da là domina, dà ordini.

Quindi, attenzione: prima di adottare un’idea, studiatela bene,

perché essa è un’entità vivente che vi accingete ad introdurre

in voi, e una volta che essa si è instaurata, siete obbligati a

dirigervi secondo tale idea per soddisfarla. Se non volete

cacciarvi in un vicolo cieco, cercate di accettare soltanto idee

nobili e luminose. "

LIBRI - Omraam Mikhaël Aïvanhov

INTENZIONE di PACE: Un ESPERIMENTO Globale

 

Il Giornale Onlinedi Lynne Mc Taggart
L' Esperimento sull'intenzione di pace - Dimostrazione di un effetto “campo”. Di seguito i risultati di una prima esperienza iniziata a novembre. Le macchine REG che rilevano l'intensità dell'intenzione mostrano una coerenza altamente ordinata di fronte ad accadimenti molto tragici. Sembra che l'uomo sia abituato ad "allinearsi" su frequenze intensamente drammatiche. Un particolare non trascurabile.
Roger Nelson, progettatore del Global Consciousness Project e membro del nostro gruppo scientifico, ha analizzato l'effetto del nostro Esperimento sull'Intenzione di Pace, applicato ai generatori di un evento casuale, esperimento da lui condotto in modo continuativo in tutto il mondo. (A questo proposito vedi )

Numerose analisi rivelano che le macchine REG (Random Event Generator) erano influenzate da una meditazione di 40 minuti avvenuta durante gli otto giorni del nostro Esperimento sull'Intenzione di Pace, e tali cambiamenti erano simili a quelli verificatisi nei momenti di meditazione di massa nelle aree in cui si tenta di ridurre la violenza.
Analizzando i dati dell'intera settimana, Nelson e i suoi collaboratori riscontrarono un modello giornaliero coerente. Gli aumenti nell'ordine dei risultati REG erano simili ai cambiamenti stabiliti dal nostro protocollo, durante i 20 minuti di preparazione, o “Powering Up”, di osservazione del target dello Sri Lanka, e successivamente ai 10 minuti dell'effettivo invio dell'intenzione. Nonostante le macchine mostrassero un cambiamento già nella fase di Powering Up, quando i nostri partecipanti erano pronti, l'effetto fu più impressionante proprio nei 10 minuti dell'esperimento, mentre inviavamo l'intenzione.
“In particolare, la forte inclinazione dei dati nei 10 minuti di meditazione sembra uguale a quella osservata nell'esame degli stessi durante le Meditazioni Trascendentali dei meditatori di livello avanzato” scrive il Dottor Nelson. “Questi esperimenti del tipo “calmanti sociali” erano infatti serviti da modello per l'esperimento sull'intenzione di pace”.
Come alcuni potranno ricordare, l'Esperimento sull'Intenzione di Pace nacque al tempo dai numerosi studi sulla MT ( Meditazione Trascendentale). Questi dimostrarono che quando una massa critica di patedipanti all'esperimento medita regolarmente in un'area, l'indice dei reati o dei conflitti armati diminuisce.
Ma gli studi sulla MT esaminano semplicemente l'effetto di pratiche calmanti di “attenzione” come la meditazione trascendentale, appunto. Il nostro esperimento si è spinto un po' oltre esaminando cosa accade quando un grande gruppo manda un'intenzione di cambiamento estremamente chiara.
Come funziona il Global Consciousness Project(Progetto di Coscienza Globale):
Un REG, costruito per esaminare l'effetto della mente sulla macchina, rappresenta l'equivalente elettronico del XXI secolo del lancio di una moneta.
Il risultato di queste macchine (l'equivalente computerizzato di “testa o croce”) è controllato da una frequenza casuale alternata di impulsi positivi e negativi. Dato che la loro attività è del tutto casuale, le macchine producono “teste” e “croci” quasi la metà delle volte, secondo le leggi di probabilità.
Nelson ha messo a punto un programma computerizzato e centralizzato, per far si che i REG localizzati in 60 posti su tutto il globo, e funzionanti ininterrottamente, producano continuamente una corrente di bit casuali di dati in un immenso hub centrale attraverso Internet.
Nelson e i suoi collaboratori studiano periodicamente questi flussi di corrente confrontandoli con le maggiori e più recenti notizie, cercando di stabilire ogni sorta di connessione statistica. Metodi e analisi standardizzate mostrarono ogni manifestazione di ordine - un momento in cui il risultato della macchina mostrava meno casualità del solito - e se il tempo generato corrispondeva a quello di un evento mondiale più importante.
Fino a oggi i risultati sono stati messi a confronto con centinaia di eventi più o meno recenti, tra cui la morte della Principessa del Galles, la tragedia dell' 11 settembre, le reazioni alla guerra in Iraq e al presidente Bush. Ogni volta che qualcuno mostrava reazioni di grande gioia o spavento di fronte a un evento importante, anche le macchine sembravano reagire. Inoltre, il grado di “ordine” nel risultato della macchina sembrava incontrare l'intensità emotiva degli eventi, soprattutto quelli tragici: maggiore era l'orrore, maggiore l'ordine.
Perché questo risultato è così importante.
Nelson ci avverte che un singolo studio come questo produce solo un effetto statistico minimo, quindi conosceremo veramente la “prova” scientifica di un effetto solo se ripeteremo questo genere di studio ancora molte volte. "Tuttavia, il fatto che durante lo studio abbiamo rilevato un effetto tutti i giorni, dimostrando un impeto di cambiamento proprio durante il periodo di 10 minuti del vero esperimento - afferma Nelson - evidenzia una 'prova importante dell'effetto di consapevolezza e sensibilità della rete del GCP a un livello imprevedibilmente dettagliato”.
Puoi partecipare anche tu alla nostra valutazione dell'Esperimento sull'Intenzione di Pace -
Ora che è trascorso tempo a sufficienza per analizzare il vero effetto delle nostre intenzioni e raccogliere la testimonianza scientifica finale, ci serve anche la tua energia.
Abbiamo bisogno di sapere se e come avete partecipato, le vostre difficoltà, e cosa vi è accaduto a livello personale durante e dopo l'esperimento.
Per esempio, avete sperimentato la pace nella vita?
Abbiamo organizzato per voi una semplice indagine on-line. Il questionario non richiede dati personali, come nome, cognome o indirizzo, ma dettagli sulla vostra esperienza circa l'Esperimento di Pace e le sue conseguenze. Ogni informazione da voi fornita sarà usata solo nell'ambito di articoli scientifici, o come parte delle mie relazioni personali sull'esperimento, su queste e-news, e altrove.
Niente del materiale usato vi identificherà personalmente.
Dedicateci cinque minuti. Il vostro aiuto fornirà dati preziosi sull'esperimento e offrirà suggerimenti sul modo di migliorare il nostro sistema per i futuri Esperimenti sull'Intenzione.
Grazie in anticipo per aver trovato un minuto per partecipare all'indagine cliccando qui .
Lynne Mc Taggart è una giornalista e autrice pluripremiata del best-seller The Field: >>> il campo del punto zero. Il suo ultimo libro è La Scienza dell'Intenzione. Cura anche la pubblicazione di numerosi notiziari di medicina alternativa e spiritualità. Per maggiori informazioni: & Per gentile concessione di Living the field e Lynn Mc Taggart
Traduzione di Emanuela Pettinelli
Fonte:

Earthlings (Terrestri) - Sottotitoli Italiano

 

durata - 1:35:28 - 30/dic/2007

EARTHLINGS (Terrestri) è un documentario sull'assoluta dipendenza dell'umanità dagli animali (usati come compagnia, come cibo, come vestiario, per divertimento e per la ricerca scientifica) ma illustra anche la nostra completa mancanza di rispetto per questi cosiddetti "fornitori non umani". Il film è narrato dall'attore Joaquin Phoenix, nomitato dall'Academy Award (GLADIATOR) e la colonna sonora è di Moby, artista acclamato dalla critica. Attraverso uno studio approfondito svolto all'interno di negozi di animali, allevamenti di animali domestici, rifugi, ma anche negli allevamenti intensivi, nell'industria della pelle e della pelliccia, in quella dello sport e dell'intrattenimento, e infine nella professione medica e scientifica, EARTHLINGS usa telecamere nascoste e filmati inediti per tracciare la cronaca quotidiana di alcune delle più grandi industrie del mondo, che basano i loro profitti interamente sugli animali. Potente e informativo, EARTHLINGS è un film che fa riflettere ed è finora il più completo documentario mai prodotto sulla correlazione tra la natura, gli animali e gli interessi economici degli umani. Ci sono molti film ben fatti sui diritti animali, ma questo li supera tutti. EARTHLINGS deve essere visto! Molto raccomandato!

Fonte: Earthlings –VEG- TV

Bambino attaccato da Alieni?

 

Il Giornale OnlineMercoledì 3 Dicembre 2008
Janiel Estevam Ribero 6 anni , secondo la sua testimonianza, venne attaccato da alcune entità sconosciute scese da un disco volante (su Itarema, Brasile), domenica 2 novembre.
Descrive la somiglianza con gli esseri umani, ma con lunghe orecchie e le zampe di pollo, precisando che la sua bocca era una specie di coltello, che gli ha provocato il ferimento nel collo e ad un ascella.
Verità o finzione?
Itarema, Brasile - La notizia della comparsa di oggetti volanti non identificati, in questa città nella regione costiera, sta richiamando l'attenzione di tutti gli ufologi.
Le apparizioni sono proseguite per oltre un mese.
I testimoni oculari del caso registrato il 2 novembre, alle ore 19 sono tre bambini che vivono nella città di Córrego Salgado, a circa 25 km dal luogo dell'accaduto.
Uno di loro, 6 anni, tornò a casa con ferite al collo e sotto l'ascella destra.
Il ragazzo disse: "Un uomo di grandi orecchie e zoccoli di pollo mi ha attaccato e mi ha tagliato con un coltello."
La storia venne confermata dal fratello della vittima, Gilmário, e suo cugino Jose Felipe, che disse:

"E 'vero, sono stati due uomini che sono scesi da un disco, lo hanno bloccato e tagliato , ho visto tutto dall'alto.
Egli ha aggiunto che il disco non è atterrato perché il vento lo ha impedito.
Il luogo dell'accaduto è una zona rurale vicino alla casa di Janiel e rappresenta il primo caso nella regione, con testimoni oculari.
Nonostante la sua giovane età, il testimone raccontò di aver visto una fiammata di scintille verso la luna, che improvvisamente si spensero e sbarcarono. Da lì scesero le due creature che lo volllero catturare.
Fortunatamente, a causa di un filo spinato, le creature rimasero imprigionate e lui riuscì a scappare.Ma non prima che una delle due creature, lo ferì con qualcosa come simile ad un coltello dalla sua bocca.
I tre bambini sono i nipoti del contadino Nelson Ribero, 70 anni.
L'uomo al momento dell'aggressione non era in casa.
"Non voglio credere nella storia, ma come è possibile che mio nipote si sia ferito senza lasciare traccia di sangue?
Anche se si fosse tagliato col filo spinato, perchè non c'è traccia di sangue? ... Gli altri miei nipoti, dissero che quando lo bloccarono uno di quegli esseri prese un oggetto dalla bocca e cominciò a colpire Janiel "disse il nonno dei bambini.
Raimundo Ribeiro, 33 anni e padre di Janiel ha piena fiducia nella storia di suo figlio: "Ho trascorso la notte sveglio, osservandolo. Sono molto spaventato. Fino ad oggi non aveva dato nessun segno di cambiamento di comportamento ."
Nel vicino ospedale della città al bambino, gli sono stati inseriti 9 punti di sutura.
Nessuno vuole parlare di caso o rivelare il nome del medico.
Secondo il ricercatore Jacinto Pereira (direttore del CSPU), vi sarebbero correlazioni con alieni che avrebbero rimosso ghiandole ad animali trovati senza vita e con diversi ed evidenti segni sul corpo.
Nel caso del ragazzo di Itarema, l'esperto ritiene che siano attratti da quella parte del corpo dove si trovino questi organi.
Humberto Sousa Lima, ha dichiarato al giornale di Nordeste, di aver osservato uno oggetto volante non identificato, nei pressi di Itarema, lo scorso fine settimana: "E 'stato Sabato sera, l'oggetto è apparso in pochi secondi e poi è scomparso. Sembrava dirigersi intutte le direzioni, ma non riuscii a vedere più niente perchè una forte luce venne puntata su di me. "
Fonti: Radio Tabajara y Más allá del nivel
Tradotto da Quantico per Altrogiornale.org
Fonte:

Intervista a Eugenio Siragusa del 7 Aprile 1985

 

Intervista a cura di Giuliano Falciani

D - Chi sono questi esseri che visitano la Terra e che lei ha incontrato fisicamente?

R - Sono personaggi con caratteristiche multidimensionali che hanno poteri per i terrestri fantascientifici e che sono ritornati perché visitano la Terra da moltissimo tempo e hanno cercato di aiutare l’umanità nella sua evoluzione, però la scienza atomica minaccia non solo la Terra ma anche l’equilibrio già precario del sistema solare.

D- Da dove vengono?

R - Da altre costellazioni e altre galassie. Per loro non è difficile varcare gli enormi spazi che separano la nostra Terra e il nostro sistema solare da altre terre e da altri sistemi solari.

D - Chi è Eugenio Siragusa?

R - Non sono un mago, non sono un veggente e non sono un santone. Sono un amico dell’uomo, ovvero qualcuno che porta un discorso, un discorso che non è mio e che mi è stato ordinato di portare avanti, non da imporre ma da offrire, ognuno è libero di scegliere: di credere o non credere.

D – Come comunica con questi esseri?

R – Comunico in due modi: per frequenza diretta o per personificazione. Io posso personificare la personalità di un mutante e per mutante intendo uno di questi personaggi che ha la capacità di mutare di frequenza, di entrare in perfetta simbiosi con me, in questo modo io lo personifico, ottenendo parte delle sue prerogative e della sua personalità.

D – Da dove vengono?

R – In questo cosmo esistono 150 bilioni di universi e i cosmi sono infiniti. La vita intelligente pullula in decine di bilioni di miliardi di altri mondi. Ancora il mondo crede di essere il deserto del Sahara e ignora, o vuole ignorare, che egli è solo un granello di sabbia del deserto del Sahara.

Loro provengono da una confederazione interstellare, sono i pionieri del cosmo.

D – Perché vengono sulla Terra?

R – Perché la scienza dei terrestri è diventata pericolosa non solo per l’esistenza di questa umanità ma anche per l’equilibrio cosmo-fisico di questo sistema solare. Sono dunque ritornati per sorvegliare questa perniciosa involuzione che potrebbe portare all’autodistruzione non solo dell’umanità di questo pianeta ma potrebbe portare questo pianeta in circolo per l’universo con tutte le radiazioni mortali infettive e arrivare in altri pianeti del nostro sistema solare e anche di altri sistemi dove gli esseri vogliono vivere e non morire.

D – Lei parla di ritorno di questi esseri quindi vuole dire che sono già stati qui nel passato? Conoscono le origini dell’uomo?

R – Non solo conoscono le origini dell’uomo ma conoscono anche le origini di questo sistema solare. Loro lo hanno visitato per la prima volta quando il primate dell’uomo di oggi era un serpente piumato acquatico. Successivamente sono tornati ed hanno trattato geneticamente questo essere che si stava adattando sulla superficie terrestre. Esso stava subendo una metamorfosi così essi crearono l’uomo “ a loro immagine e somiglianza” trattando geneticamente questo serpente piumato. Così è nato l’uomo ad immagine e somiglianza del suo creatore. Io ho perfetta conoscenza dell’evoluzione del primate dell’uomo.

D – Perché non si mostrano apertamente a tutti gli uomini?

R – Se lo facessero non sarebbero migliori dei terrestri. La loro saggezza e sapienza gli impongono di comportarsi in un modo diverso rispetto a come i terrestri vorrebbero e ciò per non dare l’impressione di essere violenti nel coercire la libera interpretazione di ogni essere umano.

D – Non hanno forse paura dell’uomo?

R – Paura di che cosa? L’uomo nei loro confronti è un selvaggio, un primitivo. Malgrado la scienza terrestre  essi potrebbero distruggere l’uomo in cinque minuti se volessero ma poiché sono gli angeli di ieri ed extraterrestri oggi, essi con la loro metodologia ammoniscono, invitano a mettere le cose al loro giusto posto prima che sia troppo tardi, prima che il Dio in cui crede l’uomo potrebbe divenire intollerante.

D – Non è esagerato parlare di un Dio intollerante?

R – La storia ci insegna che questo Dio può diventare intollerante come nel caso di Sodoma e Gomorra. Prima di distruggere quelle città Dio inviò i suoi messaggeri per avvisare Lot e la sua famiglia. La visita e l’offerta di salvezza fatta a Lot ne sono una testimonianza, egli fu deriso eppure aveva avuto un contatto con questi esseri.

D – Quale è l’analogia tra le deità dei popoli del passato e gli extraterrestri? Perché venivano chiamati Dei se invece sappiamo che esiste un solo Dio?

R – Dio è un titolo non è un nome. Possono esistere diversi generali non uno solo.

D – Quale è il significato di alcune figure bibliche come i Cherubini e i Serafini?

R – Si tratta di una gerarchia superiore, la Triade superiore. I Cherubini, i Serafini e i Troni. I Cherubini sono i “Mutanti” coloro che possono mutare ma che non hanno il potere di creare forma e sostanza, i Serafini sono  i “Cristici” sono gli Elohim, e i Troni sono quelli che i terrestri chiamano “Dio” e che anticamente si chiamavano Dei.

D – Questi esseri possono mostrare e trasmettere la loro scienza all’uomo?

R – Se lo facessero sarebbe terribile perché se gli uomini fanno cattivo uso della scienza nucleare non oso immaginare che uso farebbero della loro alta scienza che è in grado di modificare le strutture molecolari della materia o addirittura di modificare la materia in una frequenza dimensionale diversa. Se ciò avvenisse l’umanità vivrebbe una fine più rapida. Essi non sono così incoscienti come gli scienziati terrestri.

D – Con questo vuol dire che l’uomo deve temerli?

R – No. L’uomo non deve temere nemmeno Dio quando si comporta secondo la sua legge. Lo deve temere quando molesta i suoi disegni o quando tenta di distruggere ciò che non gli appartiene: la vita!

D – Quindi non c’è ostilità da parte di questi esseri?

R – Tutt’altro che ostilità c’è una sollecitazione, un invito a mettere le cose al loro giusto posto.

D – Come potrebbe comportarsi l’uomo secondo questi esseri?

R – L’uomo dovrebbe comportarsi così come gli è stato insegnato da un personaggio che è stato ucciso dagli uomini per paura della verità. Perché è stata innalzata la croce sul Golgota? Per paura di che cosa?

D – Quindi Gesù Cristo era un extraterrestre?

R – Non era di questo mondo. Non basta?

D- Non viene così completamente sballata la concezione religiosa che l’uomo ha fatto?

R – C’è solo una cosa importante: portare sul piano dell’attuale tempo i valori del passato e capirli più profondamente, vagliarli seriamente senza confondere le menti. Occorre dire tutta la verità. Questo potrebbe rendere gli uomini liberi, liberi davvero.

D – Di quale verità parla?

R – La verità è stata offerta all’uomo da colui che la portava, da Gesù.

D – Chi non vuole che l’uomo sia libero?

R – Il potere. Forse peggiore di quello del passato. Tiranni, commercianti di morte e distruzione, essi sono coloro che impediscono, che creano ostacoli affinché la verità non faccia presa sull’uomo perché altrimenti perderebbero “il latte, il pelo e anche la pelle delle pecore”.

D – Quindi vuol dire che in altri mondi abitati non esiste il potere?

R – Esiste un potere ma viene dato a coloro che lo possono esercitare, a scienziati che conoscono le cause e gli effetti delle strutture sociali che edificano.

D – Molti scienziati hanno dato spiegazioni sugli avvistamenti. Una buona parte di loro non crede che si tratti di esseri provenienti da altri mondi. Perché?

R – Esiste una congiura del silenzio e io so chi la esercita. Questa congiura comporta il discredito del fenomeno ed invita l’opinione pubblica a non credere, a diffidare e a pensare che questi esseri provenienti dagli spazi esterni siano voraci serpenti mimetizzati in forma umana, cannibali, ecc. Sono stati realizzati moltissimi film per portare la mente umana alla dissuasione, al terrore, alla paura di essere “inforchettati”, arrostiti vivi da alieni sanguinari.

Voglio ricordare che Gesù venne considerato un demonio, un satanasso, per questo fu ucciso.

Questi esseri sono gli angeli e i messaggeri di ieri, “angelo” significa messaggero e non vuol dire che essi devono per forza avere le ali, possono anche avere altre facoltà che l’uomo non conosce.

D – Quale altro insegnamento questi esseri hanno portato all’umanità?

R – Un insegnamento molto importante è quello di istituire la reale religione che deve entrare in ogni cuore e spirito umano e sarebbe questa: “Ama il tuo prossimo come te stesso”: questa è la vera religione!

D – Lei è un prescelto?

R – Per saperlo ho aspettato 10 anni. E’ il tempo minimo concesso per poter essere idonei a personalizzare un’entità astrale, un mutante o un diretto messaggero di Dio.

D – E’ cambiato qualcosa nella sua vita dopo l’incontro con questa realtà, lei si sente diverso?

R – Certo. E’ cambiato molto nella mia via, la cosa più importante è quella di sentirmi più utile di quanto non lo fossi prima, più portato a collaborare per una causa giusta.

Io amo l’uomo e proprio per questo ho sacrificato parte di me stesso, e sono dispostissimo a sacrificare tutto me stesso se sapessi che l’umanità potrebbe avviarsi risolutamente verso il nuovo Cielo e la nuova Terra.

D- Cosa intende per il nuovo cielo e la nuova terra?

R – Il Regno promesso. Sta all’uomo conquistarlo o rifiutarlo.

D – Lei pensa che per come stanno le cose adesso l’uomo potrebbe conquistare questo regno promesso?

R – Se lo chiede si! Volendolo, si! Purtroppo i presupposti non ci sono. C’è una corsa non solo verso l’autodistruzione ma anche verso la distruzione di tutti i valori morali che servono per raggiungere questa ambita meta.

D – Non potrebbe accadere che questi esseri un giorno decidano di abbandonare l’uomo?

R – No! Non è nella mente dell’Intelligenza Onnicreante una decisione di questo genere, piuttosto potrebbe intervenire ad imporre un radicale cambiamento per salvare il salvabile. L’uomo deve vivere su questo pianeta perché è una necessità indispensabile all’economia creativa.

D – Quindi se qualcosa si distruggesse sulla Terra questo potrebbe avere degli effetti anche sul sistema solare?

R – Certo se ad una cellula del corpo umano venissero a mancare i suoi enzimi verrebbero a mancare i presupposti per la vita della cellula stessa e quindi la sua prematura morte.

D- Anche la Terra dunque ha una sua funzione ben precisa?

R – Tutto ha una funzione ben precisa, niente avviene per caso, tutto è causale. Non esiste la casualità ma la causalità. L’Intelligenza Onnicreante, quella che i terrestri appellano con il nome di Spirito Santo non è altro che l’Idea Onnicreante del cosmo.

D – Cosa rappresenta per lei la morte di Gesù?

R – Per me Gesù non è morto. Non poteva morire nemmeno se lo avesse desiderato e io non capisco perché ancora oggi commemorano un morto. Lui è stato sempre vivo anche quando lo hanno creduto morto, perché egli era un mutante, in perfetta sintonia con l’Intelligenza Onnicreante quindi come poteva morire un eterno.

D – Lei pensa che gli uomini sarebbero in grado di contraccambiare alla fratellanza che spinge questi esseri a venire sulla Terra?

R – La fratellanza sulla Terra è in agonia. Il padre contro il figlio, il figlio contro il padre, guerre rumor di guerre, pestilenze, fame, morti ammazzati. Dov’è la fratellanza?

D – Quindi lei dice che l’uomo non sa edificare l’armonia sulla Terra?

R – Non solo non la sa edificare ma ci sono coloro che spingono affinché le cose rimangano così perché questo fa comodo al potere. Fa comodo all’ignoranza, la perversità, il consumismo, i commerci illeciti. Anche volendo molti non possono sollevarsi da tutto questo perché sono obbligati, violentati in questo intimo desiderio di essere migliori, più giusti, di essere fratelli.

D – Secondo lei cosa dovrebbe fare l’uomo per vivere come gli extraterrestri?

R – Verrà il tempo in cui l’uomo volente o nolente dovrà accettare una legge che ha sempre rifiutato. Questo tempo non è lontano, i segni ci sono, essere ciechi e sordi non gioverà all’umanità. L’uomo ha bisogno di vedere e udire più che di toccare e i segni ci sono sia in cielo che in terra.

D – Da chi è voluta la congiura del silenzio?

R – E’ voluta da chi ha paura della verità. La verità fa paura, ai commercianti di morte e distruzione. La verità potrebbe rendere gli uomini liberi e gli uomini non devono essere liberi altrimenti come potrebbero continuare ad essere manipolati? Ecco il perché della congiura del silenzio. Nessuno deve sapere che c’è qualcosa capace di rendere liberi gli uomini: la verità! Per questo è stata innalzata la croce sul Golgota, per paura della verità!

D – Lei pensa che la gente comune voglia conoscere o voglia ignorare tutto questo?

R – Intimamente l’uomo è alla ricerca della verità ma è condizionato, influenzato, è portato fuori strada, volutamente, ma non tutti sono così, molti si stanno risvegliando, molti hanno identificato bene il comportamento e gli atteggiamenti di certe istituzioni e quindi cominciano a vederci chiaro. Questo è già una buona predisposizione.

D – Chi sono i black men?

R – Sono uomini terrestri dediti a dissuadere, a ridicolizzare, a manipolare, anche a perseguitare, ammonire, a terrorizzare tutti coloro che cominciano a vederci chiaro. Sono gli esecutori di quelle istituzioni di cui parlavo prima, hanno questo compito ma per poco tempo ancora!

D – Lei ha paura dei black men?

R – No. Non ho paura di questi personaggi! Io non ho paura nemmeno della morte, la morte non esiste, esiste un cambio di dimensione. Se da vivo ho fatto quello che ho fatto da morto sarò più temibile perché potrò fare molto di più. Quindi non ho paura di questa gente. La mia unica paura è quella di disubbidire all’amore che chiama l’amore.

D – Non teme che qualcuno possa costruire un complotto contro di lei?

R – Che lo facciano! Se hanno già tentato e hanno fallito può darsi che falliscano una seconda volta! Io eseguo scrupolosamente una programmazione e non sono solo. Facciano quello che vogliono io non li temo.

D – Ha mai ricevuto visite da parte del controspionaggio internazionale?

R – A iosa da tutte le parti del mondo! Ma non hanno mai avuto quello che volevano. Io so quello che posso dire e quello che non posso dire. Molti di loro volevano sapere come funzionava un disco volante, o quale sono le strutture tecniche dei loro apparecchi ma io non ho detto niente, non sono programmato per queste cose.

D – Ma lei si ritiene un personaggio scomodo visto che hanno cercato di ridicolizzare la sua missione e la sua opera in tutte le maniere?

R – Certo ma questo lo sapevo già, era inevitabile! Questa persecuzione la conoscevo già quindi non mi ha meravigliato affatto. Anzi mi ha dato più forza, mi sono sentito più libero, ho capito quello che qualcuno mi aveva detto prima: “prima di perseguitare voi hanno perseguitato me”.

D – Cosa sta facendo per questa umanità?

R – Il possibile. L’impossibile non lo posso fare. Io deve semplicemente portare avanti un discorso, poi sarà l’umanità ad accettarlo o no. Questo è il mio compito e questo faccio. Ci sono coloro che sono più avanti di me che possono fare quello che a me non è concesso fare.

D – Cosa sta accadendo all’asse magnetico terrestre?

R – L’asse magnetico terrestre ha subito proprio negli ultimi tempi un oscillamento a causa della distonia dell’anello magnetosferico del geoide accelerato negativamente dalle esplosioni nucleari nel sottosuolo e in superficie. C’è il pericolo di una fuga senza ritorno dell’asse magnetico di 45° a sud sud-ovest portando l’europa al polo nord e l’america del nord compreso il Canada con tutte le conseguenze disastrose derivanti dallo scioglimento delle calotte polari che innalzerebbero le acque di circa 600 metri di altezza. Di questo devono prendere coscienza i nostri scienziati perché è possibile che questo accada se si continuerà con queste nefaste sperimentazioni nucleari.

Circa 150 milioni di anni fa avvenne uno spostamento dell’asse polare a causa della caduta di uno dei tre satelliti che orbitavano intorno alla Terra. L’ultimo cadde nell’oceano atlantico provocando lo sprofondamento del continente atlantideo e anche se allora l’asse magnetico non si spostò la Terra subì comunque delle oscillazioni ondulatorie notevolissime fino ad invadere la superficie terrestre: le acque invasero la superficie terrestre e Noè fu avvertito in tempo e non solo lui ma per esempio anche il popolo Incas, in modo che si rifugiasse oltre i 3000 metri di altezza, perché i flussi e i riflussi delle maree penetrarono la terra con onde alte 175 metri e questo flusso e riflusso è durato per un periodo fino a mettere sotto il fango intere città. Ma chi avvertì Noè? E l’arca era una barca o qualcosa di più sofisticato?

D – Cosa rappresentano le Piramidi?

R – La piramide è la struttura reale della macromolecola. Questa struttura non è stata usata solo in Egitto ma anche nell’america centrale. Hanno fotografato delle piramidi anche sulla superficie di Marte, e anche una Sfinge. I primi pionieri giunti da Marte avevano portato una cultura particolare ereditata poi dagli atlantidi e di conseguenza da tutti gli scampati che migrarono verso oriente ed occidente prima ancora che l’Atlantide venisse letteralmente distrutta. Ci sono dei segni molto palesi: la cultura egizia e quella maya avevano molti in comune ma gli storici hanno capito ben poco di tutto ciò.

D – Lei pensa che la via del nucleare sia una strada senza ritorno?

R – Senz’altro! Se non si modificano certi valori applicativi sarà l’inizio dell’autodistruzione di questa umanità. Esiste il segreto di utilizzare l’energia nucleare ed è quello di fissare l’atomo invece che di disintegrarlo, perché mentre la fissazione produce la vita la disintegrazione produce la morte. In altri pianeti di altri sistemi solari hanno già realizzato questa imponente opera e non hanno problemi energetici, l’energia non costa nulla.

D – Quanti uomini sono coscienti di questa realtà?

R – Molti. Ma non hanno il coraggio di reagire. Forse perché sono anche impediti a farlo.

D – Cosa succederà in futuro, ci saranno ancora avvistamenti UFO?

R – Ci sono tutt’ora e parecchi, ma sono tenuti nascosti! L’avvistamento di un UFO non fa pubblicità ma sono numerosi. Molti li vedono e altri li vedranno in seguito.

D – Lei pensa che cambierà la problematica di questi avvistamenti?

R – Si certo. Non appena cambierà la loro metodologia anche la problematica cambierà. Voglio dire che col passare del tempo la metodologia di questi esseri sarà molto più chiara e penetrante. In un primo tempo è stata usata una metodologia preparatoria, sensibilizzatrice, adesso la metodologia cambierà e allora potremo vedere e forse toccare e ravvederci degli errori di interpretazione fatti fino ad oggi.

D – Cosa si aspettano gli extraterrestri da noi uomini?

R – Quello che sperano per il nostro bene è la redenzione, il ravvedimento, il mettere le cose al loro giusto posto secondo una logica universale.

Questo si aspettano e questo darebbe all’umanità la possibilità di entrare in contatto con i veri maestri di vita e di verità e usufruire della loro saggezza e della loro sapienza. Questo sperano!

D – Pensa che congiura del silenzio continuerà?

R – Si può contrastare la verità, ma vincerla mai! Quindi è questione di tempo. Quando ci saranno le manifestazioni che si dovranno verificare allora anche i congiuranti dovranno piegare la schiena perché non potranno nascondere nulla. La verità si rivelerà con tutta la sua imponenza. Come si può nascondere la verità che si rivela?

D – Cosa possono in definitiva fare questi esseri che vengono da altri mondi?

R – Possono portare a termine quello che è stato cominciato circa 2000 anni fa. Possono sollevarci dalle sofferenze, dalle tribolazioni, dalle difficoltà in cui oggi l’uomo si trova. Ignorare queste difficoltà e queste tribolazioni non è possibile. Sono i segni dei tempi. La loro opera si può definire salvifica e mira a rendere l’uomo cosciente di una verità che è molto più antica della fondazione di questo mondo. Sta all’uomo accettare o rifiutare!

D – Cosa direbbe all’umanità?

R  - Io direi di far risuscitare quello che sta per morire ovvero l’amore verso il prossimo, la vera giustizia, la vera pace, la vera concordia fraterna, cosa ci potrebbe essere di più bello, di più sublime, di più reale?

D – Ha mai avuto paura che qualcosa avesse potuto andare male nella sua missione?

R – No! Ormai sono 33 anni. Sono stato folgorato a 33 anni e quest’anno il 25 Marzo 1985 nel compimento dei miei 66 anni ho anche compiuto 33 anni di opera. Cosa devo temere? No, non temo nulla!

D – Chi è realmente Eugenio Siragusa?

R – Sono stati in molti a domandarmelo. Che importa sapere chi io sia o da dove vengo, ciò che conta e prendere coscienza del discorso che porto. Non ha importanza il messaggero, è importante il messaggio.

Amici vi ricordo che io sono un vostro amico e non mi importa di soffrire per amore vostro, lo faccio volentieri costi quello che costi perché amo l’uomo e spero, spero tanto nella sua salvezza!

Eugenio Siragusa

http://www.associazionesaras.it/Conferenze/DetInterviste.asp?IDIntervista=44

VEDI ANCHE:

http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/messageu.htm

Il mistero della cometa che guidò i Magi

Il Giornale OnlineCosa guidò i Magi verso Betlemme proprio nei giorni della nascita di Gesù? La tradizione popolare vuole che sia stata una cometa, ma in realtà nessun vangelo ne fa cenno.
L'unico evangelista a citare un fenomeno celeste che avrebbe indicato la via da seguire ai re venuti dalla Mesopotamia è Matteo, che tuttavia parla solo di una generica stella. Da dove trae dunque spunto l'iconografia classica, cosa fu ad accompagnare a Betlemme i tre nobili orientali e, soprattutto, perché questi decisero di intraprendere un lungo viaggio a causa dell'apparizione di una nuova stella nel cielo?
Il mistero della fantomatica stella che più di duemila anni fa indicò la via ai Re Magi per la mangiatoia dove giaceva il figlio di Dio è da sempre uno dei rompicapi più famosi e accreditati tra gli astronomi di tutto il mondo. Questi hanno spesso fatto a gara per trovare una spiegazione scientifica al fenomeno, sviluppando anche diverse teorie valide. Il vero neo dell'intera ricerca risiede però nel fatto che nessuno sa realmente quando nacque Gesù.

Tra il molto materiale disponibile sull'argomento vi è in rete un testo che risulta il più completo e chiaro di tutti. Il documento è stato redatto da Christian Lavarian nel dicembre del 1998 e aggiornato nel giugno del 2001
Quando Gesù fu nato a Betlemme di Giudea ai tempi del Re Erode, ecco apparire dall'Oriente a Gerusalemme alcuni Magi, i quali andavano chiedendo dove fosse nato il Re dei Giudei, perché - dicevano - avevano visto la sua stella al suo sorgere ed erano venuti ad adorarlo [...]. Allora Erode, accolti segretamente i Magi, si informò accuratamente da loro circa l'epoca in cui la stella era apparsa [...]. Udito il re, essi partirono ed ecco, la stella che avevano visto al suo sorgere, apparve di fronte a loro, finché si arrestò sul luogo dove stava il Bambino. Matteo (II, 1-2)
L'ipotesi cometaria
Pare che il primo ad interpretare la stella di Matteo come un oggetto astronomico vero e proprio sia stato Origene, teologo alessandrino vissuto nel III secolo. Nel suo Contra Celsus egli sostiene con fermezza la realtà astronomica dell'evento, che interpreta come la comparsa di una brillante cometa .
Una prima constatazione molto importante tuttavia emerge subito: Matteo non fa assolutamente cenno ad una cometa, ma parla di una stella in maniera generica.
È probabile che anche nelle prime comunità cristiane la stella dei Magi fosse interpretata come una cometa.
Presso i Babilonesi queste erano considerate come oggetti astronomici, fonti di buono o cattivo auspicio a seconda della loro posizione in cielo, luminosità, colore. Aristotele le relegò al mondo sublunare come fenomeni astronomici, mentre Tolomeo ne sottolineava l'importanza per la predizione di importanti eventi. Innumerevoli sono gli esempi che vedono le comete come atteso segno per l'avvento di re o imperatori, oppure causa di profondi cambiamenti politici, o carestie e pestilenze. Fu così che nel 118 a.c. una luminosa cometa sembrò indicare la nascita di Mitridate, re del Ponto. Più tardi, nelle parole di Tacito leggiamo il terrore che incutevano a Roma: Nerone ne fu impaurito a tal punto, era il 64 a.c., da sacrificare alcuni noti personaggi romani per evitare potenziali tragedie.
Si cominciò a parlare insistentemente di un astro chiomato solo a partire dal 1300. Il grande pittore Giotto osservò personalmente una meravigliosa apparizione della cometa di Halley e, comprensibilmente, non resistette all'idea di disegnare il grande evento astronomico sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova nel 1301. Molti storici ritengono che la tradizione popolare della stella cometa abbia tratto particolare forza proprio da questa rappresentazione.
A favore dell'ipotesi cometaria si potrebbero portare diverse prove: ai Magi la stella appare due volte, la prima quando li guida verso la Palestina, la seconda da Gerusalemme a Betlemme. Potremmo interpretare questo fatto come la visibilità di una cometa prima alla sera e poi alla mattina, dopo il passaggio al perielio.
La cometa di Halley
L'astro chiomato sul quale maggiore si è posta l'attenzione degli storici è stato la cometa di Halley, non per nulla la più conosciuta. Innumerevoli studi hanno ricostruito i passaggi della cometa fino a circa 2500 anni fa basandosi su precise osservazioni del tempo. La cometa di Halley apparve nei cieli del nostro emisfero, come riportato con precisione dalle cronache scritte, nel mese di ottobre dell'anno 12 a.c.. Era un periodo di pace e tranquillità per l'area del Mediterraneo: l'imperatore Augusto abbelliva Roma con templi, opere edilizie come l'Ara Pacis ed il teatro di Marcello. In Palestina Erode il Grande stava costruendo una città in onore di Augusto, Cesarea.
A Roma vivevano Orazio ed Ovidio. Proprio nella capitale dell'impero troviamo cronaca di un primo avvistamento della cometa, riportato contemporaneamente alla morte di Marco Vipsiano Agrippa, genero di Augusto e suo valido collaboratore: "Sotto il consolato di Valerio Messala e di Sulpicio Quirino, prima della morte di Agrippa, si vide per parecchi giorni una cometa: era come sospesa sulla città di Roma, ed in seguito apparve risolversi in diverse piccole fiaccole".
Dalla Cina provengono osservazioni più precise: gli astronomi imperiali riportano l'apparizione di una cometa nella costellazione dei Gemelli nel mese di agosto del 12 a.c.. Essa si spostò di seguito nelle costellazioni della Lince, del Leone Minore e del Leone, passando poco distante da Saturno. Raggiunse le costellazioni di Ofiuco e dello Scorpione, dove scomparve alla vista per la vicinanza del Sole, 57 giorni dopo il suo avvistamento.
Quindi la cometa apparve molto luminosa e visibile per ben due mesi. Alcuni studiosi hanno cercato di risalire alla magnitudine della cometa comparando questo passaggio a quello del 1835, molto simile geometricamente, ma l'influenza dell'attività solare sulla lunghezza e luminosità delle code cometarie ha reso il compito abbastanza arduo. La stessa apparizione recente della cometa, avvenuta negli anni 1985-86, ha mostrato l'estrema difficoltà nel predire correttamente la luminosità di un simile corpo celeste, anche se osservato per diversi passaggi.
Si trattò comunque della cometa più luminosa per un periodo di almeno quindici anni prima e dopo la sua apparizione. Dobbiamo quindi escludere, vista la bontà della verifica storica, che la cometa di Halley possa essere stata la "stella di Natale" come indicato da alcuni autori nel passato. L'incongruenza di fondo tra la sua apparizione e la data di nascita di Cristo non è cronologicamente risolvibile.
Fonte:

tratto da: Mister O’

Natura e umanità verso la distruzione

 

Il Giornale OnlineGiorgio Crusca
Quando l’uomo viveva molto più vicino alla natura, pur non disponendo di cognizioni scientifiche sui complessi fenomeni ad essa legati, aveva compreso attraverso tanti millenni una cosa fondamentale: la sua esistenza e le condizioni di vita erano possibili solo rispettando le misteriose leggi che regolano il continuo divenire dell’ambiente inteso nel senso più lato.
Aveva compreso che coltivando la terra a lungo andare sarebbe diminuito il potere nutritivo per le piante, ma aveva anche scoperto che bastava fare delle rotazioni delle colture e spargere del concime naturale per ripristinare gli equilibri degli elementi mineralogici ed organici dei terreni.
L’uomo aveva trovato il sistema di catturare gli esseri viventi nelle acque, ma non disponendo di mezzi per la loro conservazione si limitava a pescare lo stretto necessario per il suo nutrimento e, cosa più importante, aveva capito che, per non compromettere l’equilibrio della riproduzione, bisognava evitare la pesca indiscriminata durante i periodi destinati alla riproduzione e limitarsi nelle altre epoche a catturare gli individui più adulti.
L’uomo per tanti millenni, affascinato dalla capacità di librarsi nell’aria di tanti esseri viventi e sognando di poterli un giorno imitare, aveva intuito che anche loro, facendo parte della natura, ubbidivano alle leggi fondamentali che regolano l’equilibrio tra tante specie, ognuna delle quali assolve un ruolo ben definito, limitandosi alla loro caccia solo a scopo di nutrimento.

Forte di questa convinzione non aveva mai messo in essere fino ai tempi moderni alcun mezzo per distruggere indiscriminatamente la fauna e la flora.
Per l’uomo primitivo la caccia e la pesca erano gli unici mezzi per nutrirsi, ma lo faceva nel rispetto delle regole che si era dato, senza perturbare l’equilibrio della natura.
E’ l’uomo moderno che, con non poca ipocrisia, ha trasformato in sport la caccia e, con non poca incoscienza, esercita la pesca a tutto campo.
Così anche nell’agricoltura l’uomo ha abbandonato il sistema di coltivazione tramandato per secoli, dedicandosi alle colture intensive, facilitato in ciò dalla scoperta dei concimi di sintesi.
E’ vero che anche eminenti agronomi sono convinti che lo sfruttamento del terreno per tanti secoli e la selezione naturale delle piante, associata alla resistenza a determinate fitopatie, rendono ormai indispensabile l’uso dei prodotti chimici, ma a condizione che questi siano impiegati in maniera oculata.
E così l’uomo per tanti millenni, pur non sapendo quali fossero i misteriosi strumenti che la natura utilizza per mantenere nel suo continuo divenire questo stupendo mondo vivente, aveva intuito che anche lui faceva parte del sistema e che quindi anche lui doveva assecondare la natura stessa, senza avversarla, perché tutti gli esseri viventi compreso lui hanno avuto origine e si sono evoluti in un contesto di regole.
Gli uomini per millenni hanno creduto all’esistenza di forze misteriose, quasi divine, intenti a regolare non solo i cicli riproduttivi del regno vegetale ed animale, ma anche i grandi eventi fisici come temporali, alluvioni, terremoti, eruzioni vulcaniche e tutti gli altri fenomeni naturali.
Il Giornale OnlineNon potendo individuarne le cause, preferirono considerare gli eventi calamitosi piuttosto una punizione delle divinità per colpe commesse dagli uomini: Mai attribuirono tali calamità ad imperfezioni della natura.
Fino a pochi decenni fa’, molto più spesso che non ora, si usava l’espressione "Madre Terra", quasi a sottolineare la devozione filiale degli uomini verso la natura. Tanti di noi ricordano la sacralità che si aveva verso i prodotti della terra (ci veniva insegnato che bisognava baciare il pane se involontariamente lo facevamo cadere), in quanto erano il frutto della generosità del suolo e di grandi fatiche dell’uomo.
E l’uomo moderno quali sentimenti nutre verso la Terra? Sono sentimenti piuttosto verso una "Matrigna" in quanto nelle regole della natura gli uomini vedono solo dei limiti ai propri egoismi, preferendo distruggere
coscientemente ciò che la natura ha creato per millenni, pur sapendo che le future generazioni erediteranno condizioni di vita invivibili.
Non poca è la responsabilità dei media e di chi dovrebbe far rispettare le leggi, forse perché non sanno o non vogliono distinguere gli eventi naturali da quelli provocati dall’incuria e dalla scriteriata gestione del territorio da parte dell’uomo, quasi creando un alibi alle scellerate azioni dell’umanità contrabbandando i nefasti eventi come imponderabili e imprevedibili effetti della natura.
A questo punto ci si può domandare: ma la geologia, intesa come studio delle diverse epoche succedutesi per 4,5 miliardi d’anni dall’inizio della creazione del pianeta Terra, cosa ha a che vedere con l’ambiente in cui viviamo?
Innanzi tutto va precisato che il rapporto tra Geografia e Geologia: è lo stesso che c’è tra la fotografia e la pellicola di un film. Infatti, la Geografia è l’istantanea di una zona, di una regione o, se si vuole, dell’intero pianeta, mentre la Geologia è una sequenza di fotogrammi scattati successivamente in epoche diverse, dai quali se ne ricava, come in un filmato, l’evoluzione della Terra non solo per quanto riguarda la dislocazione delle terre emerse e dei mari, ma i cambiamenti dei climi intesi nel senso più lato.
Per tanti millenni l’uomo si è sempre chiesto:
come ha avuto origine la Terra?
Essa e quindi l’ambiente sono stati sempre uguali?
Come sarà in futuro?

Non disponendo d'informazioni scientifiche, l’Homo sapiens prima e l’uomo " pre- moderno " poi, hanno avuto sempre due importantissimi strumenti a disposizioni per rispondere a queste domande: l’osservazione e l’intuizione.
La prima ha permesso loro di studiare le varie situazioni, analizzando talora anche nel dettaglio i vari meccanismi, mentre l’intuizione li ha portati a determinare non solo la successione degli eventi, ma spesso i rapporti tra cause ed effetti.
Diversi millenni fa l’uomo ha intuito che la Terra ha avuto un’origine e che lo stato attuale è il risultato di un continuo divenire inarrestabile, per cui in un futuro molto lontano, il suo aspetto geomorfologico e ambientale potrà cambiare.
L’altra grande intuizione che la Vita sul nostro pianeta è comparsa improvvisamente, iniziando con esseri viventi più semplici, appartenenti al mondo vegetale e che essa ha avuto inizio nel mare.
Infine altra grande intuizione è quella di aver ritenuto che vi sia stata un’evoluzione degli esseri viventi, sia nel mondo vegetale sia animale, arrivando ad avere forme sempre più complesse delle quali l’uomo è l’ultimo arrivato.
Basti pensare alla successione delle varie fasi della creazione della Terra riportata nei testi sacri di diverse Religioni, come la Bibbia, successione che nelle grandi linee corrisponde a quanto è stato riscontrato dallo studio geologico del nostro pianeta.
Quest'affascinante ricostruzione della Terra, come si sia evoluto l’ambiente nei vari periodi geologici, come si sia giunti alle attuali condizioni e, nel limite del possibile, come saranno in futuro le condizioni della Terra, con particolare riferimento all’Europa, lo tratteremo nei prossimi appuntamenti su questo sito.

tratto da :Altro Giornale

La vera storia di Barbablu'

 

Il Giornale OnlineCRONACA VERA DI UNA STORIA HORROR ACCADUTA NEL LONTANO 1400
Il conte Gilles de Rais, un eroe, maresciallo di Francia a soli 25 anni, ha pagato con l'impiccagione le sue efferate scelleratezze. Non è un personaggio di fiaba ma il protagonista di una vicenda scritta nei documenti giudiziari
Barbablù. Una storia horror del XV secolo. La cronaca vera di una vicenda truce a tal punto da apparire incredibile. Un episodio mostruoso che si concluse nel mattino di mercoledì 26 ottobre 1440 quando, alle nove in punto, i battenti della Cattedrale di Nantes si aprivano per lasciar uscire un solenne corteo, guidato dal Vescovo Malestroit, la mitra dorata sul capo, il pastorale in pugno, le mani guantate di bianco.
Dietro di lui venivano i canonici del capitolo, i sacerdoti, i novizi, i chierichetti e poi la folla dei popolani. C'era insomma tutto l'apparato di ogni processione solenne, con cui una città festeggia la fine di una pestilenza o rende grazie per un miracolo. Ma questa volta l'occasione era ben diversa: la processione si dirigeva fuori della città e aveva come meta i prati dell'isola di Biesse: là era pronta la forca per giustiziare un uomo che si era macchiato di crimini abominevoli: Gilles de Rais, erede di una fortuna colossale, eroe nazionale alla presa di Orléans, compagno d'armi di Giovanna d'Arco, maresciallo di Francia a soli venticinque anni. E ispiratore, secondo i più, del personaggio di Barbablù.
Gilles de Rais saliva sul patibolo a soli trentasei anni: ma in un periodo cosi breve aveva vissuto con un'intensità frenetica la sua avventura, provando ad essere di tutto e il contrario di tutto: eroe militare, munifico nobiluomo, cattolico fervente, ingenuo evocatore di demoni e mostro: tra il 1432 e il 1440 alcune centinaia di fanciulli e ragazzi vennero uccisi o fatti uccidere da Barbablù, il più delle volte dopo essere stati oggetto di abusi sessuali. Ogni sera, dopo i sontuosi banchetti che si tenevano nel castello di Tiffauges, o in quello di Champtocé, o in un'altra delle residenze dove conduceva la sua vita errabonda, il sire di Rais si ritirava, seguito da una corte di pochi intimi, succubi e profittatori, tra i quali non mancavano mai i due servi, Henriet e Poitou, che seguiranno il loro signore fin sul patibolo.

Nelle stanze del signore venivano introdotte le vittime: giovinetti del popolo, in genere attratti al castello col miraggio di entrare nella corte come paggi o servitori, di poter quindi avere abiti buoni e cibo quotidiano. E per questi infelici si spalancavano invece le porte di un abisso di sofferenze. Oggetti di abusi sessuali, prima o dopo esser torturati, venivano infine uccisi quando la furia del loro "signore" si era finalmente acquietata. I poveri resti venivano poi bruciati o gettati nelle cantine più profonde. Si é parlato di "qualche centinaio" : la cifra é necessariamente approssimativa perché, nonostante I'accurata istruttoria condotta dai giudici e nonostante la piena confessione dell' imputato, la macabra contabilità non poté mai essere completata, data la frenetica attività di Gilles de Rais.
L'impiccagione concluse la carriera del mostro: ma non si deve pensare che la pubblica esecuzione fosse stata accompagnata dalla soddisfazione della folla, come spesso accade quando viene giustiziato chi si é macchiato di crimini particolarmente abietti e come, a maggior ragione, doveva avvenire quando il criminale apparteneva alla nobiltà, alla casta quasi sempre intoccabile.
Al contrario: le cronache dell'epoca ci parlano di una giornata di "edificazione" perché Gilles de Rais aveva saputo, anche in punto di morte, essere protagonista. Reo confesso dei suoi crimini, si era calato cosi efficacemente nella parte del pentito, da giungere a commuovere i giudici e la folla. E le sue ultime parole, davanti al boia, furono di affidamento alla Divina Provvidenza. Nessuno può dire quanto ci fu di sincero in questo pentimento e quanto fu invece espressione della malattia mentale che rodeva il sire di Rais. Di sicuro anche in tribunale e anche sul patibolo aveva saputo (o voluto) essere un personaggio inclassificabile, centrifugo, unico.
Sul finire del secolo scorso un religioso francese, l'abate Eugène Brossard, si recò a Nantes per prendere conoscenza dei documenti e perlustrare i luoghi storici in cui era vissuto Gilles de Rais. Intenzionato a scriverne la biografia, l'abate visitò meticolosamente le terre che furono un tempo il dominio del sire di Rais. Si andava dal sud della Bretagna, a cavallo dell'estuario della Loira a Nantes, al Poitou e all'Anjou.
In questi vasti domini, dove restavano e restano tuttora le rovine dei castelli di Tiffauges, Champtocé, Pouzauges, Machecoul, l'abate fece una scoperta: nella fantasia popolare il ricordo di Gilles de Rais si era confuso e poi sovrapposto con quello del Barbablù di Perrault. La storia del conte sadico uxoricida é molto antica e faceva parte della tradizione orale ben prima che Perrault, due secoli dopo i misfatti di Gilles de Rais, scrivesse la sua nota fiaba. Gilles de Rais si sposò, una sola volta, e il suo matrimonio fu, come vedremo, un avvenimento del tutto marginale nella sua vita.
La sua furia sadica é di tipo omosessuale, mentre il personaggio della fiaba rivolge alle mogli i suoi istinti omicidi (uccidendone sette, numero biblico che indica una gran quantità). Ma, come ci dice l'abate Brossard "...non esiste madre o balia che nei suoi racconti abbia esitazioni sui luoghi abitati da Barbablù: i castelli che furono di Gilles de Rais (...). Numerosi sono i vecchi che abbiamo interrogato in quei paesi, e i loro racconti sono unanimi...."
In particolare presso le rovine di Tiffauges si indicava addirittura la finestrella di una stanza: era li che Barbablù sgozzava le sue vittime. Cosi il mostro vero e quello della fiaba (che, più pudicamente, é mostro ma almeno non é omosessuale) si sono nei secoli mischiati e confusi. Chi fu, nella storia, Gilles de Rais? Un pazzo, senza dubbio. Un mostro, senza dubbio. Come altrimenti potremmo classificare I' artefice di una paurosa mattanza di giovinetti? Fu anche, senza dubbio, il sinistro prodotto di un'epoca di disfacimento. Se purtroppo personaggi come Gilles esistono e probabilmente sempre esisteranno, é pur vero che il momento storico in cui visse permise che i crimini durassero nove lunghi anni (anche se la vox populi ne parlava da molto tempo prima) e in un certo senso favori anche lo sviluppo della malattia.
Quando Gilles de Rais viene al mondo, nel 1404, la Francia é impegnata verso l'esterno nella Guerra dei Cento Anni con l' Inghilterra e al suo interno é scossa dalle convulsioni dell'agonia del sistema feudale. I duchi e i baroni sono impegnati nelle loro guerre reciproche o nelle loro contingenti alleanze contro il re, figura opaca di un potere centrale debole. La popolazione é stremata da uno stato di guerra praticamente infinito, di guerre sempre meno cavalleresche e sempre più apportatrici di carestie ed epidemie. La Chiesa, custode dell' ordine morale, é a sua volta infettata da vescovi tanto insipienti quanto feroci, occupati ad accumulare ricchezze a cui spesso si oppongono predicatori che, consci del disfacimento, predicano una religiosità sempre più cupa ed angosciosa, molto più vicina alla morte di Cristo che alla sua Resurrezione.
La guerra é pratica quotidiana, ma é difficile stabilire gli schieramenti in una guerra totale, che ha stimmate di furore cieco e gratuito. La guerra é anche e soprattutto un affare, una fonte di guadagni, per chi non ha mai saputo fare altro. E i capitani più capaci hanno ottenuto dai Ioro condottieri la ricompensa più ambita: oltre alla paga, hanno il diritto di duplice bottino, di cose e di uomini. Anche se la legge cristiana non consente più la schiavitù, il riscatto diviene una pratica lucrosa e corrente in cui l'unica regola comunemente accettata é che venga eseguito rispettando le divisioni di casta che, nello sfacelo generale, resistono e collaborano, con la loro intrinseca carica di sopraffazione, a deteriorare ancor di più il clima morale.
La peste e le carestie completano l'opera omicida dei mille eserciti, regolari e di sbandati. II Vescovo di Lisieux, Thomas Basin, calcola che nella sola Normandia "duecentomila anime siano state rapite in corto intervallo dalla fame e dalla peste".
In questo clima di violenza e di eccesso quotidiani nasce Gilles de Rais. Non si conosce la data esatta: sappiamo solo che la nascita avvenne nel castello di Champtocé, sulle rive della Loira, verso la fine dell'anno 1404. Il matrimonio dei genitori di Gilles era stato celebrato il 5 febbraio di quello stesso anno, al termine di lunghe trattative e contenziosi anche giudiziari fra tre ricchissime famiglie: quella del padre, un Laval-Montmorency; quella del nonno materno, Jean de Craon; e quella dei Rais, che si estinse nel 1407 nella persona di Jeanne Chabot, detta Jeanne la Sage.
L'anziana signora, invecchiata senza eredi sulle terre disposte attorno all'estuario della Loira, presso Nantes, conosciute come "Pays de Rais", era oggetto delle attenzioni tutt'aitro che disinteressate del cugino Guy de Laval. Questi, con la scusa di perpetuare il nome dei Rais, era riuscito a farsi nominare erede universale da Jeanne Chabot. Un altro parente, Jean de Craon, riuscì a convincere l'anziana castellana che il Laval altro non era che un volgare cacciatore di patrimoni. Quali fossero i suoi argomenti, non lo sappiamo, né ci sembra da gentiluomini approfondire l'indagine. Sta di fatto che il testamento a favore del cugino Guy de Laval veniva annullato e sostituito da un nuovo testamento a favore dei Machecoul-Craon.
La faccenda a questo punto fini in mano ai giudici che, prudentemente, tirarono le cose in lungo, preoccupati di non inimicarsi due famiglie ugualmente potenti. E fu un bene, perché le parti, sbollita l' ira iniziale, capirono che era meglio trovare un accordo e, attraverso un complicato intreccio di testamenti e di matrimoni di convenienza, Guy de Laval poteva fregiarsi delle insegne dei Rais, sposando una figlia dei Craon, Marie, la cui nonna, Marguerite de Machecoul, madre di Craon, diveniva erede universale di Jeanne Chabot, signora di Rais.
In breve: sarebbe difficile trovare una storia d'amore all'origine del matrimonio celebrato il 5 febbraio 1404 tra Guy de Laval-Montmorency e Marie de Machecoul-Craon. Se queste nozze fossero state celebrate al giorno d'oggi, avrebbero senza dubbio avuto il patrocinio di Mediobanca. Infatti si consolidava in questo matrimonio una fortuna immensa, nata dall'unione di tre dei piú ricchi casati di Francia.
Il giovane Gilles ebbe un'educazione non diversa da quella di tanti altri nobili rampolli. Due precettori ecclesiastici gli insegnarono a scrivere e leggere correntemente in latino. II giovinetto era un lettore entusiasta, in particolare di ciò che riguardava la romanità. La lettura della "Vita dei dodici Cesari" fu l'occasione per far la conoscenza con uno dei suoi primi "idoli": Caligola, il corrotto, I'incestuoso, il sadico, ma anche l'esteta, il prodigo, il malato di titanismo che riesce a sperperare miliardi di sesterzi risparmiati da Tiberio in quelle che al giorno d'oggi si chiamerebbero "opere pubbliche" che avevano il solo scopo di soddisfare le manie di grandezza.
Nell'etica medievale era normale mostrare ciò che si definiva "exemplum ad vitandum", capace di muovere alla virtù proprio per la sua eccezionale carica negativa. Gli "exempla" apparivano al giovane Gilles invece come un affascinante programma di vita: l'eccesso, il potere, la libertà da ogni forma di vincolo morale o giuridico erano la massima espressione dell'uomo superiore. L'addestramento militare, anch'esso normale in un giovane nobile e in un'epoca in cui la guerra faceva parte del quotidiano, era seguito con entusiasmo da Gilles, che apprese a uccidere scientificamente, a trovare i punti deboli delle armature, a distinguere i vari tipi di spade, pugnali, mazze, lance.
Se le letture gli avevano fornito i modelli a cui ispirarsi, la guerra gli avrebbe offerto il campo pratico di applicazione delle sue attitudini. Rimasto orfano a soli undici anni di entrambi i genitori, il giovane Gilles trovò nel nonno materno, Jean de Craon, il suo tutore "de facto". Il vecchio Craon, che aveva perso il figlio Amaury nella battaglia di Azincourt, riversò sul nipote una strana forma di affetto dispotico e cinico. Disposto a tutto per accrescere le sostanze e la potenza del giovane Gilles, Jean de Craon non disdegnava affatto il crimine e la violenza.
Veder crescere il nipote crudele, senza scrupoli, corrispondeva ai suoi piani e alla sua personalità ambiziosa. Ma il sessantenne Craon era un uomo pratico: non esitava davanti al delitto, se il delitto aveva un fine pratico chiaro e monetizzabile. Invece il nipote era un istintivo, che si disinteressava di strategie e calcoli, la crudeltà, la sopraffazione, il sadismo erano per lui esercizi della sua personalità, della sua vis interiore, svincolati da ogni previsione su conseguenze, utili o dannose che fossero.
Sedicenne, Gilles de Rais ebbe finalmente modo di essere coinvolto di persona in un fatto d'armi, seguito ai torbidi generati dall'uccisione del duca di Borgogna. Craon si schierò con i Monfort, titolari del ducato di Bretagna, contro i Penthiévre, fedeli ai Valois. Subì cosi la devastazione di alcuni feudi ad opera dei nemici, che poco dopo avrebbero amaramente ripagato le loro effimere vittorie, col trionfo dei Monfort. Le cronache ci dicono che in quest'occasione il giovane Gilles poté mostrare come aveva bene appreso gli insegnamenti dei suoi maestri d'armi, potendo finalmente uccidere e torturare legalmente. Nel frattempo il terribile nonno si stava preoccupando di trovar moglie al nipote, secondo la logica che gli era più consona: organizzare un matrimonio che servisse ad allargare ulteriormente le ricchezze e i possedimenti. La scelta cadde su Catherine de Thouars, figlia di Milet e di Béatrice de Montjean.
La giovinetta, sedicenne come Gilles, portava in dote nientemeno che otto castelli. Ci volle un anno e mezzo per giungere alla celebrazione delle nozze. I due "fidanzati" erano cugini, e il vecchio Craon si appellò direttamente a Roma per vincere I' opposizione del vescovo di Angers. L'argomento di Jean de Craon era quello concreto di un uomo privo d i ogni moralità, ben accetto da una Chiesa che a sua volta era completamente immersa nel marasma dell'epoca : il danaro. Non si conosce I'entitá dell'oblazione che il messo di Craon portò a Roma; si sa però che fu così notevole da rimuovere ogni impedimento e da indurre anche il vescovo di Angers a mostrarsi più conciliante, fino a celebrare lui stesso le nozze già osteggiate, quando gli fu chiaro che anche per lui c'era posto nel banchetto.
E il buon prelato era così disinteressato che I'ultimo ritardo alle nozze fu dovuto solo alle trattative sull'entità dell'offerta "spontanea" che Jeans de Craon avrebbe dovuto fare per "beneficiare i poveri" della diocesi di Angers. Il matrimonio comunque fu per Gilles de Rais un puro fatto formale, fondiario e finanziario. Una figlia, Marie, nacque dopo quasi dieci anni di matrimonio. Condannate ad un ruolo subalterno, moglie e figlia di Gilles de Rais restano ombre cancellate dalla storia, né si é mai potuto stabilire quanto la moglie fosse a conoscenza delle perversioni e dei crimini del marito.
Nel 1424, allo scoccare dei vent'anni, Gilles può assumere finalmente l'amministrazione diretta di tutto il suo immenso patrimonio, iniziando le manifestazioni di sfarzo decadente di cui amò circondarsi in tutta la sua breve ma fin troppo intensa avventura terrena. Arazzi, affreschi, profusione di vetri dipinti iniziarono a rendere meno cupi i castelli. Le eccezionali disponibilità finanziarie permisero anche al giovane sire di Rais di dare sfogo a manie di collezionismo di tutti i tipi, dagli oggetti antichi fino ai reliquiari, ai crocefissi, ai calici. A tavola si mangiava solo usando vasellame e posateria d'oro. E poiché la guerra continuava ad occupare buona parte del suo tempo, fece ornare con perle e smalti anche l'utensileria militare, e intarsiare d'oro i guanti d'acciaio delle armature. Gli abiti dovevano essere il più possibile spettacolari, più simili a travestimenti, e confezionati nelle migliori stoffe. Gilles de Rais divenne ben presto famoso per l'indifferenza assoluta con cui pagava cifre esorbitanti per togliersi ogni capriccio in materia di tessuti pregiati, o di oggetti rari, o comunque di ogni stravaganza che potesse sottolineare la sua grandezza e al tempo stesso la sua indifferenza.
Nel febbraio del 1425 Gilles fa per la prima volta la conoscenza con la corte del delfino Charles, personaggio mediocre, perennemente in crisi finanziaria. Subito l'ambiente gli appare insopportabile, penoso. Ne viene peraltro ripagato con odio e diffidenza: le sue manifestazioni di prodigalità, che giunsero fino ad imprestare considerevoli somme al re stesso, senza mai richiederle in restituzione, erano fatte con una tale distratta freddezza da attizzare i risentimenti degli stessi beneficiati.
Gilles si trovava più a suo agio sui campi di battaglia: e ben presto i rudi capitani, che diffidavano di questo giovane nobile che schierava cinque compagnie che si distinguevano per l'eleganza delle livree, dovettero accorgersi che il sire di Rais era nato per la guerra. Non solo era un ottimo comandante di uomini, ma mostrava anche un coraggio personale indiscutibile. Il nonno Jean de Craon aveva spinto il nipote alle rudezze della vita militare sperando di allontanarlo cosi dalle suggestioni "decadenti" alle quali il nipote sembrava inclinare: mai calcolo fu così sbagliato. Gilles de Rais trovò presto il suo spettacolo preferito: l'impiccagione dei collaborazionisti e di quanti operavano per gli inglesi. Assisteva personalmente ad ogni esecuzione, né si allontanava finchè la vittima non aveva esaurito tutto il tragico repertorio di spasimi, contrazioni e sussulti.
II fascino della morte entrava sempre di più nell'animo del giovane signore, per il quale la guerra era l'occasione di scoprirsi una vocazione, di inventarsi una figura ed un ruolo, di tradurre in realtà le fantasie malate che si sviluppavano nel suo intimo. Non fu mai patriota, ma non fu mai spinto neanche da particolari desideri di potere o di ascesa politica. Gilles de Rais combatteva, uccideva e torturava, conducendo una guerra: la "sua" guerra. Tutto il resto, gli era semplicemente indifferente.
Nell'autunno del 1428 gli Inglesi pongono l'assedio a Orléans. E in questa contingenza, nella battaglia per liberare la città assediata, la vicenda di Gilles de Rais si intreccia con quella di un altro personaggio enigmatico: Giovanna d'Arco. La Pulzella, ispirata da Dio secondo alcuni, strumento di astuzie politiche secondo altri, era il contrario di Gilles ed era al contempo una delle poche persone che potessero intendersi con lui.
Entrambi eccessivi, entrambi fanatici, l'una di fervore mistico, l'altro di freddo estetismo e di crudeltà, i due personaggi avevano molti punti in comune. A Gilles de Rais era stato affidato il comando della spedizione di soccorso alla città assediata: era l'uomo più adatto, perché all'indubbia bravura militare univa il più completo disinteresse per le trame politiche e di corte. Giovanna d'Arco scacciava le prostitute che normalmente costituivano il codazzo degli eserciti in marcia, obbligava truppa e capitani ai sacramenti, redarguiva i bestemmiatori. Gilles vedeva in Giovanna il soprannaturale portato all'abnorme e apprezzava lo sprezzo che la Pulzella manifestava con tutti, se il caso lo richiedeva.
La conclusione vittoriosa delle armi francesi diede a Gilles de Rais il titolo di maresciallo di Francia e il diritto di fregiarsi delle insegne reali. Il 1° luglio 1429, quando partì il corteo reale, diretto a Reims per l'incoronazione di Charles VII a Re di Francia, il sire di Rais non aveva ancora compiuto venticinque anni: era uno degli uomini più potenti e famosi della Francia che faticosamente stava cercando l'unitá nazionale e la ricostituzione dell'autorità regia.
Sarebbe interessante, ma non é qui il luogo, ricostruire le varie fasi della battaglia per la liberazione di Orléans. Ci preme però notare come la vicenda dell'assedio e la successiva battaglia contengano in sé tutti i protagonisti e gli elementi di un'epoca in cui più nulla sembra sicuro e stabile. Abbiamo un re imbelle, peraltro non ancora incoronato, capace solo di temporeggiare; abbiamo una ragazza di vent' anni, che la tradizione vuole figlia del popolo, che ha di sicuro in sé una carica carismatica senza pari, tale da smuovere il re stesso. Ma nei pregiudizi di un'epoca in cui ormai l'unica morale era solo quella apparente, la fanciulla deve sottostare anche ad un esame di un comitato ristretto di dame d'alto lignaggio, per verificarne la verginità. Se infatti fosse stata inviata dal diavolo, come dicevano alcuni suoi detrattori, non avrebbe potuto essere, come invece verificò il comitato, "né corrotta né violentata". E mentre Giovanna inizia la sua avventura militare invocando il nome di Dio quale suo mandante, i soccorsi alla città assediata vengono organizzati sulla base di complicati equilibri politici e possono prendere il via quando viene chiarito un particolare non indifferente: che la corte reale, perennemente in crisi finanziaria, aveva ricominciato a battere moneta, avendo ottenuto gli ennesimi prestiti. C'era quindi di che pagare il "soldo" ai militari.
Lo stesso viaggio del corteo reale a Reims fu tutt'altro che una marcia trionfale; durante il tragitto, che durò per quindici giorni, le città di Auxerre, Troyes e Chalons furono convinte con sostanziosi argomenti a Iasciar passare iI regio corteo. L'incoronazione nella Cattedrale di Reims avvenne alla presenza di solo tre dei dodici pari di cui era stato richiesto l'intervento. Insomma, l'unzione solenne più che un punto di arrivo era una parentesi nel gioco politico tutt' altro che risolto che contrapponeva ancora il duca di Borgogna al re, nonché i gruppi di corte in lotta tra di loro, in una Francia in cui la presenza militare inglese era ancora pesante e fonte di tentazione per cambi di alleanze, sulla base delle convenienze di potere del momento.
Non scordiamoci infatti che in un clima in cui il richiamo alla Fede era costante e quasi ossessivo, e in cui si potrebbe quindi pensare che gli stimoli ideali fossero comunque determinanti, era assolutamente normale (come avvenne per la stessa liberazione di Orléans che i nobili sottoscrivessero col re o con i suoi procuratori dei regolari contratti in cui venivano meticolosamente fissate le retribuzioni dei capitani e della truppa, il numero di armati che il nobile si impegnava a mettere in campo, i premi in caso di vittoria, e cosi via. Sicché la fedeltà alla corona, che si voleva legittimata da Iddio stesso, passava sempre attraverso lo studio del notaio e l'ufficio del tesoriere.
L'inattività seguita alla liberazione di Orléans e all' incoronazione del re mal si confacevano a Gilles de Rais e a Giovanna d' Arco, spinti entrambi, da diverse motivazioni, a continuare a combattere. Entrambi insistettero con il re per attaccare Parigi e il re li autorizzò. Ma segretamente, per poterli "scaricare" in caso di necessità. La spedizione si risolse in un nulla di fatto, il 13 settembre 1429, con un improvviso ordine regio di ripiegamento, dopo un sabotaggio ordito, secondo i più, dallo stesso cugino di Gilles de Rais, La Tremoille, potente e intrigante ministro del re.
Mentre a Giovanna d' Arco veniva concesso di sfogare le sue frenesie belliche con una sorta di piccola guerra contro la città di Saint-Pierre-le-Moustier (che non suscitava gli appetiti di alcuno e quindi poteva servire a togliersi di torno la sempre più ingombrante Pulzella), Gilles de Rais rientrava a Champtocé dove apprendeva, con la massima indifferenza, che la moglie Catherine aveva messo al mondo una bimba, cui fu dato il nome di Marie. Gilles era insoddisfatto e inquieto. Lo sfogo militare era, almeno temporaneamente, sospeso, e con esso anche lo sfarzo, l'esibizione di sé stesso che sempre accompagnava le sue imprese.
Come molti reduci il sire di Rais faticava a riprendere i ritmi di una vita normale, con l'impossibilità di scaricare su oggetti adeguati il gusto della violenza, contratto ormai come una malattia cronica. Inoltre per la prima volta Gilles si accorse che le sue casse languivano: il soldo ai capitani e alla truppa era stato superiore ai rimborsi regi. E fu sulla fine di quel 1429 che il sire di Rais mise in vendita il castello di Blaison: é il primo atto di una liquidazione di beni che qualche anno più tardi assumerà cadenze sempre più serrate e rovinose. Del resto Gilles neppure pensava di potersi privare dello sfarzo che doveva far da contraltare alla sua insoddisfazione: e riprese le spese folli per collezioni sempre più stravaganti, per un lusso maniacale nelle pretese di perfezionismo e per alimentare la piccola corte che lo seguiva ovunque, fatta di servi e profittatori, di adulatori laici e religiosi, di quella stessa varia umanità dalla quale trarrà poi i complici per i suoi crimini.
La situazione politica era però ancora in movimento. All'inizio del 1430 il reggente inglese, Bedford, cercò un'alleanza col duca di Borgogna contro il re Charles. Ne seguirono altri due anni di guerre e di torbidi (nel corso dei quali avvenne anche la cattura di Giovanna da parte del duca di Borgogna, che poi la vendette agli inglesi per lire diecimila) che s i conclusero con la battaglia di Lagny, nella bassa Marna, non lontano da Parigi. Qui l'esercito francese, ancora una volta sotto il comando di Gilles de Rais, schierò diecimila uomini, costrinse gli inglesi allo scontro aperto e li vinse. Eravamo alla fine del 1431.
Nell' autunno dell' anno successivo Jean de Craon si ammalava e moriva. Gilles aveva sempre subito l'autoritá del vecchio ribaldo che, solo al tramonto, incominciava ad intuire il mostro che stava maturando in quel nipote in cui aveva riposto tutte le sue speranze. Con un ultimo gesto patetico, il vecchio volle lasciare le sue armi al fratello minore di Gilles, René, quasi a dargli una tardiva investitura. Ma ormai per Gilles, con la morte del nonno, cadeva l'ultimo ostacolo alla totale ed esaltante libertà; ma nel contempo, nel suo animo di adolescente mai maturato, si apriva un enorme vuoto.
Sopraggiunse un altro avvenimento pubblico a rinchiuderlo ancor più nel circolo privato delle sue ossessioni: la caduta di La Tremoille, suo protettore a corte, la cui carriera politica fu interrotta dalla regina Yolande con lo sbrigativo ed efficace sistema dell' accoltellamento. Fu per l'incapacitá dei sicari o, come dicono alcuni, per l'obesitá da tricheco del ministro, che l'attentato non fu mortale. Sta di fatto che, secondo lo spirito pratico dell'epoca, l'ex-potente fu convinto a ritirarsi dalla scena politica in cambio della vita, con l'aggiunta, che non guastava mai, di quattromila scudi d'oro. Ora Gilles era completamente solo. Solo con sé stesso, con le sue ossessioni. E per sua stessa confessione fu in quel periodo che iniziò la sua tremenda attività di mostro.
Il primo fanciullo che scomparve fu Jean Jeudon, dodicenne apprendista del pellaio di Machecoul, Guillaume Hilariet. Il buon artigiano non aveva alcun motivo di sospettare nulla quando nella sua bottega si presentò un personaggio altolocato, che faceva parte normalmente del seguito del sire di Rais, Gilles de Sillé. Questi gli chiese "in prestito" il ragazzo per mandare un messaggio urgente al castello. I1 ragazzo parti, emozionato dall' incarico e con la speranza di ricevere un premio. A sera non era ancora tornato e il pellaio, con l'umiltá dovuta per le differenze di rango, si permise di chiedere notizie. E iniziarono cosi le prime risposte vaghe, che sarebbero poi state ripetute per decine, centinaia di volte, con la signorile seccatura che un cavaliere doveva pur mostrare verso un popolano. Che ne era del ragazzo? Forse era stato mandato per una commissione in un villaggio vicino. Ma forse per la strada era stato rapito dai briganti. O forse, non si era sentito parlare di un fanciullo annegato nel fiume? Più volte si parlò anche di un misterioso cavaliere scozzese" che aveva reso con sé il fanciullo per farne un paggio. Che c' era dunque da preoccuparsi? Il ragazzo andava a star bene....
L'elenco delle nefandezze a cui erano sottoposti i fanciulli e, più raramente, le fanciulle, é francamente orrendo e si evince dagli atti processuali, che raccolgono la completa confessione di Gilles de Rais e dei due servi, Henriet e Poitou, che seguirono il loro padrone in tutte le possibili crudeltà e bassezze e che lo seguiranno poi sulla forca. Ma bisogna dire che, se i due servi erano i "fedelissimi", le persone ammesse ad assistere, e talora a partecipare, agli infernali riti notturni erano ben di più. La variegata corte del sire di Rais non ignorava ciò che accadeva nelle stanze in cui le torce restavano accese fino a notte fonda: ma il processo colpi Gilles de Rais, troppo smisurato nel suo crimine, e i due servi, troppo umili per salvarsi. Le ragioni di convenienza lasciarono in libertà non pochi complici.
Col tempo poi lo stesso atto sessuale contro natura venne a noia e i riti notturni erano dedicati, per lo più, all'uccisione, alla tortura, al sadismo più scatenati. Poi passava la notte, sorgeva di nuovo il sole e Gilles de Rais tornava ai suoi nuovi tormenti diurni: quelli mistici. In un incredibile miscuglio, Barbablù finanziava un gruppo di cantori della Cappella di Machecoul, che tenevano bellissimi concerti di musica sacra. Ma i cantori erano tutti giovinetti "graziosi, di modi gentili ed educati". Non mancava mai alla Messa, ma intanto si interessava all'alchimia ed alle evocazioni diaboliche, cadendo vittima di due profittatori, il prete corrotto Blanchet e un astuto furfante fiorentino, Francesco Prelati, che lo aveva convinto di essere in contatto con un diavolo, di nome Barron, dal quale Gilles sperava anche di trovare un rimedio alle situazione sempre più drammatica delle sue finanze.
Siamo nel 1437 quando le voci sul sire di Rais sono ormai troppo insistenti e costringono il vescovo di Nantes ad inviare investigatori nelle varie residenze di Gilles per accertare cosa ci sia di vero in racconti che paiono frutto di fantasie malate. Quel buon prelato condusse inizialmente l' inchiesta in modo un po' fiacco, anche perché era stato uno dei maggiori profittatori delle svendite che Gilles de Rais continuava a fare delle sue proprietà e pare fosse ancora debitore di saldi che l'interessato non si sognava neanche di chiedere, perso com'era nei suoi fantasmi. Ma l'inizio delle investigazioni costringe Gilles e i suoi fedelissimi ad una frenetica attività di occultamento dei cadaveri non bruciati. Non sono sufficientemente veloci: troppe erano le vittime e con troppa noncuranza erano state gettate nelle cantine o nelle latrine dei castelli prima di adottare prendere l' uso, più prudente, di bruciare quei poveri resti nei camini.
Iniziano i primi ritrovamenti di resti umani: le voci erano vere. E il 14 settembre 1440 il maresciallo di Francia Gilles de Rais viene arrestato su ordine del vescovo Malestroit, avendo commesso reati che erano di competenza dell'autorità ecclesiastica: eresia, orribili evocazioni (del demonio), sodomia. Restava di competenza dell'autorità civile il reato di omicidio. Ma già erano sufficienti le violazioni alla legge ecclesiastica per consegnare Gilles al boia.
E Gilles de Rais volle vivere il processo, ultimo atto di una vita smisurata, in modo smisurato. Da mostro esecrando divenne pentito acceso dalla fede. E infatti, ammettendo tutti i suoi crimini, si dilungò a raccomandare si genitori di esser vigilanti sui loro figli, perché crescessero nella Fede, senza indulgere alle mollezze e ai vizi. Una sola cosa chiese "in ginocchio, con umiltà e lacrime" ai suoi giudici: che gli venisse ritirata la scomunica, perché egli, nel suo vagare confuso tra alchimie ed evocazioni diaboliche, mai aveva perso nozione del fatto che la Salvezza é solo Nostro Signore e la Sua Chiesa. I giudici gli ritirarono la scomunica. Non solo. Quando il suo corpo si distese nell'immobilità, dopo i fremiti dell' mpiccagione, venne adagiato in una bara e "accudito da damigelle di alta condizione". Venne portato nella chiesa dei carmelitani, per l'ufficio religioso, e poi sepolto nella Chiesa di NotreDame des Carmes, a Nantes.
E i due servi, Henriet e Poitou? Troppo umili: fu concesso loro di pentirsi, ma i loro corpi furono poi dati alle fiamme e le ceneri disperse. Tre secoli e mezzo dopo, la Rivoluzione Francese suscitò anche a Nantes disordini e saccheggi e anche la chiesa di Notre-Dame des Carmes fu devastata. Le tombe furono scoperchiate e, in una sorta di postuma giustizia, i resti di Barbablù andarono a confondersi con la terra e col vento.
E gli orgogliosi castelli, per i quali il vecchio Jean de Craon tanto aveva brigato, con ogni mezzo lecito ed illecito? Subirono danni irreparabili nel corso delle ultime lotte feudali ed ancor oggi emergono nelle campagne, rovine abbandonate e neri monconi di torri sbrecciate. Tra quelle desolanti rovine il primo biografo di Gilles de Rais, l'abate Brossard, trovò ancora, nel secolo scorso, resti di ossa umane.
MARCO LAMBERTINI
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